Se ami Leo Messi, probabilmente sei di sinistra, mentre se gli preferisci Cristiano Ronaldo tendenzialmente sei di destra. Potrebbe essere una nuova aggiunta a Destra sinistra di Giorgio Gaber, e invece è il risultato di uno studio pubblicato a fine maggio da un gruppo di studiosi singaporesi e spagnoli, che hanno realizzato oltre 10.000 sondaggi in 26 paesi del mondo. Messi sarebbe di gran lunga il giocatore preferito dalle persone di ideologia progressista, e in misura meno marcata da individui che si interessano di politica e hanno un livello di educazione alto. Il fan di Ronaldo, invece, è generalmente più incline all’autoritarismo e ha un’alta considerazione di sé. E la cosa più interessante è che queste tendenze sono costanti in tutti i paesi in cui è stato effettuato lo studio, a prescindere dall’area geografica e culturale o dall’ordinamento politico.

È bene chiarire subito che questo studio non riguarda le idee politiche di Messi e Ronaldo, ma solo la percezione presso il pubblico. Non significa neppure che i tifosi attribuiscano a questi calciatori determinate idee politiche, ma indica solo che la preferenza di uno rispetto all’altro sembra essere legata a motivazioni ideologiche, invece che sportive. Il che ci riporta al solito punto: per quanto tanti parlino di separare il calcio dalla politica, ogni nostra scelta è, in definitiva, politica e ideologica, anche se magari in maniera inconsapevole. Come molte icone pop, anche Messi e Ronaldo proiettano indirettamente sul loro pubblico una determinata immagine, connessa a dei valori che a loro volta sono politicamente connotati.

Messi, per esempio, trasmette valori che rimandano al progressismo, in particolare quelli comunitari, perché viene percepito come un giocatore che esalta il gruppo (la sua squadra) al di sopra del valore individuale. L’individualismo è invece un tratto distintivo di Cristiano Ronaldo, una figura ritenuta il simbolo dell’eccellenza personale e della competitività, valori collegati al conservatorismo. Sicuramente il tipo di giocatore e il contesto in cui entrambi sono stati inseriti negli anni hanno un’influenza enorme su queste valutazioni: Messi si è affermato come la gemma più preziosa di un sistema perfetto come quello del Barcellona di Guardiola, mentre Ronaldo lo ha fatto come il principale terminale offensivo del Manchester United e del Real Madrid. L’uomo dell’assist (gesto comunitario per eccellenza, perché al servizio del compagno meglio piazzato) contro l’uomo del gol, anche se poi le statistiche dicono che Messi è il secondo miglior marcatore della storia del calcio, proprio dietro a Ronaldo.

In questi primi giorni di Mondiale, questa differenza si è fatta ancora più evidente. Messi, nel suo debutto contro l’Algeria, ha segnato tre gol, ma ha anche completato 30 passaggi su 37 tentati, confermandosi anche un giocatore che vive di interconnessioni con i compagni. Ronaldo è risaltato, invece, in negativo, nella partita contro la Repubblica Democratica del Congo: ha fatto da polo di attrazione del gioco del Portogallo, condizionandolo senza però riuscire a segnare nemmeno un gol né servire degli assist. Ronaldo ha inoltre effettuato quasi la metà dei passaggi di Messi (21, completandone 19). Dopo queste partite (e con almeno altre due a testa ancora da giocare) il dibattito su chi sia il migliore è stato riacceso, separando l’argentino che esalta, e si esalta, nella collettività, dal portoghese che invece penalizza la sua squadra a causa del proprio individualismo.

Messi Cristiano Ronaldo politica
Uno schema delle caratteristiche del tifoso ideale di Messi e di Ronaldo (dalla newsletter di Roger Tugas Vilardell).

La rivalità tra Messi e Ronaldo è sempre stata implicitamente ideologica, negli occhi dei rispettivi tifosi, e i risultati sportivi sono utili unicamente come argomenti per consolidare queste convinzioni. Già nel 2022 uno studio simile era stato realizzato da Gaspard Beudoin, data analyst conosciuto sui social come Gasipo e attualmente nello staff del Montreal Roses FC. Beudoin aveva preso ispirazione da un sondaggio del 2016 effettuato dal sito LaLiga Blog su un campione di 257 tifosi britannici, in cui emergeva che l’80% dei fan di Cristiano Ronaldo si consideravano di destra, mentre il 72% dei fan di Messi si ritenevano di sinistra. Beudoin aveva quindi allargato la ricerca a 2.000 soggetti, ottenendo gli stessi risultati: si confermava l’esistenza di una correlazione netta tra l’ideologia politica del tifoso e la preferenza per un giocatore.

Le conclusioni a cui era giunto Beudoin sono in linea con quelle dello studio di quest’anno: i fan di Ronaldo danno molto valore alla sua legacy (si potrebbe tradurre in italiano come “eredità”), un concetto tradizionalmente caro alla destra, ma anche alle persone molto religiose. Non a caso, lo studio sottolineava pure che i tifosi di Ronaldo sono più religiosi, mentre quelli di Messi sono in maggioranza atei. Altre correlazioni che emergono sono alquanto suggestive: il tifoso della Pulga sembra appartenere generalmente alla classe media, mentre quello di CR7 è per lo più ricco o povero, ma difficilmente middle-class. I profili che emergono da questi due studi sono abbastanza sovrapponibili, anche se resta difficile comprendere le ragioni di queste tendenze.

