“Il regime totalitario del Partito Comunista Cinese è responsabile di orribili crimini contro l’umanità” diceva, in un video pubblicato su YouTube, Hao Haidong. Parole come le sue non erano di certo una novità, considerato il considerevole numero di dissidenti politici del governo cinese, ma avevano una particolarità: non era mai successo che una figura di primo piano dello sport in Cina arrivasse ad attaccare in maniera diretta il Partito. Il momento scelto era anche piuttosto rilevante: il 4 giugno 2020 cadeva il 31° anniversario della repressione della protesta di Piazza Tienanmen. Il governo di Xi Jinping si trovava nell’occhio del ciclone anche per altri due motivi: le misure restrittive contro la pandemia del Covid-19, che stavano creando grande malcontento tra la popolazione, e la stretta contro le proteste di Hong Kong, che avevano avuto un’eco internazionale.

Hao aveva 50 anni ed era da qualche anno lontano dalle cronache sportive, ma in Cina tutti lo ricordavano come uno dei più amati calciatori della storia del paese. Nato a Qingdao, un’importante città portuale sul Mar Giallo, era stato un’icona del calcio cinese tra gli anni Novanta e Duemila, partecipando allo storico Mondiale del 2002 con indosso la maglia numero 10 della Nazionale. La sua carriera era partita nel 1986 con il Bayi Football Team, la squadra dell’Esercito Popolare di Liberazione, dove si era messo in mostra come il maggiore talento del paese. Nel 1997, in cerca di uno stipendio migliore e di un club più competitivo, si era trasferito al Dalian Wanda, la squadra più potente della Cina, di proprietà del ricco immobiliarista Wang Jianlin. Wang era uno degli imprenditori rampanti che si stavano facendo largo nella nuova economia cinese ideata da Deng Xiaoping, e non stava badando a spese per imporsi nel calcio.

Il Dalian era costruito su un blocco di giocatori svedesi, tra cui anche tre ex della Nazionale (Stefan Lindqvist, Niclas Nylén e Jens Fjellström), a cui Hao Haidong era andato ad aggiungersi come principale terminale offensivo, in virtù di un investimento da record: 2,2 milioni di yuan. Nel 1998 aveva poi conquistato il premio come Calciatore cinese dell’anno, e nel suo fortunato periodo al Dalian Wanda (dal 2000, Dalian Shide, in seguito all’acquisto del club da parte del potente miliardario Xu Ming) Hao aveva vinto anche cinque campionati nazionali, una Coppa e tre Supercoppe cinesi, oltre a tre titoli di capocannoniere. La squadra si era imposta come la dominatrice del calcio cinese e una potenza a livello continentale, raggiungendo la finale dell’Asian Club Championship, il corrispettivo asiatico della UEFA Champions League, nel 1998, perdendo ai rigori contro i sudcoreani del Pohang Steelers. Nel 2001, il Dalian Shide aveva poi perso la finale della Coppa delle Coppe asiatica contro i sauditi dell’Al-Shabab.

La sua prolificità come attaccante lo aveva reso estremamente popolare, valendogli il soprannome di “Alan Shearer cinese”. Hao Haidong era una tale icona, nel suo paese, da ricevere uno stipendio fuori scala rispetto ai suoi colleghi e connazionali, cosa che gli permise di trascorrere praticamente tutta la carriera in Cina, a differenza di giocatori talentuosi ma meno iconici di lui, come Sun Jihai e Fan Zhiyi, che nel 1998 si erano trasferiti in Inghilterra. Solo nel gennaio 2005, infatti, gli venne concesso di lasciare la Cina, andando a chiudere la carriera con un’esperienza in Europa. Firmò con lo Sheffield United, ma a causa di problemi fisici non riuscì a giocare più di una partita ufficiale con il club inglese. Quando, a 36 anni, appese gli scarpini al chiodo, deteneva il record di gol con la Nazionale cinese e uno stato di star assoluta, dovuto anche al suo celebre temperamento ribelle. Nel 1994 era stato squalificato per sei mesi a causa di una rissa in campo con Craig Allardyce, difensore del Guangdong Winnerway. Nel 1998 aveva ricevuto una multa e due partite di sospensione per un altro comportamento violento nei confronti di un avversario, e in seguito addirittura un anno di squalifica dalla AFC per aver sputato addosso a un arbitro durante un match internazionale.

