La guerra di Osvaldo

Un giorno, durante un Leicester City – Tottenham, i tifosi delle Foxes iniziarono a urlare “England! England!” rivolti a due avversari, Osvaldo Ardiles e Ricardo Villa. I rivali, per tutta risposta, presero le difese dei loro beniamini sudamericani cantando “Argentina! Argentina!”. Letta così, senza contesto, questa storia sembra avere ben poco senso, se non per un vago istinto xenofobo degli inglesi, all’epoca per nulla abituati agli stranieri nel proprio campionato. Ma la verità è che la mattina del giorno precedente alla partita, il 2 aprile 1982, truppe argentine avevano invaso le isole Falkland, espellendo il governatore e assumendo il controllo dell’arcipelago.

Per essere un mucchio di isole scarsamente abitate e con poche risorse strategiche, le Falkland hanno avuto una storia molto complicata e sono state spesso motivo di contendere tra vari Paesi. I britannici le occuparono stabilmente nel 1833, popolandole in particolare con l’afflusso di coloni scozzesi. Ma l’Argentina, che le chiama Malvinas, le ha sempre ritenute un proprio territorio occupato da una potenza europea, e nel 1965 l’ONU aveva riconosciuto la questione come una disputa coloniale. Sebbene l’affare Falkland-Malvinas non fosse mai stato realmente un problema, in Argentina animava un sentimento patriottico latente nella popolazione, e il generale Leopoldo Galtieri, capo della giunta militare dalla fine del 1981, aveva deciso che la riconquista delle isole potesse essere lo stratagemma migliore per distogliere la popolazione dalla crisi economica e risollevare la popolarità dei militari. Galtieri aveva scommesso che la Prima Ministra britannica Margareth Thatcher non avrebbe difeso a dovere un avamposto così lontano e di importanza molto relativa, ma ovviamente aveva capito poco di che persona fosse Thatcher.

L’altro antefatto di questa vicenda riguarda Osvaldo César Ardiles e Ricardo Julio Villa. Entrambi centrocampisti di ottimo valore (anche se Ardiles era indubbiamente una tacca sopra a Villa), erano stati stelle del calcio argentino con i loro club, rispettivamente Huracán e Racing Club, e campioni del mondo nel 1978, torneo dopo il quale avevano compiuto uno storico trasferimento in Europa al Tottenham, diventando i primi stranieri della First Division dalla chiusura frontiere del 1930. Il Tottenham puntava moltissimo su di loro per tornare ai fasti di un tempo: non vinceva un titolo dalla League Cup del 1973 e lo scudetto mancava addirittura dal 1961; nel 1974 si era chiuso il leggendario ciclo di Bill Nicholson, allenatore degli Spurs fin dal 1958, e il club londinese era addirittura retrocesso l’anno prima dell’arrivo del duo argentino. Ora la panchina era occupata dal giovane Keith Burkinshaw e in campo si era ormai affermato il promettente Glenn Hoddle. Il nuovo Tottenham, trascinato da Ardiles, tornò al successo proprio nei primissimi anni Ottanta, conquistando la FA Cup del 1981; Ossie divenne l’idolo incontrastato della tifoseria, al punto da ritrovarsi con una canzone dedicata.

Era uno dei migliori giocatori al mondo, un centrocampista dall’incredibile tecnica, capace di guidare tutto il gioco offensivo della sua squadra. In Inghilterra la sua fama era sconfinata: era divenuto un personaggio di culto, molto più di uno sportivo, anche grazie al ruolo nel film del 1981 Fuga per la vittoria, accanto a Sylvester Stallone, Michael Caine e Pelé. Proveniva da un’agiata famiglia di Córdoba, era figlio di un avvocato di successo e aveva sempre saputo gestire calcio e studi con profitto; insomma, era molto lontano dallo stereotipo del calciatore sudamericano. Era uno che non parlava mai di politica, ma il suo background era quello dell’alta-borghesia conservatrice, non a caso Ossie aveva svolto regolarmente il servizio militare ai tempi in cui giocava per l’Instituto de Córdoba e aveva anche un cugino che faceva il pilota nell’aviazione. La cosa non passò inosservata alla stampa britannica, e mentre la tensione tra Regno Unito e Argentina cresceva, a inizio primavera del 1982, un tabloid titolò a caratteri cubitali “Ossie va alla guerra!”, sostenendo che il centrocampista avrebbe potuto essere richiamato a cambattere ed era un pericolo per la sicurezza del Paese.

