Quel che resta di Qatar 2022

Siamo arrivati alla fine, forse in maniera meno tranquilla di quanto tutti – Qatar e FIFA in primis – avrebbero creduto. I Mondiali più discussi di sempre sono scivolati via non senza polemiche, specialmente nei primi giorni. E qualcuno potrebbe storcere il naso e dire, una volta di più, che non è stato abbastanza, ma guardiamo in faccia la realtà: il poco che è successo è comunque più di quanto si sia mai visto in precedenza. Qatar 2022 è stato forse il Mondiale più politico di sempre.

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La Coppa del Morto: la timeline dei Mondiali della Vergogna di Qatar 2022

Iniziano oggi, i Mondiali della Vergogna della mia generazione. Corruzione, sfruttamento, morti, violazioni dei diritti umani, sportwashing e, infine, le partite, come la miglior tradizione vuole. Negli ultimi anni, buona parte dell’attività di ricerca e divulgazione del sottoscritto è stata orientata ad approfondire quanto stava accadendo in Qatar, e molto di quel lavoro è poi confluito in un libro, La Coppa del Morto. Storia di un Mondiale che non dovrebbe esistere, pubblicato da Ultra Sport a fine settembre. Molto ma non tutto, perché ho consegnato il manoscritto all’editore che era maggio, e nei sei mesi successivi altre cose sono successe attorno al Mondiale, che ovviamente nel libro non ci sono. Prendete quello che segue come un compendio, se volete, o un riassunto di tutto quanto è successo dietro al torneo, in una serie di appunti che attraversano oltre dieci anni di storia del calcio e, parallelamente, anche della società in cui viviamo. Buona Coppa del Mondo.

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1942: Il Mondiale che non ci fu

Il 23° congresso della FIFA, tenutosi nell’agosto 1936 a margine delle Olimpiadi di Berlino, aveva il compito di stabilire chi avrebbe organizzato il Mondiale di due anni dopo e fissare ufficialmente la data del torneo successivo, il cui paese ospitante sarebbe invece stato deciso più avanti. Il primo punto si risolse con l’assegnazione alla Francia, mentre il secondo vide prevedibilmente la scelta del 1942 come anno prestabilito. Nel tentativo di emulare anche nel calcio l’Italia di Mussolini, la Germania nazista avanzò per prima la sua candidatura a ospitare il torneo, forte del grande successo delle Olimpiadi che stavano per concludersi. Ironicamente, sarebbe stato proprio il governo tedesco, circa tre anni più tardi, a rendere impossibile organizzare i Mondiali in qualsiasi parte del globo.

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La leggenda dei suicidi del Maracanazo

Il pomeriggio del 16 luglio 1950 è una data che resterà impressa per sempre nella storia del Brasile, uno di quei momenti che smentiscono tutti quelli che credono che lo sport non sia nulla più che un simpatico passatempo. Sarebbe dovuto essere il giorno di Ademir; finì con l’essere quello di Obdulio Varela, trascinatore della rimonta dell’Uruguay al Maracanã, nell’ultima decisiva sfida per il titolo mondiale. Rio de Janeiro era pronta a celebrare il primo trionfo iridato della Seleção, e invece la festa si mutò in tragedia, le masse festanti in disperati suicidi. Questo, almeno, quello che racconta la leggenda.

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Ti sia lieve la terra, Omolade

Mi viene da pensare che tutto iniziò lì, quel giorno del 2001 a Terni. È ovvio che non fu così, e ragionando a mente fredda ci si arriva: vengono in mente le scritte antisemite del 1989 contro Ronny Rosenthal a Udine, e poi il manichino nero impiccato dai due tifosi vestiti da membri del Ku Klux Klan, nel 1996 a Verona contro Maickel Ferrier. Eppure, l’episodio che coinvolse l’allora diciottenne Akeem Omolade durante quel Ternana-Treviso di Serie B fu un vero punto di svolta nel rapporto tra calcio italiano e razzismo. O meglio, un punto di non ritorno.

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Belfast 1958: Come si viene eliminati da un Mondiale

C’era un clima più teso del previsto, attorno alla partita. Non solo perché ci si giocava l’accesso al Mondiale – che, tutto sommato, era abbastanza alla portata degli Azzurri, primi nel girone – ma per come si era arrivati a quella partita. Si doveva giocare a inizio dicembre, ma la nebbia dell’inverno britannico aveva bloccato a Londra l’arbitro Zsolt: l’Italia si era opposta alla decisione di ricorrere a un direttore di gara nordirlandese, e l’ipotesi di rinvio di 24 ore era impossibile a causa dell’imminente giornata di First Division inglese, da disputarsi tre giorni dopo. Così, Irlanda del Nord – Italia era stata ricalendarizzata per il 15 gennaio 1958; particolare che aveva permesso agli ospiti di arrivare al match nelle migliori condizioni possibili, avendo già giocato in casa col Portogallo, vincendo e conquistando la testa del gruppo 8. Stava per iniziare così il disastro di Belfast.

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1978, boicottare un Mondiale

“L’Argentina si è trasformata in un mattatoio. Tecnica delle sparizioni: non ci sono prigionieri di cui qualcuno possa chiedere il rilascio, né martiri di cui doversi preoccupare. Tutti i giorni qualcuno viene ucciso senza processo o condanna.”

Eduardo Galeano, su Lotta Continua, 16 maggio 1978
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Che mai ci sia pace tra Argentina e Inghilterra

“Stai ammonendo solo noi. Solo noi.” Il lungagnone albiceleste col 10 sulle spalle lo ripete stentoreo, con tono polemico, ma tanto serve a poco: Rudolf Kreitlein – apprezzato sarto bavarese che però è pure un’ancor più apprezzato arbitro – non capisce una parola di spagnolo. Sa solo che quel tono ha un che di arrogante: il lungagnone lo fissa dall’alto in basso, con quei suoi occhi piccoli e torvi e quel nasone saccente. Così, Kreitlein gli dice di andarsene fuori. Sono passati 35 minuti dall’inizio della partita, e Argentina e Inghilterra stanno ancora sullo 0-0.

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Sogno al sapore di coca e caffé: Colombia 1986, il Mondiale mai giocato

“Colombia”. Il nome riecheggiò tra gli applausi poco convinti della sala: la FIFA aveva appena annunciato che, di lì a sedici anni, la Coppa del Mondo di calcio si sarebbe disputata in Colombia. Accadeva a Stoccolma, il 9 giugno 1974; quattro giorni più tardi, a Berlino Ovest, avrebbe preso il via il primo Mondiale tedesco della storia.

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Russia 2018: il multiculturalismo è realtà

“Sheguey, io sono nero, fresco, talentuoso come Paul Pogba.” – Gradur

È difficile trovare una parola che rappresenti meglio di tutte le altre lo zeitgeist della nostra epoca quanto “multiculturalismo”. Di per sé, non vuol dire granché: siamo tutti frutto dell’incontro di differenti culture e popoli che si sono avvicendati sul pianeta dagli albori della civiltà. Ma mai come oggi la società occidentale è divisa tra chi esalta il melting pot offerto dalle migrazioni, e chi invece rimprovera la dissoluzione delle vecchie identità nazionali. Non sono mancati quelli che hanno descritto la finale tra Francia e Croazia Continua a leggere “Russia 2018: il multiculturalismo è realtà”