Hao Haidong Cina Brasile Mondiali 2002
Hao Haidong si destreggia tra i giocatori del Brasile, nella sfida del girone del Mondiale del 2002, sfida dalla Seleção per 4-0.

Insomma, che Hao Haidong fosse un atleta fuori dagli schemi e refrattario alla disciplina, era cosa nota. Il suo talento gli aveva permesso di avere una florida carriera nonostante fosse ben lontano dall’essere un modello di cittadino: i suoi gol lo avevano reso intoccabile anche da parte del Partito Comunista Cinese. Non si era però mai espresso sulla politica, e nessuno si aspettava un’uscita come quella del 2020. Nel frattempo, Hao si era trasferito a vivere da qualche anno in Spagna, dalle parti di Málaga, e aveva sposato un’altra nota ex atleta cinese, Ye Zhaoying, che negli anni Novanta era stata una delle migliori giocatrici di badminton al mondo. Il trasferimento in Spagna era stato motivato probabilmente dal desiderio di Hao di stare accanto al figlio Runze Hao, avuto da una precedente unione: di ruolo difensore, Runze aveva iniziato a giocare in Europa fin da giovanissimo, prima all’Albacete e poi al Lokomotiva Zagabria. Nel 2017 era infine approdato a Recreativo Granada, la seconda squadra del Granada CF, di proprietà dell’imprenditore cinese Jiang Lizhang.

Durante gli anni in Occidente, Hao e Ye erano entrati in contatto con l’imprenditore e dissidente Guo Wengui: era sul canale YouTube di quest’ultimo, infatti, che era stato pubblicato il video del 4 giugno 2020. Guo aveva fatto i soldi, come la maggior parte dei tycoon cinesi, grazie al settore edilizio, ma nel 2014 aveva lasciato il paese ed era andato in esilio a New York per sfuggire all’ondata di arresti dovuti alle nuove politiche anticorruzione di Xi Jinping. Negli Stati Uniti era diventato poi abbastanza celebre grazie alle sue feroci critiche al Partito Comunista pubblicate sui social network, che ne avevano fatto uno dei dissidenti cinesi più conosciuti in America. In questo modo, Guo aveva stretto un’importante collaborazione con Steve Bannon, discusso propagandista di estrema destra, probabilmente conosciuto per tramite di Donald Trump, assieme a cui Guo aveva investito in passato nel resort di Mar-a-Lago, in Florida, e nel Mark’s Club di Mayfair, a Londra.

Il giorno prima del video di Hao Haidong, Guo e Bannon avevano lanciato un movimento chiamato Nuovo Stato Federale della Cina, un progetto politico per rovesciare il governo comunista di Pechino. Tra i fondatori dell’iniziativa c’erano alcuni dissidenti politici che si autoproclamarono “governo cinese in esilio”: Hao, nel suo video, aveva appoggiato apertamente il progetto, e pochi giorni dopo aveva ribadito la propria posizione in un secondo video assieme alla moglie, definendo il Partito Comunista Cinese “un’organizzazione terrorista”. Le autorità di Pechino, attraverso il portavoce del Ministero degli Esteri Geng Shuang, si erano rifiutate di commentare ufficialmente la vicenda, definendola semplicemente “assurda”, ma non avevano certo ignorato l’accaduto. I profili di Hao e Ye sul social media Weibo erano stati cancellati, e lo stesso era avvenuto con le loro schede sui principali portali sportivi del paese. Runze Hao era stato improvvisamente licenziato dal Radnički Niš, il club serbo in cui giocava all’epoca, dando adito a speculazioni su pressioni dalla Cina, che erano state però smentite dalla società.

