All’inizio degli anni Ottanta, pochi avrebbero scommesso sulla sopravvivenza del Tranmere Rovers. Era un piccolo club di Birkenhead, una cittadina della penisola di Wirral, separata da Liverpool dal fiume Mersey e a poche miglia dal confine col Galles. Il Tranmere non era mai stato un nome di primo piano nel calcio inglese, ma aveva quasi un secolo di storia e da oltre sessant’anni militava nella Football League, il calcio professionistico inglese, sebbene lo avesse fatto quasi sempre nella Third Division. Negli anni Sessanta si era costruito la fama di un ottimo luogo di formazione per i giovani giocatori, su cui spiccava il difensore Roy McFarland, futura colonna del Derby County e 28 volte nazionale inglese. Alla fine degli anni Settanta, però, le cose avevano preso una brutta piega, soprattutto per il netto calo del pubblico sugli spalti, causato dalla disoccupazione che aveva colpito duramente Birkenhead. La retrocessione in Fourth Division del 1979 aveva ulteriormente aggravato la situazione finanziaria del club.

In breve, il Tranmere era diventato un piccolo caso, e sembrava potesse diventare la prima squadra a dichiarare bancarotta nella storia del calcio inglese. Per evitare il disastro, la dirigenza del club esplorò ogni strada immaginabile. Una parte dello stadio di Prenton Park venne ceduta a dei privati, che ci costruirono un pub, e si decise di introdurre uno sponsor di maglia, accordandosi con l’azienda Storeton Motors. Si arrivò addirittura a firmare una partnership con il Wirral Council, ovvero l’amministrazione locale, che fornì un prestito da 200.000 sterline in cambio dell’esibizione del proprio logo sulle magliette. Nel 1981, disperatamente alla ricerca dei fondi necessari per formalizzare l’iscrizione alla Football League, il club dovette rinunciare alla propria stella, l’attaccante Jim Lumby, venduto al Mansfield Town. Ma nemmeno questo bastò a migliorare le cose, e si dovette ricorrere a delle partite amichevoli per raccogliere fondi: in soccorso del Tranmere arrivarono dunque il Liverpool, il Wolverhampton e il Manchester United.

Era chiaro che, per salvare il club, il player trading e gli introiti dello stadio non erano più sufficienti: serviva un nuovo proprietario facoltoso in grado di ripianare i debiti e tenere in vita la società a proprie spese. Qualche nome era emerso, ma nessuno di veramente convincente. Quello che fece più discutere – e alzare più di un sopracciglio – era stato l’imprenditore londinese Tony Kramer, che si era presentato a una conferenza aperta al pubblico promettendo che avrebbe portato a Birkenhead nientepopodimeno che George Best. Best aveva 36 anni e da tempo era ormai un ex giocatore che girava il mondo alla ricerca di contratti occasionali per poche partite. Fu quando la situazione pareva ormai senza speranza che apparve Bruce Osterman, un quarantenne avvocato di San Francisco che si era appassionato al calcio seguendo l’ormai defunta NASL, e che nel luglio del 1984 formalizzò finalmente l’acquisto del Tranmere Rovers.

Si trattava della prima proprietà straniera della storia del calcio europeo, e in condizioni normali un americano come Osterman sarebbe stato accolto con grande scetticismo, ma a Birkenhead non ci si poteva permettere di fare gli schizzinosi, a quel punto. La prima mossa del nuovo proprietario fu di ingaggiare come direttore del club Ken Bracewell, un ex difensore inglese con una lunga carriera negli Stati Uniti: i due si erano conosciuti qualche mese prima, quando Bracewell allenava i San Francisco Scots e Osterman si recava spesso a vedere le partite. Divenuti amici parlando di calcio, l’avvocato californiano aveva rivelato al tecnico britannico del suo sogno di possedere un club di calcio nel Vecchio Continente, e Bracewell gli aveva infine suggerito di rilevare proprio il Tranmere Rovers, per cui aveva giocato tra il 1959 e il 1961. Osterman si era presentato così sulle rive del Mersey sognando una risalita nella piramide calcistica inglese, e le sue non erano solo parole al vento: assieme a esse, l’americano si presentò anche con 120.000 sterline, fondamentali per salvare la società.