La reazione della stampa scandalistica britannica.

I tifosi del Tottenham lo avevano sempre difeso dalle illazioni della stampa: un giorno, allo stadio esposero uno striscione che recitava “L’Argentina si può tenere le Falkland, noi ci teniamo Ossie!”. Un amore riproposto anche in occasione di quella famosa sfida contro il Leicester, il giorno dopo lo scoppio della guerra, ma che non bastò a placare i media. I giornalisti gli chiesero quale fosse la sua posizione sul conflitto, e Ardiles cercò di dare la risposta più equilibrata che poteva: “Quello che sta succedendo è orribile. Però sono argentino e sostengo l’Argentina e il mio popolo. Vivo in Inghilterra con la mia famiglia, però non posso negare che le Malvinas siano argentine”. Per un uomo di quasi 30 anni cresciuto in un ambiente abbastanza conservatore e patriottico, era difficile essere più ragionevoli di così, e d’altronde Ardiles era una stella dell’Albiceleste che due mesi dopo avrebbe difeso il titolo mondiale in Spagna: mettersi contro il proprio popolo e il proprio governo era impensabile. Ma il punto di vista britannico sulla faccenda era, altrettanto comprensibilmente, molto diverso: il Regno Unito era un Paese democratico aggredito a tradimento da un regime fascista, e aveva diritto a difendersi.

A quel punto, il Tottenham convenne con il giocatore che fosse il caso di prendersi una pausa e lasciar calmare le acque: Ardiles fece le valigie e tornò in Argentina per allenarsi con tranquillità in vista dei Mondiali. Villa non ebbe lo stesso problema: meno forte e celebre del compagno, era dalla fine del torneo iridato di quattro anni prima che non indossava più la maglia della Nazionale, e inoltre il secondo passaporto italiano lo metteva al riparo dalle stesse polemiche. Aveva anche saputo non sbilanciarsi sul conflitto, evitando di rilasciare dichiarazioni a riguardo. La differenza tra lui e Ardiles non era solo tecnica, ma anche culturale: Villa veniva da una cittadina di campagna fuori Buenos Aires, Roque Pérez, ed era cresciuto in una famiglia più modesta; pure lui all’epoca non parlava molto di politica, ma successivamente si sarebbe rivelato uno dei primi giocatori della Nazionale del 1978 a parlare criticamente del Mondiale casalingo e a incontrare di persona le madri di Plaza de Mayo. Il suo attaccamento alla folle guerra di Galtieri era probabilmente meno forte rispetto al collega. Nel frattempo, il 1° maggio, José Leonidas Ardiles, il cugino aviatore di Ossie, moriva abbattuto dai britannici.

Una settimana dopo, pur non sapendo esattamente cosa fosse successo al cugino – gli era stato detto solo che era disperso – Ardiles presenziò al programma tv Las 24 horas por Malvinas, pensato appositamente per fare propaganda a favore del conflitto. Nonostante questo, anche in Argentina la stampa lo tormentava, facendo insinuazioni sulla sua effettiva fedeltà alla nazione e sul suo futuro al Tottenham. In questo clima, Ardiles arrivò ai Mondiali in Spagna confuso e stressato e non riuscì a lasciare il segno come avrebbe potuto. L’Argentina esordì il 13 giugno con una clamorosa sconfitta contro il Belgio: a quel punto, la guerra nelle Falkland-Malvinas era ormai finita, tanto che la pace sarebbe stata firmata il giorno seguente, dopo che il Paese sudamericano ebbe pagato un tributo di 649 morti, 1.068 feriti e oltre 11.000 prigionieri. L’Albiceleste superò il primo girone, ma venne fermata in quello successivo, sconfitta sia dall’Italia che dal Brasile.

