Le donne nello sport sono solo tette e culi

Aprite un qualsiasi sito di un quotidiano sportivo. Troverete il calcio, com’è ovvio: la cronaca, l’analisi, le riflessioni, le fantastiose notizie del calciomercato; tutto sondato, ripassato, scandagliato in ogni suo minimo dettaglio, scavando ogni barlume di notizia fino alle sue radici. La stessa cosa, anche se in misura più contenuta, avviene con gli altri sport, che occupano le posizioni più basse della homepage. Ah sì, stiamo parlando di sport maschili. Perché, quando non ci sono di mezzo grandi eventi (tipo: la nazionale di volley femminile in finale ai Mondiali, o Sofia Goggia che vince l’oro nella discesa libera), lo sport femminile quasi non esiste. Lo sport femminile; perché le donne, sui siti dei quotidiani sportivi, non mancano mai.

Ogni scusa, infatti, è buona per enfatizzare come [donna a caso con un qualsivoglia legame con lo sport] sia davvero una gran bella topa. Salvo i sopracitati eventi eccezionali, la presenza femminile sui quotidiani sportivi non riguarda lo sport, spesso neppure le sportive: il modello di riferimento che una ragazza deve avere, leggendo le news della Gazzetta, del Corriere dello Sport o di Tuttosport, sembra essere quella della sexy compagna del calciatore, della sexy presentatrice tv, della sexy giornalista, o se proprio le va bene della sexy sportiva. Tutte belle e brave; ma più belle, che per la bravura ci siamo noi maschi.

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La Gazzetta dello Sport del 17 novembre 2018: la prima notizia riguardante un donna è la vittoria della sciatrice Mikaela Schiffrin; subito sotto un articolo sul “fisico bestiale” di Michelle Hunziker e uno sulle foto “super hot” di Diletta Leotta, mentre in cima alla home campeggiava, tra le video notizie, “Lady Quagliarella super sexy: il bikini è esplosivo”. Lo stesso giorno, la prima notizia al femminile sul Corriere dello Sport era una fotogallery del sedere della cestista Valentina Vignali; su Tuttosport, la prima donna che si vede è la modella ed ex di Fernando Alonso Viki Odintcova con le sue foto sexy su Instagram.

Ricordo che, da ragazzino, avevo scoperto l’esistenza del tennis femminile con gli articoli che la Gazzetta dedicava ad Anna Kurnikova: negli articoli si sottolineava come, se volesse avere speranza di vincere qualcosa, doveva scegliersi una più che valida compagna nel doppio, ma anche che quando scendeva in passerella invece che sul campo da gioco era la dominatrice assoluta. La Kurnikova – e dopo, per un certo periodo, anche Maria Sharapova, Ana Ivanovic e altre – compariva sui quotidiani e i tg sportivi più spesso delle tenniste che vincevano Wimbledon. Ci fu poi un periodo in cui si parlava molto della possibilità di una pilota donna in Formula 1: era Danica Patrick, la cui qualità principale – secondo quanto si leggeva – era di essere bella al punto da fare anche la modella. E via di scatti in biancheria intima che indubbiamente denotavano la sua bravura al volante.

Automobilista come la tedesca Sophia Floersch, che domenica 18 novembre è stata coinvolta in un grosso incidente sulla pista di Formula 3 a Macao, riportando una frattura spinale. Per spiegare al pubblico chi sia questa pilota di neppure 18 anni – che in quel momento era sotto i ferri per un’operazione durata 11 ore e servita a evitarle una vita in sedia a rotelle – la Gazzetta dello Sport ha pensato bene di realizzare un breve video: “La pilota tedesca è molto seguita su Instagram (40mila follower)… ecco le sue immagini più belle.” Non si dice per quale scuderia corre, non si dice se e cosa ha vinto finora o a che punto della classifica di F3 si trovi, si citano dei record che ha raggiunto ma senza specificare quali; le foto, in compenso, sono molto interessanti, specialmente quella in reggiseno. Lo ripeto: una minorenne, bloccata in sala operatoria dopo un grave incidente.

