La strada dall’Armenia al mondo

“Le nostre mani si sono unite, / soltanto due mani. / Ma è come se / non fossero le nostre mani, / ma soltanto uno stretto: / ci siamo mescolati, / come due mari vicini, / a lungo divisi.” – Puruyr Sevak

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L’Egitto prima di Salah

“Raggiungemmo una piccola spiaggia piena di scheletri di decine di navi in costruzione / Nessuna delle navi era pronta a salpare / Solo parti disperate di tronchi di eucalipto e di gelso segati / Il più saggio di noi propose una partita di calcio con la guardia costiera.” – Ibrahim El Sayed

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Lucien Laurent era più di un gol

Ci hanno insegnato che alla fine conta chi fa il gol. Ci hanno insegnato male: alla fine, chi fa il gol conta nel fugace istante del presente; quando passano i giorni, ci ricordiamo solo del campione, che abbia segnato o meno. I Mondiali del 1930 sono stati la vetrina di campioni di cui tutti parlavano l’indomani della competizione – per quanto il concetto di “parlare di un calciatore”, all’epoca, fosse molto meno massiccio di oggi – mentre uno come Lucien Laurent passava nell’oblio. Uomini come Stabile e Andrade sono stati grandi giocatori, quelli come Laurent sono solamente statistiche: il primo marcatore della storia dei Mondiali di calcio, e nulla più. Continua a leggere “Lucien Laurent era più di un gol”

Luis Monti: tanto, per un calciatore

“Era un uomo strano, si allenava in modo particolare. Al giovedì giocava la partitella con noi. Gli altri giorni, dalle cinque alle sei del mattino, tutto solo andava in Corso Marsiglia, ci fosse sole o ci fosse neve, finché fu in Italia si allenò sempre dalle cinque alle sei del mattino.” – Luigi Bertolini

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Andrade: Il primo dei primi

Nella linea mediana, questo omaccione dal corpo di gomma spazzava il pallone senza toccare l’avversario e quando si lanciava all’attacco, chinando il corpo, seminava un mare di giocatori. In una delle partite attraversò mezzo campo con il pallone addormentato sulla testa. Il pubblico lo acclamava, la stampa francese lo chiamava “la meraviglia nera.” – Eduardo Galeano

Per tradizione antropologica siamo infatuati dai primi. Il primo in classifica, il primo ad aver fatto quella cosa, il primo ad aver espresso un concetto. Primi, primi e sempre primi. A questa particolare e ovvia inflessione dell’essere umano se ne unisce paradossalmente una seconda: la scarsa memoria storica. Come puoi apprezzare i primi se non ti ricordi cosa è successo oltre dieci anni fa?

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