Probabilmente si tratta di fattori molteplici e non necessariamente collegati tra loro, ma che insieme vanno a delineare un gruppo identitario ben preciso. Ronaldo rappresenta il povero che, attraverso il duro lavoro, riesce a farsi strada nella società: è un modello positivo per le persone delle classi più disagiate, ma parallelamente rispetta pure un mito capitalista molto caro a quelle elevate, per cui il successo non dipende dal contesto sociale ma dalle qualità dell’individuo. Allo stesso modo, il portoghese rispecchia un ideale di perfezione fisica, di mascolinità, di disciplina e, quindi, di ordine, che attira molto di più la destra radicale. A Messi non si attribuiscono certe doti atletiche o un fisico particolarmente in forma, ma estro e imprevedibilità, qualità “bohémien” tendenzialmente più apprezzate a sinistra. Queste costruzioni ideologiche sono però delle semplificazioni, che dimenticano volontariamente tutti i dettagli che le contraddirebbero.

Messi è un atleta eccellente e un professionista serio, altrimenti non potrebbe essere ancora competitivo ai massimi livelli a 39 anni. Ronaldo è tutt’altro che un giocatore limitato tecnicamente, ma solo uno che, avendo scelto di dedicarsi all’aspetto prettamente realizzativo del calcio, ha privilegiato la concretezza e sacrificato quelle qualità tecniche che da adolescente gli avevano permesso di imporsi all’attenzione generale. In ultimo, entrambi sono stati di recente alla Casa Bianca per incontrare Donald Trump, facendo sospettare che forse, a livello politico, siano molto meno distanti rispetto a quanto i loro sostenitori potrebbero credere. Come detto in origine, questo discorso non concerne Messi e Ronaldo, ma solo gli stereotipi costruiti attorno a loro. Si potrebbe dire, allora, che il dibattito Messi vs. Ronaldo non ha mai riguardato davvero Messi e Ronaldo, ma noi tifosi.

Alla fine, a cosa servono queste ricerche, che a prima vista potrebbero sembrare del tutto inutili? Lo spiega l’analista Roger Tugas Vilardell nell’approfondimento che ha dedicato allo studio pubblicato a fine maggio: la questione non riguarda lo sport, ma fino a che punto le nostre inclinazioni politiche – le ideologie che, volenti e nolenti, abbiamo dentro – influenzano i nostri gusti personali. Si tratta di ciò che in psicologia è chiamato identity alignment (allineamento identitario), ovvero “il meccanismo attraverso il quale diverse identità sociali e politiche tendono a convergere e, di conseguenza, un’ideologia viene sempre più associata ad altri tratti e preferenze apparentemente disgiunti”. In poche parole, il meccanismo per cui pensiamo che il culatello sia di destra e la mortadella di sinistra”.

Messi e Ronaldo rappresentano due gruppi valoriali opposti in cui le persone tendono a identificarsi a prescindere dalla loro provenienza geografica, dalla loro cultura e dal vivere in uno stato democratico o autoritario. Sono tendenze internazionali e trasversali che possono servire a ricordarci, una volta di più, che tutto è politica. E quindi anche che chi, oggi, si racconta come anti-ideologico, o ci sta prendendo in giro o è un ignorante.

Fonti

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5 risposte a “Messi vs. Ronaldo: una questione politica”

  1. Però questa polarizzazione mica cade dal cielo: è frutto di scelte di narrazione e marketing ben precise. Ronaldo, che è l’esempio più “forte”, in questo senso, si è costruito apposta quell’immagine superomistica, allo scopo di essere vendibile come testimonial: ed è terrificante pensare che un personaggio (mi riferisco appunto al personaggio, alla sua rappresentazione pubblica) del genere sia l’eroe di così tanti ragazzi giovani. È terrificante, pure, pensare che le fasce inferiori della popolazione lo vedano come un esempio: mi ricorda quella battuta, credo di Faulkner, per cui in America il socialismo non ha mai attecchito perché i poveri americani non si vedono come manodopera sfruttata, ma come miliardari temporaneamente in difficoltà…

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    1. Sinceramente, non ne sono molto convinto: c’è sicuramente una componente dovuta alla narrazione, ma gli esseri umani attribuiscono determinati valori “ideologici” a un sacco di cose e personaggi, e lo fanno da sempre, a prescindere dal marketing. Ovviamente non ho certezze a riguardo, ma credo che sia sbagliato attribuire queste tendenze a responsabilità esterne ed eterodirette.

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      1. Quindi secondo te la narrazione su Ronaldo e Messi asseconda un sentimento popolare, invece di crearlo? Io non ne sono affatto convinto. Sono almeno quindici anni che sento raccontare Ronaldo come un superuomo creato dall’ossessione e Messi come un dono del cielo al calcio.

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      2. Ci sono state narrazioni simili anche su altri calciatori, però: Cruijff è sempre stato raccontato come il fuoriclasse rivoluzionario e “di sinistra”, sebbene sia stato il calciatore capitalista per eccellenza, il primo a promuovere il proprio brand personale. Il confronto tra Pelé e Maradona identifica sempre l’argentino come un calciatore politicizzato, sottovalutando la portata sociale che Pelé ebbe tra i tifosi in Africa.

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      3. Certo, ed è appunto quello che dico: che è la narrazione che crea il personaggio. Negli anni Settanta era molto meglio un’immagine “progressista” (quella che scelse Cruijff, appunto… ma pensiamo anchr a Breitner), oggi è meglio un’immagine più “corporate”.

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