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I motori al femminile, su Tuttosport, poco sopra la gallery di Elettra Lamborghini che “manda i social in tilt”. Sul Corriere dello Sport, tra le notizie di motociclismo e Formula 1 ne spunta una al femminile: “Sexy EICMA: La mega-gallery delle ragazze più belle”.

Dalla storica accoppiata donne-motori alle fondamentali riprese degli schemi chiamati dalle giocatrici di beach volley, fino ovviamente allo sport d’elezione di questo blog: il calcio. Agli ultimi Mondiali, la Fifa ha chiesto alle emittenti televisive di evitare le solite riprese gratuite delle belle donne sugli spalti (se i profani vogliono avere un’idea di ciò a cui mi riferisco, cercate su Google “Larissa Riquelme World Cup 2010”); Federico Addiecchi, capo del dipartimento per le responsabilità sociali della Federazione, ha spiegato che “durante il Mondiale in Russia, i casi di sessismo sono stati più frequenti di quelli di razzismo”, in particolare le molestie nei confronti delle croniste. Non pensate solo a Diletta Leotta, magari andate a cercare i titoli che giravano, qualche anno fa, a proposito di Sara Carbonero, fidanzata del portiere della Spagna Iker Casillas e, soprattutto, giornalista sportiva per la televisione spagnola.

Carlo Maria Miele faceva notare, già tre anni fa su Gli Stati Generali, l’innato talento dei quotidiani sportivi nel dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte, quando si tratta di sessismo: in un articolo giustamente indignato per i cori irrispettosi rivolti in Premier League alla fisioterapista del Chelsea Eva Carneiro, era accluso un suo video dell’Ice Bucket Challenge la cui didascalia recitava “la doccia della bella dottoressa”.

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Gli stadi più caldi, Sky Racing Team, e due gemelle francesi che hanno lanciato una linea di bikini: sono le uniche donne nella homepage del Corriere dello Sport, ma non viene specificato cosa abbiano a che vedere con lo sport.

Possiamo tutti, quotidiani in primis, scandalizzarci quando gli ultras della Lazio diffondono un volantino in cui ordinano alle tifose donne di starsene nelle seconde file, non avere pietà per le frasi sessiste del presidente della Sampdoria Massimo Ferrero, o per quelle dell’ex-allenatore del Napoli Maurizio Sarri, e schierarci a spada tratta in favore delle iniziative sportive contro il femminicidio, ma ci dovremmo chiedere se un problema culturale non sia, appunto, “culturale”, e quindi pervada ogni aspetto della nostra società. C’è un’evidente disparità tra la rappresentazione della donna e quella dell’uomo nella stampa sportiva – che assume i tratti dell’ossessione, a giudicare dalla frequenza con cui vengono trattate notizie riguardanti chi con lo sport c’entra poco o niente, ma è comunque supersexy – i maschi sono sempre in primo luogo professionisti, e poi solo secondariamente star e bei ragazzi; le femmine sono sempre principalmente gnocche, e poi magari, ma non necessariamente, sportive.

Il lessico usato per i titoli riguardanti i maschi è molto variegato, ed è raro che si ripeta lo stesso aggettivo in due articoli ravvicinati, mentre quello per le donne si riduce sempre agli stessi termini e alle stesse espressioni. “Hot”, “da urlo”, “fa impazzire i fan”, “super sexy”, e poi i dettagliatissimi “lato B” e “bikini”, forse la parola più ricorrente, non potendo mostrare foto di nudo. Corriere e Tuttosport, che appartengono allo stesso editore, hanno nelle notizie sulla gnocca il principale punto di contatto tra due quotidiani che, altrimenti, avrebbero linee editoriali abbastanza differenti; ma spesso i contenuti di questo tipo dei tre siti sono praticamente sovrapponibili.

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Wanda Nara, moglie e procuratrice di Mauro Icardi, è il personaggio femminile preferito dalla stampa sportiva italiana, appena davanti a Diletta Leotta: a sinistra sul Corriere dello Sport, a destra sulla Gazzetta.

