Il Brasile tenne il fiato sospeso, per poi lasciarsi travolgere dallo sconforto: l’arbitro peruviano Arturo Yamasaki indicò alla stella della Seleção la via degli spogliatoi. Garrincha, fenomenale ala destra che, in assenza del fuoriclasse Pelé, aveva di fatto condotto il Brasile fino alla finale del Mondiale, era stato espulso. Il minuto era l’84° e, con il risultato di 4-2 in favore dei verdeoro sul Cile padrone di casa, il Brasile era ormai certo della vittoria in quella delicatissima semifinale. Ma l’espulsione significava che, quattro giorni dopo, Garrincha non avrebbe potuto essere in campo, e i campioni del mondo in carica si sarebbero ritrovati alla sfida decisiva contro la forte Cecoslovacchia di Josef Masopust senza il loro miglior elemento. L’allenatore Aymoré Moreira si mise le mani nei capelli, e iniziò a domandarsi se il giovane Jair del Portuguesa – che in Nazionale aveva giocato appena una partita, un mese prima in amichevole contro il Galles – potesse essere pronto a indossare degnamente la maglia numero 7 nel giorno della finale.

Era stato un Mondiale non semplice, per il Brasile. Quattro anni prima, in Svezia, i verdoro avevano vinto il loro primo titolo, ma in seguito avevano faticato a confermarsi. Le due edizioni della Copa América disputatesi nel 1959 si erano concluse entrambe senza il trionfo continentale, e nella seconda i verdeoro avevano addirittura subito pesanti sconfitte contro l’Uruguay e l’Argentina. Moreira era stato chiamato in panchina nel 1960 per provare a ridare vitalità alla squadra, e aveva sostanzialmente confermato l’undici titolare vittorioso in Scandinavia, con solo due eccezioni, ma non da poco: i centrali difensivi. Il capitano Hilderaldo Bellini era stato fatto accomodare in panchina, cedendo la fascia a Mauro Ramos del Santos, mentre Orlando si era trasferito a giocare in Argentina nel Boca Juniors, e per questo era stato scartato dai convocati, in favore di Zózimo. Dopo una comoda vittoria all’esordio sul Messico, il 2 giugno era arrivato un deludente pareggio proprio contro la Cecoslovacchia, durante il quale Pelé aveva riportato un infortunio alla coscia sinistra: per lui, il Mondiale finì con quella partita.

Moreira aveva ripiegato sul 23enne Amarildo del Botafogo, che non aveva fatto rimpiangere O Rei: proprio una sua doppietta aveva salvato il Brasile contro una temibile Spagna, passata in vantaggio con un gol di Adelardo dell’Atlético Madrid su assist di Ferenc Puskás. Dopo un inizio di torneo non troppo brillante, Garrincha si era finalmente svegliato in quella partita, servendo ad Amarildo l’assist per il 2-1 dopo uno dei suoi classici spunti improvvisi sulla fascia destra. Il 7 del Botafogo era poi salito in cattedra nel quarto di finale contro l’Inghilterra, segnando due reti e facendo il passaggio decisivo a Vavá per la terza. Prestazione poi ripetuta quasi identica nella semifinale contro il Cile – doppietta e assist per Vavá – prima di arrivare a quella drammatica espulsione a pochi minuti dalla fine. Il mediano cileno Eladio Rojas, conoscendo il carattere bizzoso dell’ala brasiliana, aveva trascorso l’intera partita a provocarlo. Garrincha aveva resistito fino alla fine, assicurandosi che il risultato per la sua squadra fosse in cassaforte, quindi si era vendicato del suo marcatore rifilandogli un calcio nel sedere.

Yamasaki, che pochi istanti prima aveva già espulso l’attaccante cileno Honorino Landa, non aveva visto il fallo di Garrincha, ma fu richiamato dal guardalinee uruguayano Esteban Mariño, che gli segnalò quanto avvenuto, portando all’espulsione del brasiliano. La squalifica nella gara successiva, cioè la finale, era molto probabile, anche se non propro scontata: gli italiani Mario David e Giorgio Ferrini, espulsi durante la fase a gironi sempre contro il Cile, avevano dovuto saltare l’incontro successivo degli Azzurri con la Svizzera. Tuttavia, il regolamento del Mondiale relativamente a espulsioni e squalifiche era tutt’altro che preciso, e lasciava un certo margine discrezionale al comitato disciplinare della FIFA: il 2 giugno, durante Jugoslavia-Uruguay, Vladica Popović e Ángel Rubén Cabrera vennero alle mani e furono entrambi espulsi; eppure, nelle partite successive, rispettivamente contro Colombia e Unione Sovietica, entrambi erano scesi in campo. Questo episodio conferiva al Brasile un precedente non di poco conto per contestare l’eventuale squalifica di Garrincha.

