È un’amichevole di lusso, quella che si gioca al Prater di Vienna il 21 maggio 1980. Ospite della squadra di casa è la fortissima Argentina campione del mondo in carica: manca la stella, Mario Kempes, ma in compenso il Flaco Menotti darà spazio a un ragazzo di nemmeno 20 anni che da un po’ indossa con regolarità la maglia dell’Albiceleste, Diego Armando Maradona. Per i sudamericani, questa è una partita importante per valutare la forma della squadra, che nelle ultime partite è sembrata tutt’altro che irresistibile. Ha vinto due volte sulla modesta Irlanda, sempre per 1-0, ma il 13 giugno ha perso nettamente a Wembley contro l’Inghilterra, con il risultato di 3-1. C’è qualcun altro, però, che sta attendendo questa partita: sono gli esuli argentini in Europa, che vogliono cogliere l’occasione del match in Austria per una protesta contro il regime.

I militari hanno preso il potere con un colpo di stato nel 1976, iniziando una spietata campagna di repressione dei dissidenti politici. Migliaia di persone sono sparite nel nulla, prelevate per strada da uomini misteriosi e mai più riviste. Da tre anni, delle donne si recano nella Plaza de Mayo, davanti al palazzo del governo argentino, per chiedere che fine hanno fatto i loro figli e le loro figlie. Circolano voci secondo cui sarebbero almeno 20.000 i desaparecidos, gli scomparsi. Ma degli orrori argentini non se ne può parlare: nel 1978, il paese sudamericano ha ospitato il Mondiale, nonostante i tentativi di boicottaggio promossi da molti attivisti europei, soprattutto in Francia e in Olanda. Il mondo del calcio ha ignorato le proteste, la FIFA di João Havelange ha fatto finta di nulla, e il Mondiale è diventato l’occasione per il regime di mostrare a tutti che il caos e la violenza di cui parlavano i giornali di sinistra erano solo menzogne.

Eppure, tra le migliaia di esuli argentini nel Vecchio Continente c’è chi non si arrende. Un anno prima della partita di Vienna, il 22 maggio 1979, la FIFA ha organizzato un remake della finale mondiale del 1978 tra Argentina e Olanda, giocata praticamente nel proprio giardino di casa, lo stadio Wankdorf di Berna, per celebrare il 75° anniversario della propria fondazione. In quell’occasione, un gruppo di attivisti è riuscito a fare entrare nell’impianto un grande striscione, stendendolo sugli spalti proprio a favore delle telecamere internazionali: “Videla assassino”. Jorge Rafael Videla è un generale ed è l’uomo che ha guidato il golpe del 1976; adesso siede a capo della giunta militare, rivestendo il ruolo di Presidente dell’Argentina. Tutto il mondo lo ha visto, nel 1978, consegnare la coppa nelle mani del capitano Daniel Passarella. Tutto il mondo ha visto, nel 1979, lo striscione contro di lui a Berna, ma non in Argentina: l’emittente statale ATC lo ha coperto con un annuncio pubblicitario in sovraimpressione, che anticipava un programma serale: “Oggi, ore 22.00, I Luthiers”.

In Argentina si pensa solo al calcio. All’Austria, che non sarà l’Olanda o l’Inghilterra, ma è tornata a essere una squadra di tutto rispetto. Nel 1978 si è rivista al Mondiale per la prima volta dall’edizione del 1958, e ha fatto un’ottima impressione. Guidata da Helmut Senekowitsch (sostituito da Karl Stotz dopo il Mondiale), ha vinto il proprio girone davanti a Brasile, Spagna e Svezia, per poi uscire nella seconda fase, in un gruppo con Olanda, Italia e Germania Ovest, riuscendo peraltro a battere quest’ultima per 3-2. In campo ci sono il temibile Wilhelm Kreuz del Feyenoord, i giovani Walter Schachner ed Herbert Prohaska – che sta per trasferirsi all’Inter – e soprattutto l’implacabile centravanti del Barcellona, Hans Krankl. L’Argentina, per conto suo, viene da risultati altalenanti, e l’anno prima ha fatto una figuraccia nella Copa América, uscendo al primo turno in un girone con Bolivia e Brasile. Menotti ha schierato molte seconde linee, e sta cercando di rinnovare la squadra inserendo dei giovani, come il già citato Maradona, Ramón Díaz e Juan Barbas, reduci dalla storica vittoria del Mondiale U20 in Giappone.

