Lo chiamano il “Chievo dei miracoli”. È una piccola squadra di un quartiere di Verona, al primo anno di Serie A della sua storia, ma gioca bene e dopo otto giornate è da sola prima in classifica. In campo ci sono illustri sconosciuti che stanno però iniziando a farsi un nome nel calcio italiano: Simone Lanna, Bernardo Corradi, Federico Cossato, Simone Perrotta, Massimo Marazzina, Cristiano Lupatelli, Eugenio Corini. Li allena un friulano di nome Luigi Delneri, pure lui alla prima esperienza in A, dopo una carriera passata soprattutto in C2: gioca con un 4-4-2 semplice ed efficace, che valorizza il gioco in verticale e il talento dei suoi due esterni di centrocampo, Christian Manfredini ed Eriberto. Quest’ultimo, brasiliano di 22 anni, è il fiore all’occhiello del Chievo, e si prevede già possa essere uno degli uomini mercato dell’estate del 2002. C’è solo un problema: Eriberto, in realtà, non è il suo nome e non ha 22 anni, ma 26.

Il caso Eriberto scoppia nell’estate successiva alla prima stagione in Serie A del Chievo, terminata con un incredibile quinto posto e la qualificazione alla Coppa UEFA. L’ala destra brasiliana è stata contattata dalla Lazio, che per far fronte ai problemi finanziari sta cedendo molti dei suoi pezzi pregiati – Nesta, Crespo, Mendieta – e vuole sostituirli con giocatori giovani e poco costosi. Il presidente Sergio Cragnotti offre 18 milioni per il cartellino di Eriberto, quasi il quadruplo di quanto speso dal Chievo solo due anni prima. Sembra tutto fatto, quando all’improvviso il giocatore molla tutto e se ne va in Brasile, non si capisce per quale motivo. Il suo procuratore, Pedrinho Vicençote, spiega che il Chievo sa tutto, e che ci sono di mezzo seri problemi personali. Emerge che, in patria, Eriberto ha incontrato diversi avvocati; inizia a circolare la voce che abbia dei gravi problemi legali, e che ci sia qualcuno che lo sta minacciando. Poi, è lui stesso a prendere la parola per chiarire tutto.

Luciano Siqueira de Oliveira è nato a Rio de Janeiro il 3 dicembre 1975. Proviene da una famiglia povera e sfortunata: a 6 anni è rimasto orfano di madre, e poco dopo ha perso anche il padre. Appena adolescente, Luciano è un ragazzo che deve fare due lavori per mantenersi, dividendosi tra quello di operaio in fabbrica e quello di commesso in un supermercato, e contare sul sostegno della sorella maggiore e del cognato. Ha sempre giocato a calcio, ma essere rimasto orfano così presto gli ha impedito di provare a inseguire il suo sogno e proporsi a qualche squadra importante. Quando non ha nemmeno 20 anni, e la sua vita di miseria è divenuta insostenibile, prova allora a partecipare a qualche provino: ha delle discrete qualità, ma è ancora grezzo, ed è troppo vecchio per entrare in un settore giovanile dove perfezionarsi. In poche parole, non vale la pena di ingaggiarlo. Il suo destino sembra segnato, ma Luciano non si rassegna, e infine entra in contatto con una persona che gli fa una proposta apparentemente assurda.

Il suo nome è Reninson Gomes Barreto Filho, fa l’allenatore in una scuola calcio locale e l’osservatore per alcuni club professionistici: propone a Luciano di trovare una persona poco conosciuta e disposta, in cambio di denaro, a cedergli la propria identità. La scelta ricade su un ragazzo di appena 16 anni, Eriberto Conceição da Silva, nato il 21 gennaio 1979 a Rio de Janeiro, che fa il contadino. Nel dicembre del 1995 Luciano e Reninson si recano a casa di Eriberto e trattano con suo padre, ottenendo il via libera: Luciano prende possesso dei documenti del ragazzo, e il gennaio successivo viene presentato da Reninson al Palmeiras. La scelta di lasciare Rio per spostarsi nello stato di São Paulo è stata dettata da motivi precauzionali, per evitare che potesse incrociare qualcuno in grado di riconoscerlo. Questa volta, i documenti dicono che Luciano (che ora si presenta come Eriberto) ha circa 17 anni, e per le sue abilità il Verdão ritiene che possa essere un valido acquisto. Inizia così a sua carriera professionistica.

