Come Gazprom si è preso lo Schalke 04

La notizia dell’accordo, resa pubblica nell’ottobre 2006, era destinata a far scalpore: nel giro di cinque anni e mezzo, lo Schalke 04 avrebbe ricevuto 125 milioni di euro di finanziamento. Una cifra spropositata, nel calcio dell’epoca, che poteva non solo consolidare lo status del club, ma addirittura portarlo a un salto di qualità che avrebbe potuto portarlo a intaccare finalmente lo strapotere del Bayern Monaco in Bundesliga. La più grande sponsorizzazione della storia del calcio tedesco – polverizzato il record di Deutsche Telekom con lo stesso Bayern, che si fermava a “soli” 20 milioni di euro – nascondeva però delle insidie: era davvero saggio mettersi in affari con Gazprom?

A metà degli anni Duemila, il calcio aveva scoperto – con sua grande gioia – gli oligarchi. L’approdo di Roman Abramovič a Stamford Bridge aveva aperto una nuova strada nel mondo del pallone, e di lì a pochi anni anche il suo connazionale Dmitrij Rybolovlev sarebbe sbarcato in Francia, acquistando il Monaco: la loro ascesa rappresentava, per molti, il ritorno della Russia al ruolo di grande potenza economica internazionale, dopo la crisi post-caduta del Muro. Una rinascita che veniva vista con molto sospetto dai paesi occidentali a causa del suo artefice, Vladimir Putin. Il Presidente aveva ricostruito il paese in pochi anni e non senza il ricorso a politiche controverse, aveva orientato l’economia russa alla produzione di energia da esportare all’estero, costruendo legami commerciali sempre più stretti nell’Europa Occidentale. La Russia di Putin era la Russia di Gazprom, il colosso energetico di San Pietroburgo emerso rapidamente come una potenza mondiale dopo che nel 2004 aveva inglobato Sibneft, acquistandola proprio da Abramovič e innescando il trasferimento a Londra dell’imprenditore e il cambio di proprietà al Chelsea.

Dal 2004, Gazprom era divenuto il terzo principale produttore di petrolio al mondo dietro Arabia Saudita e Iran; nel maggio 2006, aveva effettuato una ricapitalizzazione da 270 milioni di dollari, primo passo nel suo nuovo piano d’espansione in Occidente. Società privata ma di fatto controllata da uomini fidati di Putin, Gazprom aveva deciso di investire nel calcio, e nel 2005 aveva acquistato lo Zenit San Pietroburgo, una piccola squadra che anche ai tempi dell’Unione Sovietica era sempre stati ai margini del grande calcio: 100 milioni di dollari vennero subito stanziati per il calciomercato, e altri ancora sarebbero serviti alla costruzione di un nuovo stadio, progettato per essere il più importante di Russia, spostando così il baricentro del football locale da Mosca a San Pietroburgo. Ma l’espansione nello sport valicò presto i confini nazionali: Gazprom era divenuto lo sponsor del Chelsea, mettendo piede nella City londinese, e la Germania era solo il passo successivo.

Perché la Germania? Perché la Repubblica Federale è un’ideale cerniera tra l’Est e l’Ovest, un paese ricco e popoloso, altamente industrializzato e influente a livello globale: stabilire ottimi rapporti con i tedeschi apriva alla Russia le porte dell’Europa; Gazprom era l’armata prescelta per l’assalto, e lo Schalke 04 l’ariete. Il profilo del club era perfetto: Gelsenkirchen è una città di lunga tradizione industriale, sita nel fondamentale bacino della Ruhr, e la sua squadra era una realtà emergente della Bundesliga (dalla promozione del 1991, aveva vinto una Coppa UEFA, due Coppe di Germania, due Intertoto, sfiorato lo scudetto e preso parte ai gironi di Champions League). Così, mentre studiava l’accordo di sponsorizzazione con lo Schalke, Gazprom firmava anche col governo tedesco per la costruzione di un grande gasdotto che dalla Russia avrebbe rifornito di energia tutta l’Europa occidentale, passando dalla Germania. L’affare Nord Stream era il lascito politico di Gerhard Schröder, leader socialdemocratico che a novembre 2005, subito dopo la firma dell’accordo, si sarebbe dimesso da Cancelliere della Germania, per poi assumere un ruolo dirigenziale in Nord Stream AG, la società controllata Gazprom che si sarebbe occupata della costruzione del gasdotto.

Il presidente dello Schalke 04 Clemens Tönnies consegna a Vladimir Putin una maglia del club tedesco sponsorizzata da Gazprom, nel 2007.

All’epoca, comunque, nessuno prendeva sul serio un coinvolgimento di Schröder nell’affare dello Schalke 04, dato che era notoriamente tifoso dei loro rivali, il Borussia Dortmund. In generale, la dirigenza ci tenne a specificare che, al di là delle voci che giravano sulle implicazioni politiche del nuovo sponsor, l’accordo garantiva la piena autonomia del club rispetto a Gazprom. Nonostante questo, i russi avevano imposto un nome nei quadri dirigenziali, una sorta di garante tra le parti, Matthias Warnig. Personaggio particolare, non c’è che dire: Warnig era stato un ufficiale della Stasi durante la Guerra Fredda, e negli anni Ottanta aveva iniziato a collaborare anche con il KGB, dove all’epoca lavorava proprio Vladimir Putin. Il tedesco, comunque, sostiene di aver conosciuto il futuro presidente russo solo nel 1991, quando Warnig si traferì a San Pietroburgo per lavorare nella filiale locale di Dresdner Bank, mentre Putin lavorava nell’ufficio del sindaco Anatolij Sobčak. Negli anni Novanta, Warnig si era fatto un grosso nome in Russia, in parallelo con l’ascesa di Putin, ed era infine stato nominato a capo di Nord Stream AG: la sua presenza nella dirigenza dello Schalke 04 non doveva essere una garanzia dei rapporti tra club e sponsor, ma di quelli tra Gazprom e Germania.

