Giovedì 5 novembre si è verificata un’allerta su diversi voli aerei in tutta Europa per alcuni allarmi bomba rivelatisi poi minacce infondate. Questa situazione ha portato al centro delle cronache il cosiddetto ‘Stato Maschile’, che avrebbe rivendicato tramite delle mail gli allarmi bomba ricevuti da alcuni aeroporti. La questione resta abbastanza opaca, anche perché, come ha scritto la BBC, un account Telegram ritenuto vicino allo ‘Stato Maschile’ ha smentito un coinvolgimento del gruppo negli allarmi bomba della scorsa settimana: “Quale Stato Maschile? Dove l’hai visto? Non esiste più da molti anni” ha scritto l’utente. Al di là di chi sia responsabile dei recenti eventi, che lo ‘Stato Maschile’ sia esistito è fuori discussione e su di esso sono disponibili molte informazioni. Si sa, ad esempio, che il suo primo grande momento di visibilità è avvenuto durante il Mondiale di calcio del 2018 in Russia.

Prima di tutto, lo ‘Stato Maschile’ si chiama in realtà Muzhskoye Gosudarstvo: è un movimento non ufficiale nato in Russia nel 2016, ad opera di un personal trainer di nome Vladislav Pozdnyakov. La sua origine è una community privata nata sul social media russo VK, che inizialmente riguardava unicamente discussioni tra maschi sulle relazioni sentimentali. In breve tempo, però, il tono del gruppo è degenerato verso tendenze apertamente misogine, omofobe e razziste, entrando quindi a far parte della cosiddetta manosphere (manosfera o, più propriamente, uomosfera, in italiano). In breve, si tratta di uomini con idee di estrema destra, particolarmente ostili alle donne e alle femministe, che predicano il ritorno a una rigida società patriarcale. Un’altra caratteristica di questi gruppi è quella di creare comunità online dedicate a denigrare, umiliare e bullizzare specifiche donne, di cui spesso condividono immagini senza consenso.

Movimenti del genere sono divenuti abbastanza comuni negli ultimi anni, specialmente tra i giovani maschi e ovviamente non solo in Russia. Limitandoci all’Italia, nel corso del 2025 sono emersi i casi del gruppo Facebook ‘Mia Moglie’ e del sito Phica: entrambi sono stati chiusi dalle autorità, ma proprio nell’ultima settimana è stato rivelato che Phica è rinato sotto forma di gruppo Telegram, raggiungendo in pochi giorni i 12.000 iscritti. Il fenomeno è molto diffuso anche nel mondo anglosassone e ha sollevato delle preoccupazioni anche da parte dell’ex allenatore dell’Inghilterra Gareth Southgate, che proprio quest’anno ha collaborato con la BBC a un documentario sulla manosphere e, più in generale, sui problemi sociali tra i giovani maschi. Secondo Southgate, il calcio è uno sport che, per la sua popolarità e il suo ruolo sociale, avrebbe il potenziale per aiutare i ragazzi a sviluppare una coscienza maschile non tossica.

Ciò che ha però caratterizzato fin dalle origini lo ‘Stato Maschile’ è stata la sua natura più complessa rispetto a una banale community misogina. Pozdnyakov aveva redatto un manifesto politico del gruppo, in cui l’odio per le donne si mescolava con il nazionalismo e il suprematismo bianco: in particolare, i membri del gruppo venivano istigati a odiare le donne russe che intrattenevano relazioni con stranieri, soprattutto se non-bianchi. I movimenti femministi e LGBTQ+ venivano inoltre condannati come “perversioni europee” contrarie ai valori tradizionali della Russia. In breve, il gruppo di Pozdnyakov arrivò ad avere un proprio simbolo e una rete di canali online collegati, diffondendosi in tutto il paese. E il catalizzatore principale della loro azione divenne il Mondiale del 2018, durante il quale un elevato numero di turisti stranieri arrivò in Russia per assistere alle partite di calcio.

Vladislav Pozdnyakov Stato Maschile
Vladislav Pozdnyakov, blogger e fondatore dello ‘Stato Maschile’. In origine, la sua idea era quella di creare un progetto sui social per guadagnare soldi attraverso la pubblicità.

Il periodo in cui si è sviluppato Muzhskoye Gosudarstvo è quello in cui la Russia stava iniziando a ospitare grandi eventi internazionali che attiravano persone da varie parti del mondo: nel 2013 c’erano state le Universiadi a Kazan, l’anno successivo si erano svolti i Giochi Olimpici Invernali a Sochi e nella stessa città aveva debuttato il Gran Premio di Formula 1. In generale, la società russa è piena di stereotipi negativi riguardo al comportamento delle donne locali nei confronti dei turisti stranieri: esiste un termine apposito, deti festivalia (“figli dei festival”), che indica i bambini di etnia mista, spesso con madre single, concepiti durante eventi internazionali come il Festival mondiale della gioventù di Mosca del 1957 o i Giochi Olimpici del 1980. Prima dell’inizio del Mondiale del 2018, la deputata Tamara Pletnyova aveva sconsigliato alle ragazze russe di frequentare i tifosi stranieri: “Ci saranno ragazze che incontreranno uomini e poi daranno alla luce bambini. Magari si sposeranno, magari no. Ma quei bambini soffriranno, come hanno sofferto quelli delle Olimpiadi del 1980” disse alla radio Govorit Moskva.

