1915: Il campionato sospeso

È il 23 maggio, e il campionato sta finalmente entrando nel vivo: al Velodromo Sempione di via Arona, sta per disputarsi il derby milanese tra il Milan dell’implacabile bomber belga Louis Van Hege e l’Inter dell’italo-svizzero Ermanno Aebi e del leggendario allenatore-giocatore Virglio Fossati. In caso di vittoria, i nerazzurri potrebbero tornare in corsa per vincere il girone Nord e accedere alla finalissima nazionale: conta molto cosa accadrà nella partita di Marassi, dove il Genoa deve tenere a bada il Torino – secondo a pari punti dell’Inter – per confermarsi in testa ed evitare uno spareggio. Nessuno lo sa ancora, ma nessuna di queste due partite verrà disputata.

È stata una stagione complicata, quella del 1914-15.Il campionato è stato appena allargato e articolato in un serie di gironi da cui, alla fine, emergono un campione del Nord e uno del Centro-Sud, che si affronteranno in una doppia finale. Si è arrivati a questa riforma dopo accese discussioni in cui i dirigenti federali erano stati accusati di penalizzare deliberatamente le squadre che non erano del Nord, le quali però non vedevano di buon occhio la nuova formula, che le costringeva a un elevato numero di partite dall’esito spesso scontato ma che mettevano a rischio la tenuta fisica dei giocatori.

Poi, era scoppiato il caso Bollani: il tesseramento del centrocampista del Brescia era stato effettuato in maniera irregolare, e pertanto la società lombada rischiava una retrocessione a tavolino. Quindi, un secondo caso, quello del portiere Pasquale Lissoni, che a gennaio si era accordato col Genoa, ma risultava schierato in campo dal Roman solo un mese prima in due diverse partite. La situazione si risolse “all’italiana”: il presidente del Comitato Regionale Laziale decise di non assegnare alcuna penalizzazione al club capitolino. Il nome del dirigente era Luigi Millo, ed era anche presidente del Roman.

Le abbondanti nevicate dell’inverno avevano costretto il Nord a posticipare le finali regionali a dopo Pasqua, che così iniziarono il 18 aprile, congestionando ancora di più il calendario. Il Genoa, comunque, si era subito imposto come la favorita, specialmente dopo aver eliminato i campioni in carica del Casale, piccolo club piemontese che l’anno prima aveva conquistato il titolo a sorpresa, prima regolando proprio i liguri nel girone Nord, e poi superando nettamente la Lazio nella finalissima.

Il Genoa era una delle grandi potenze del calcio italiano dell’epoca: aveva vinto il primo campionato, nel 1898, e deteneva il record di sei titoli nazionali, ma negli ultimi anni era entrato leggermente in declino, a causa dell’ascesa dei club piemontesi. In panchina sedeva, da tre anni ormai, l’inglese William Garbutt, la cui carriera da giocatore era terminata prematuramente per un infortunio ma che come tecnico prometteva molto bene. In campo poteva vantare grandi giocatori come il terzino Renzo De Vecchi e la punta Aristodemo Santamaria, ma in estate aveva dovuto cedere alcune pedine importanti come John Grant, Hans Schmidt e Maxine Surdez. Così, la società aveva prelevato dalla Pro Vercelli Felice Berardo e dal Casale Angelo Mattea, ma ne era nata una disputa regolamentare e il trasferimento di quest’ultimo venne annullato.

Il match col Torino, due punti dietro in classifica, presentava diverse insidie. I piemontesi erano guidati da uno dei migliori allenatori del paese, nonostante non avesse neppure trent’anni, Vittorio Pozzo, e tra i suoi giocatori figuravano i tre fratelli Mosso – talentuosi oriundi argentini – il centromediano svizzero Heinrich Bachmann e l’attaccante Carlo Tirone. Soprattutto, il Torino aveva inflitto al Genoa, nella gara di andata, una pesantissima sconfitta per 6-1. Il risultato della sfida era tutt’altro che scontato.

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La squadra del Genoa, con Santamaria secondo in piedi da destra: in quella stagione segnò 26 reti in 20 partite giocate.

Ma ben altre cose erano all’opera, appena fuori dal mondo del calcio. Quasi un anno prima, era scoppiata una guerra che coinvolgeva molte delle nazioni del pianeta, da cui l’Italia era rimasta neutrale, resistendo alle pulsioni nazionaliste che chiedevano un intervento militare contro l’Austria-Ungheria – che era, per giunta, alleata – per riconquistare alcune province sfuggite alla riunificazione. Ma gli interventisti non si placavano, e il giovedì 20 maggio il parlamentato aveva infine affidato pieni poteri al governo di Antonio Salandra, che due giorni dopo aveva stabilito lo stato di mobilitazione generale.

Tutto ciò era solo la logica conseguenza di un clima teso che il calcio aveva cercato di ignorare fino all’ultimo, fingendo che lo sport potesse vivere al di fuori della sfera sociale e politica del paese. Già nell’autunno 1914, il re Vittorio Emanuele III aveva predisposto una mobilitazione preventiva dell’esercito, e i calciatori della leva 1894 avevano dovuto andare sotto le armi a tempo indeterminato: prima della redazione dei calendari, l’Itala Firenze aveva rinunciato a partecipare al girone toscano per problemi di rosa. I milanesi del Savoia fecero lo stesso nel giorno in cui sarebbero dovuti scendere in campo per la prima partita della stagione, mentre il Piemonte FC resistette circa un mese prima di gettare la spugna e sciogliersi. Di nuovo, in primavera, erano stati chiamati nell’esercito anche i ragazzi del 1895, rendendo la situazione ancora più difficile da ignorare.