Argentina Olanda 1979 Videla Asesino
Lo striscione di protesta durante Olanda-Argentina del 1979. Successivamente ne fu esposto un secondo che diceva: “I militari sono miseria e repressione”.

Maradona è l’uomo del momento. Menotti vuole ricostruire l’Argentina intorno a lui, per confermarsi campione del mondo due anni dopo in Spagna. Gioca nell’Argentinos Juniors, e l’anno prima ha vinto la classifica dei cannonieri sia nel campionato Metropolitano che in quello Nacional. Il Boca Juniors e il River Plate, le due principali squadre del paese, se lo contendono per cifre in vertiginosa crescita: riuscire a trattenere Maradona in Argentina avrebbe un valore politico significativo, dimostrando la forza economica del paese di fronte ai ricchi club europei. Parlando sempre di importanza politica e simbolica, la partita di Vienna non ne è affatto estranea, perché si disputa appena quattro giorni prima dell’anniversario della Rivoluzione di Maggio, la festa nazionale argentina che celebra l’inizio della guerra d’indipendenza contro la Spagna del 1810. Quella del Prater è pur sempre un’amichevole, ma una bella vittoria, dopo tante prestazioni poco convincenti, farebbe sicuramente piacere al regime.

Per contro, l’occasione è anche propizia per una protesta in mondovisione. Nel 1976, subito dopo il golpe, è stato fondato il COSPA (Comitato di Solidarietà con il Popolo Argentino), un’organizzazione composta da esuli e dissidenti politici sostenuti da attivisti europei e latinoamericani, diffusa in particolare in Messico e in Europa. L’Italia, che si trova appena a sud dell’Austria, è uno dei paesi che hanno accolto il maggior numero di esuli argentini: dopo la salita al potere di Videla, in centinaia sono riusciti a espatriare grazie all’aiuto del diplomatico Enrico Calamai, sebbene il governo italiano non riconosca l’asilo politico agli argentini, per non compromettere i propri rapporti con la giunta militare. Da allora, il COSPA ha organizzato diverse iniziative contro la dittatura, anche se per lo più infruttuose. Videla ha l’appoggio degli Stati Uniti, e quindi di tutto il blocco occidentale, ma paradossalmente è in buoni rapporti anche con l’Unione Sovietica, pur essendo ferocemente anti-comunista: l’URSS intrattiene rapporti commerciali con l’Argentina, soprattutto per l’approvvigionamento del grano, divenuti vitali in particolare dopo l’embargo statunitense seguito all’invasione dell’Afghanistan.

Politicamente isolato, il COSPA ha bisogno di visibilità e le proteste durante le partite dell’Albiceleste in terra straniera sono un’opportunità preziosa. Alcuni esuli argentini, dunque, acquistano dei biglietti per la partita di Vienna e si presentano molto presto ai cancelli del Prater, portando lo striscione all’interno dello stadio e dispiegandolo vicino a un angolo degli spalti, proprio di fronte alla tribuna stampa, nel momento in cui le due squadre scendono in campo. Memori dell’esperienza di Berna dell’anno prima, questa volta gli attivisti hanno atteso l’ultimo momento per esporre il proprio messaggio, cogliendo di sorpresa la televisione argentina, che non è stata in grado di coprire in tempo la scritta con un messaggio pubblicitario, a causa anche della collocazione dello striscione. I commentatori dell’ATC si limitano dunque a ignorare la scritta, mentre i militari danno disposizioni ai media nazionali di non farvi riferimento nelle cronache e di non pubblicare foto che ritraggano anche solo in parte lo striscione.

