Non c’è mai stato nulla di divertente in Massimo Ferrero

massimo ferrero

Bene o male, il mondo dei media italiani sembra essersi accorto che Massimo Ferrero è un delinquente. Alla buon’ora, verrebbe da dire. L’arresto avvenuto in settimana ha costretto tutti a parlare degli affari sporchi del proprietario della Sampdoria, imprenditore immerso nei debiti e già accusato di sottrarre soldi alle casse del club per coprire le perdite delle sue altre aziende. Verrebbe da chiedersi perché non ce ne si è resi conto prima, visto che letteralmente lo stesso giorno in cui acquistava la Samp (12 giugno 2014) patteggiava un anno e dieci mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. In questi setti anni nel calcio, che lo hanno portato da un relativo anonimato alla ribalta nazionale, è stato coccolato acriticamente dalla stampa e dalle televisioni, bisognosi delle sue bizzarre trovate necessarie a catalizzare l’attenzione del pubblico.

Le dirette delle partite della Sampdoria sono diventate un ricco campionario di inquadrature della tribuna, ossessivamente ricercate dalla regia per regalare al pubblico la stranezza del giorno del presidente blucherchiato: Ferrero con una sciarpa legata in fronte tipo Rambo; Ferrero a mani giunte che prega la Madonna; Ferrero con una kefiah blucerchiata che cerca di farsi passare per Arafat; Ferrero che sbraccia, urla e fa gesti grotteschi, come se fosse ancora sul set di Ultrà (quel film con Claudio Amendola che aveva prodotto e in cui aveva pure avuto una parte). Tutte cose che andavano bene a tutti: alle tv, per fare un po’ di colore, e a lui, che aveva bisogno di attenzione e a cui, tutto sommato, faceva comodo passare per un personaggio simpatico invece che per un bancarottiere. Così allo spettatore medio non poteva che sembrare assurdo che il tifo doriano chiedesse quotidianamente la cessione del club, che sotto la sua gestione ha chiuso cinque volte nella metà alta della classifica, ha ottenuto una qualificazione all’Europa League e incassato vagonate di milioni cedendo giocatori come Muriel, Škriniar, Schick, Torreira, Andersen e Praet.

Il calcio è stato il viatico per quella celebrità che Ferrero ha sempre cercato spasmodicamente, fin da quando bazzicava Cinecittà, e il mondo dei media italiani non ha saputo resistere al richiamo di un individuo talmente grottesco e naturalmente portato alla “gaffe” che non poteva essere ignorato. Su internet si trovano numerosi siti che raccolgono le sue “frasi migliori”: sparate contro questo o contro quello, solitamente altri proprietari di club; se l’è presa con Pulvirenti, Zamparini, Lotito, Cairo e Thohir (“Gliel’avevo detto a Moratti di cacciare quel filippino” disse a Rai Sport, suscitando una risata del conduttore Enrico Varriale), salvo poi dire che “Io vado d’accordo con tutti i presidenti”. E ovviamente un classico: accusare gli altri di stare rovinando il calcio e di condurre affari poco leciti, frasi che oggi assumono tutto un altro significato.

Chissà se qualcuno ha mai catalogato tutte le sciarpe della Sampdoria sfoggiate da Ferrero allo stadio, in questi sette anni di proprietà.

Il suo rapporto con le donne meriterebbe probabilmente un capitolo a parte. A partire dalla sua storia con la prima moglie, Laura Sini, erede di una florida azienda casearia del Viterbese che gli ha fornito i soldi con cui ha potuto iniziare a giocare all’imprenditore, e che dopo il divorzio lo ha denunciato per truffa e minacce. Le sue apparizioni televisive ci hanno regalato una serie di episodi che corrono sul sottile confine della molestia: nel febbraio 2015, in un’intervista post-partita, invece di rispondere alle domande di Alessandro Alciato fa un’avance a Ilaria D’Amico e le promette di venirla a prendere quella sera. Due mesi dopo, ancora ai microfoni di Sky Sport, si rifiuta di rispondere a una domanda sull’allenatore della Sampdoria Mihajlović e torna a infastidire la giornalista, visibilmente seccata e che cerca di riportare la discussione su tematiche calcistiche. Ad aprile 2018, in un’altra intervista post-partita, dichiara: “La porta è come una donna: va penetrata, non va discussa”. Il dicembre successivo irrompe ai microfoni di Dazn, e stavolta le avance sono per Diletta Leotta. A luglio 2021 è stato ospite a Estate in Diretta su Rai 1, e anche lì ha fatto apprezzamenti non richiesti alla conduttrice Roberta Capua.