Luciano con la maglia del Bologna, nella stagione 1998/99.

Luciano emerge rapidamente nelle giovanili del Palmeiras, e già un anno dopo viene promosso nella prima squadra allenata da Luiz Felipe Scolari, trovandosi a giocare accanto a figure come Marcos (futuro portiere del Brasile campione del mondo del 2002), Roque Júnior (che tre anni dopo passerà al Milan), Júnior (di lì a poco al Parma) e Alex (che poi farà una lunga carriera al Fenerbahçe). Con questa squadra conquista la Coppa del Brasile del 1998, e viene notato da Oreste Cinquini, il direttore sportivo del Bologna, che nello stesso anno lo acquista per 5 miliardi di lire. Per Luciano è il momento della svolta: da calciatore professionista in Serie A, può iniziare a guadagnare davvero bene e mettersi alle spalle la sua vita di povertà. Gioca agli ordini di Carlo Mazzone, con compagni come Francesco Antonioli, Giancarlo Marocchi e Beppe Signori.

Appena arrivato, in estate vince l’Intertoto, che dà agli emiliani la possibilità di competere nella Coppa UEFA. In quella stagione i rossoblù chiudono noni in campionato, ma raggiungono le semifinali sia in Coppa Italia che in Coppa UEFA, vivendo una delle loro stagioni migliori di sempre. Luciano conquista immediatamente Mazzone, con qualità che in un 19enne sono chiaramente molto rare da trovare. L’improvviso successo ha però anche degli effetti negativi: per la prima volta con più soldi del necessario in tasca, l’esterno brasiliano inizia a correre in macchina e passare le serate a festeggiare e a godersi quella vita agiata che aveva potuto solo osservare da distante. La sua seconda stagione a Bologna è molto meno convincente, anche a causa del cambio di allenatore, e così nell’estate del 2000 viene messo sul mercato, dove attira l’interesse del Chievo, nel campionato cadetto.

Il presidente Campedelli lo acquista in comproprietà per 2 miliardi di lire, e sotto la guida di Delneri Luciano disputa un eccellente campionato in Serie B, condito da 4 reti in 35 partite. Arriva la promozione in Serie A, il riscatto per 2,5 miliardi, e la straordinaria annata 2001/02, quella del “Chievo dei miracoli”, quindi l’offerta della Lazio e l’improvviso scoppio del caso Eriberto-Luciano. In Italia, nei primi misteriosi giorni della fuga del talento brasiliano, si scrive e si ipotizza di tutto, dando adito a qualsiasi voce non verificata: il giocatore è minacciato da qualcuno che lo ricatta per non rivelare il suo segreto, oppure rischia addirittura l’arresto. Tutto falso, e sarà lui stesso a smentire pochi giorni dopo (e poi più volte negli anni successivi). Spiega che da tempo sentiva il peso dell’impersonare qualcun altro, di non potere essere sé stesso; racconta di una solitudine difficile da comprendere, e del fatto che trovava conforto solo nella famiglia. Sua moglie Raquel, l’unica a sapere la verità, e suo figlio Gabriel, di appena due anni.