Colpiti dalla damnatio memoriae in patria, Hao e Ye attirarono subito l’attenzione dei media occidentali: la storia della coppia di star dello sport che si era ribellata al regime era troppo ghiotta per essere ignorata. “Ci sono molte persone che la pensano come noi, ma non osano parlare apertamente all’interno del paese”, dichiaravano il 10 giugno, in un’intervista al Wall Street Journal. “Siamo contro il Partito Comunista, non contro il popolo cinese”, aggiungevano sei giorni più tardi, intervistati dal quotidiano spagnolo conservatore El Mundo. Entrambi dissero di aver subito abusi da parte del regime: Hao raccontò che il Partito aveva limitato la sua carriera, costringendolo a rinunciare a un trasferimento al Peñarol, in Uruguay, nel 1995. Molto più dura era l’accusa di Ye, che sarebbe stata obbligata a perdere la semifinale dei Giochi Olimpici di Sydney contro la connazionale Gong Zhichao. Aggiunsero pure che il governo cinese aveva volutamente lasciato che il Covid-19 si diffondesse nel mondo, e di avere “prove concrete” che il virus fosse stato creato in un laboratorio di Wuhan. Nessuna di queste prove, però, è mai stata resa pubblica, e l’ipotesi non è mai stata ritenuta particolarmente plausibile dalla comunità scientifica.

Hao Haidong e Ye Zhaoying 2020
Ye Zhaoying e Hao Haidong, nel loro video di denuncia su YouTube.

L’improvvisa fama politica di Hao Haidong, però, durò solamente poche settimane, così come il progetto del Nuovo Stato Federale della Cina. Il movimento creato da Guo Wengui non fu mai particolarmente popolare, e anzi fu guardato con sospetto anche da buona parte dei principali dissidenti cinesi. Fin da subito, l’organizzazione era sembrata un’operazione di propaganda della destra statunitense, per via della presenza di Bannon tra i fondatori, ma anche per il sostegno economico ricevuto dallo speculatore Kyle Brass, anche lui vicino a Trump. In più, il collante principale del progetto sembrava essere, più che la denuncia delle violazioni dei diritti umani in Cina, la condivisione di teorie cospirazioniste sul Covid-19 e sulle responsabilità del governo di Pechino. Una volta superata la pandemia, la visibilità del Nuovo Stato Federale della Cina diminuì drasticamente.

Ad oggi, non è chiaro se il movimento sia effettivamente ancora attivo, e molto dipende anche dal declino di Guo. Nel 2023 è stato arrestato a New York per le accuse di frode e riciclaggio di denaro: un anno dopo è stato condannato per aver truffato i suoi follower online per un miliardo di dollari. Rischia l’estradizione in Cina, dove è ricercato per vari crimini finanziari e di corruzione: la sua speranza è che Trump possa salvarlo, come già aveva fatto nel 2017, quando ci fu la prima richiesta di estradizione da Pechino. Hao Haidong e Ye Zhaoying non si sono più esposti pubblicamente dall’estate del 2020, e secondo alcune informazioni vivono ancora nel Sud della Spagna. Runze Hao non è più tornato a giocare a calcio dopo aver lasciato la Serbia e non ha mai spiegato i motivi del suo prematuro ritiro, avvenuto a soli 23 anni d’età.

Fonti

A Chinese soccer legend has called for the downfall of the Communist Party in shock videos, CNN

CARRIÓN Francisco, El ‘yo acuso’ del futbolista Haidong: “China quería que el virus se propagara. Ha engañado al mundo”, El Mundo

CHUN Han Wong, Chinese Sporting Power Couple Issues Rare Rebuke of Ruling Communist Party, The Wall Street Journal

WHITE Jonathan, Hao Haidong’s son sacked by Serbian club Radnicki Nis after ‘pressure from Beijing’, South China Morning Post

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