Quando Ernst Kuzorra, proprio sullo scadere, segnò la rete che ribaltava definitivamente la finale del campionato, lo Schalke 04 divenne il primo campione nazionale dell’epoca nazista. Nel marzo del 1933, il Partito Nazionalsocialista di Adolf Hitler aveva conquistato delle contestate elezioni per la Cancelleria, e nel giro di un anno aveva completamente stravolto le istituzioni tedesche. La Germania era stata trasformata in una dittatura: i partiti di opposizione erano stati messi fuori legge; i dissidenti politici venivano arrestati e rinchiusi in campi di lavoro appena inaugurati; i sindacati erano stati sciolti. Il regime aveva messo mano anche al calcio, riformando il campionato nazionale e creando la nuova Gauliga. Eppure, per molti versi lo Schalke 04 era il simbolo più improbabile, per il nuovo calcio nazista: era il club della città di Gelsenkirchen, nel bacino della Ruhr, popolare soprattutto tra la classe lavoratrice e nei cui ranghi figuravano giocatori provenienti da famiglie di minatori, spesso immigrati.

Diversi componenti della squadra erano di origini polacche, ed erano addirittura sospettati di essere ebrei. Tra i suoi detrattori, lo Schalke divenne noto con il termine dispregiativo di Polackenverein (“la squadra polacca”), al punto che, dopo la conquista della Gauliga del 1934, i giocatori dovettero pubblicare una lettera per spiegare che, a dispetto dei loro cognomi, erano tutti nati e cresciuti in Germania e si sentivano tedeschi. Tra di essi c’erano le due stelle della squadra, il centravanti Kuzorra e la sua spalla, la geniale mezzala Fritz Szepan. Amici fin dalla tenera età, i due formavano una coppia offensiva incredibilmente affiatata, e presto il loro legame era diventato anche di tipo parentale, dopo che entrambi sposarono la sorella dell’altro. A parte questo, però, erano due persone piuttosto differenti: Kuzorra era schivo e riservato, mentre Szepan era un personaggio affabile e simpatico, che per il suo estro in campo non tardò a diventare un idolo popolare nella Germania degli anni Trenta, fino a vedersi consegnare la fascia di capitano della Nazionale.

Szepan era nato nel 1907 a Gelsenkirchen, sesto di sette figli di una coppia di immigrati della Masuria, nella Prussia orientale. Fino al 1925 aveva lavorato come idraulico, lasciando la professione per seguire la carriera da calciatore: in Germania non esisteva il professionismo, ma i giocatori migliori ricevevano vari compensi sottobanco, che garantivano loro una vita più che agiata. Con i suoi primi risparmi, nel 1927 aprì una tabaccheria nel quartiere di Schalke assieme proprio a Kuzorra, così da poter integrare i guadagni da calciatore e riservarsi un lavoro a tempo pieno una volta appesi gli scarpini al chiodo. Successivamente, acquistò anche un ristorante, ma questa attività gli durò solo pochi mesi: con la crisi del 1929, la vita in Germania si complicò notevolmente e, benché fosse un calciatore piuttosto noto, nel 1933 risultava ufficialmente disoccupato. Le cose cambiarono con l’ascesa al potere di Hitler e la riorganizzazione delle attività sportive: in quanto giocatore di primo piano dello Schalke 04, Szepan si vide assegnare uno stipendio da dipendente pubblico del Comune di Gelsenkirchen, che gli consentiva di concentrarsi sulla sua attività da atleta.

Trascinato dalla classe di Szepan, lo Schalke 04 si impose come la squadra più forte di Germania, conquistando sei titoli nazionali tra il 1933 e il 1942. Nelle tre occasioni in cui non vinse la Gauliga, arrivò due volte in finale: nel 1938 contro l’Hannover 96 – in un’epica partita che terminò 3-3 dopo i tempi supplementari, e venne dunque ripetuta, protraendosi di nuovo fino ai supplementari, in cui i Roten s’imposero infine per 4-3 – e nel 1941 contro il Rapid Vienna. L’eccezionalità dello Schalke stava nel suo gioco moderno e offensivo, che lo rendeva un caso più unico che raro nella Germania dell’epoca, e che in realtà creò anche degli attriti con l’allenatore della Nazionale, Otto Nerz, che prediligeva un gioco molto più difensivista. Ad ogni modo, i successi con il club resero Szepan un’icona sportiva come non se n’erano mai viste in Germania, procurandogli l’interesse e la vicinanza di diverse figure illustri della politica locale e nazionale. Per lui fu naturale, nel 1937, aderire ufficialmente al Partito Nazionalsocialista, assieme anche a Kuzorra e ad altri dodici giocatori dello Schalke 04. Tuttavia, a dispetto dei compagni, per Fritz Szepan la tessera del partito si rivelò più di una semplice formalità.