Se Luciano si è deciso a dire la verità è proprio per loro due: nel 2000, quando è nato il bambino, per non correre rischi la coppia aveva deciso di registrarlo solo con il cognome materno, ma il calciatore aveva sofferto questa decisione. È stata proprio Raquel, alla fine, a convincerlo a rivelare tutto, a parlare con degli avvocati e a capire come procedere. L’affare con la Lazio salta (anche se sembra che fosse già messo seriamente in dubbio dai problemi finanziari del club biancoceleste, che nel frattempo stava acquistando dal Chievo anche Manfredini), e il tribunale sportivo lo squalifica per un anno, pena poi ridotta a sei mesi grazie all’ammissione di colpa. Luciano torna dunque a essere Luciano, a tutti gli effetti, e gioca la seconda parte di stagione con il Chievo, confermando le sue buone qualità e ricevendo un’offerta di trasferimento all’Inter nell’estate del 2003.

Luciano con la maglia dell’Inter, nel 2003.

L’esperienza in nerazzurro durerà pochissimo e sarà tutt’altro che brillante: a gennaio 2004, dopo appena 7 presenze con il club milanese, il 28enne Luciano farà ritorno al Chievo, dove continuerà a giocare fino al 2013. Totalizzerà 316 presenze e 18 gol con la società veronese, di cui diventerà uno dei giocatori più rappresentativi di sempre. Il suo caso fece molto scalpore, essendo scoppiato un anno dopo lo scandalo dei passaporti falsi che aveva coinvolto 14 giocatori (tra cui anche nomi noti come Dida, Recoba e Verón) e 7 club tra Serie A e B, chiundendosi però con pene irrisorie. Oltre la polemica e i toni sensazionalisti della stampa sportiva, la storia di Luciano raccontava però qualcosa che pochi ebbero interesse ad approfondire.

Era un ragazzo che aveva avuto una vita difficile, a cui la povertà e il tragico destino dei genitori avevano precluso ogni possibilità di avere una carriera nel calcio e, in generale, una vita dignitosa. Nonostante le sue doti, era stato scartato perché ritenuto troppo vecchio per poter avere una buona carriera da calciatore professionista, così aveva dovuto affidarsi a un truffatore per aggirare le regole. Ma, una volta entrato nel sistema, si era fatto largo con le sue sole forze fino a diventare un giocatore di buonissimo livello del campionato italiano, segno che evidentemente chi lo aveva scartato in precedenza si era sbagliato.

Di lui e del suo caso giudiziario, conclusosi definitivamente con una condanna nel 2010, si è scritto molto, ma non si trovano invece informazioni sul destino di Reninson Gomes Barreto Filho. Quest’ultimo era un uomo adulto, un professionista ben inserito nel mondo del calcio brasiliano, che truffò consapevolmente sia il Palmeiras che lo stesso Luciano, un ragazzo di 19 anni alla disperata ricerca di una via d’uscita dalla miseria. Il centrocampista del Chievo non è l’unica vittima di questa vicenda, però: Reninson ha truffato anche Eriberto e la sua famiglia, persone povere che hanno acconsentito alla macchinazione senza sapere bene a cosa andavano incontro. Senza più documenti, per i successivi sei anni Eriberto Conceição da Silva si è ritrovato socialmente emarginato, senza più possibilità di accedere ad alcun tipo di servizio sociale nel proprio Paese. Questa, in fondo, è anche la sua storia.

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Fonti

COTRONEO Rocco, «Ho cambiato nome e l’ età perché ero povero», Il Corriere della Sera

Eriberto, ex-Palmeiras, é condenado por usar documentos falsos, O Globo

GAMBAUDO Marco, Da Eriberto a Luciano: storia di un furto d’identità calcistica, Guerin Sportivo

GUERRIERI Francesco, Quando Luciano diventò Eriberto, il racconto a CM: “Ho vissuto brutti momenti, mai sentito in colpa”, Calciomercato.com

OLIVEIRA Nelson, De Eriberto a Luciano: um gato brasileiro na Serie A, Calciopédia

Una risposta a “Come Luciano divenne Eriberto, e poi tornò Luciano”

  1. Mi ricordo lo “scandalo Eriberto”, ed i toni sensazionalistici con cui fu raccontato: come se il “furto d’identità” l’avesse fatto lui, e non ne fosse stato a sua volta vittima.

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