Nei Conceição, il mediano ribelle

“La libertà è poter raggiungere le mete principali della nostra vita. Poter respirare e creare tutte le cose buone che ci passano per la testa.” – Nei Conceição

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Clodoaldo, il sesto numero 10 del Brasile del ’70

Chiunque l’abbia visto, non ha dubbi che il Brasile del 1970 sia stata la nazionale più forte di tutti i tempi. Raccoglie forse meno consensi, oggi, rispetto all’Olanda – bella e perdente, e per questo più romantica – che avrebbe disputato le due successive finali mondiali, magari anche un po’ a causa dell’eurocentrismo intrinseco della storia del calcio. Eppure, non c’era poi tanta differenza tra quelle due squadre: un gioco estremamente offensivo, una ragnatela di passaggi perfetti, giocatori capaci di interpretare ogni ruolo e vedere il gioco con una lucidità unica.

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Jordi figlio di Johan

Essere figli d’arte, nel calcio, non è più facile o più difficile che esserlo nella vita reale. Ci ricordiamo chi ce l’ha fatta e ci dimentichiamo tutti gli altri: per ogni Sandro Mazzola o Paolo Maldini ci sono un Edson Cholbi Nascimento o un Diego Sinagra. E poi c’è Jordi.

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Bruno Fernandes, campione di provincia a Novara

Il Manchester United ha annunciato l’accordo con il trequartista Bruno Miguel Borges Fernandes dello Sporting Lisbona, per una cifra complessiva di 80 milioni di euro. È il colpo del calciomercato invernale, è la coronazione di un sogno per un giocatore dalla carriera insolita e, a soli 25 anni, già parecchio lunga. Finalmente approdato in una grande, nello stesso club che diciassette anni prima diede il via alla consacrazione di un altro talento lusitano dello Sporting, Cristiano Ronaldo. Soprattutto, è la storia di un ragazzo che ha iniziato la sua rincorsa al calcio che conta dalla provincia italiana, da Novara.

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C’era un greco a Tashkent

Dicembre 1975, lo stadio Kaftanzoglio di Salonicco, nella Macedonia greca, era pieno come non mai. Non tanto per festeggiare lo spettacolo di un calcio finalmente libero, dopo la caduta del regime dei colonnelli, ma soprattutto per celebrare il ritorno a casa di Vasilis Hatzipanagis.

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Tshimen Bwanga, il primo ruggito dell’Africa nera

Noi, l’Africa, il calcio

Io, del TP Mazembe, ho sentito parlare per la prima volta nel 2010. Sono propenso a credere che un buon 90% di voi abbia vissuto la stessa esperienza. Da un lato c’era l’Inter del Triplete, e dall’altro questa squadra congolese che poteva giusto essere felice di essere il primo team africano a raggiungere la finale del Mondiale per Club. La storia la sapete: andiamo avanti.

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Dalla Cina col pallone

Quando atterrò a Francoforte, Gu Guangming sapeva per certo che non poteva aspettarsi un’accoglienza trionfale. Era indubbio che il suo arrivo aveva attirato la curiosità di alcuni, ma i giornalisti e qualche tifoso lo attendevano a Coblenza, a un’ora d’auto di distanza, per la presentazione col club. I suoi primi passi in Germania furono passi nella storia: era la prima volta che un calciatore cinese si guadagnava un contratto con un club occidentale. Una timida apertura nella rigida muraglia dell’Est comunista.

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La strada dall’Armenia al mondo

“Le nostre mani si sono unite, / soltanto due mani. / Ma è come se / non fossero le nostre mani, / ma soltanto uno stretto: / ci siamo mescolati, / come due mari vicini, / a lungo divisi.” – Puruyr Sevak

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