Tranmere Rovers Bruce Osterman
Bruce Osterman (terzo in basso da sinistra) posa con una squadra di giornalisti sportivi, prima di una partita amichevole al Preston Park, nell’agosto del 1986.

Osterman non assomigliava per niente all’idea che i tifosi inglesi potevano avere di un imprenditore americano che si avvicinava al calcio. Mostrava una chiara passione per questo sport, frequentando occasionalmente il centro di allenamento del Tranmere e trovandosi spesso a scambiare quattro chiacchiere con i giocatori. A volte, partecipava lui stesso agli allenamenti, giocando in porta, il suo ruolo preferito. Presenziava anche ad alcune cene organizzate dai soci del club, facendo amicizia con l’ambiente che gravitava attorno al Tranmere. Ai media britannici aveva subito spiegato di avere scelto di investire nel club per amore dello sport e non per ambizioni commerciali. “Ho risorse limitate, non sono un multimilionario. Questo è un investimento che nasce dal cuore” raccontò in un’intervista televisiva con The Northern Echo. Alla domanda se non fosse strano, per un americano, comprare un piccolo club di calcio in Inghilterra, replicò: “Non è molto diverso dallo spendere un milione in cavalli e yacht. E do lavoro a una trentina di persone, con questo investimento. Per cui penso sia un po’ più nobile che lanciarsi in regate oceaniche con una barca che affonda perché perde la chiglia”.

Ma gestire una società di calcio è ben più complicato che investire in cavalli o in barche. La personalità bizzarra di Osterman finì per attrarre a Birkenhead sempre più giornalisti da tutto il Regno Unito, creando dei conflitti con l’allenatore Bryan Hamilton, che nel 1985 decise di lasciare l’incarico. Al suo posto venne ingaggiato l’ex nazionale inglese Frank Worthington in qualità di allenatore-giocatore. Non aveva alcuna esperienza in panchina, ma era uno dei nomi più popolari del calcio anglosassone, tanto per il talento quanto per l’indole ribelle che gli era valsa più di un paragone con George Best. Playboy impenitente, si presentò ai giocatori scherzando sul fatto che, sotto la sua gestione, avrebbero passato guai seri se fossero rientrati a casa “prima delle due di notte”. A dispetto di queste bizzarrie, Worthington dimostrò una buona capacità nel valorizzare il talento offensivo del Tranmere (tra cui, soprattutto, il giovane centravanti Ian Muir), e lui stesso concluse quella stagione segnando personalmente 20 reti in campionato.

Tutto questo, però, servì soltanto per agguantare una faticosa salvezza. Il ritorno in Third Division restava un lontano miraggio, e gli stipendi garantiti a figure come Worthington e Bracewell erano ben al di sopra degli standard della categoria. Nel giro di un anno, il Tranmere Rovers si ritrovò nuovamente indebitato, e Osterman iniziò a rendersi conto che il suo hobby era ben più costoso di quanto avesse immaginato. La sua soluzione fu dunque di vendere il Prenton Park a Tesco, trasformando l’area in un grande supermercato e ottenendo in cambio 4 milioni di sterline. Con quella cifra, l’avvocato californiano avrebbe ripianato i debiti del club e costruito un nuovo stadio, più funzionale alle necessità della squadra. Il progetto allarmò il Wirral Council, a cui peraltro il club doveva ancora 200.000 sterline, perché pochi erano convinti che Osterman avrebbe effettivamente costruito un nuovo stadio. Nel frattempo, alcuni dirigenti del Tranmere si presentarono nell’ufficio di Mark Palios – un centrocampista della squadra che, parallelamente, svolgeva anche l’attività di contabile – e chiesero il suo aiuto per estromettere Bruce Osterman dalla gestione del club.