E giù risate, ovviamente. Per ognuno di quelli che nel gergo giornalistico sono divenuti presto noti come i “Ferrero Show”, l’atteggiamento dei media ondeggiava tra un sincero imbarazzo e la consapevolezza che momenti del genere danno visibilità a un programma, tanto che a un certo punto si era parlato pure di una sua partecipazione a Ballando con le stelle. E nel frattempo, dei suoi debiti che crescevano e dei guai con la giustizia non importava niente a nessuno. Nel settembre 2015, la Procura di Roma ordinava il sequestro dei suoi conti correnti a causa del mancato versamento delle tasse relativamente ad alcune sue aziende, oltre che di un appartamento a Parioli, per un valore di 1,2 milioni di euro. Qualche mese più tardi, veniva condannato a Busto Arsizio all’affidamento ai servizi sociali e a 850.000 euro di risarcimento al Ministero dello Sviluppo Economico per il fallimento della compagnia aerea Livingston.

Forse è proprio per questi problemi che ha iniziato a fare la corte alla politica, storicamente rifugio degli imprenditori in fuga dalla magistratura. La sua prima uscita in questo senso è avvenuta nell’ottobre 2018, quando su Twitter ha scritto che ci vorrebbero “Uno, cento, mille Salvini per ripulire questa nostra Italia da ‘sti poveracci malandrini”. Detto da uno che aveva già una condanna per reati finanziari ed era sotto processo per altri, fa abbastanza effetto. Dal leader della Lega nessuna risposta, e anzi un paio d’anni dopo i due si sono incrociati al Salone Nautico di Genova, e il proprietario della Samp è stato ufficialmente respinto: “Voleva parlarmi delle elezioni comunali di Roma, ma gli ho detto che non era questo il momento” ha dichiarato Salvini all’emittente genovese Primo Canale. Ma il cuore di Ferrero non è rimasto infranto molto a lungo, e ad agosto 2021 lo si è visto passeggiare per Roma assieme alla sindaca Virginia Raggi, “Una sindaca che ha amministrato bene questa città per quattro o cinque anni” (non sapeva nemmeno che il mandato dura cinque anni, ma d’altronde parliamo della persona che una volta ha definito l’ex-Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, con cui era in collegamento su La7, “l’onorevole Come Si Chiama”). Per Raggi “il supporto di tutti, compreso il presidente Ferrero, non può che essere un valore aggiunto”, ma sta di fatto che poi non c’è stata nessuna candidatura.

L’11 dicembre, la Gazzetta dello Sport ha dedicato uno spazio alle giustificazioni di Ferrero, detenuto a San Vittore, con titolo pietista in cui si mostra affranto per i suoi dipendenti. Quelli delle aziende non ancora fallite, s’intende.

Il suo personaggio è diventato talmento popolare che hanno iniziato a invitarlo dovunque, per parlare di qualsiasi cosa. Lo scorso settembre, per farci un’idea, era in collegamento a L’aria che Tira su La7, dove la conduttrice Myrta Merlino si è sentita inspiegabilmente in dovere di domandargli cosa ne pensasse del Green Pass. La risposta di Ferrero è stata un discorso da politico su gente che perde il lavoro e sulla ripartenza del paese (i riferimenti populisteggianti a chi sta peggio sono un suo topos letterario personale), che ha suscitato più altro risate. Merlino si è poi spinta a chiedergli quanto avessero perso le sue aziende a causa del Covid, particolare che denota quanto poco fosse preparata su un personaggio sommerso dai debiti già da prima di entrare nel calcio. Se non altro si è evitato sparate negazioniste, tipo quella dell’ottobre 2020 su Radio Capital, quando disse che “Di coronavirus non si muore”: quel giorno, i dati aggiornati contavano 1.090.000 morti nel mondo.

Per carità, il suo non è un caso unico, ma di certo rappresenta bene uno dei problemi del sistema dell’informazione e di quello dell’intrattenimento: la totale assenza di spirito critico, o almeno la sua subordinazione al fattore economico. Il modo in cui i media italiani, sportivi ma non solo, si sono coccolati Massimo Ferrero, il giullare che fa comodo, non è diverso da ciò che avvenne nei primi anni Duemila con il proprietario del Perugia Luciano Gaucci, altro imprenditore-bandito divenuto celebre grazie al calcio, al punto da meritarsi anche lui una popolare imitazione (non di Crozza, ma di Max Giusti). Cosa c’è stato di divertente, in questi oltre sette anni di Massimo Ferrero nel mondo del calcio?

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