Puntare sui giovani fa la differenza

Prima di affrontare l’Italia negli spareggi per il Mondiale 2018 (e poi anche dopo), la stampa e il pubblico hanno insistito nel definire la Svezia una squadra scarsa. Una squadra scarsa non avrebbe tenuto in scacco la Germania, non avrebbe travolto il Messico, arrivando prima in quel girone, e non si troverebbe ora ai quarti di finale del Mondiale. L’ultima apparizione della Svezia risaliva al 2006, e il risultato di Russia 2018 è il migliore dal 1994 (quando arrivò terza) e il quinto migliore della storia degli Scandinavi.

Il successo della Svezia, benché orfana di Ibrahimovic, non avrebbe dovuto suonare del tutto incomprensibile all’esperto di calcio, però. Solo tre anni fa, gli scandinavi sollevavano il trofeo continentale Under21; da quella nazionale è uscita di fatto la spina dorsale della squadra che ha eliminato gli Azzurri, i tedeschi e gli svizzeri: Victor Lindelof, Filip Helander, Ludwig Augustinsson, Oscar Hiljemark, John Guidetti e Isaac Kiese Thelin. Un’altra parte decisiva della Svezia di Russia 2018 proviene invece dal team che arrivò in semifinale all’Europeo Under21 del 2009: si tratta dei difensori Mikael Lustig e Martin Olsson, del centrocampista Gustav Svensson, e delle punte Ola Toivonen e Marcus Berg (che nel 2009 fu pure nominato miglior giocatore del torneo).  E pensare che in finale sconfissero il Portogallo, da cui sono usciti tre dei giocatori simbolo del clamoroso successo dei lusitani agli Europei maggiori del 2016: Raphael Guerreiro, William Carvalho e Joao Mario, a cui si aggiunge il meno noto Rafa Silva (e a cui quest’anno in Russia si è unito Bernardo Silva).

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William Carvalho, mediano dello Sporting Lisbona, 23 anni quando è stato nominato miglior giocatore degli Europei Under21 nel 2015, dove il Portogallo arrivò fino alla finale.

Il senso di questa storia dovrebbe essere chiaro: avere giovani validi fa la differenza anche con le nazionali maggiori. Sebbene non sia una regola infallibile, le nazionali Under21 che hanno ottenuto importanti successi si sono poi confermate anche a livello di prima squadra: 11 nazionali giovanili vincitrici del titolo europeo (su 21 tornei disputati) hanno poi ottenuto importanti risultati con la nazionale maggiore.

Noi italiani dovremmo saperlo meglio di tutti, dato che i nostri successi tra il 1990 e il 2006 portano il marchio dell’Under21. Dalla squadra del 1986, sconfitta in finale dalla Spagna, uscirono sette membri dell’Italia terza ai Mondiali del 1990 (Walter Zenga, Riccardo Ferri, Fernando De Napoli, Roberto Donadoni, Giuseppe Giannini, Roberto Mancini e Gianluca Vialli), mentre la nazionale seconda agli Europei del 2000 contava sette giocatori tra i campioni continentali del 1992 (Antonioli e Albertini), del 1994 (Toldo, Fabio Cannavaro e Filippo Inzaghi) e del 1996 (Nesta e Totti). Di lì, fino all’Italia campione del mondo del 2006, di cui 13 giocatori su 23 erano stati campioni d’Europa Under21 tra il 1992 e il 2004: Peruzzi (1992), Fabio Cannavaro (1994 e 1996), Filippo Inzaghi (1994), Nesta e Totti (1996), e poi Gattuso, Pirlo e Perrotta (2000), Amelia, Zaccardo, Barzagli, De Rossi e Gilardino (2004).

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Andrea Pirlo è stato capocannoniere e miglior giocatore degli Europei Under21 del 2000 (segnando una decisiva doppietta in finale alla Repubblica Ceca), ha preso parte alla medaglia di bronzo olimpica del 2004 (miglior risultato degli Azzurri dal 1936); è stato poi una delle stelle dell’Italia campione del mondo nel 2006.

A inaugurare il trend era stata, nei primi anni Ottanta, l’Inghilterra, che prima conseguì i titoli giovanili nel 1982 e nel 1984, e poi raggiunse quello che è ancora oggi è il suo miglior risultato ai Mondiali dopo il titolo casalingo del 1966: il quarto posto a Italia ’90. Quattro degli elementi di quella squadra avevano vinto un titolo Under21: Steve McMahon, Gary Stevens, Bryan Robson e Steve Hodge. Nel 1982, gli inglesi superarono in finale la Germania Ovest, che quattro anni dopo avrebbe offerto alla propria nazionale maggiore ben cinque elementi, decisivi nel raggiungimento della finale mondiale: Eike Immel, Wolfgang Rolff, Klaus Allofs, Pierre Littbarski e Rudi Voeller.

La Germania ha dovuto attendere il 2009 per vincere un Europeo Under21, ma da quella formazione è emersa l’ossatura della Germania campione del Mondo nel 2014. I ragazzi del 2009 avevano essenzialmente la stessa difesa che ha portato i tedeschi ai loro più recenti successi – Manuel Neuer in porta, e davanti a lui Mats Hummels, Benedikt Howedes e Jerome Boateng – e due pilastri del centrocampo – Sami Khedira in fase di contenimento, e Mezut Ozil per quella d’impostazione. E nel 2017 hanno conquistato il loro secondo torneo giovanile, per cui, a chi già ha celebrato il funerale del calcio tedesco dopo la clamorosa eliminazione ai gironi di quest’anno, si faccia presente che le nuove linee sono già pronte.

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Cinque giocatori su undici della squadra tedesca che vinse l’Europeo Under21 del 2009 hanno giocato la finale mondiale del 2014, più Sami Khedira che si infortunò appena prima del match. Nel 2014, Neuer fu nominato miglior portiere, e Hummels tra i migliori quattro difensori del torneo.

Persino l’Olanda, l’eterna incompiuta del calcio, è risorta raggiungendo la finale mondiale nel 2010 anche grazie all’apporto di alcuni giocatori usciti vincitori dalle competizioni giovanili del 2006 e del 2007. Sebbene non fossero tra i leader della nazionale che affrontò la Spagna a Johannesburg, Michel Vorm, Stijn Schaars, Demy De Zeeuw, Ryan Babel e Klaas-Jan Huntelaar furono comunque giocatori importanti nelle rotazioni di Van Marwijk, scendendo in campo in alcune occasioni (Huntelaar giocò diverse partite, spesso subentrando in corso, e segnò un gol nei gironi al Camerun).

Negli ultimi anni, sono pochissime le squadre che hanno vinto il titolo continentale Under21 senza poi confermarsi tra i “grandi”, e tra essi la palma del peggiore spetta a sorpresa alla Spagna, la squadra che più di tutti ha costruito il suo recente successo sul talento dei propri giovani: tra il 1986 e il 2013, le Furie Rosse hanno vinto quattro titoli europei giovanili, ma nessuno dei componenti di quelle squadre ha poi figurato nella rosa della nazionale maggiore che ha dominato il calcio tra il 2008 e il 2012. E anche la Spagna due volte campione d’Europa Under21 nel 2011 e 2013 ha, per il momento, mancato l’obiettivo con l’eliminazione contro la Russia di pochi giorni fa. Ma il fatto non cambia: i successi si costruiscono dai giovani.

Nella foto di copertina: Ludwig Augustinsson, autore di uno dei rigori decisivi nella finale degli Europei Under21 del 2015 e del primo dei tre gol con cui la Svezia ha battuto il Messico, vincendo il proprio girone di Russia 2018.

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