Nel giugno del 2010, Fernando Sanz definiva la cessione delle quote di maggioranza del Málaga ad Abdullah bin Nasser Al Thani, che diventava il primo sceicco del calcio europeo. Il club andaluso, che aveva in bacheca solo una modesta Coppa Intertoto vinta nel 2002 ed era reduce da una fortunosa salvezza in Liga, improvvisamente si ritrovava a sognare in grande. Nel giro di tre stagioni, i tifosi avrebbero visto arrivare nella cittadina della Spagna meridionale una quantità impressionante di grandi campioni, più di quanti l’intera storia del club ne avesse mai visti. Ma prima della fine del decennio, il Málaga si sarebbe ritrovato a precipitare in seconda divisione, sommerso dai debiti.
Al Thani era un membro della famiglia reale del Qatar, e pertanto non era un segreto che avesse più soldi di quanti ne potesse spendere. Il Qatar era emerso nel mondo del calcio solo pochi anni prima, nel 2003, quando il campionato locale aveva iniziato ad attirare a suon di milioni alcune delle vecchie glorie del calcio internazionale, come Batistuta, Guardiola e Romário. Quella di Málaga, però, era la prima incursione diretta di uno imprenditore arabo nel calcio europeo, e agli appassionati aveva subito riportato alla mente il fragoroso ingresso nel pallone del russo Roman Abramovich, solo sei anni prima. Sbucato da non si sapeva bene dove, Abramovich aveva acquistato il Chelsea e lo aveva riempito con alcuni dei migliori giocatori del mondo, e le sue prime sei stagioni da proprietario erano state di gran lunga il miglior periodo della storia del club londinese.
Abbastanza discreto a livello personale, Al Thani demandò subito la gestione del club a un suo collaboratore, un 26enne giordano di nome Moayad Shatat, che venne nominato vicepresidente e direttore generale del Málaga. Fu lui ad annunciare l’ingaggio come allenatore di Jesualdo Ferreira, l’uomo che a Porto aveva preso le redini del club che aveva reso celebre José Mourinho: un altro indizio di voler emulare il percorso del Chelsea. La prima campagna acquisti qatariota fu all’insegna, però, dei giovani di prospettiva, principalmente sudamericani, come il centravanti venezuelano Salomón Rondón e la punta uruguayana Sebastián Fernández, per i quali furono spesi complessivamente oltre 7 milioni di euro, una cifra record per gli andalusi. Fu nel successivo mercato di gennaio, in seguito alle prestazioni molto deludenti della squadra e all’avvicendamento in panchina tra Ferreira e il cileno Manuel Pellegrini (ex Villarreal e, l’anno prima, al Real Madrid), che ci fu il cambio di passo.
Il Málaga si assicurò il portiere argentino dell’Elche Willy Caballero, il mediano dell’Atlético Madrid Ignacio Camacho, e soprattutto due dei giocatori più forti in Europa, il difensore argentino del Bayern Monaco Martín Demichelis e il centrocampista offensivo brasiliano della Roma Júlio Baptista. Terminata la stagione con un deludente undicesimo posto, gli andalusi erano tornati alla carica nell’estate del 2011, con un mercato da 60 milioni di euro, impreziosito da giocatori di qualità cristallina: Ruud van Nistelrooy, Joaquín, Diego Buonanotte, Isco, Nacho Monreal, Jérémy Toulalan e Santi Cazorla. La squadra arrivò a un eccellente quarto posto finale in Liga, ottenendo la sua prima storica qualificazione alla Champions League, ma già nell’estate del 2012 tutti si accorsero che qualcosa non andava. Molti giocatori importanti (Mathijsen, Maresca, Rondón, Cazorla) furono ceduti, e in loro sostituzione arrivarono alcuni nomi conosciuti, ma in prestito o a parametro zero, come Roque Santa Cruz e Javier Saviola.