Il sogno americano del Tranmere Rovers si era così trasformato in un incubo. Palios, che non era interessato a farsi coinvolgere in quel pasticcio, lasciò il club al termine della stagione, trasferendosi al Southport. Osterman, sentendosi bloccato in una situazione in cui poteva solo perdere soldi, minacciò di liquidare completamente il Tranmere se non gli fosse stato dato il via libera per la vendita dello stadio. I tifosi andarono su tutte le furie e iniziarono a contestare il proprietario. A quel punto, uno dei dirigenti della società, George Higham, riuscì a sfruttare un cavillo legale per accusare Osterman di insolvenza, così che un tribunale locale potesse mettere il club in amministrazione straordinaria per motivi finanziari: era la prima volta che una società di calcio veniva sottoposta a un simile provvedimento, in Inghilterra. Quella mossa, per quanto dolorosa, ebbe come effetto l’esclusione di Osterman, Bracewell e Worthington dalla gestione del Tranmere Rovers. “Sono stato tradito come Gesù all’ultima cena” dichiarò ai media locali l’avvocato californiano.

Frank Worthington Leicester City 1973
Frank Worthington nel 1973, ai tempi del Leicester City, il club a cui ha legato gli anni migliori della sua carriera.

La situazione restava drammatica. Le spese furono tagliate al minimo indispensabile e, non potendosi permettere un nuovo allenatore, la dirigenza affidò l’incarico al 32enne attaccante Ronnie Moore. Uno dei soci principali del Tranmere, Norman Wilson, immise 100.000 sterline a fondo perduto per garantire la sopravvivenza del club. A fine marzo del 1987, Osterman trovò finalmente l’accordo per la cessione a un nuovo proprietario, l’imprenditore locale Peter Johnson. Ma a quel punto la missione del Tranmere diventava quella di evitare una catastrofica retrocessione, che avrebbe significato abbandonare la Football League. L’incontro decisivo contro l’Exeter City si giocò venerdì 8 maggio, perché da qualche tempo, a causa dei problemi economici, al Tranmere era stato concesso di giocare al venerdì sera invece che al sabato pomeriggio: in questo modo, il club non avrebbe rischiato la diserzione dei tifosi, più interessati a raggiungere la vicina Liverpool per vedere giocare i Reds o l’Everton. A sei minuti dalla fine, il difensore Gary Williams si avventò su un cross di Muir, segnando la rete della definitiva salvezza del Tranmere.

Dalla catastrofe sfiorata, la squadra di Birkenhead si ritrovò di lì a poco a vivere una favola sportiva. Sotto la guida di John King, che era stato un centrocampista del Tranmere negli anni Sessanta, conquistò la promozione in Third Division nel 1989 e l’anno seguente vinse il Football League Trophy, un torneo dedicato alle squadre della terza e della quarta serie inglesi. Nel 1991 fece un’altra finale del Football League Trophy e ottenne la sua prima salita in Second Division dal 1938. Nel 1993 il Tranmere si piazzò quarto in classifica, arrivando più vicino che mai nella sua storia alla promozione nella categoria più alta del calcio inglese.

Quanto a Bruce Osterman, era tornato senza alcun clamore a San Francisco, per concentrarsi esclusivamente sulla sua attività di avvocato. Negli Stati Uniti, nessuno aveva prestato la minima attenzione a quella sua sfortunata ma pionieristica impresa nel calcio europeo. Continuò a divertirsi giocando come portiere a livello amatoriale fino ai 60 anni, ma non ebbe più alcun coinvolgimento diretto con delle società sportive. Molti anni più tardi, intervistato a questo proposito, avrebbe detto: “Rifarei tutto daccapo. Nessuno straniero aveva mai fatto una cosa del genere, e ho potuto conoscere tante ottime persone. Per me, è stata un’avventura”.

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Fonti

ASHTON Stu, Save the Rovers, Football Heritage – Tranmere Rovers Past

FERGUSON Ryan, The bizarre reign of Bruce Osterman, Tranmere Rovers’ American owner, Ryan Ferguson Blog

TRENHOLM Richard, The Fascinating Story of the First Foreigner to Buy a Football Team, CNET

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