Qualche anno fa, il blog Un certo genere di sport di Mara Cinquepalmi si era occupato esattamente di questo: un’inchiesta sul giornalismo sportivo online italiano, ricercando la terminologia con cui le donne vengono descritte. “Ad esempio, le tenniste sono belle e brave; il binomio donne e motori accompagna le cronache delle principali manifestazioni automobilistiche; le sciatrici o le pattinatrici sul ghiaccio sono le regine delle nevi” dice Cinquepalmi, evidenziando come sia imprescindibile, per il giornalismo sportivo, identificare le atlete sotto il profilo estetico.

Il perché è facilmente intuibile: lo sport – che, in Italia, si riduce in maniera preponderante a calcio e poco altro – è ancora concepito come un interesse maschile esclusivo, e per tanto le notizie sportive devono essere orientate verso quel pubblico. Tanto è che pure le firme femminili sono alquanto rare: in una ricerca del 2015 su DataJournalism, Marco Boscolo mostrava come la Gazzetta dello Sport fosse di gran lunga quello come meno giornaliste donne, tra i principali quotidiani italiani. Forse le giornaliste italiane sono poche e/o poco competenti? A queste scuse ha già risposto a suo tempo Michela Murgia, e non c’è bisogno che mi dilunghi io.

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Le notizie al femminile sono quasi tutte identiche, rimpallate da un quotidiano all’altro: qui il Corriere dello Sport e Tuttosport ci mostrano la fidanzata di Lautaro Martinez; la Gazzetta aveva fatto precisamente la stessa cosa poco tempo prima, e di nuovo il 26 novembre.

Si badi bene: questo non è un problema unicamente della stampa sportiva. Basta fare un giro sui siti di quotidiani generalisti italiani per notare una certa “comunità di vedute” sulla rappresentazione della donna, di quella sportiva in particolare: nel 2013, il Corriere della Sera ci regalava una perla di giornalismo con l’articolo Il lato sexy della Foppa, celebrando i nuovi acquisti della Foppapedretti Bergamo ribadendo ossessivamente quanto fossero sensuali e quanto i tifosi apprezzassero le loro forme. “Giovani, carine” sono le due parole con cui comincia l’articolo, che prosegue senza citare mai il ruolo delle pallavoliste in questione o altri dettagli sportivi, ma raccontandoci quanto amino “per gioco o, perché no, per sano narcisismo mettersi in mostra”, paragonandole a Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini, ovviamente non per motivazioni tecniche. Una di esse, Federica Stufi, viene descritta immancabilmente come “la più provocante”, e per la altre si sciorinano i sinonimi più disparati; quella di cui si scrive meno, Laura Melandri, è immancabilmente “senza quel lato sexy che contraddistingue le compagne di gioco”.

Questa morbosa ricerca della donna nuda è preponderante nell’online, ovviamente, ed è comune a tutti i quotidiani (con la differenza che quelli sportivi dovrebbero occuparsi di sport, non di informazione generalista) e appartiene a quella perversione della colonnina di destra che Alessandro Gazoia chiama “boxino morboso”. Ma affonda le sue radici in un terreno culturale piuttosto fertile, che da sempre vede la sportiva donna come “meno seria” rispetto allo sportivo maschio, come se lui lo facesse per mestiere e lei solo per passatempo. La sessualizzazione delle atlete è evidente da molto tempo e la si ritrova, ad esempio, negli ancora oggi abbastanza frequenti calendari sexy delle squadre di volley o di altri sport, mentre molto più rare sono le stesse iniziative sul fronte maschile, che comprometterebbero la professionalità degli atleti agli occhi dei propri tifosi. Allo stesso modo, nessun giornalista si sognerebbe mai di descrivere i calciatori della Juventus come il Corriere della Sera fece con le ragazze della Foppapedretti. E nessun professionista del mondo del calcio ci terrebbe a precisare che un calciatore, oltre a saper giocare, è anche un “bellissimo ragazzo”, come ha fatto Sandro Mencucci, presidente della Fiorentina femminile, per difendere l’attaccante della Juventus Cristiana Girelli dopo gli insulti sessisti ricevuti da alcuni tifosi viola. La dimostrazione si trova sul sito del Corriere dello Sport del 28 novembre, quando il video di Zlatan Ibramovic in mutande che fa taekwondo appare ben cinque titoli più sotto la fotogallery della misconosciuta modella Jori Delli.

