Alex Ferguson, calcio e Labour Party

“Credo che il Labour sia sempre stato il partito dei lavoratori e che lo sarà sempre. La mia lealtà al Labour è parte di chi sono, perché so cosa fa per le persone.”

Alex Ferguson
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Banksy e il calcio

È difficile, oggi, vedere un disegno su un muro e non pensare “Banksy!”. Non si sa neppure bene cosa significhi, quel nome, e ancor meno si sa cosa nasconda: Banksy è la figura più enigmatica della contemporaneità, l’artista di strada più famoso al mondo ma di cui nessuno conosce l’identità. La notorietà e il suo opposto che convivono nello stesso soggetto, e l’una alimenta costantemente l’altra.

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La rivoluzione tradita

Inghilterra, fine anni Sessanta. La patria della palla lunga, calciata alta verso ali veloci o poderosi centravanti. Calcio verticale, che somma scontri fisici denunciando le sue comune origini con il rugby: calcio inglese, fresco campione del mondo. In questo mondo, Brian Clough è un misconosciuto eretico, un ex-centravanti classico e implacabile che a 29 anni ha dovuto ritirarsi per irrevocabile decisione di un legamento crociato, che ora sta sulla panchina di un club dei bassifondi della Second Division, il Derby County.

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Come la politica del Golfo influenza il calcio europeo

Sembrava tutto fatto: Mohammad bin Salman Al Sa’ud, principe ereditario dell’Arabia Saudita, era a un passo dall’acquistare il Newcastle United da Mike Ashley. Un’operazione che avrebbe fatto del club del North-East una delle società di calcio più ricche al mondo. Invece, il passaggio di proprietà è sfumato, e secondo diverse fonti dietro questo intoppo ci sarebbero gli evidenti riflessi della politica del Golfo Persico sul mondo del calcio europeo.

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La sentenza sul Manchester City è la conseguenza del sistema in cui viviamo

Ci si può stupire del modo in cui è finita la vicenda del Manchester City? Il club inglese era accusato di aver falsificato i bilanci per aggirare le norme del Fair Play Finanziario, ed era inizialmente stato condannato a due anni di esclusione dalle coppe europee e a 30 milioni di euro di multa; poi, il 13 luglio, la sentenza della Corte Arbitrale per lo Sport di Losanna ha ribaltato tutto, riammettendo i Citizens alle competizioni internazionali e riducendo la multa a soli 10 milioni. Ci si può stupire? Ragionevolmente, no.

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I dimenticati pionieri neri del calcio

Un campo da calcio, un pallone che rotola, ventidue giocatori. L’ala destra prende il pallone, semina i difensori, tira e batte il portiere. C’è solo un particolare: tutti questi nomi andrebbero messi al femminile, perché in campo ci sono delle donne, anche se siamo nel lontano 1896. È il Mrs. Graham XI, la prima squadra di calcio femminile della storia, fondata nel 1881 dalla scozzese Helen Graham Matthews. Ah no, c’è un altro particolare: la ragazza che gioca all’ala destra si chiama Emma Clarke, ha solo vent’anni ed è una calciatrice di grande talento, forse la più forte in Inghilterra e, quindi, nel mondo. Ed è nera.

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“Possiamo giocare, ma non allenare”

“Ci sono circa 500 giocatori in Premier League, e un terzo di loro sono neri. Eppure non abbiamo qualcuno che ci rappresenti nelle istituzioni, o negli staff tecnici.” Lo ha detto alla BBC Raheem Sterling, attaccante del Manchester City e della nazionale inglese da sempre molto attento alle problematiche razziali nel calcio. Fa un certo effetto, specialmente se implicitamente siamo portati a considerare il calcio come un ambiente meritocratico. Ma il dato è inequivocabile: i massimi campionati europei sono da anni pieni di calciatori neri, eppure pochissimi di questi riescono a trovare lavoro come allenatori ad alti livelli.

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Whites vs Blacks: Una storia di calcio inglese e razzismo

Len Cantello è un ragazzone di 28 anni, folta chioma bionda e volto squadrato e spigoloso, come certi divi del cinema del decennio precedente. Nelle Midlands occidentali, è un idolo: è uno che ci è praticamente nato, al West Bromwich Albion, anche se la carta d’identità dice Manchester; è entrato nei Baggies a 18 anni, nel 1967, e ne ha attraversato oltre un decennio. Non certo il più brillante dei giocatori, Cantello è un mediano di fatica, di quelli destinati all’anonimato tra il grande pubblico e alla gloria imperitura tra pochi fedelissimi fan. D’altro canto, il suo WBA non è stato certo uno dei più memorabili della storia: Cantello ha fatto in tempo a vincere una FA Cup nel 1968, per poi vivere diverse stagioni d’anonimato e Second Division, fino al 1977 e all’arrivo in panchina di Ron Atkinson e a un clamoroso terzo posto nella stagione appena conclusa, quella del 1978-79. Ma i mediani, a furia di correre per tutti, invecchiano in fretta.

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Ciò che Sunderland ‘til I die non dice

“È un documentario molto ben fatto e sta avendo grande pubblicità, ma dal mio punto di vista sono un po’ deluso da come ci hanno raffigurato.” Simon Grayson parla a TalkSport con l’equilibrio e la moderazione che lo hanno contraddistinto in tutta la sua carriera: sarebbe facile scagliarsi lancia in resta contro il fenomeno del momento e criticarne la faziosità, ma lui preferisce essere obiettivo. Sa quanto Sunderland ‘til I die significhi per i tifosi del Sunderland e, in generale, per tutti i tifosi di calcio. Ma ogni esperto d’intrattenimento sa che anche nei documentari è la finzione a farla da padrona.

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