Il calciatore tiranno: viaggio calcistico nella Libia di Gheddafi

“Le migliaia di spettatori che riempiono le gradinate degli stadi per applaudire e ridere sono migliaia stolti incapaci di praticare lo sport di persona.”

Mu’ammar Gheddafi
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I fantasmi di Grobbelaar

“Quando il sole scende, vedi ombre nella boscaglia. Non puoi riconoscerci molto finché non vedi il bianco dei loro occhi. È tu o loro. Spari, ti butti a terra, e parte una sparatoria assordante. Quando tutto è finito, puoi vedere cadaveri ovunque. La prima volta, tutto quello che hai nello stomaco ti esce fuori dalla bocca.”

Bruce Grobbelaar
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La guerra di Osvaldo

Un giorno, durante un Leicester City – Tottenham, i tifosi delle Foxes iniziarono a urlare “England! England!” rivolti a due avversari, Osvaldo Ardiles e Ricardo Villa. I rivali, per tutta risposta, presero le difese dei loro beniamini sudamericani cantando “Argentina! Argentina!”. Letta così, senza contesto, questa storia sembra avere ben poco senso, se non per un vago istinto xenofobo degli inglesi, all’epoca per nulla abituati agli stranieri nel proprio campionato. Ma la verità è che la mattina del giorno precedente alla partita, il 2 aprile 1982, truppe argentine avevano invaso le isole Falkland, espellendo il governatore e assumendo il controllo dell’arcipelago.

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El Dorado, l’ascesa del calcio in Colombia

Il 30 maggio 1949, Dio si trasferì in Colombia. Sbarcava infatti a Bogotá Adolfo Alfredo Pedernera, detto El Maestro, semplicemente il più forte calciatore di tutto il Sudamerica. Nei dieci anni precedenti, era stato la stella della Máquina, la fortissima squadra del River Plate che aveva rivoluzionato il modo di giocare a calcio in Argentina, e aveva poi portato la Nazionale a vincere ben due titoli continentali. Questo finché l’Argentina aveva pensato di poterne fare a meno.

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Argentina, 1948: il calcio in sciopero

Era il 10 novembre 1948, quando un gruppo di calciatori che si firmavano Futbolistas Argentinos Agremiados rilasciò un comunicato a dir poco sconvolgente: non sarebbero scesi in campo, la domenica seguente, interrompendo così il campionato prima della fine. Da anni vedevano i loro club diventare sempre più ricchi con l’aumento degli introiti dei biglietti, mentre i loro stipendi restavano gli stessi, e alla scadenza del contratto non avevano la libertà di scegliere dove trasferirsi. Si erano già lamentati con l’AFA, la Federcalcio argentina, ma erano stati ignorati. Così, avevano deciso di scioperare.

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Sanon e i sogni di Haiti

L’evento simbolo di una carriera si compì pochi istanti dopo il fischio d’avvio del secondo tempo, quando un’improvvisa verticalizzazione colse impreparata la difesa dell’Italia. Luciano Spinosi gli si gettò addosso con le mani, perché era troppo lento per stargli appresso, e Sanon se lo trascinò dietro fin quasi a farlo cadere, entrò in area e battè Zoff in uscita. Il portiere della Juventus non prendeva gol da 1.142 minuti in partite internazionali con la maglia azzurra: ci si domandava quale fenomeno avrebbe posto fine al suo record, e invece arrivò un 22enne ragazzo nero dai sobborghi di Port-au-Prince.

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