Sparwasser oltre Sparwasser

Jürgen Sparwasser è un nome che travalica se stesso. Travalica il suo curriculum e, a ben vedere, travalica perfino quello stesso gol che lo ha reso famoso – uno tra quattordici segnati in nazionale, e tra oltre un centinaio in carriera. Sparwasser è un mito, per un’intera generazione, è stato l’incarnazione del Davide comunista che batteva il Golia capitalista: l’autore del gol con cui la Germania Est sconfiggeva la Germania Ovest nella sua prima (e unica, avremmo scoperto poi) partecipazione ai Mondiali. In quel momento, davanti a un pallone che rotolava in rete alle spalle di Sepp Maier, il trionfo del socialismo sembrava più concreto che mai. Mito, però, deriva dal greco mŷthos, che significa “narrazione, favola”, e lascia intendere che ci sia poco di vero, sotto di esso.

Innanzitutto, Sparwasser ha finito per diventare il simbolo di una Nazionale di cui, a dispetto di tutto, non era certo ritenuto in patria il giocatore più rappresentativo. La Repubblica Democratica Tedesca era piuttosto la squadra del veterano Peter Ducke del Carl Zeiss Jena -che il ct Georg Buschner riteneva uno dei più grandi calciatori al mondo della sua generazione – o dell’erede di quest’ultimo Hans-Jürgen Kreische della Dinamo Dresda. Stava poi emergendo una nuova generazione tra cui spiccavano il difensore Hans-Jürgen Dörner e la punta Joachim Streich, e c’era ovviamente il portiere Jürgen Croy, indubbiamente il miglior calciatore tedesco occidentale dell’epoca. Eppure Sparwasser aveva tutto per calamitare l’attenzione, con quel nome rapace e la ribelle chioma corvina. Come se non bastasse, gli era stata assegnata la maglia numero 14, la stessa dell’olandese Johan Cruijff, di gran lunga il giocatore più atteso dei Mondiali del 1974. Dettagli che lo rendevano l’eroe perfetto della controcultura del calcio degli anni Settanta.

Aveva 26 anni ed era nato ad Halberstadt, a pochi chilometri dal confine con la Germania Ovest, ma già nel 1964 era passato al Magdeburgo, la principale squadra della regione, che solo cinque anni prima aveva ottenuto la promozione nella Oberliga, la massima serie tedesca-orientale. Jürgen Sparwasser si era così ritrovato a essere l’uomo giusto nel posto giusto: mezzala mancina di discreta eleganza e naturale propensione al gol, nel 1965 era stato protagonista della conquista dello UEFA Junior Tournament (l’antenato dell’Europeo Under-19), segnando una doppietta in finale all’Inghilterra. Il torneo, curiosamente, si era giocato in Germania Ovest, stesso teatro di quella che nove anni dopo sarebbe stata l’impresa che avrebbe definito la sua intera vita: l’attrazione tra Sparwasser e la Repubblica Federale fu fortissima fin da allora.

Quando Heinz Krügel fu messo alla guida del Magdeburgo, nel 1966, avviò una rivoluzione nella prima squadra, inserendovi giovani come appunto Sparwasser, ma anche Wolfgang Seguin, Jürgen Pommerenke e Martin Hoffmann. Il futuro eroe di Amburgo si impose subito come l’elemento più determinante della squadra a livello offensivo, traghettando il club al ritorno in Oberliga e alla rapida affermazione tra le grandi del calcio tedesco-orientale. Nel 1972 aveva brillato, con 5 reti, nel torneo delle Olimpiadi (ovviamente, a Monaco di Baviera), dove già la Germania Est aveva avuto la meglio sui cugini occidentali, per poi conquistare una medaglia di bronzo. Nel frattempo, il Magdeburgo aveva vinto quell’anno il suo primo scudetto, a cui proprio nel 1974 ne sarebbe seguito un secondo, contemporaneamente a una Coppa delle Coppe conquistata in finale contro il Milan. Si era trattato del primo trofeo internazionale di un club della Germania Est, un gustoso antipasto dell’exploit dei Mondiali estivi.

Sparwasser al tiro, contrastato da Romeo Benetti, in Magdeburgo-Milan, finale della Coppa delle Coppe 1973-74.

Una carriera, insomma, che sembrava destinata a portarlo ad affermarsi come uno dei maggiori rappresentanti del calcio della DDR, e che invece finì per trovare, nel gol ai cugini occidentali, il suo culmine piuttosto che una rampa di lancio. Al ritorno a casa, dopo l’eliminazione al secondo turno, iniziarono a girare strane voci sul suo conto, che sostenevano che il regime lo avesse lautamente ricompensato per quella rete, e che ora girava con una nuova auto sgargiante e si era montato la testa. Sparwasser iniziò a divenire oggetto di invidie e sospetti, cosa che portò anche ad alcuni scontri con Buschner e alla sua esclusione dalla Nazionale alla fine del 1975.