E siamo a domenica 23 maggio: la FIGC annuncia improvvisamente, e senza aver consultato prima i club, la sospensione del campionato. Il girone Nord si ferma all’ultima giornata, con il Genoa in testa ma insidiato dal Torino; al Sud, la sfida decisiva tra le uniche due società iscritte – il Naples e l’Internazionale Napoli – si rivolge in favore della prima, che ribalta la sconfitta dell’andata e rende necessario uno spareggio che non si potrà più disputare. La Lazio, che una settimana prima aveva vinto contro il Lucca, è campione dell’Italia centrale. Poche ore dopo, l’Italia dichiara ufficialmente guerra all’Austria-Ungheria.

Subito, il Comitato direttivo del Genoa diffonde una nota in cui critica la decisione federale, “considerando che necessità alcuna, dopo la mobilitazioe già da tempo iniziata, non imponeva tale draconiano provvedimento”, ma annuncia anche di non voler portare avanti delle proteste, dichiarate comunque “legittime”. Però, pochi giorni fa la FIGC aveva avvertito il club del rischio sospensione, proponendo un anticipo delle ultime due giornate, da disputarsi entrambe tra il 13 e il 16 maggio, ma il Genoa si era detto contrario.

Sui giornali ci si inizia a chiedere: chi è, a questo punto, il campione d’Italia 1914-15? La maggior parte delle opinioni pende in favore dei liguri, e l’unica alternativa credibile è il Torino; le quattro del girone Nord sono considerate generalmente le vere finaliste del campionato italiano, confermando un profondo disinteresse per le società meridionali. La Federazione interviene così a chiarire i dubbi, spiegando che il torneo riprenderà regolarmente da qui a poche settimane, il tempo che finisca la guerra. “Di qui a poche settimane” è, però, il 4 novembre 1918: sono passati tre anni e mezzo, in cui 1.240.000 persone hanno perso la vita solo dalla parte italiana, vale a dire il 3,5% della popolazione del paese. Tra essi, anche dei calciatori, come Virgilio Fossati, morto tra i reticolati nei pressi di Monfalcone nel giugno 1916, a nemmeno 27 anni.

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La Lazio era, all’epoca, la squadra più forte al di fuori di quelle del Nord: da quando il campionato era stato allargato anche al Centro-Sud, aveva raggiunto due finali su due, ma perdendole entrambe, prima contro la Pro Vercelli e poi contro il Casale.

Questa è l’altra parte della storia. Nel 1919, la FIGC decide che è il Genoa il campione d’Italia 1914-15, poiché in testa alla classifica, e che le retrocessioni previste dal regolamento sono da considerarsi annullate. Le squadre del Sud non sono d’accordo, ma nessuno le ascolta, poiché ritenute implicitamente inferiori a quelle del Nord. Le proteste di Torino e Inter sono più difficili da ignorare, così si va avanti a discutere fino al 1921, quando a dicembre i liguri celebrano finalmente il titolo.

Questa, però, è la versione della Fondazione Genoa 1893. Nel 2015, l’avvocato Gian Luca Mignogna presenta diversi documenti giornalistici posteriori al 1921 secondo cui il titolo era ancora considerato vacante, almeno fino al 1929, quando venne registrato come assegnato al Genoa nell’Annuario Italiano Giuoco del Calcio. Da qui parte la richiesta di assegnazione ex-aequo ai liguri e alla Lazio, di fatto l’unica finalista qualificata; la Federazione avvia un’indagine, dalla quale emerge che nei suoi archivi non ci sono documenti che chiariscano come sia avvenuta l’assegnazione, così la Fondazione Genoa 1893 risponde con un proprio dossier. La questione è ancora pendente.

Ciò che racconta il campionato 1914-15 è una vicenda tipicamente italiana. Quella di una guerra in cui il paese è intervenuto senza capire bene come e perché, con la politica incapace di tenere a freno le provocazioni nazionaliste; di una sottovalutazione complessiva degli eventi extra-sportivi, che il calcio ha finto non esistessero finché non è stato troppo tardi; e di una risoluzione che dimostra diversi livelli di discriminazioni razziste. Non solo quella del Nord verso ciò che sta sotto il Po, ma anche del Centro verso il Sud: perché, in tutta questa storia, ci siamo dimenticati delle due napoletane, la cui vincitrice avrebbe conteso alla Lazio la finalissima contro il campione del Nord, e che quindi avrebbe ogni diritto a essere considerata in un’eventuale assegnazione.

Nel frattempo, la Grande Guerra si è portata via 17 milioni di persone, tra militari e civili. La maggior parte erano innocenti, e quella guerra nemmeno gli interessava; non pochi erano calciatori. Venticinque genoani, tra giocatori e membri societari, morirono senza mai sapere di essere stati campioni d’Italia: avevano conquistato un titolo che al club gialloblu sfuggiva dal 1904 e che, dopo quella data, sarebbe stato vinto soltanto in altre due edizioni, nel 1923 e nel 1924.

 

Fonti

Forse la Lazio ha vinto lo scudetto (del 1915), Il Post

FRITTOLI Edoardo, Il Genoa e lo scudetto della guerra: il campionato 1914-1915, Panorama

La Gazzetta dello Sport (archivio)

MELONI Simone, ZUCCHIATI Mattia, E se il Napoli chiedesse lo scudetto 1914/15?, Io Gioco Pulito

Scudetto 1914/15, Fondazione Genoa risponde a Tuttosport: la nota ufficiale, Buon Calcio a Tutti

 

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