Morera, un costaricano a Barcellona

“Ho bisogno di denaro”. Esordì così, nell’estate del 1936, Alejandro Morera, davanti al signor André Vassenet. Morera era un costaricano di ventisette anni, bassa statura, capelli ben pettinati e sguardo intenso; Vassenet un signore che da un anno appena era divenuto il primo francese a presiedere il Le Havre Athletic Club, la più antica società di football di Francia.

Vassenet era un uomo di sport abbastanza esperto, e sapeva benissimo chi aveva davanti, anche in un’epoca senza televisioni, social network e giornalisti onnipresenti. Qualche anno prima, quel ragazzo latino aveva vestito la maglia del Barcellona, di cui era stato il principale realizzatore, vincendo un campionato catalano nel 1934. Arrivato nell’ambito di un rinnovamento della rosa che era costato il posto a leggende come Emilio Sagi-Barba, Angel Arocha, Vicente Piera e Pep Samitier, Morera aveva disputato due stagioni in blaugrana, mettendo a segno 68 reti e guadagnandosi l’appellativo di Mago del Balón. Come si era ritrovato in quella situazione, allora? A dover chiedere aiuto a uno sconosciuto per raccimolare qualche franco?

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Morera, a sinistra, in auto con gli amici e colleghi Cabanes e Berkessy, oltre al cane Jacky, con cui nell’estate del 1936 intraprese un viaggio in auto da Barcellona a Budapest.

Alejandro Morera chiedeva a Vassenet solo il denaro necessario a pagarsi un biglietto per il viaggio via nave da Marsiglia a San José, in Costa Rica; in cambio offriva le sue prestazioni sportive al club francese per il numero di partite necessarie a ottenere la cifra. Dopo tre anni, il Fenomeno Costarricense – un altro dei suoi soprannomi – abbandonava l’Europa: nel 1933, quando era sbarcato in Spagna, lo aveva fatto su suggerimento di Ricardo Saprissa, uno sportivo salvadoregno che aveva rappresentato la Spagna alle Olimpiadi di Parigi nel 1924 come tennista, e poi si era riciclato difensore nell’Espanyol, prima di trasferirsi in Centro America e diventare allenatore della nazionale costaricana. Saprissa lo aveva visto giocare e lo aveva convinto ad andare oltreoceano per fare un provino con il suo vecchio club, ma una volta che i periquitos lo videro pensarono fosse troppo basso per essere un valido calciatore. Non sapendo bene che fare, Morera prese in mano la situazione e andò di persona a contattare Joan Coma Segarrols, presidente dell’altro club della capitale catalana, a cui infine legò la propria carriera.

Che fine avevano fatto i soldi guadagnati giocando al Barça? Giocando nell’attacco dei Tres Mosqueteros accanto a Mario Cabanes ed Elemér Berkessy? Si trovava a Budapest, nel 1936, subito dopo la fine della stagione – in cui si era trasferito al neopromosso Hercules, in cerca di una nuova sfida, portando il piccolo club di Alicante a sesto posto in campionato, a pari punti proprio col Barcellona – insieme all’amico ungherese Berkessy, quando aveva saputo dello scoppio della guerra civile. Non potendo rientrare in Spagna per prendere i soldi che aveva in banca, Morera aveva impacchettato quelli che gli erano rimasti nelle tasche ed era arrivato in Normandia, ma durante il viaggio quegli ultimi risparmi gli furono rubati, e ora non aveva più nulla.

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La statua dedicata ad Alejandro Morera, opera dell’artista Édgar Zúñiga, nel parco Palmares di Alajuela, in Costa Rica, inaugurata nel 2016, ventuno anni dopo la sua morte.

Vassenet fu ben felice di aiutarlo, compresa finalmente la situazione. Provò anche a convincerlo a firmare un contratto vero e proprio, come quello che aveva approvato Berkessy, ma il costaricano non ne volle sapere: “Mi manca casa mia, e poi qua in Europa non tira una bella aria”. Giocò due partite a inizio campionato con il Le Havre, mise a segno anche un gol, quindi prese un treno per il Sud, s’imbarcò e tornò in America, nell’Alajuelense dove aveva iniziato a giocare negli anni Venti. Vinse ancora due campionati e altrettante coppe nazionali, e oggi lo stadio del club di Alajuela porta il suo nome.

 

Fonti

CALVO Rodrigo, Cuando Alejandro Morera brilló en el FC Barcelona, Buzón de Rodrigo

LARA M. A., El primer ‘tico’ era de los ‘tres mosqueteros’, Marca

SOLANO Jeison, Alejandro Morera Soto: El tico che marcó 68 goles con el Barcelona, Diez

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