Dopo il Mondiale, fu chiaro che un ritorno in Inghilterra sarebbe stato prematuro: non lo volevano i tifosi inglesi, non lo voleva il Tottenham e non lo voleva Ardiles stesso. La soluzione fu un prestito all’estero, al Paris Saint-Germain, ambizioso club francese che aveva appena vinto la Coppa di Francia e che in rosa aveva due geni assoluti come Safet Sušić e Dominique Rocheteau. L’avventura nel nuovo campionato seguì però la falsariga dell’anonimo Mondiale di Spagna: Ossie era fuori posto, mentalmente distrutto dalla perdita di un parente e per la campagna d’odio montata contro di lui nei due Paesi che riteneva le sue due case. Passò dal PSG quasi senza lasciare traccia, e lui stesso, anni dopo, avrebbe confermato che quella stagione fu in assoluto la peggiore della sua carriera. Nell’estate del 1983, la guerra delle Falkland era ormai stata dimenticata nel Regno Unito, e il Tottenham pensò fosse giunto il momento di riportarlo in squadra.

La Nazionale dell’Argentina in vista dei Mondiali del 1982 posa con il cartello “Le Malvinas sono argentine”. Ardiles è il quarto seduto da sinistra; in Spagna, segnerà un solo gol, quello del 4-1 all’Ungheria nel primo girone eliminatorio.

A White Heart Lane, Ardiles era ancora molto amato, ma gli ci volle tempo per recuperare la forma, mentale prima ancora che fisica. Aveva superato i 30 anni ed era passato per un periodo veramente complicato; il pessimo Mondiale del 1982, con il seguente avvicendamento in panchina tra Menotti e Bilardo, aveva posto fine alla sua esperienza in Nazionale. Le prime due stagioni dal ritorno a Londra furono le più complicate, sebbene il Tottenham riuscì a vincere la Coppa UEFA nel 1983: Ossie giocò appena pochi minuti della finale di ritorno, venendo poi escluso dalla lotteria dei rigori.

Nel frattempo, nel dicembre del 1983 la giunta militare argentina, pressata dalle madri di Plaza de Mayo e dalle conseguenze della guerra nelle Malvinas sull’opinione pubblica, aveva dovuto concedere libere elezioni, vinte dal socialdemocratico Raúl Ricardo Alfonsín della Unión Cívica Radical, il partito sostenuto da Ricardo Villa. L’altro argentino del Tottenham aveva lasciato Londra pochi mesi prima, trasferendosi negli Stati Uniti, ma col ritorno della democrazia in Argentina avrebbe presto fatto ritorno in patria, andando a chiudere la carriera nel Defensa y Justicia. Ardiles, invece, non tornò mai da giocatore nel Paese in cui era nato e cresciuto: rimase al Tottenham fino al 1988, restando in Inghilterra fino al 1991 con squadre minori, per poi intraprendere la carriera da allenatore.

“La politica è la cosa più dignitosa che c’è in democrazia” dichiarerà anni dopo Ricardo Villa, impegnato a livello locale con la UCR. Lui e Ardiles si sono ritrovati nel 2014 alle Malvinas per un documentario di ESPN sulla loro strana avventura; in quell’occasione, Ossie disse: “La guerra non serve assolutamente a nulla, solo per dividere le persone”.

Fonti

ANDROSZCZUK Lautaro, PSG, la salvación de Ardiles en medio del fuego cruzado por Malvinas, TyC Sports

BROTÓNS Pablo, Las Malvinas o la pesadilla de ‘Ossie’ Ardiles, Marca

TAMAGNI Roi, Las dramáticas decisiones que debió tomar Osvaldo Ardiles durante la Guerra de Malvinas y la historia de su primo Pepe, derribado por un avión inglés, Infobae

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