La controversa ascesa politica di Cuauhtémoc Blanco

Alle 4.00 di mattina del 21 giugno 2015, finalmente le autorità elettorali di Cuernavaca riuscivano a ufficializzare il nuovo Presidente Municipale, cioè il sindaco. Con un risultato a sorpresa, per la prima volta una formazione di centrosinistra – il Partido Socialdemócrata de Morelos – riusciva a conquistare il governo cittadino: una vera e proprio impresa, se consideriamo che sei anni prima il partito si era sciolto a livello nazionale, sopravvivendo solo nello Stato di Morelos. E quella vittoria sembrava poter aprire le porte a una resurrezione politica, guidata dal nuovo Presidente Municipale di Cuernavaca, Cuauhtémoc Blanco, un attaccante di 42 anni ancora in attività, con un record di 120 presenze e 39 gol con la maglia del Messico.

La ratifica della sua elezione era arrivata tardi a causa delle proteste del Partido Revolucionario Institucional, che aveva denunciato irregolarità ed episodi di corruzione attorno alla vittoria del calciatore. Secondo l’opposizione, che per anni era stata alla guida di Cuernavaca, Blanco era inoltre un candidato fantoccio del potente governatore statale Graco Ramírez. Successivamente, su di lui sarebbero cadute varie critiche e accuse, la più grave di tutte quella di aver ricevuto 7 milioni di pesos dal Partido Socialdemócrata de Morelos per accettare la candidatura. Un’inchiesta approfondita della trasmissione 10 en Punto aveva raccontato le contrattazioni tra Blanco e il suo entourage e i dirigenti del partito, con la firma di un contratto vero e proprio, come in una trattativa di calciomercato.

D’altronde, la sua candidatura a Presidente Municipale era sempre stata considerata sospetta: Cuauhtémoc Blanco non aveva niente a che fare on Cuernavaca, era nato e cresciuto nei sobborghi di Città del Messico e aveva legato la sua lunga carriera soprattutto all’América, negli anni Novanta e Duemila, vincendo un campionato e due Champions League. Al momento della sua elezione, aveva appena concluso una stagione con il Puebla, il club di una città a 150 km da Cuernavaca, e stava per firmare per il ritorno all’América di Città del Messico, 70 km più a nord del comune che doveva amministrare. Alle critiche, Blanco replicava dicendo di non essere come gli altri politici, anzi di non sapere nulla di politica ma di sapere come aiutare le persone in difficoltà: “Sono proprio come voi, mi potete incontrare per strada, non come quei politici che se ne stanno chiusi in casa, nascosti e irraggiungibili”.

Da popolare a populista, il salto è spesso breve. In campo, Cuauhtémoc Blanco era spesso stato un giocatore votato allo spettacolo, una calamita naturale per le ovazioni del pubblico. Si era affermato a livello globale alla fine degli anni Novanta, all’inizio dell’epoca d’oro della Nazionale messicana: nel 1998 aveva lasciato il suo marchio sui Mondiali di Francia, inventando la cosiddetta cuauhtemiña, il bizzarro dribbling con cui aveva lasciato sul posto due giocatori coreani; un anno dopo, era stato l’eroe della conquista della Confederations Cup in finale contro il Brasile. E poi c’erano le sue strane esultanze, più nello stile dei luchadores che di un giocatore di calcio. Blanco si era rapidamente affermato non certo come il miglior calciatore della storia messicana, ma come il più famoso e amato, incarnando il senso di riscatto di figli dei quartieri popolari e di una nazione che si stava scrollando di dosso un passato di governi corrotti e autoritari.

Una galleria delle esultanze di Cuauhtémoc Blanco.

Calciatore istrionico ed egocentrico, Cuauhtémoc Blanco dimostrò presto di non essere tanto differente nemmeno come politico. Nel giro di un anno, si era già scontrato con i vertici del partito, e aveva infine deciso di cancellare la sua affiliazione, per poi entrare nel Partido Encuentro Social, un movimento conservatore evangelico legato però all’ampia coalizione di centrosinistra Juntos Haremos Historia. Quella con cui, a gennaio 2018, decise di concorrere alla carica di Governatore di Morelos. Un atto dovuto, in un certo senso, come risposta alle critiche piovute contro di lui da parte del Governatore in carica Graco Ramírez. Con la fine del mandato di quest’ultimo, Blanco si candidava a rimpiazzarlo, e la gente di Morelos era pronta a seguirlo: alle elezioni, l’ormai ex-calciatore conquistò il 51,6% dei voti, mentre il primo dei suoi avversari si era fermato al 15,5.

Nella storia del Messico, nessun calciatore era mai divenuto Governatore di uno Stato. Ma non era stata solo la popolarità di Cuauhtémoc Blanco a ribaltare le previsioni: il Messico era ed è tutt’oggi in piena crisi politica, con una forte disaffezione dell’elettorato verso i partiti tradizionali. Specialmente nello Stato di Morelos, il crocevia dei traffici di eroina che dallo Stato di Guerrero arrivano verso Città del Messico. La criminalità, qui, è tra le più alte del Paese, e la politica ha sempre avuto difficoltà a porvi rimedio. Non deve allora stupire che, una volta eletto, Blanco abbia subito deciso di dare lo scacco al suo nemico Graco Ramírez, accusandolo formalmente proprio di avere legami con i narcos e di essere responsabile di evasione fiscale. Quando la guerra alla criminalità diventa l’unica bussola politica, accusare un avversario di collusione con la delinquenza diventa il modo più semplice per screditarlo.

