Gudmundsson, l’islandese del Milan che voleva essere Presidente

albert gudmundsson

Nel 1975, il mondo si ritrovò quasi inconsapevolmente sull’orlo di una grave crisi politica originata in un remoto angolo del Nord Europa: l’Islanda contestava al Regno Unito lo sfruttamento di zone di pesca nel Mare del Nord che riteneva spettassero a lei. La faccenda poteva sembrare cosa di poco conto, se non fosse che il governo islandese minacciava di chiudere la base militare di Keflavík, ritenuta dalla NATO un risorsa fondamentale in caso di una guerra contro l’Unione Sovietica. Tra i membri della maggioranza parlamentare che sostenevano la radicale azione islandese c’era anche il 51enne Albert Guðmundsson, deputato eletto per i liberali del Partito dell’Indipendenza (il Sjálfstæðisflokkurinn) e una delle persone più famose del paese: era stato infatti il più grande calciatore della storia islandese.

Guðmundsson era nato a Reykjavík ed era cresciuto come calciatore al Valur negli anni della Seconda Guerra Mondiale, che avevano segnato un rapido mutamento della storia locale: l’occupazione tedesca della Danimarca, da cui l’Islanda era di fatto dipendente, segnò il primo passo per l’indipendenza dell’isola, ottenuta infine nel 1944. Nel frattempo, britannici e statunitensi avevano occupato Reykjavík, e la società locale aveva iniziato a essere molto influenzata dalla cultura anglosassone. Questo aveva fatto sì che diversi giovani di buona famiglia venissero mandati a studiare nel Regno Unito, come accadde appunto a Guðmundsson nel 1944, ammesso in quell’anno agli studi di economia presso lo Skerry’s College di Glasgow. Si presentò nella città scozzese con la raccomandazione di Murdo McDougall, che lo aveva allenato al Valur e che qualche anno dopo sarebbe stato nominato a capo della Nazionale islandese: con quella presentazione, Guðmundsson non ebbe problemi a essere incluso nella rosa dei Rangers, di cui divenne il primo giocatore non-britannico.

Mezzala destra dal fisico esile ma dalla discreta tecnica, il giovane islandese aveva talento ma era poco adatto al calcio scozzese, molto lento e statico, e le sue verticalizzazioni risultavano spesso a vuoto. Giocò poco, ma il suo allenatore Bill Struth gli consigliò un trasferimento a Londra, per continuare gli studi ma anche per giocare in un calcio più in linea con le sue caratteristiche. Probabilmente fu sempre grazie a lui che riuscì a trovare un ingaggio con l’Arsenal, che in quel momento stava cercando di ricostruirsi dopo la fine dell’era Chapman. Le prime uscite dell’islandese impressionarono positivamente, ma non aveva i requisiti per ottenere un permesso di lavoro nel Regno Unito, cosa che gli impediva di poter firmare un contratto professionistico. Stava iniziando a pensare che il calcio potesse essere un buon modo per arrotondare mentre studiava, e così decise di trasferirsi sul continente.

Approfittando di un’amichevole dei Gunners contro il Racing Club de Paris, Guðmundsson rimase in Francia e firmò con il Nancy, divenendo il primo calciatore islandese a giocare da professionista. In quel periodo, il calcio scandinavo stava vivendo una grande crescita che di lì a poco avrebbe portato all’oro olimpico della Svezia; Guðmundsson però era molto lontano dallo stereotipo del vichingo robusto ma tecnicamente scarso. Al Nancy disputò un’annata egregia, risultando il miglior realizzatore della squadra, e guadagnandosi una chiamata molto prestigiosa da parte del Milan: i rossoneri, dopo il secondo posto della stagione precedente, puntavano ora a strappare lo scudetto dalle mani del Torino, e per questo avevano ingaggiato dallo Sheffield United il centrocampista irlandese Paddy Sloan. Questi aveva immediatamente segnalato ai dirigenti milanisti Guðmundsson, con cui aveva giocato assieme un paio d’anni prima all’Arsenal, e l’affare si concluse in fretta.

Il Milan nel 1949: da sinistra, Gunnar Nordahl, l’allenatore Giuseppe Bigogno, Albert Guðmundsson e Paddy Sloan.

Quando arrivò al Milan, nell’estate del 1948, Guðmundsson aveva 25 anni ed era una piccola novità per il calcio italiano, che lentamente si riapriva agli stranieri. La sua stagione italiana, agli ordini di Giuseppe Bigogno, non sarà memorabile, al di là di un paio di reti: difficoltà di adattamento, carattere introverso, fisico troppo mingherlino per la Serie A. Il talento islandese sarà una meteora, e infatti l’anno seguente sarebbe tornato in Francia (prima con il RC Paris, poi col Nizza), ma aveva scritto un piccolo pezzo di storia del calcio in Italia: era stato il primo scandinavo del campionato, aprendo le porte all’invasione degli anni successivi, soprattutto dalla Svezia (Gunnar Nordahl arrivò al Milan dal Norrköping già a gennaio del 1949). Quando, nel 1953, rientrò nella sua isola a chiudere la carriera, Guðmundsson aveva ormai raccolto una fama e un’esperienza di vita in giro per l’Europa che pochi altri suoi connazionali avevano mai potuto vantare.