Schalke 04 anni 30
Un manifesto celebrativo dello Schalke 04 tre volte vincitore della Gauliga (1934, 1935 e 1937). Fritz Szepan (indicato come “Zepan”) è il quarto da destra.

Pochi mesi dopo, nell’agosto del 1937, si dimise dal suo incarico presso il Comune di Gelsenkirchen e prese in gestione una pompa di benzina, dalla quale sicuramente poteva guadagnare di più. Nell’aprile del 1938, Szepan firmò, assieme a Kuzorra, un appello pubblicato sul Gelsenkirchener Zeitung che invitava la popolazione a votare per il Partito Nazionalsocialista alle imminenti elezioni locali. Ovviamente non c’erano altri sfidanti, ma era importante che la vittoria nazista fosse accompagnata da un’elevata partecipazione al voto, così da risultare a tutti gli effetti legittima. Negli stessi giorni, il Völkischer Beobachter pubblicò una seconda lettera firmata da Szepan che celebrava il successo dell’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania. L’appello era stato sottoscritto anche dalla principale stella del calcio austriaco, Matthias Sindelar, che, a dispetto di tante leggende successive, era tutto fuorché un oppositore del Nazismo.

In realtà, l’unificazione tedesco-austriaca era molto più complicata di quello che la propaganda di Hitler voleva far credere. L’Austria era pur sempre un paese estremamente conservatore e nazionalista, con una propria identità etnica che molti ritenevano radicalmente separata da quella della Germania. Queste tensioni erano evidenti a livello calcistico, dove l’aggregazione dei campioni austriaci a quelli tedeschi diede luogo a molte frizioni. Szepan fu protagonista di uno degli episodi più famosi, quando durante un allenamento l’austriaco Josef Stroh si avventurò in una serie di palleggi acrobatici, che i giocatori tedeschi presero come una forma di scherno: la superiorità tecnica e la raffinatezza del Wunderteam, opposta al rozzo pragmatismo della Germania. Quando Stroh ebbe finito, Szepan raccolse il pallone e replicò i palleggi del collega, per poi concludere calciando con forza il pallone verso Stroh, aggiungendoci qualche velato insulto. Molti si aspettavano che la Germania, reduce da un sorprendente terzo posto al Mondiale del 1934, con l’aggiunta delle stelle austriache avrebbe facilmente vinto l’edizione successiva; invece fu eliminata dalla Svizzera dopo la prima partita.

Tornato a Gelsenkirchen dopo il deludente Mondiale, a fine ottobre Szepan acquistò una bottega tessile chiamata Julius Rode & Co., che si trovava presso la Schalker Markt, una delle vie commerciali del quartiere. Si era trattato di un affare, dato che l’aveva rilevata per soli 7.000 marchi: era stata appena espropriata a Sally Meyer e Julie Lichtmann, due donne di origini ebraiche. In tutta la Germania, gli ebrei venivano forzati a vendere le proprie attività a cittadini tedeschi “puri”: le chiamavano “arianizzazioni”, ed era improbabile che Szepan non sapesse cosa stava acquistando. Ad avvisarlo dell’opportunità era stata Henriette Tiemeyer, la proprietaria dell’immobile in cui aveva sede il negozio di Meyer e Lichtmann, oltre che di quello che ospitava la sede dello Schalke 04. Szepan aveva superato i 30 anni e la sua carriera da atleta sarebbe presto giunta al termine: aveva bisogno di un’attività che potesse sostenere lui e la sua famiglia dopo il ritiro, e il lavoro alla pompa di benzina si era rivelato fallimentare. La dirigenza dello Schalke aveva tutto l’interesse ad aiutare la sua stella a sistemarsi, e la Julius Rode & Co. era un’ottima occasione.