Lo ‘Stato Maschile’, dunque, non è nato in un vuoto né i suoi membri hanno agito in un contesto del tutto innocente. A fare da detonatore per la loro ascesa fu il caso Buceta rosa: online iniziò a circolare un video di alcuni tifosi brasiliani che facevano ripetere a un’inviata televisiva russa una frase in portoghese (buceta rosa, appunto), facendole credere che significasse “mazzo di fiori”, mentre invece significava “vagina rosa”. Il caso fece molto discutere in Brasile, al punto che uno degli uomini coinvolti perse anche il lavoro. Ma in Russia a finire nel mirino fu la donna e, per estensione, tutte le giovani donne che si intrattenevano con dei tifosi stranieri. Muzhskoye Gosudarstvo organizzò una campagna di cyberbullismo, denigrazione e minacce nei confronti di ogni donna che pubblicava su VK delle foto che la ritraevano in compagnia di stranieri. Tutto passava da una pagina pubblica sul social, chiamata appunto ‘Buceta Rosa’, e da un profilo Telegram collegato, ma veniva coordinata nei gruppi privati dello ‘Stato Maschile’.

VK decise di non chiudere la pagina, ma solamente di applicarle una moderazione più severa, col risultato di non risolvere nulla. Il movimento di Pozdnyakov la utilizzava per attirare iscritti, grazie anche alla grande notorietà guadagnata grazie allo scandalo mediatico, e poi direzionarli su canali meno controllati in cui coordinarsi. Le vittime venivano tormentate e denigrate con commenti e messaggi privati; sempre più spesso si arrivò a minacce di stupro e di morte. La situazione fu aggravata da alcuni media conservatori russi, come il popolare Moskovsky Komsomolets, che pubblicò un articolo intitolato: “L’epoca delle troie: perché le donne russe sono una disgrazia per loro stesse e per il paese”. Il pezzo generò una polemica ancora più grande, ricevendo durissime critiche da parte di siti come Wonderzine e Cosmopolitan Russia, e anche Yury Dud, uno dei più conosciuti giornalisti sportivi del paese, denunciò l’ondata sessista di quei giorni.

Il Mondiale del 2018 fu un evento cruciale per lo ‘Stato Maschile’. Da un lato, gli diede visibilità nazionale, attirando nuovi iscritti; dall’altro, dimostrò l’efficacia della sua organizzazione interna nel creare campagne di molestie su vasta scala. Dopo la fine del torneo, il gruppo passò ad azioni più ambiziose, come ad esempio individuare donne che si vestivano in maniera “non consona”, che avevano relazioni con stranieri non-bianchi o che appartenevano ai movimenti femministi; quindi scopriva dove abitavano e iniziava a tormentarle e a minacciarle non solo online, ma anche nella vita di tutti i giorni. Nel dicembre 2018, Pozdnyakov venne condannato a due anni con la condizionale per istigazione all’odio contro le donne, ma già pochi mesi dopo la sentenza fu ribaltata in appello. A quel punto, per evitare problemi con le autorità russe, Pozdnyakov lasciò il paese, trasferendosi inizialmente in Polonia (governata all’epoca dal partito di estrema destra Diritto e Giustizia), ma continuando a coordinare le azioni del suo movimento.

Mikhail Degtyaryov
Alle parole di Pletnyova rispose il deputato Mikhail Degtyarev: “Prego Dio che ci siano più storie d’amore, più bambini, più coppie miste grazie al Mondiale. Accogliamo tifosi di ogni parte del mondo, colore della pelle, religione, genere e orientamento sessuale”. Degtyarev era all’epoca a capo del comitato per lo sport del parlamento russo, e dal 2024 è Ministro dello Sport e presidente del Comitato Olimpico.

Nei due anni successivi, Muzhskoye Gosudarstvo organizzò campagne contro la catena di supermercati Vkusville, costringendola a scusarsi per aver realizzato uno spot con una famiglia LGBTQ+, e contro le catene di ristoranti asiatici YebiDoyebi e Tanuki. Quest’ultimo decise però di non accettare gli attacchi diffamatori del gruppo e reagì con una propria campagna volta a ridicolizzare lo ‘Stato Maschile’, oltre ad agire legalmente contro di esso. A quel punto, le autorità russe non poterono più ignorare la questione, e questo portò alla designazione di Muzhskoye Gosudarstvo come gruppo estremista nell’ottobre 2021. Questo ha portato sostanzialmente alla fine del movimento, dato che la prima conseguenza del provvedimento fu che tutti i canali social a esso collegati vennero chiusi e i suoi membri divennero potenzialmente perseguibili a livello penale.

In realtà, la comunità misogina alla base dello ‘Stato Maschile’ è sopravvissuta, pur dovendo rinunciare a compiere azioni come aveva fatto in passato. Dopo l’invasione dell’Ucraina del febbraio 2022, il gruppo è tornato pubblicamente attivo, ma sotto il nome di ‘Legione Maschile’ e con un focus del tutto nuovo: dalla misoginia al supporto all’esercito russo. Il che è per certi versi sorprendente, dato che in precedenza il gruppo aveva posizioni antigovernative, accusando Putin di non essere sufficientemente nazionalista. Al momento, sembra occuparsi più che altro di propaganda, a differenza di altre community social dell’estrema destra russa, che puntano invece anche a reclutare soldati per la guerra in Ucraina. Quanto a Pozdnyakov, non risulta essere mai rientrato in Russia e dovrebbe risiedere ancora all’estero, anche se non è noto in quale paese.

Se questo articolo ti è piaciuto, aiuta Pallonate in Faccia con una piccola donazione economica: scopri qui come sostenere il progetto.

Fonti

–KRUGLOVA Anna, The Rise and Fall of the Male State Movement, International Center for Counter-Terrorism

–Meet the Male State: Russia’s Nastiest Online Hate Group, Bellingcat

–The dark side of World Cup fun in Russia: Online mobs are bullying women getting ‘too friendly’ with foreigners, Global Voices

Rispondi

LEGGI ANCHE