George Robledo: vita in musica del cileno che conquistò l’Inghilterra

“Qualunque cosa ti porti attraverso la tua vita / Va tutto bene, va tutto bene / Che sbagli o che fai giusto / Va tutto bene, va tutto bene.” – John Lennon

Oltre 10mila chilometri separano Iquique e Brampton, passando sopra un oceano. La prima è una città del nord del Cile, il secondo un villaggio dello Yorkshire, ma due cose le accomunano: innanzitutto sono entrambe città minerarie, e poi c’è che si tratta delle due patrie di Jorge Robledo, l’attaccante che conquistò l’Inghilterra con i suoi gol, prima di Ardiles e Verón.

I coniugi Robledo erano una coppia mista in un paese che era sempre stato molto complicato: Iquique, dove si erano stabiliti, era tristemente nota per un fatto avvenuto diciannove anni prima della nascita del loro primogenito Jorge, il massacro di Santa María de Iquique, quando l’esercito massacro migliaia di persone – minatori, con mogli e figli – che protestavano per ottenere migliori condizioni di lavoro. Nel 1970, il gruppo folk Quilapayún dedicò un intero album a quei fatti.

Questa è una storia che va raccontata anche con la musica, e non solo col pallone. Da Cantata de Santa María de Iquique a Walls and Bridges non ci passano solo quatto anni: il nono album solista di John Lennon presentava in copertina un disegno che l’ex-Beatles aveva fatto quando aveva solo 11 anni, e ritraeva una scena di gioco tratta dalla finale di FA Cup del 1952 tra Arsenal e Newcastle, quella in cui Robledo segnò il gol decisivo per i bianconeri.

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Il disegno di Lennon e la vera foto che l’ha ispirato.

Vent’anni prima sua madre Elsie, originaria dello Yorkshire, aveva preso lui e i suoi fratellini Eduardo e Walter e aveva lasciato il paese per fare ritorno dalla famiglia: aveva solo 18 anni quando era arrivata in Sudamerica, per lavorare come tata in una ricca famiglia inglese che possedeva alcune miniere; suo marito Aristides era il contabile dell’azienda, le aveva dato tre figli e alla fine l’aveva abbandonata prima di salpare alla volta dell’Europa. La Grande Depressione aveva travolto il Cile come fatto con pochi altre nazioni al mondo, e proprio nel 1932 si era verificato un colpo di stato militare che aveva reso il paese ancora più instabile.

Non fu facile crescere da mulatti nella Gran Bretagna degli anni Trenta e Quaranta. Ancora adolescenti, Jorge ed Eduardo andarono a lavorare nelle miniere di carbone, e intanto giocavano a calcio – il primo in attacco, il secondo in difesa – e diventavano per tutti George e Ted. Elsie aveva rilevato il negozio di uno zio e lo aveva rimesso in pista, mandando avanti la famiglia da sola.

Nel 1946, George Robledo firmò per il Barnsley, club locale di Second Division, e un anno dopo fu seguito dal fratello Ted, terzino sinistro. Quest’ultimo non aveva particolare talento come calciatore, le sue fotune le dovette al fenomenale fratello maggiore, che se lo tenne accanto per tutta la carriera sportiva: nel 1949, il Newcastle sborsò 26.500 sterline per George, che però accettò il trasferimento nella massima divisione inglese solo se il club avesse preso anche Ted. Vinsero due FA Cup consecutive, nel 1951 e nel 1952, riportando i Magpies a conquistare un titolo dopo quasi vent’anni di astinenza; nel ’52, George Robledo divenne anche il primo non-britannico a conquistare la classifica dei marcatori del campionato, affiancando in attacco una leggenda locale come Jackie Milburn.

Nel 1950, aveva preso parte ai Mondiali con la maglia del Cile, giocando nel celebre girone del miracolo di Belo Horizonte, quello in cui gli Stati Uniti segnarono la clamorosa eliminazione dell’Inghilterra: Robledo fu così il primo calciatore di un paese sudamericano a giocare i Mondiali militando in un club europeo. Cinque anni più tardi, con il Cile arrivò secondo nel Campeonato Sudamericano giocato in casa, ottenendo il miglior risultato della Roja fino a quel momento.

Nel 1953 aveva 27 anni, era uno degli attaccanti più forti d’Inghilterra, eppure si portava appresso la malinconia dell’emigrante, e anche se non parlava bene spagnolo sognava di tornare nel paese in cui era nato. Ancora seguito dal fratello Ted, Robledo lasciò a sorpresa il Newcastle per accasarsi al Colo-Colo, in un’operazione talmente importante per il calcio cileno che coinvolse addirittura l’ambasciatore a Londra. In Cile erano gli anni in cui emergeva Enrique Hormazábal, il primo grande campione del fútbol locale: si ritrovarono compagni d’attacco nel club e in Nazionale, e Robledo fu decisivo nella crescita tecnica del più giovane compagno, perché fino a quel tempo non si era mai visto a Santiago un giocatore con quelle abilità tattiche. Fu il primo, in Cile, a servire i passaggi in profondità invece che sui piedi, così da rendere più veloce la manovra, o a fare le sponde di testa per i compagni.

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I fratelli Robledo, George (a sinistra) e Ted (a destra), assieme alla loro madre, Elsie Oliver, che li aveva cresciuti da sola in Inghilterra.

“Si dice che il calcio cileno si divide in prima e dopo Jorge Robledo” spiegò in seguito Néstor Flores, scrittore cileno che nel 2009 ha scoperto, quasi per caso, il legame tra l’ex-stella del Newcastle e la cover dell’album di Lennon. Dopo la sua morte, nel 1989, Robledo era caduto nel dimenticatoio, relegato a un’epoca lontana del calcio europeo e poi sudamericano, anche se col Colo-Colo aveva vinto due campionati, una coppa nazionale e due volte la classifica marcatori. Si era ritirato nel 1960, dopo un’ultima stagione al O’Higgins di Racangua, e aveva iniziato un nuovo lavoro come ingegnere per un’azienda mineraria: gran bel salto, da minatore a giacca-e-cravatta. Successivamente, assunse il ruolo di direttore sportivo della St. Peters School di Viña del Mar, e fu nel comitato organizzatore dei Mondiali cileni del 1962.

La storia di Robledo – immigrato, minatore e infine stella del calcio di due mondi – si conclude con una terza melodia, stavolta una marcia funebre. Non per lui, ma per il fratello Ted, nel frattempo tornato a essere Eduardo: si era ritirato dal calcio già nel 1957 e aveva preso a lavorare nel settore petrolifero; nel 1970, si trovava in viaggio su una nave nel Golfo dell’Oman, quando all’improvviso cadde in acqua e annegò. Il suo corpo non fu mai trovato, e questo servì ad alimentare il mistero, e le speculazioni sul fatto che fosse un agente segreto britannico o fosse invischiato con loschi traffici. Si parlò di un litigio con il capitano della nave, forse per una donna; ci fu un processo ma nessuna condanna.

 

Fonti

From Totty Cup to FA Cup to a World Cup via Barnsley FC and Newcastle United for Chilean brothers, Yorkshire Post

MOLINA Paula, Jorge Robledo, el futbolista chileno inmortalizado en un disco de John Lennon, BBC News

PARRY Dan, George Robledo: the Chilean with a Yorkshire accent, The Linesman

WILLIAMS Richard, Football: The story of the fabulous Robledo boys, Independent

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