Oltre le plusvalenze

La sentenza di venerdì sera sulla Juventus, penalizzata di 15 punti in classifica per il caso plusvalenze, può diventare uno spartiacque per il calcio italiano, costringendolo a venire a patti (finalmente) con le sue problematiche, o almeno con parte di esse. E invece, almeno a poche ore dalla notizia, il dibattito pubblico sembra orientato – come troppo di frequente accade – verso un’altra direzione, degradante per tutte le parti in causa, dai club ai tifosi. Ecco allora che questa vicenda assume i contorni dell’esempio ideale di un modo di dibattere e di pensare che, nel calcio ma non solo, sta avendo risultati culturali nefasti.

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La vera storia di Cristiano Ronaldo e della Palestina

“Un veto politico”. Così lo ha definito uno che di interferenze tra calcio e politica se ne intende parecchio, Recep Erdoğan. Parlando all’Università Atatürk di Erzurum a fine dicembre, il Presidente turco ha sostenuto che il Portogallo avrebbe tenuto in panchina Cristiano Ronaldo ai Mondiali in Qatar per la sua vicinanza alla causa palestinese. Non ha aggiunto altro, per cui non sappiamo da chi sarebbe venuto questo veto e perché avrebbe colpito il solo Ronaldo, mentre i giocatori marocchini hanno potuto mostrare la bandiera palestinese innumerevoli volte senza la minima ripercussione. E così questa sembra la solita sparata di un politico autoritario ma visceralmente appassionato di calcio, un mondo che però lo ha spesso respinto. Eppure a molti è suonato più di un campanello: Ronaldo, in effetti, sta notoriamente dalla parte dei palestinesi. Vero?

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Iniziò tutto con lui

Una delle domande che in questi anni mi sono state poste più spesso è perché ho iniziato a scrivere di calcio e politica. E ogni volta cerco di dare una spiegazione colta, un po’ intellettuale, parlando di storia o di attualità, citando episodi più o meno noti. Quando in realtà la vera risposta è più semplice, più emozionale e personale: ho iniziato a scrivere di calcio e politica grazie a Pelé. Certo, non c’è bisogno di ricordare come in realtà, politicamente, Pelé fosse molto ambiguo. Ma a volte la realtà non è tutto ciò che conta, specialmente quando sei un ragazzino e ti trovi davanti al televisore, e in tv danno Fuga per la vittoria.

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Il caso Portanova

Da qualche mese, uno dei temi che maggiormente ha fatto discutere sul profilo Twitter di Pallonate in Faccia è l’accusa di stupro ai danni di Manolo Portanova, 22enne centrocampista del Genoa. Il processo è ancora in atto, e la sentenza di primo grado dovrebbe arrivare il 6 dicembre (dopodiché probabilmente una delle parti ricorrerà in appello), ma il caso sta creando polemica anche per la decisione del Genoa di continuare a schierare il giocatore in campo, a differenza di quanto avvenuto in Inghilterra con i casi di Benjamin Mendy e Mason Greenwood. Molti dei discorsi fatti in merito a questo caso risentono innanzitutto di una mancanza di informazione su ciò che è successo. Per cui, proviamo a capire di cosa stiamo parlando e quali sono i fatti.

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Domande scottanti e risposte veloci su Qatar 2022

I Mondiali in Qatar sono iniziati da una settimana, e si è già fatto il pieno di polemiche (fortunatamente). Tuttavia dai confronti sui social sono emersi alcuni temi e domande che forse meritano una risposta, che ovviamente non è LA RISPOSTA – nel suo senso assoluto e definitivo – ma solo un’opinione del sottoscritto su quanto sta avvenendo e su legittimi dubbi o questioni attorno a Qatar 2022. Un tentativo di fare un ragionamento coerente in merito ad alcune critiche rivolte a chi – calciatori in primis, ma non solo – ha denunciato i problemi sociali del Qatar e del torneo.

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Com’è morto il calcio: riflessioni su “Fuori Gioco” di Bilal e Cauvin

Quando ti capita sotto gli occhi, il disegno di Enki Bilal ti evoca immancabilmente nella testa l’eco della pseudo-storia, di mondi alternativi, di favole malinconiche ricche di suggestioni esotiche. Che abbia realizzato un’opera sul calcio, è un regalo inaspettato e impensabile, e in effetti Fuori Gioco è un oggetto culturale ambiguo, poco noto eppure perversamente affascinante, come un Necronomicon del pallone. Perché poi è proprio di questo – di morte – che parla, ma adesso ci arriviamo. Scrivo “opera”, perché decisamente non è un fumetto; forse è un romanzo illustrato, ma di certo non è un graphic novel. È una contaminazione tra scritto e disegno, un prodotto pervasivo e occulto, un racconto di fantascienza socio-sportiva e un’ucronia psicotica e pessimistica da fine Millennio (è stato pubblicato nel 2000, non a caso). Una storia sul tramonto del calcio che parla del domani, ma come tutta la migliore fantascienza racconta dell’oggi o, quando proprio ci va male, dello ieri.

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Il Monza è l’arma elettorale di Berlusconi

Ad agosto, attraversare una stazione ferroviaria significava immancabilmente imbattersi in video dal retrogusto 1994, in cui sventolava il tricolore di Forza Italia e un quasi giovane Silvio Berlusconi ci sorrideva, incantato dalle note dell’inno del suo partito. Un salto indietro nel tempo, che accompagnava quello che è di fatto il grande ritorno alla politica del Cavaliere; non che l’abbia mai abbandonata, ma a causa della legge Severino non gli era stato possibile candidarsi nel 2018, interrompendo così circa vent’anni di presenza ininterrotta in parlamento.

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La campagna elettorale si è fatta calciomercato

Poco prima di mezzogiorno dell’11 agosto, l’Ansa metteva online un tweet folgorante, che in un raro impeto di follia cronachistica riusciva a cogliere splendidamente lo zeitgeist e concentrarlo in una manciata di caratteri: “Elezioni 2022, Renzi-Calenda: accordo definito, a breve l’annuncio”. Dieci parole appena, un messaggio telegrafico che, forse senza volerlo, ripeteva gli stilemi di un linguaggio che con la politica non ha (non avrebbe?) niente a che fare, ma che arriva direttamente dal calciomercato. Basta togliere “elezioni” e sostituire i due nomi con quelli di un calciatore e di un club per rendersi conto di come le due notizie siano identiche. D’altronde, con la caduta del governo Draghi a fine luglio e le elezioni piazzate straordinariamente a fine settembre, campagna elettorale e campagna acquisti sono andate per la prima volta a sovrapporsi, generando non poca confusione nei media.

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L’amicizia con Mbappé si è rivolta contro Macron

Nei giorni che precedevano il ballottaggio delle presidenziali in Francia, la stampa locale ha svelato il retroscena dell’amicizia tra il Presidente in carica Emmanuel Macron e Kylian Mbappé, il più famoso calciatore francese in attività. Subito si è iniziato a dire che questa notizia fosse stata fatta volontariamente trapelare dall’ufficio stampa di Macron per attirare un po’ di voti in vista della sfida contro Marine Le Pen, che già aveva sconfitto nel 2017. E se questo era lo scopo, possiamo tranquillamente dire che ha funzionato, dato che Macron si era riconfermato prendendo il 58,5% dei voti (anche se erano molti meno rispetto a cinque anni prima). Poi però dev’essere successo qualcosa, perché appena due mesi dopo, alle elezioni legislative, il partito del Presidente ha perso 63 seggi, mentre quello di Le Pen è balzato da 8 a 89.

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