Il Clarín, per esempio, titolerà il giorno dopo “Festa del calcio argentino a Vienna”, concentrandosi sulla larga vittoria della selezione e sulla prestazione di Maradona. Il ragazzo di Villa Fiorito ha acceso la partita dopo un paio di minuti dal fischio d’inizio, servendo a Santiago Santamaría l’assist per l’1-0. Poco dopo è arrivato il raddoppio di Leopoldo Luque, e al quarto d’ora Maradona aveva già portato l’Argentina avanti di tre gol. Nel finale, il numero 10 aveva messo la palla in rete altre due volte, segnando la sua prima tripletta in Nazionale e fissando il risultato sul 5-1 (nel primo tempo, l’Austria aveva temporaneamente accorciato le distanze grazie a Kurt Jara). Durante il secondo tempo, i militanti del COSPA avevano sostituito il primo striscione con un altro in tedesco, rivolto direttamente alle autorità austriache: “Nessun Panzer all’Argentina!”. Nel 1978, l’Austria ha venduto 120 carri armati modello Panzerjäger K alla giunta argentina, e nuovi accordi sul commercio bellico sono in discussione in questi mesi, nonostante le notizie sulle violazioni dei diritti umani nel paese sudamericano.

Austria Argentina 1980 Maradona
In una rara foto della partita del Prater, Maradona esulta per un gol dell’Argentina, mentre alle sue spalle si intravede lo striscione per i desaparecidos.

La grande vittoria di Vienna darà rinnovata fiducia all’Argentina e ulteriore solidità al lavoro di Menotti in vista del Mondiale del 1982. In Spagna, però, l’Albiceleste si dimostrerà molto meno convincente, perdendo all’esordio contro il Belgio e superando il primo turno solo grazie alle vittorie sulle modeste Ungheria ed El Salvador. Nella fase successiva, verrà sconfitta a sorpresa dall’Italia e poi, in maniera più netta, dal Brasile. Dopo il torneo, Maradona – nel frattempo trasferitosi al Boca Juniors – lascerà il Sudamerica per passare al Barcellona per la cifra record di 7,6 milioni di dollari, dove poco dopo verrà raggiunto da Menotti. La sua reputazione di stella assoluta del calcio internazionale continuerà a crescere, fino alla conquista del Mondiale del 1986, ma non segnerà mai più tre gol in una sola partita con la maglia dell’Argentina.

Nonostante le sue numerose iniziative, il COSPA non riuscirà mai a rendere il caso dei desaparecidos realmente rilevante nel dibattito europeo. Nel 1981, il governo socialista austriaco di Bruno Kreisky firmerà un controverso accordo per la cessione di altri 57 carri armati all’Argentina, in cambio di 180 milioni di euro. Il contratto sarà siglato nonostante le crescenti tensioni tra Argentina e Cile sul controllo del Canale di Beagle, che in quei mesi porteranno anche alla temporanea chiusura del confine tra i due paesi e al concreto rischio di un conflitto. La guerra, alla fine, arriverà nella primavera del 1982, ma contro il Regno Unito e per il possesso delle isole Falkland-Malvinas: per la giunta argentina, in quel momento guidata dal generale Leopoldo Galtieri, sarà una catastrofe sia a livello militare che politico. Il conflitto comprometterà la reputazione del regime agli occhi dei governi stranieri molto più delle torture e delle sparizioni dei dissidenti. La dittatura crollerà, infine, nel 1983.

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Fonti

BURGO Andrés, Cuando las tribunas de un Argentina-Austria pidieron en 1980 por los desaparecidos de la dictadura, El País

DUCHINI Alejandro, El antecedente de la bandera por los Desaparecidos, Página/12

El día que Maradona brilló ante Austria: su único triplete en la Selección y una bandera que desafió a la dictadura, Nueva Rioja

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