Il 20 aprile 1975, Habib Khabiri alzava al cielo il trofeo del Campionato asiatico U20, confermando l’Iran ai vertici del calcio continentale. Per la selezione giovanile si trattava del terzo successo consecutivo, dopo quelli del 1973 e del 1974, mentre la Nazionale maggiore aveva vinto le ultime due edizioni della Coppa d’Asia. Khabiri aveva 20 anni ed era uno dei più promettenti giocatori del paese.

Giocava nell’Homa di Teheran, la squadra della compagnia aerea di bandiera iraniana, militante nella massima serie locale, e di lì a poco avrebbe fatto il suo debutto in Nazionale. Erano anni di grande fermento, in Iran, dove il calcio era uno sport emergente ampiamente sostenuto dal regime occidentalista dello Shah Mohammad Reza Pahlavi. Dieci anni dopo, però, il nome di Khabiri sarebbe comparso per l’ultima volta in un report delle Nazioni Unite sulle vittime delle violazioni dei diritti umani nel paese.

Nel 1979 la dittatura dello Shah veniva abbattuta dalla rivoluzione, aprendo una fase di grande speranza per il futuro dell’Iran. Il leader religioso Ruhollah Khomeini era emerso come figura di riferimento dell’ampio e variegato movimento contro la monarchia, sapendo sfrutare meglio di tutti la voglia di cambiamento della popolazione iraniana. “Fu un periodo di grande speranza, in cui confidavamo che il notro paese potesse diventare finalmente una democrazia” avrebbe raccontato anni dopo Hassan Nayebagha, che all’epoca giocava come difensore nell’Homa e nella Nazionale.

Lui e Khabiri giocavano fianco a fianco nella difesa dell’Homa che nel 1976 aveva raggiunto uno storico secondo posto in campionato dietro al Persepolis. Oltre a essere compagni di squadra, però, erano anche compagni di lotta politica: assieme al collega Bahram Mavaddat, portiere del Sepahan, militavano nei Mojahedin del Popolo Iraniano, un partito di sinistra noto anche come MEK. Ostile allo Shah così come agli ayatollah, il MEK divenne immediatamente il nuovo nemico di Khomeini e e delle sue Guardie della Rivoluzione, virando verso la lotta armata.

Khabiri, cerchiato in rosso, con la maglia dell’Homa di Teheran.

Prima di tutto questo, però, era stato un partito progressista molto popolare tra le giovani generazioni, tra cui anche i calciatori. Alla fine degli anni Settanta, l’appartenenza politica di Khabiri non era pubblicamente nota, e non aveva quindi potuto impedirgli di entrare nel giro della Nazionale maggiore, che nel 1977 aveva raggiunto una prima storica qualificazione ai Mondiali che si sarebbero svolti l’anno successivo in Argentina. A qualificazione acquisita, il ct Heshmat Mohajerani aveva iniziato a dare spazio a giocatori più giovani, fuori dal giro dei veterani. E così nel dicembre del 1977, durante un’amichevole contro il Kuwait, Khabiri avrebbe realizzato il suo primo gol con la maglia dell’Iran, con un tiro dalla lunga distanza divenuto immediatamente celebre in tutto il paese.

Nonostante quella rete, Khabiri non riuscì a entrare nella lista dei convocati di Mohajerani per il Mondiale. In seguito, la rivoluzione assestò un duro colpo al calcio locale: sport occidentale e, per questo motivo, inviso agli ayatollah, non godeva di particolare supporto da parte delle nuove autorità politiche. In più, molti calciatori decisero di lasciare l’Iran per cercare fortuna all’estero, come ad esempio alcune colonne della Nazionale e perfino l’allenatore Mohajerani. Altri se ne andarano dopo l’invasione irachena del 1980, che portò alla sospensione del campionato.

Anche Nayebagha e Mavaddat si trasferirono all’estero, principalmente per ragioni politiche. Il promettente movimento calcistico iraniano doveva essere riforndato con i giocatori che erano rimasti, e così Khabiri divenne non solo un titolare della Nazionale, ma anche il suo capitano, sebbene la guerra limitò di molto la sua carriera. Disputò la sua ultima partita con l’Iran il 29 settembre 1980, nella vittoria per 3-0 sulla Corea del Nord che garantì all’Iran il terzo posto finale nella Coppa d’Asia in Kuwait. Una settimana prima, l’Iraq aveva invso l’Iran, dado inizio a un conflitto che sarebbe durato otto anni.

Il 30 agosto 1981, una bomba uccideva il Presidente iraniano Mohammad-Ali Rajai e il Primo ministro Mohammad-Javad Bahonar. L’attentato era stato compiuto dai militanti del MEK, che già due mesi prima avevano fatto esplodere una bomba durante una riunione del Partito Islamico Repubblicano, uccidendo 72 persone, tra cui l’ayatollah Mohammad Baheshti. Il MEK divenne a tutti gli effetti un movimento terroristico e un nemico pubblico per la Repubblica Islamica: nell’anno successivo, migliaia di militanti del partito furono arrestati, condannati in seguito a processi sommari, e infine giustiziati. I sopravvissuti scelsero invecela strada dell’esilio.

Khabiri, primo in basso da sinistra, è l’unico giocatore a non reggere una foto di Khomeini, in questa foto dei primi anni Ottanta.

Per ragioni che non sono note, Habib Khabiri scelse invece di rimanere in Iran, sebbene ormai non fosse più possibile vivere di calcio. Venne arrestato infine nel 1983 dalle Guardie della Rivoluzione, e condotto nel carcere di Evin. Nel luglio del 1984, i membri in esilio del MEK comunicarono che il regime aveva giustiziato 40 prigionieri, tra cui anche Khabiri, che all’epoca aveva 29 anni. Le accuse ufficiali contro di lui non furono mai rese note, né il regime confermò mai il suo nome o quello di altri dissidenti uccisi.

Khabiri divenne una sorta di simbolo dei militanti del MEK, di cui una figura di primo piano degli anni a seguire fu Hassan Nayebagha, nel frattempo divenuto un sociologo negli Stati Uniti. Il nome dell’ex capitano della Nazionale venne gridato dai dissidenti iraniani dentro lo Stade de Gerland di Lione il 21 giugno 1998, durante la partitatra USA e Iran del Mondiale di Francia. Di sicuro, il responsabile della sua morte fu l’allora vice-procuratore di Teheran, Ebrahim Raisi, l’uomo che negli anni Ottanta ordinò l’esecuzione di migliaia di dissidenti, soprattutto esponenti del MEK o presunti tali. Tra il 2021 e il 2024, Raisi ricoprì poi la carica di Presidente dell’Iran.

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Habib Khabiri, Abdorrahman Boroumand Center for Human Rights in Iran

Iran Exiles Report Execution Of 40, Including Soccer Star, The New York Times

NAYEBAGHA Hassan, The ghosts that hang over Iran’s World Cup squad, The Nation

NOVAK Poorang, Habib Khabiri, Captain of Iran National Soccer Team, Iran News Update

ROSTAMPOUR Mehdi, Protests Are A Deadly Game For Iranian Sports Figures, Radio Free Europe

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