Una storia d’amore con l’Arsenal

“Ci ho riflettuto. Sei una George Graham. Tu sei attenta… e ordinata… e metodica, perciò tra noi funziona.” – Febbre a 90′

Nessun film e nessun libro ha mai saputo raccontare il tifo calcistico quando Febbre a 90′ di Nick Hornby. E, soprattutto, il tifo per l’Arsenal. In un calcio che nasce dalla passione di giovani studenti universitari dell’upper class inglese, l’Arsenal rappresenta un caso raro: fu fondato da un gruppo di operai dell’Arsenale Reale di Londra nel 1886, quando ancora si chiamava Dial Square e giocava nel sud-est della città, invece che ad Highbury. Un secolo dopo, George Graham veniva nominato allenatore del club.

Graham era stato una brillante ala sinistra nella squadra di fine anni Sessanta e inizio Settanta, quella allenata da Bertie Mee che aveva compiuto il Double del 1971, dopo essersi assicurata, l’anno precedente, il suo primo titolo europeo, la Coppa delle Fiere vinta sull’Anderlecht e dopo aver superato in semifinale l’Ajax futuro campione d’Europa.

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George Graham, con la maglia dell’Arsenal, vestita da

Quando fu scelto come manager dei Gunners, Graham veniva da un’ottima esperienza al Millwall, che aveva portato in Second Division, ed era il primo scozzese a sedersi sulla panchina dell’Arsenal dal 1915; con il suo arrivo al posto di Steve Burtenshaw, nessun inglese è più stato allenatore del club. Eppure, Graham aveva l’Arsenal nel dna, per le sue 227 presenze in bianco-rosso, per il suo carattere rude, e perché era scozzese come Thomas Mitchell, il primo allenatore della storia dei Gunners.

Sebbene fosse stato un attaccante da giovane, il Graham adulto propugnava un calcio completamente opposto rispetto a come stava in campo, che puntava tutto sull’organizzazione difensiva: nel giro di qualche anno, “1-0 per l’Arsenal” sarebbe diventata una frase ricorrente tra tifosi e commentatori, citando la battuta pronunciata dall’ex-giornalista e allenatore dei Gunners George Allison nel film Il mistero dell’Arsenale, del 1939.

E d’altronde era logico puntare sulla difesa, visti i giocatori che si era ritrovato in squadra al suo arrivo: John Lukic tra i pali, a destra Viv Anderson – che era stato uno dei protagonisti del grande Nottingham Forest di Brian Clough, una delle squadre difensivamente più solide della storia del calcio inglese – il capitano Kenny Sansom a sinistra, e in mezzo i due prodotti del vivaio londinese David O’Leary e Tony Adams. Nel 1989, l’Arsenal tornò a vincere il campionato, concedendo appena 18 reti agli avversari in tutta la stagione: solo il Liverpool, dieci anni prima, aveva fatto meglio nella storia della First Division, incassandone 17. Nel frattempo, alla difesa si erano aggiunti Steve Bould, Lee Dixon e Nigel Winterburn.

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Il leggendario gol di Michael Thomas a Liverpool, che decide il campionato 1988-1989.

Oggi, l’epoca di George Graham è ricordata soprattutto per quello storico campionato vinto in trasferta ad Anfield all’ultima giornata, che riportò ad Highbury un titolo che mancava da diciotto anni. Ma ci fu anche una Coppa di Lega, due anni prima, che anticipò il successo in campionato. Ci fu un secondo scudetto nel 1991, seguito da un Charity Shield e, nel 1993, dall’accoppiata Coppa di Lega-FA Cup. Ci fu soprattutto la Coppa delle Coppe del 1994, secondo e finora ultimo titolo europeo dell’Arsenal: ironia della sorte, entrambe le coppe internazionali vinte dai Gunners non esistono più.

Il 4 maggio 1994, l’Arsenal di George Graham superava per 1-0 il Parma di Nevio Scala, campione in carica della competizione e ormai una potenza del calcio europeo. Rete decisiva di Alan Smith, principale terminale di un grande tridente offensivo, assieme a Kevin Campbell e, soprattutto, Paul Merson. Era un Arsenal che, in quegli anni, ce l’aveva soprattutto con le italiane: ai quarti aveva eliminato il Torino, e in semifinale di coppa dell’anno seguente avrebbe fatto lo stesso con la Sampdoria.

Il periodo di George Graham è stato quello della resurrezione dei Gunners, considerati quasi una nobile decaduta: tra gli anni Venti e Trenta, sotto la guida di Herbert Chapman, avevano rivoluzionato il gioco su scala mondiale e dominato il calcio inglese, infine si erano eclissati. Il tecnico scozzese gli aveva riportati ai vertici, e la sua eredità sarebbe presto passata nelle mani di un altro straordinario allenatore, il primo non-britannico della storia del club, Arsène Wenger.

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L’Arsenal con la Coppa delle Coppe del 1994.

Ma la storia dell’addio di Graham all’Arsenal è una conclusione amara su cui non si può soprassedere. La stagione 1994-1995 non era partita bene, per l’Arsenal: a novembre, Paul Merson aveva ammesso pubblicamente di essere un’alcolista, di essere dipendente dalla cocaina e di avere problemi gravi con il gioco d’azzardo, e fu convinto a prendersi tre mesi di riposo in un centro di riabilitazione. Senza di lui, l’Arsenal stentava, barcamenandosi nella metà classifica della Premier League. A febbraio, poco dopo il rientro di Merson, si diffuse la notizia che Graham aveva accettato oltre 400mila sterline dal procuratore norvegese Rune Hauge per ingaggiare due dei suoi clienti, il centrocampista John Jensen e il difensore Pal Lydersen.

Per l’Arsenal, questo fu un tradimento, dopo nove anni di matrimonio: Graham fu licenziato seduta stante, e sostituito con il suo vice Stewart Houston, fino alla fine della stagione. Poco dopo, la Football Association avrebbe squalificato Graham e Hauge per un anno. Fu un brutto modo di concludere una storia così lunga e intensa. Dopo la squalifica, Graham tornò prima al Leeds e poi al Tottenham, storici rivali dell’Arsenal, come a suggellare un amore ormai finito nel rancore. L’Arsenal voltò pagina, sopravvisse e tornò a vincere; nel 2000 raggiunse la finale di Coppa UEFA e nel 2006 quella di Champions League, ma le perse entrambe.

 

Fonti

DAVIES Hunter, George Graham: after the fall, The Guardian

HART Simon, How George Graham’s sacking by Arsenal 20 years ago started a demise in the art of defending, The Independent

LAWRENCE Gary, George Graham, The Manager, Gunners Town

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