Garrincha contro Wilson, Brasile-Inghilterra Mondiale 1962
Garrincha al tiro, contrastato dall’inglese Ray Wilson, nel quarto di finale del 10 giugno 1962.

La vicenda arrivò direttamente sul tavolo di Tancredo Neves, Primo Ministro nel governo laburista di João Goulart. Sotto il precedente esecutivo guidato da Juscelino Kubitschek, il Brasile aveva rinsaldato i propri rapporti con altri paesi sudamericani, in particolare con il Perù, divenuto uno dei principali importatori di merci dal Brasile. Per questa ragione, Neves scrisse al Presidente del Perù, Manuel Prado Ugarteche, chiedendogli di intervenire presso il suo connazionale, l’arbitro Yamasaki, che venne prontamente sollecitato dall’ambasciatore peruviano in Cile perché scagionasse Garrincha davanti al comitato disciplinare della FIFA. Contemporaneamente, Neves si mosse allo stesso modo nei confronti di Jorge Alessandri, il Presidente del Cile, cioè il paese ospitante del Mondiale, anch’esso in ottimi rapporti con il governo Goulart. Alessandri inviò dunque una lettera alla FIFA, chiedendo che non si escludesse dalla finale un giocatore che incarnava meglio di tutti la fantasia e la spensieratezza che il gioco del calcio simboleggiava.

Una simile presa di posizione da parte del Presidente del paese organizzatore del torneo aveva un peso difficilmente ignorabile. La mattina del 15 giugno, a poco più di 24 ore dall’inizio della finale, il comitato disciplinare della FIFA si riunì per valutare le situazioni di Garrincha e Landa, ascoltando i testimoni, le cui deposizioni sarebbero state dirimenti. Davanti al comitato si sedette l’arbitro Yamasaki, che riguardo all’espulsione del brasiliano confermò di non aver visto il fallo commesso su Rojas, ma di esserne stato avvertito dal suo assistente, Esteban Mariño. Quest’ultimo, però, non aveva risposto alla convocazione: pochi giorni dopo la semifinale, non avendo altre partite da arbitrare, era partito per Parigi, dove avrebbe trascorso qualche giorno di vacanza prima di rientrare a Montevideo. Al comitato era stata solo consegnata una lettera a nome di Mariño, in cui il guardalinee uruguayano minimizzava l’infrazione di Garrincha, descrivendola come una semplice ritorsione nell’ambito di tipiche azioni di gioco. Il rappresentante della Federcalcio brasiliana CBD, Luis Muriel, perorò invece la causa dell’ala destra esaltandone la correttezza in campo e il fatto che mai nella sua carriera Garrincha fosse stato espulso.

Nel 1962, non esistevano procedure precise per queste vicende, e anche i dati a disposizione della FIFA erano limitati o difficilmente reperibili in tempi brevi. Altrimenti, il comitato disciplinare avrebbe potuto appurare che Garrincha, di espulsioni, ne aveva già ricevute tre in passato, di cui una per avere partecipato a una rissa in campo. Ma ad avvalorare la tesi difensiva del Brasile c’era anche il fatto che l’espulsione di Garrincha non era stata annotata da Yamasaki sul referto della partita. Pertanto, il comitato disciplinare della FIFA stabilì che l’attaccante non meritasse una squalifica, e che fosse sufficiente un “avvertimento” nei suoi confronti. Garrincha aveva subito provocazioni e calci da Rojas per tutta la partita, ma alla fine aveva anche ammesso di avere perso il controllo e di aver sbagliato a reagire con violenza: poteva dunque essere perdonato. Nello stesso giudizio, il comitato confermò però la squalifica del cileno Landa, che avrebbe dunque saltato la finale per il terzo posto contro la Jugoslavia: la sua espulsione era stata invece registrata correttamente da Yamasaki.

