Hidetoshi Nakata nella parte del divo

Hidetoshi Nakata, per me, è innanzitutto uno spazio vuoto su un album di figurine. Nell’estate del 1998, la notizia del suo acquisto da parte del Perugia aveva scatenato le suggestioni di tutti i piccoli italiani appassionati di calcio come me: era la realizzazione della promessa di Holly & Benji, che ogni pomeriggio ci raccontava questo improbabile mondo parallelo in cui il Giappone sfornava campioni da far impallidire Maradona. Così ero corso a guardare l’album Panini dei Mondiali che si erano appena conclusi in Francia, cercando la sua figurina e scoprendo con grande disappunto che non l’avevo mai trovata. Non sapevo che faccia avesse, Nakata, così potevo immaginarmelo come volevo.

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Giappone, 1968: calcio e rivolte

Per alcuni, il pareggio faceva comunque ben sperare: Australia – Giappone 2-2, doppietta del solito Kamamoto, e una buona prova in vista del torneo olimpico che si sarebbe disputato qualche mese dopo in Messico. Il calcio, in Giappone, stava crescendo, specialmente dopo l’exploit delle Olimpiadi casalinghe di quattro anni prima, quando era arrivata la clamorosa vittoria sull’Argentina, ma la verità è che il Paese aveva altri problemi a cui pensare. Il giorno dopo la partita, a Narita, poco a est di Tokyo, si erano verificati durissimi scontri tra studenti e polizia, e non erano i primi.

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