Al Thani aveva chiuso i rubinetti, dopo aver valutato che il suo investimento nel club non avrebbe dato il ritorno inizialmente sperato. Fare grande il Málaga, portandolo a rivaleggiare con Real Madrid e Barcellona, non era mai stato il suo vero obiettivo: era arrivato in Andalusia per investire nel settore turistico, in particolare nello sviluppo della marina di Marbella, una località costiera a 60 km da Málaga. In un’epoca in cui gli imprenditori arabi non erano ancora volti così popolari nell’economia globale, acquistare un club di calcio locale era stato il modo migliore per presentarsi agli investitori spagnoli. Nel maggio 2011, meno di un anno dopo aver rilevato la squadra da Sanz e averne ripianato i debiti, Al Thani vinceva l’appalto pubblico per il progetto del nuovo porto turistico di Marbella, che prevedeva investimenti per circa 400 milioni di euro e la successiva gestione per 40 anni.
Il piano dello sceicco era di rilanciare completamente la stagnante economia locale, trasformando Marbella in uno dei centri nevralgici del turismo costiero di lusso nel Mediterraneo. Per fare questo, si era accordato subito con la catena di alberghi spagnola BlueBay Hotels, siglando una partnership talmente importante che, nell’estate del 2013, la società sarebbe anche diventata sponsor principale del Málaga. Nei due anni trascorsi dall’ottenimento dell’appalto, però, il progetto era rimasto praticamente fermo. Alla fine del 2013, Al Thani ancora non aveva presentato il piano definitivo per il porto, e l’idea annunciata di aprire entro il 2015 altri 541 attracchi per yacht sembrava difficilmente realizzabile nei tempi previsti. La primavera precedente, Pellegrini aveva condotto il Málaga fino a uno straordinario quarto di finale in Champions League, ma a giugno il tecnico cileno se n’era andato al Manchester City, e con lui erano partite anche le ultime stelle della squadra: Isco, Joaquín, Toulalan, Saviola, Demichelis e Júlio Baptista.
Sebbene Al Thani avesse sempre sostenuto che Marbella e Málaga fossero due progetti tra loro indipendenti, era sotto gli occhi di tutti che il disinvestimento dalla squadra di calcio stava andando di pari passo con i dubbi attorno al progetto edilizio. Lasciato sostanzialmente all’autofinanziamento, il Málaga annaspava nei debiti che lo sceicco qatariota non intendeva più coprire: nella stagione 2012/2013, era stato escluso dall’Europa League a causa dei suoi problemi finanziari, diventando il primo club di sempre a essere sanzionato per il mancato rispetto del Fair Play Finanziario. Si barcamenava intorno alla metà classifica della Liga, grazie ad alcune intuizioni di mercato a basso costo e ai talenti del settore giovanile, che venivano prontamente venduti non appena se ne poteva trarre un buon profitto (Samu Castillejo, Sergi Darder, Juanmi, Youssef En-Nesyri, Pablo Fornals).
In questo modo, nel 2016 Javi Gracia riuscì ancora a sfiorare un piazzamento europeo, portando il Málaga fino all’ottavo posto in Liga. Ad agosto, l’Agenzia Pubblica dei Porti dell’Andalusia dava però ad Al Thani solo tre mesi per presentare il suo progetto per Marbella, minacciando la revoca della concessione del 2011 per inadempienze contrattuali. Sforata anche questa scadenza, lo sceicco risultava sostanzialmente un fantasma sia a Marbella che a Málaga. Le istituzioni andaluse avviarono dunque la procedura di annullamento del contratto, ratificata ufficialmente dal Tribunal Superior de Justicia de Andalucía nel novembre del 2017. Sei mesi più tardi, il club biancoceleste, svuotato di tutto il suo talento e affidato da gennaio al tecnico José González, di ritorno dal campionato cinese, retrocedeva in Segunda División. La storia, però, era destinata a non concludersi tanto presto.

Sconfitto ma non domo, per qualche inspiegabile ragione Abdullah Al Thani non si voleva rassegnare a cedere il Málaga, anzi promise nuovi investimenti e un pronto ritorno nella massima serie spagnola. Le ambizioni dello sceicco e dei tifosi andalusi s’infransero nella semifinale dei play-off persa contro il Deportivo La Coruña, e da quel momento iniziò il tracollo vero e proprio. Il Málaga si ritrovò a passare anni d’incertezza finanziaria e tecnica, salvandosi sempre a fatica da una dolorosa caduta nella terza serie. Con lo sceicco a capo della società solo formalmente, dato che nessuno lo vedeva più in Andalusia, il resto dei soci decise di avviare una causa per estrometterlo dal club, mentre il Comune ne era diventato il principale finanziatore, immettendo soldi pubblici nella società per scongiurare penalizzazioni in classifica. Nel frattempo, anche Moayad Shatat era sparito, accettando nel 2016 un incarico dirigenziale all’Elche.
Nel corso del 2020, un tribunale dava ragione ai soci minoritari, estromettendo lo sceccio dalla gestione del club. Pur restando ufficialmente il proprietario, Al Thani si trovò accusato di aver sottratto indebitamente circa 8,5 milioni di euro dalle casse del Málaga per pagare spese personali per sé e la sua famiglia, come ad esempio viaggi, appartamenti, personale di sicurezza, automobili e altro ancora. Un epilogo a lungo atteso, ma arrivato troppo tardi: gravato da un proprietario tanto ingombrante quanto assente, il club andaluso non riuscì a risollevarsi a livello tecnico, finendo per cadere in terza divisione nel 2023. Ma lo sceicco non si rassegnò neppure in quel caso: nel dicembre del 2024 pubblicava un post su X in cui chiedeva l’apertura di un’indagine internazionale indipendente sulle operazioni di Málaga e Marbella, denunciando presunte macchinazioni volte a ostacolare “ogni contributo positivo che ho cercato di portare nella regione”.
Nel giugno 2025, la Procura spagnola ha chiesto 14 anni di reclusione per Al Thani e i suoi tre figli – Rakan, Nasser e Nayef – per la gestione del Málaga. Altri 5 anni di prigione sono stati richiesti per gli ex dirigenti Roberto Cano, Joaquín Jofre, Vicente Casado, Manuel Novo e Moayad Shatat. Nel frattempo, a Marbella si è tornati a sperare di poter finalmente rilanciare il progetto del porto turistico: la nuova concessione dovrebbe essere assegnata, secondo i piani, nei primi mesi del 2026, oltre dieci anni dopo la data prevista dell’apertura dei primi nuovi attracchi. Nel 2024, infine, il Málaga ha vinto i play-off e ha riconquistato un posto in seconda divisione, riuscendo a salvarsi nella stagione successiva. La nuova dirigenza sta ancora lavorando per ridurre i debiti del club, e nel frattempo spera che possa farsi avanti un nuovo compratore, per chiudere definitivamente il capitolo Al Thani. Nel marzo del 2025, era circolata voce che la holding statunitense Fenway Sports Group, già proprietaria del Liverpool, fosse interessata alla trattativa, ma si era parlato anche di Qatar Sport Investments, che possiede il Paris Saint-Germain e che è controllato dal ramo principale della famiglia Al Thani.
Nella foto di copertina: Abdullah Al Thani nel 2010 con una maglia del Málaga, sulla quale è scritto “Sempre Málaga”.
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Fonti
–FERNÁNDEZ Juanje, La jueza eleva la fianza de Al-Thani hasta los 8,5 millones, Marca
–RULL Eva M., El puerto más lujoso de la costa del sol, La Razón
–WEST Andy, Malaga: From Champions League to inescapable nightmare in 10 years, BBC Sport


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