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Il 29 novembre, per trovare notizie di sport femminili su Gazzetta.it bisognava risalire fino alla notizia numero 41 della homepage. La 37a riguardava le Paralimpiadi del 2020, la 44a riguardava la convinzione del 59enne John McEnroe di poter battere Serena Williams. La 17a, invece, era sulla vita sessuale di Flavia Vento.

Quando non ci sono le “bombe sexy”, le donne però spariscono quasi del tutto dalle homepage. Visitando il sito del Corriere dello Sport il 26 novembre (alle 11.54 di mattina: così siamo precisi), si doveva scorrere molto verso il basso – superando le numerose notizie di calcio maschile e la corposa sezione motori, ignorando la “mega-gallery” fissa da giorni delle “50 sexy girls più esplosive della MotoGP”, e superando addirittura un box orizzontale dedicato agli e-sports – per trovare finalmente una notizia sulle posizioni di Sara Errani e Camila Giorgi nella classifica WTA. Poco sotto una notizia sulle vittorie di Conegliano e Busto nella A1 di volley femminile. L’unica altra notizia al femminile, scendendo ancora un poco e arrivando praticamente alla fine dello scroll, è l’intervista in cui l’attrice Anna Foglietta parla del suo tifo romanista.

Ma il problema non sono le donne seminude. Lo sport nasce come esibizione della sensuale perfezione dei corpi umani, questo fin dall’Antica Grecia. Il problema è l’evidente disparità di trattamento tra atlete e atleti: le prime sono quasi sempre marginalizzate dalla stampa di settore, mentre per i secondi si ha un trattamento bulimico; quando ci sono, vengono rappresentate con più interesse per il loro aspetto fisico che per i loro risultati sul campo, mentre i maschi sono identificati quasi esclusivamente come sportivi e raramente come bei figlioli; se non si trovano atlete donne svestite di cui parlare, ci si rifugia sulle wags, sulle giornaliste o su qualunque altra femmina abbia un minimo appiglio allo sport, mentre è quasi impossibile leggere di sport senza leggere di atleti maschi.

Cattura
Nel giro di quattro notizie, Gazzetta.it riesce a parlare del sessismo contro un arbitro donna e anche di Wanda Nara “super sexy mentre gioca a biliardo”.

Penso sia fuor di dubbio che, per uno sport più sano e equo – che dico? per una società più sana ed equa – sarebbe necessario prestare un po’ più di attenzione al modo in cui la donna viene rappresentata. Perché, purtroppo, c’è poco da stupirsi nel sentire cori offensivi contro atlete o direttrici di gara, se i principali veicoli d’informazione sportiva parlano solo dei loro corpi. Perché, purtroppo, così facendo si escludono implicitamente le appassionate di sport dalla cronaca sportiva, marginalizzando loro e i loro sport, che vengono sempre concepiti in funzione di un pubblico maschile. Ecco, sarebbe bello che i direttori di Gazzetta, Corriere dello Sport e Tuttosport prendessero finalmente in considerazione un cambiamento di rotta.

Nella foto di copertina, la sciatrice Lindsay Vonn; la stessa foto è stata usata come copertina di un’intervista alla Gazzetta dello Sport.

5 pensieri riguardo “Le donne nello sport sono solo tette e culi”

  1. ci sono atlete/i sia maschi sia femmine che spesso decidono liberamente di fare servizi fotografici sexy mezzi nudi e in questo non c’è nulla di male, come non c’è nulla di male nell’essere attratti da una persona, uomo o donna che sia, dal bel viso e dal bel corpo, mi pare che anche le donne(etero) siano attratte dai corpi scolpiti di alcuni atleti maschi (quanto un uomo etero può essere attratto da una bella donna) e hanno il diritto di esserlo e di esprimerlo, Detto questo, un giornale sportivo dovrebbe parlare di sport e non attirare i lettori con immagini che esulano dallo sport

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