Ma l’affare Schalke-Gazprom era stato anche il grande successo dirigenziale di Clemens Tönnies, titolare della più grande industria di produzione della carne nella Repubblica Federale e asceso alla presidenza del club nel 2001. Molto chiacchierato in Germania per le sue opinioni razziste e per lo sfruttamento dei lavoratori nelle sue aziende, Tönnies aveva approvato fin da subito l’accordo con la società energetica di San Pietroburgo come un’occasione per avvicinarsi all’economia russa: nel giro di un anno, sarebbe volato a Mosca per portare una maglia dello Schalke a Putin, e per discutere di un’espansione della propria attività a Mosca e dintorni, che avrebbero portato alla fondazione di AIC Don, di fatto una succursale del Gruppo Tönnies in Russia. In questo modo, il presidente dei Knappen si aprì la via dell’Oriente, arrivando nel giro di pochi anni a investire anche in Cina, facendo fare un clamoroso balzo in avanti a livello commerciale alla propria azienda.

In tutta questa storia, finora, chi sta mancando è però lo Schalke 04, al centro di tutta la ragnatela ma non degli interessi reali delle parti in causa. L’arrivo del nuovo sponsor vide il club rafforzare la propria posizione nella Bundesliga, raggiungendo subito un secondo posto in classifica, e partecipare sempre più di frequente alla Champions League, mettendo a segno anche alcuni importanti colpi di mercato (Halil Altintop, Ivan Rakitić, Jefferson Farfán, Klaas-Jan Huntelaar, Raúl), ma segnalandosi soprattutto come un club capace di far crescere alcuni dei giovani migliori di Germania. Nel 2011, sotto la guida di Ralf Rangnick, i Knappen toccarono il loro apice, vincendo la coppa nazionale e raggiungendo la loro prima semifinale di Champions League. Ma fu da lì che si iniziarono a vedere i limiti dei soldi russi: nel 2012, Gazprom rinnovò il contratto di sponsorizzazione con lo Schalke per altri cinque anni, ma stavolta la cifra era stata ridotta di circa un quinto rispetto a quella stanziata la prima volta.

Era successo che il colosso energetico aveva dirottato i suoi interessi verso un cliente molto più prestigioso, la UEFA: l’anno precedente, si era accordato con Michel Platini per diventare il nuovo ricchissimo super-sponsor della Champions League, stabilendo un legame che avrebbe fatto da base per l’organizzazione dei Mondiali del 2018, appena assegnati alla Russia. Il progetto di conquista del calcio a partire da una squadra si era rivelato più lento e complicato del previsto (anche il Chelsea di Abramovič era ancora a secco di titoli internazionali, e avrebbe vinto la sua prima Champions League solo a maggio 2012), così San Pietroburgo aveva deciso di infiltrarsi direttamente ai piani alti della politica del football. I soldi riversati nella UEFA avrebbero spinto, nel giro di pochi anni, l’ascesa ai vertici della confederazione europea Alexander Dyukov, importante dirigente di Gazprom e già presidente dello Zenit e della Premier Liga russa. Ma i rapporti con la Germania, e quindi con il club di Gelsenkirchen, andavano assolutamente mantenuti: Nord Stream era stato un tale successo che, proprio nel 2011, si era iniziato a pensare a un secondo gasdotto rivolto verso Ovest, e i contatti politici di Warnig a Berlino erano ancora più che necessari.

Gerhard Schröder (a sinistra), Cancelliere tedesco per il SPD dal 1998 al 2005, accanto a Matthias Warnig, a un incontro di Nord Stream AG, nel 2010.

Mentre la Germania diventava il paese europeo maggiormente dipendente dal gas russo, lo Schalke 04 precipitava in un baratro. La riduzione dei fondi, unita alle conseguenze della crisi economica globale iniziata nel 2008, portarono a galla le drammatiche incapacità gestionali della dirigenza: lentamente, il club scivolò indietro nei piazzamenti in Bundesliga, e si ritrovò a cambiare tredici allenatori nel giro di un decennio. Ma soprattutto, la squadra iniziò a smembrarsi, con i migliori elementi (come Manuel Neuer, Julian Draxler e Leroy Sané) che venivano ceduti, per venire rimpiazzati da altri non alla stessa altezza ma spesso con ingaggi ingiustificati.

Verso la fine del decennio, i soldi di Gazprom non bastavano più a coprire i debiti astronomici del club (che a fine 2020 erano quantificati in 200 milioni di euro), e nel frattempo non si riusciva più neppure a monetizzare cedendo le giovani promesse, dato che molte di esse (Maximilian Meyer, Leon Goretzka, Alexander Nübel) si erano svincolate a parametro zero. Il tracollo economico e tecnico, unito alle sempre più forti polemiche politiche di una parte dei tifosi, costrinsero Tönnies alle dimissioni da presidente nel giugno 2020, dopo 19 anni in carica. Una mossa simbolica, ma irrilevante per le sorti della società: l’anno seguente, lo Schalke 04 chiudeva ultimo in Bundesliga, con appena 16 punti conquistati in 34 partite, e dopo 30 anni esatti retrocedeva in seconda divisione.

Fonti

CARVAJAL Doreen, Gazprom bets on German soccer, The New York Times

CHADWICK Simon, Gazprom and its sponsorship of football. From sex without a condom to major strategic threat, IRIS

Gerhard Schroeder’s Sellout, The Washington Post

PIEPER Oliver, Der Aufstieg und Fall des Clemens Tönnies, DW

1 commento su “Come Gazprom si è preso lo Schalke 04”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: