C’era un trotskista al Saint-Étienne

“Spero di non lasciare alcun ricordo. Non m’importa dell’immagine che resterà di me.”

Dominique Rocheteau

Il risultato sarebbe già clamoroso così: la Dinamo Kiev di Lobanovski e del Pallone d’Oro Oleh Blochin, da tutti ritenuta una delle favorite per la vittoria della Coppa dei Campioni, è sotto 2-0 al Guichard di Saint-Étienne, e con un altro gol saluterebbe la competizione ai quarti di finale. A sette minuti dalla fine del primo tempo supplementare, Jacques Santini scende sulla destra e serve in profondità Patrick Revelli, che con un dribbling impensabile manda a pascolare Fomenko, mette in mezzo giusto sui piedi di un ragazzino capelluto in maglia numero 7, che insacca e apre le porte della storia ai Verts.

Di Dominique Rocheteau si parlava già da un po’, per la verità. 21 anni compiuti qualche mese prima, a novembre era stato il trascinatore dell’impresa di Ibrox, con il Saint-Étienne capace di espugnare la casa dei Glasgow Rangers grazie a una brillante prestazione (un gol e un assist) dell’ala destra aquitana. A scoprirlo era stato il grande Albert Batteaux, che lo aveva portato sulle rive della Loira nel 1971; ma un anno dopo l’allenatore si era dimesso, lasciando la panchina al giovane discepolo Robert Herbin, che aveva subito promosso in prima squadra alcuni dei ragazzi del settore giovanile. Rocheteau era indubbiamente il più promettente del gruppo, ma a causa di diversi infortuni aveva giocato solo a intermittenza.

Gli osservatori del Saint-Étienne lo avevano pescato a La Rochelle, città portuale sull’Atlantico dove il ragazzo muoveva i primi passi nella squadra locale, dividendosi tra qui e il paese di Étaules, dove la famiglia possedeva da sempre un piccolo allevamento di ostriche. Il dipartimento della Charente-Maritime è un feudo del centrodestra gollista, ma la famiglia Rocheteau è di tradizione comunista: quando scoppia il Sessantotto, Dominique ha 13 anni, e la sua sensibilità politica matura in questo contesto culturale. Trasferitosi a Saint-Étienne, si avvicina all’estrema sinistra trotskista, quella del comunismo internazionalista; negli spogliatoi, i suoi compagni di squadra lo vedono arrivare con il giornale Rouge sottomano.

Si tratta di un breve foglio autoprodotto che fa capo alla neonata Ligue Comuniste Révolutionnaire, il partito anti-stalinista e ambientalista capeggiato da Alain Krivine, un 33enne intelletuale parigino di origine ebreo-ucraina, che era stato tra i protagonisti del Maggio francese. Alle presidenziali del 1974, il 19enne Rocheteau vota per loro, anche se poi vincono i liberali di Valéry Giscard d’Estaigne (primo partito di Francia, però, sono i socialisti di Mitterand) e la LCR prende solo lo 0,37%, cioè 23.000 voti circa. Tre anni dopo, però, alle elezioni comunali di Saint-Étienne, i trotskisti guidati dalla leader locale Sigrid Duraj arrivano al 3,2% (oltre 2.000 voti), ottenendo uno dei migliori risultati della loro storia.

Tra il 1971 e il 1980, Dominique Rocheteau gioca 197 partite con il Saint-Étienne, segnando 57 reti, e vince tre campionati e una Coppa di Francia.

Gli anni Settanta sono l’epoca d’oro dell’impegno politico dei giovani, e sono anche l’epoca d’oro del Saint-Étienne: torna a vincere il campionato nel 1974 e nel 1975, nello stesso anno raggiunge la semifinale di Coppa dei Campioni, perdendola contro il Bayern Monaco, rivince il titolo nazionale nel 1976 e conquista la finale europea, venendo nuovamente sconfitto dai tedeschi. I Verts diventano la più importante squadra francese dai tempi del mitico Stade Reims, e Rocheteau non può fare a meno di pensare che suo padre avrebbe potuto giocarci, in quella squadra, se non avesse scelto di restare a Étaules a pensare alle sue ostriche, preferendo il dilettantismo al professionismo. È anche questo esempio paterno che gli fa dire, un giorno, che lui non gioca per i soldi, e che forse giocherebbe anche se non lo pagassero affatto.

È un personaggio insolito, nel calcio francese del suo tempo. Capelli lunghi, note tendenze politiche, appassionato di musica rock, quasi un George Best transalpino, solo che invece di bere e fare festa nel tempo libero Rocheteau legge: Bakunin, Proudhon, e ovviamente Krivine. Il soprannome che gli danno i tifosi, l’Ange Vert (l’Angelo Verde), non rende giustizia al suo personaggio: è un anticonformista e un ribelle fuori e dentro il campo, refrattario agli schemi tattici. Nel 4-3-3 di Herbin parte da ala destra, ma poi si fa trascinare verso il centro, diventando un trequartista alle spalle di Hervé Revelli: va dove lo chiama il pallone.

Nel 1978, la Francia torna a disputare un torneo internazionale per la prima volta dal 1966, ma nel paese è forte la polemica contro la dittatura argentina, con tanti intellettuali che prendono posizione contro il Mondiale. Rocheteau, uno dei giocatori più rappresentativi della squadra nonostante abbia solo 23 anni, è critico verso il torneo, ma non rifiuta la convocazione; organizza però un incontro tra la Nazionale e Bernard-Henry Lévy, per spiegare cosa sta succedendo in Argentina e convincere i colleghi almeno a indossare una fascia nera al braccio nell’esordio del torneo, che vedrà i Bleus contrapposti proprio all’Albiceleste. Alla riunione si presentano solo in tre, e la protesta salta.

Col decennio, finisce anche un’epoca. La rivoluzione giovanile si va spegnendo lentamente e sta per sfociare nell’apatia degli anni Ottanta. Anche il Saint-Étienne cambia: la politica del settore giovanile viene ritenuta poco vantaggiosa per un club che vuole essere stabilmente tra i grandi d’Europa, così si inizia a investire in acquisti di grande prestigio, come Jacques Zimako e Johnny Rep del Bastia, Bernard Lacombe del Lione e Michel Platini del Nancy. Sempre perseguitato dagli infortuni, Rocheteau non viene più ritenuto intoccabile, e nel 1980 si trasferisce al Paris Saint-Germain, dove si trasformerà in un eccezionale goleador. Il suo clamoroso trasferimento a Parigi verrà annunciato in esclusiva sulle pagine di Rouge, e questo sarà anche uno degli ultimi colpi della LCR. Pur rimandendo di sinistra, nella sua valigia per i Mondiali del 1986 Rocheteau non si porterà più dietro Bakunin e Krivine, ma L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kunder e Tenera è la notte di Francis Scott Fitzgerald.

Al Paris Saint-Germain, Rocheteau trascorre gli anni dal 1980 al 1987: 255 partite e 100 gol, conquistando un campionato e due Coppe di Francia. Chiuderà poi la carriera nel 1989 al Tolosa.

Anche se gioca ancora in Nazionale (scampoli di partite, sullo sfondo del titolo europeo del 1984 e del terzo posto mondiale del 1986), Rocheteau è ormai solo il vice di Platini, e anche questo ha un qualcosa di simbolico: se l’Ange Vert rappresenta in pieno il calciatore-politico degli anni Settanta, engagè e schierato, Platini è un calciatore-politico di nuova generazione, uomo-immagine super partes che, come si scoprirà una volta ritirato, nella politica vede una carriera. Il Rocheteau della nuova decade sostiene tiepidamente il governo di Mitterand – d’altronde supportato anche dalla LCR, che lo ritiene il frutto maturo del Sessantotto – ma pian piano diventa sempre più indipendente e distante. Infatti, si rifiuterà di appoggiare pubblicamente Lionel Jospin, che con Mitterand era stato ministro, alle presidenziali del 2002.

Oggi la LCR è confluita nel Nouveau Parti Anticapitaliste, ma Dominique Rocheteau non sta più lì. Lo si vede piuttosto chiacchierare con Daniel Cohn-Bendit, altro reduce del Sessantotto: anche lontano dal Saint-Étienne, Rocheteau è rimasto “verde”, e dal trotskismo s’è spostato verso l’ecologismo, seguendo una delle correnti evolutive della sinistra dei suoi anni giovanili. “Mi definirei un umanista, ma è una parola grossa. Oggi mi sento sempre più ambientalista” dice a Le Parisien. Ma dice anche di essere contro la nostalgia – sempre più imperante nel mondo, del calcio e non solo – seppur non contro il passato, per chi riesce a cogliere la differenza. “Sono sempre accanto ai giovani, non posso essere nostalgico. Preferisco guardare sempre avanti. Anche se ho avuto dei bei momenti, mi sembra di essere più felice adesso che in passato”.

Fonti

CHAMI Lionel, Dominique Rocheteau : “Je suis encore plus heureux aujourd’hui”, Le Parisien

DELY Renaud, Qu’ell était vert, ma palouse, Libération

MORGANTI Davide, Dominique Rocheteau, il calcio come azione sociale, QuattroTreTre

STEHLI Jean-Sébastien, “Dans le foot, j’étais une bête curieuse”, L’Express

1 commento su “C’era un trotskista al Saint-Étienne”

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