Il 17 giugno, il Brasile scese dunque sul campo dell’Estadio Nacional di Santiago con la sua stella a disposizione. La Cecoslovacchia passò in vantaggio dopo appena 15 minuti di gioco grazie a Masopust, ma sull’azione successiva Amarildo inventò dal nulla la rete del pareggio, coadiuvato da un goffo intervento del portiere avversario Viliam Schrojf. L’1-1 resse fino al 69° minuto, quando di nuovo Amarildo mise in mezzo dalla sinistra un bel cross per il gol del vantaggio di Zito. Ormai sulle ginocchia, la formazione europea fu affossata nel finale da una rete di Vavá, ancora una volta propiziata da un grossolano errore di Schrojf. Il Brasile si confermava così campione del mondo per la seconda volta consecutiva, compiendo un’impresa riuscita solo all’Italia negli anni Trenta. Pur non avendo lasciato un segno indelebile nella finale, Garrincha era comunque stato un pericolo costante per la difesa cecoslovacca, e le prestazioni fornite nel corso della competizione gli valsero il premio di miglior giocatore del Mondiale. Con 4 gol all’attivo, fu anche il capocannoniere del torneo, a pari merito col connazionale Vavá, col cileno Leonel Sánchez, con l’ungherese Flórián Albert, con il sovietico Valentin Ivanov e con lo jugoslavo Dražan Jerković.

Garrincha Mondiale 1962
Garrincha circondato dagli avversari, durante il Mondiale in Cile del 1962.

Il Mondiale del 1962 fu la consacrazione dell’allora 28enne Garrincha e, secondo molti, anche l’apice prima del suo declino. Ala destra funambolica e, in Brasile, più amato addirittura di Pelé, al ritorno dalla competizione creò scandalo quando decise di abbandonare la moglie e le tre figlie piccole per andare a vivere con la famosa cantante Elza Soares. Quell’episodio lo trasformò da eroe popolare a personaggio molto controverso e criticato, e la situazione peggiorò a causa del suo crescente indebitamento. Dopo il colpo di stato del 1964, la vicinanza di Soares al vecchio Presidente Goulart fece sì che Garrincha diventasse inviso al nuovo regime, che già mal sopportava l’indole ribelle e indisciplinata del calciatore. Fu convocato ancora per il Mondiale del 1966, ma le sue condizioni fisiche erano molto lontane da quelle dell’esperienza in Cile. Tutte queste vicende, comunque, fecero scivolare nel dimenticatoio il curioso caso dell’espulsione del 1962.

Solo dopo la morte di Garrincha, avvenuta in povertà nel 1983, qualcuno tornò a parlarne. La rivelazione più clamorosa, però, sarebbe stata fatta solo nel 2010, quando l’ormai 82enne Olten Ayres de Abreu, ex arbitro di grande esperienza e notorietà in Brasile, raccontò ai media locali che il Mondiale del 1962 sarebbe stato “comprato” dalle autorità brasiliane. Durante quell’edizione, Ayres de Abreu era stato selezionato come riserva di João Etzel Filho, che conosceva personalmente il guardalinee Esteban Mariño, il quale aveva arbitrato alcune partite a São Paulo. Secondo Ayres de Abreu, Etzel era stato incaricato di consegnare a Mariño 15.000 dollari statunitensi per non testimoniare davanti al comitato disciplinare della FIFA riguardo all’espulsione di Garrincha, anche se poi lo stesso arbitro uruguayano fu truffato dal collega: Etzel avrebbe consegnato a Mariño solo 5.000 dollari, tenendo per sé il resto della somma. La corruzione sarebbe partita direttamente dai vertici della CBD, all’epoca diretta dal futuro presidente della FIFA João Havelange. Ma erano trascorsi ormai 48 anni e Garrincha, quella partita, l’aveva giocata e vinta.

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Fonti

BUENO Rodrigo, O “dossiê do roubo da Copa de 1962” vai à Fifa?, Folha de S.Paulo

Garrincha fez dois gols no Chile em 62, foi expulso mas jogou a decisão da Copa, O Globo

MILLER Nick, The 64-year-old story of the last World Cup dismissal that didn’t lead to a ban, The Athletic

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