Nel 1958, quando si ritirò, era decisamente lo sportivo più famoso d’Islanda. Aveva partecipato alla nascita della Nazionale locale, di cui aveva segnato il primo gol ufficiale alla Norvegia, nel 1947, e adesso salutava il calcio proprio dopo che la squadra era arrivata per la prima volta a disputare le qualificazioni ai Mondiali per il torneo svedese. La carriera di Albert Guðmundsson sarebbe proseguita dietro una scrivania: la fama che aveva raggiunto in Francia da giocatore fece sì che nel 1962 potesse tornare a Parigi in qualità di console islandese. Compì così il suo primo passo nel mondo della politica, avvicinandosi al Partito dell’Indipendenza, a cui si iscrisse a fine decennio per poi candidarsi come deputato e venire eletto nel 1974, durante le elezioni vinte proprio dal suo movimento, capeggiato da Geir Hallgrímsson.

E fu in questo periodo, come abbiamo visto, che l’Islanda si ritrovò faccia a faccia col Regno Unito nella cosiddetta Terza guerra del merluzzo. Quando un’imbarcazione britannica speronò una della guardia costiera islandese, che rispose sparando un paio di colpi di avvertimento, la situazione sembrò quasi precipitare. La Royal Navy arrivò a mobilitare una ventina di fregate in prossimità delle acque territoriali islandesi, e il governo Hallgrímsson chiese agli Stati Uniti di fornirgli delle navi per difendersi, che però gli vennero negate. A quel punto l’Islanda iniziò a meditare di rivolgere le proprie richieste all’Unione Sovietica, e al contempo minacciò di espellere le forze straniere dalla base NATO di Keflavík. Solo allora i britannici, pungolati dagli americani, decisero di scendere a miti consigli e concedere a Reykjavík l’estensione delle acque territoriali, così da scongiurare un clamoroso passaggio dell’isola nella sfera d’influenza del nemico.

Le richieste islandesi avevano motivazioni meno banali di quanto si potrebbe pensare: il paese stava vivendo un periodo economicamente difficile, con l’inflazione che stava rapidamente crescendo, facendo emergere disuguaglianze sociali fino a quel momento poco avvertite dalla popolazione. Espandere l’area di pesca era un tentativo per sviluppare il principale settore economico islandese, ma ebbe scarso successo e già nel 1978 il governo dovette approvare una discussa legge sul salario massimo, che causò un calo di consensi a Hallgrímsson. A quel punto Albert Guðmundsson decise di sfruttare la sua popolarità, candidandosi alle primarie del partito e scalzando il rivale dal ruolo di segretario. Ma la situazione interna era problematica, e così un anno dopo si tenne una nuova consultazione: Hallgrímsson vinse, ma poi nello stesso anno perse le elezioni parlamentari; ancora forte di un ampio sostegno popolare, Guðmundsson decise allora di candidarsi nel 1980 a Presidente della Repubblica.

Guðmundsson ai tempi della sua carriera politica, ma ancora col pallone tra i piedi.

Anche stavolta, però, le cose non andarono benissimo per l’ex-campione di calcio: se la sua popolarità era molto forte, era pure vero che l’Islanda stava affrontando importanti sommovimenti sociali, in particolare quello portato avanti dalle donne, che nel 1975 avevano organizzato un grande sciopero contro la disparità salariale coi maschi. Cinque anni dopo, i movimenti femministi avevano convinto l’insegnante Vigdís Finnbogadóttir a concorrere come Presidente della Repubblica, e contro di lei alle elezioni ci fu poco da fare: Guðmundsson arrivò solo terzo, e l’Islanda elesse il primo capo di stato donna della storia del mondo.

L’ex-centrocampista avrebbe avuto la sua rivalsa nel 1983, quando venne nominato Ministro dell’Economia. Nel frattempo, la modernizzazione avanzava: l’inflazione era calata drasticamente, la disoccupazione quasi scomparsa, e alla fine era anche emersa un’altra brillante mezzala di nome Ásgeir Sigurvinsson, destinato a prendere il posto di Guðmundsson in cima al pantheon del calcio nazionale, grazie alle sue imprese con la maglia dello Stoccarda. Nel 1986, l’ex-giocatore del Milan tornava anche a far parlare di sé in Italia, rilasciando un’intervista al Guerin Sportivo in occasione della sfida del primo turno dei Coppa dei Campioni tra la Juventus e il “suo” Valur. Parlò della sua carriera, del calcio islandese e anche dei progressi che stava facendo il paese sotto il nuovo governo. Tutto molto romantico.

Qualche mese dopo, uno scandalo di corruzione lo costrinse alle dimissioni, e Guðmundsson abbandonò polemicamente il Partito dell’Indipendenza, accusandone i vertici di non averlo difeso. Fondò allora un proprio schieramento, il Partito dei Cittadini (Borgaraflokkurinn), sempre di tendenza liberal-conservatrice ma dai toni più populisti, e grazie alla sua fama (e a quella del proprio vice Ingi Björn Albertsson, cioè suo figlio, che era stato anche lui calciatore e all’epoca era il massimo realizzatore della storia del campionato nazionale) a solo un mese dalle dimissioni riuscì a presentarsi alle elezioni parlamentari e conquistare l’11% dei voi, corrispondente a 7 seggi. Alla fine degli anni Ottanta i problemi di corruzione e nepotismo nella gestione del potere iniziarono a essere molto discussi, ma Albert Guðmundsson era riuscito, col più elegante dei suoi dribbling, a rientrare nella politica islandese dalla porta principale. Il Partito dei Cittadini sopravvisse appena qualche anno, il tempo di fargli ottenere un comodo incarico da ambasciatore nella sua amata Parigi.

Fonti

Albert Sigurdur Gudmundsson, Maglia Rossonera

BARONI Carlo, Quello strano islandese nel Milan del Dopoguerra, Corriere della Sera

Iceland’s first Professional, Rangers Today

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