Fare il politico non è come fare il calciatore, però. Tenersi stretta la popolarità è molto più difficile, e Blanco se ne accorse dopo appena tre mesi di governo, quando vennero indette le prime manifestazioni di protesta contro il suo operato. O, per meglio dire, contro il suo non-operato, perché l’accusa che gli veniva rivolta era di non aver fatto assolutamente nulla per ridurre il tasso di violenza nello Stato o per migliorare le condizioni economiche dei suoi abitanti. Molti commentatori lo avevano già messo in evidenza prima del voto: Blanco non parlava mai di politica o di programmi concreti, prometteva solo che avrebbe aiutato la gente, ma è sempre rimasto un oggetto politicamente indecifrabile. Quali fossero le sue opinioni sull’economia o sui diritti civili non era chiaro a nessuno; tutta la sua propaganda ruotava attorno al fatto che era stato il più amato calciatore della storia messicana.

Non che non gli si possa riconoscere, però, un certo acume politico. Potremmo chiamarlo istinto, lo stesso che lo coglieva in campo: la forte e non ragionata sensazione di sapere dove sia corretto andare, come sia corretto muoversi per ricevere un determinato assist e andare in gol. Nella sua comoagna come Presidente Municipale di Cuernavaca, Blanco era stato abile a porsi sotto l’ala di Graco Ramírez; poi, una volta eletto, aveva fatto di testa sua, si era preso i riflettori, e alla prima occasione utile si era rivoltato contro il suo patrono, candidandosi a succedergli come Governatore. Questa nuova e più ambiziosa impresa, che arrivava dopo nemmeno tre anni di esperienza in politica, era stata propiziata dall’avvicinamento al Movimiento Regeneración Nacional di Andrés Manuel López Obrador, intenzionato a sua volta a sfruttare la popolarità dell’ex-calciatore per lanciare la propria corsa alla presidenza del Messico. Corsa andata a buon fine, perché nel dicembre 2018 il “Trump messicano” (definizione di Politico) diventava il primo Presidente almeno formalmente di sinistra eletto in Messico dal 1928.

Cuauhtémoc Blanco assieme ad Andrés Manuel López Obrador: nel 2018, il primo è diventato Governatore di Morelos, e il secondo Presidente del Messico.

La storia di Blanco racconta tanto del Messico di oggi, condannato a dover cercare a tutti i costi un eroe a cui affidarsi. L’ex 10 del Tricolor, al suo primo incarico di grande visibilità, ha dimostrato drammaticamente tutti i suoi limiti: nell’ottobre del 2019, i suoi avversari lo hanno accusato di aver usato il suo potere per assegnare importanti incarichi ad amici e parenti, portando alla luce una situazione talmente spudorata che perfino López Obrador aveva dovuto fargli un richiamo. Ma magari fosse finita qui, perché lo scorso gennaio è emersa una foto che lo vedeva ritratto assieme a tre importanti membri di un cartello della droga, e davanti a questa evidenza Blanco non ha detto altro che: “Mi chiedono di fare un sacco di foto, e io non sto a fare domande”. Ad aprile, poi, la Fiscalía di Morelos ha aperto un processo contro il Governatore per arricchimento illecito, frode e false dichiarazioni alle autorità.

Anche sotto il profilo della sicurezza le cose non stanno andando bene, tanto che nel dicembre 2021 addirittura la tranquilla Cuernavaca, da cui era partita l’ascesa politica di Cuauhtémoc Blanco, è stata scossa dal brutale omicidio della nota attrice Tania Mendoza, uccisa da dei sicari proprio davanti al campo di calcio dove si stava allenando il figlio undicenne. Secondo gli ultimi sondaggi, Blanco è il penultimo governatore messicano per popolarità, ma nonostante questo in una recente intervista ha rivelato che prima o poi potrebbe correre per la carica di Presidente, e chissà che il popolo non scelga di perdonarlo. O forse, più realisticamente, i messicani si stanno stancando di essere presi in giro: ad aprile, si è tenuto un bizzarro e assolutamente non necessario referendum per la riconferma di Andrés Manuel López Obrador, che il Presidente ha vinto con il 90% dei voti. Peccato però che solo il 20% degli aventi diritto si è presentato alle urne.

Fonti

A Cuauhtémoc Blanco le pagaron 7 mdp para ser candidato en Cuernavaca, Animal Político

DÍAZ Omar, Cuauhtémoc Blanco vive sus horas más bajas desde que llegó a la gubernatura de Morelos, Publimetro

GENDELMAN David, Can the World Cup help elect controversial Mexico legend Cuauhtémoc Blanco?, The Guardian

JUAREZ Humberto, Cuauhtémoc Blanco: From Soccer to Politics, Harvard Politcal Review

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