Mentre questo succedeva, anche il Magdeburgo entrava lentamente in una fase di declino. Nonostante l’arrivo, nel 1975, della punta Joachim Streich dall’Hansa Rostock, la squadra non riuscì più a brillare in Europa né a vincere di nuovo lo scudetto, limitandosi a due coppe nazionali a fine decennio. Tra i motivi della crisi, c’era stato il brusco allontanamento per motivi politici dell’allenatore Krügel: ufficialmente, era stato accusato di non aver sviluppato adeguatamente i giovani del Magdeburgo, che doveva formare l’ossatura della Nazionale Olimpica, ma il vero motivo era che il Partito lo riteneva un sostenitore del riavvicinamento tra le due Germanie. Lo si accusava inoltre di aver perso l’ottavo di Coppa dei Campioni del 1974 contro il Bayern Monaco per essersi rifiutato di origliare le istruzioni tattiche di Udo Lattek tramite una cimice piazzata dalla Stasi nello spogliatoio dei bavaresi.

Senza più Krügel in panchina, il Magdeburgo si smarrì, e pian piano anche Sparwasser con lui. Gravato anche da alcuni problemi fisici all’anca, nel 1979 l’eroe nazionale della Germania Est decise di ritirarsi e, nonostante una laurea in ingegneria meccanica, di restare nel mondo del calcio: conseguì il patentino da allenatore, e trovò subito lavoro nel club come assistente di Klaus Ubranczyk. Nel 1982, quando il tecnico del Magdeburgo venne sollevato dall’incarico, la dirigenza gli offrì la panchina, ma Sparwasser rifiutò. La stessa situazione si ripresentò ancora tre anni dopo, all’esonero di Claus Kreul – che aveva vinto un’altra Coppa della DDR, ma anche allontanato il club dalle zone alte della classifica – e di nuovo ci fu un rifiuto, con la panchina che venne affidata a un’altra vecchia gloria locale come Streich.

Tutte circostanze che alimentavano alcuni sospetti sempre più forti attorno all’eroe di Amburgo 1974: cioè che fosse, proprio come il suo mentore Krügel, di tendenze filo-occidentali. D’altronde, Sparwasser aveva atteso di avere 25 anni per iscriversi al Partito, quando ormai era diventato necessario data l’avvenuta qualificazione ai Mondiali. I vecchi pettegolezzi sul suo stile di vita troppo individualista, diffusisi dopo il gol contro la Germania Ovest, erano tornati a galla, e ai piani alti della politica si pensava che volesse evitare un incarico di primo piano alla guida di una squadra di calcio per non dover assumere un ruolo che, in Germania Est, comportava anche responsabilità politiche nel Partito Socialista. Le pressioni per sedersi sulla panchina del Magdeburgo si erano fatte via via più forti e minacciose: a Jürgen Sparwasser veniva implicitamente chiesto di accettare per dimostrare la sua fedeltà al Partito e alla causa della Repubblica Democratica Tedesca.

Sparwasser ha segnato 14 gol in 48 partite con la maglia della Nazionale, tra il 1969 e il 1977 (dopo un ritorno seguito a due anni di assenza). Con la selezione olimpica ha disputato il torneo di Monaco 1972, segnando 5 reti in 7 partite.

Nel gennaio del 1988, il clima politico internazionale stava andando verso la distensione dei rapporti tra la NATO e il Patto di Varsavia, ma a Berlino Est il segretario generale Erich Honecker continuava a resistere alle pressioni di Gorbačëv sulla democratizzazione. Tuttavia, qualche riforma era stata fatta, e ora i cittadini della Germania Est potevano ottenere permessi speciali dal governo per recarsi all’Ovest: erano intese come visite temporanee, per motivi famigliari, di lavoro o di rappresentanza, ma che spesso si trasformavano in un’occasione per valicare definitivamente il confine. In quei giorni, sia Sparwasser che sua sua moglie Christa avevano ricevuto uno di questi permessi: lei era andata a Lüneburg a trovare alcuni parenti, mentre lui si trovava a Saarbrücken con tutti i suoi vecchi compagni del Magdeburgo, invitati all’Ovest per una partita di vecchie glorie. Wolfgang Seguin racconta che una mattina, dopo colazione, andarono a farsi un giro per la città e che, quando rientrarono in albergo, Sparwasser non c’era più, e nemmeno le sue valigie.

L’arte dello storytelling oggi imperante nella narrazione sportiva impone l’atto di elevare singoli episodi a simboli di qualcosa di più grande, e per quanto questa pratica risulti spesso stucchevole è difficile non vedere nella defezione di Sparwasser un’immagine fortissima, almeno nel calcio, dell’imminente caduta del Muro di Berlino. Nel riportare la notizia che l’eroe del derby del 1974 era passato a capitalisti, il notiziario scandì con rabbioso imbarazzo: “Le forze antisportive hanno approfittato della presenza di una formazione di vecchie glorie del Magdeburgo a Saarbrücken per portare via Jürgen Sparwasser, il quale ha tradito la sua squadra”. Tradimento, né più né meno. Da parte di uno che aveva finito per diventare un eroe dell’Est, ma più che altro per la gente dell’Ovest.

Fonti

10. Januar 1988 – Jürgen Sparwasser bleibt in der BRD, WDR

REINEFELD Von Lars, Jürgen Sparwasser: «Das Siegtor war mehr Fluch als Segen», Mitteldeutsche Zeitung

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