Quell’investimento si rivelò particolarmente redditizio, e fu grazie a esso che la famiglia Szepan poté effettivamente affrancarsi da una condizione economica precariamente legata ai guadagni da calciatore di Fritz: si stima che il reddito degli Szepan triplicò, tra il 1938 e il 1939. Poco si sa, invece, di cosa accadde a Sally Meyer e a Julie Lichtmann, dopo che furono costrette a cedere la loro bottega. Non si hanno notizie certe sulle due donne fino al 1942, quando furono deportate presso il campo di concentramento di Kaiserwald, nella città di Riga, in Lettonia, dal quale non fecero più ritorno. Nello stesso anno, Fritz Szepan vinceva il suo sesto titolo nazionale con lo Schalke 04 e, dopo la guerra, fu fondamentale nella ricostruzione del club, per il quale giocò fino al 1949. Divenne poi allenatore dello Schalke, vincendo il torneo regionale dell’Oberliga Ovest nel 1951, ma non riuscendo a raggiungere la finale per il titolo nazionale. L’impresa gli riuscì nel 1955 sulla panchina del Rot-Weiss Essen, in cui giocava in attacco la stella della Germania campione del mondo del 1954, Helmut Rahn.

Fritz Szepan
Szepan durante un allenamento con lo Schalke 04, nel 1938.

Nonostante la denazificazione del dopoguerra, nessuno toccò le proprietà della famiglia Szepan. Il negozio sulla Schalker Markt, ribattezzato ‘Kaufhaus Szepan’ (Grandi magazzini Szepan), rimase di loro proprietà fino al 1972, due anni prima della morte dell’ex capitano dello Schalke 04. In tutti quegli anni, quasi nessuno si pose mai il problema dei legami tra il mondo del calcio e il Nazismo, a Gelsenkirchen né in qualsiasi altro luogo della Germania. Si dovette attendere fino al 2001 perché il passato di Fritz Szepan durante gli anni Trenta diventasse oggetto di approfondimento. Lo Schalke 04 aveva deciso di intitolargli una via nei pressi del nuovo stadio, l’Arena Auf Schalke, appena inaugurato, e solo a quel punto si levarono alcune voci critiche, che menzionarono l’arianizzazione di una bottega nel 1938.

Il club decise allora di commissionare a degli storici una ricerca approfondita sulla storia di Szepan e, più in generale, dello Schalke 04 durante quella che era stata l’epoca di maggiore successo del club. Il risultato fu infine pubblicato con il titolo Zwischen Blau und Weiß liegt Grau (“Tra il blu e il bianco c’è il grigio”, in italiano), e convinse lo Schalke a ritirare la decisione di intitolare una via al suo vecchio capitano. In compenso, nei pressi dello stadio fu collocata una targa dedicata a Ernst Alexander, un giovane calciatore cresciuto allo Schalke 04 che nel 1933, quando aveva solo 19 anni, fu espulso dal club perché ebreo. Qualche anno dopo, in seguito all’arresto del padre e al suicidio della madre, Alexander fuggì in Olanda assieme al fratello e alla sorella, dove fu però catturato dai nazisti dopo l’invasione. Morì ad Auschwitz nel luglio 1942, pochi mesi dopo il fratello Alfred, che era stato però internato a Mauthausen. Il padre Georg risultò disperso dopo il trasferimento a Kaiserwald, dove morirono Sally Meyer e Julie Lichtmann. Johanna, la sorella più giovane, era ancora viva all’inizio del 1945, quando l’Armata Rossa liberò Auschwitz: tornò a vivere a Gelsenkirchen dopo la guerra, morendo nel 1969.

Gli eredi di Sally Meyer e di Julie Lichtmann, con il supporto del Jewish Trust Cooperation, inoltrarono una richiesta di compensazione nei confronti della famiglia Szepan. Fu trovato un accordo tra le parti, anche se piuttosto favorevole alla famiglia dell’ex capitano dello Schalke 04.

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Fonti

BILLINGHAM Dan, How Polish migrants shaped the early success of Schalke, These Football Times

KRETER Maximilian, Power from profit – profit from power? How Schalke football idol Fritz Szepan profited from Nazi sports policies and “Aryanizations”, Hannah Arendt Institut

Schalke’s Shadow, Schalke Erleben

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