Cuba ballò la rumba in Francia

Erano appena in quindici. Il governo non poteva permettersi di pagare il viaggio in nave dall’Avana a Marsiglia, più le spese di soggiorno in Francia, per una rose intera di oltre venti individui. Era già un mezzo miracolo essere lì: tutte le altre squadre centro e nordamericane, compresi Messico e Stati Uniti, avevano dovuto rinunciare per ragioni economiche, e delle sudamericane – indispettite con la Fifa per aver rotto la regola dell’alternanza Europa-Sudamerica per il paese organizzatore – il solo Brasile aveva risposto all’appello per i Mondiali di Francia.

Fulgencio Batista – un sergente che, in tempi di rivoluzioni e golpe aveva fatto fatto carriera in fretta, fino a diventare capo di stato maggiore – aveva assunto il controllo diretto del governo solo quattro anni prima, quando gli Stati Uniti avevano appoggiato un colpo di stato militare per deporre il governo socialista di Ramón Grau San Martín; prendere parte ai Mondiali di calcio in rappresentanza di tutta la parte settentrionale del continente era una buona occasione per fare propaganda la proprio regime. Ma i quindici cubani allenati da José Tapia erano pochi anche perché, sull’isola, fare il calciatore non era proprio il sogno di tutti, nemmeno di quelli che più amavano lo sport, e preferivano di gran lunga cimentarsi nel baseball e nel pugilato.

Cuba-Mundial-de-Futbol-1938

Non avevano certo i pronostici dalla loro, quando José Magriñá segnò l’incredibile sorpasso sulla Romania, una squadra che stava disputando il suo terzo Mondiale su tre che ne erano stati mai organizzati. Il match di Tolosa si concluse con un rocambolesco 3-3 dopo i tempi supplementari, con gli europei che dovettero acciuffare il pareggio ancora una seconda volta. Poi, quattro giorni più tardi e con più coraggio in corpo, Cuba archiviò la pratica con un clamoroso 2-1 di rimonta nella ripetizione della partita, e si guadagnò i quarti di finale. Quella successiva allo Stade du Font Carré, ad Antibes, fu la terza partita in otto giorni, per i quindici caraibici, sotto un implacabile temporale, e la Svezia non era la Romania: finì 8-0 per gli scandinavi, senz’appello. “Prima della partita ci consideravamo favoriti, per come ci eravamo comportati in precedenza. Ma non eravamo abituati a giocare con la pioggia, scivolavamo continuamente.”

La spiegò così Juan Tuñas, detto Romperredes, lo “spacca-reti”, il prolifico centravanti del Club Gallego fresco di vittoria del campionato e del titolo di capocannoniere in patria. Come se ci fosse bisogno di giustificarsi: nessuna squadra caraibica, né prima né dopo di loro, riuscì mai a fare meglio ai Mondiali di calcio (si contano solo due altri quarti di finale del Messico, entrambi nei due tornei casalinghi, e uno della Costa Rica nel 2014 in Brasile); tra le nazionali nordamericane, solo gli Stati Uniti avevano fatto meglio, con la semifinale del 1930, ma raggiunta dopo aver vinto un girone a tre e non uno scontro a eliminazione diretta. Cuba aveva fatto la storia, ma all’epoca era ancora troppo presto perché se ne rendesse conto qualcuno.

Nel 1941, Tuñas firmò un contratto con il Real Club España di Città del Messico, divenendo il primo calciatore professionista del calcio cubano. Fu anche uno dei pochi: nel 1959, la rivoluzione comunista di Fidel Castro ribaltava gli equilibri geopolitici dell’area, e imponeva un regime che ha mantenuto il mondo dello sport nel dilettantismo fino ai giorni nostri. Il passaggio al professionismo, a Cuba, seguiva quindi un’unica via: quella della defezione. Vari calciatori, nel corso del tempo, hanno approfittato di sfide e tornei all’estero per la fuga – come Eduardo Sebrango, Maykel Galindo e Osvaldo Alonso – andando a cimentarsi nel campionato statunitense. Nessuno di loro ha lasciato il segno, in pochi in patria ne hanno sentito la mancanza: la figura carismatica di Fidel, che all’epoca dei Mondiali di Francia era un ragazzino che se la cavava meglio con il baseball che con i libri, concentrò gran parte dell’attenzione sportiva cubana sul gioco preferito dagli odiatissimi yankee, e il calcio finì sostanzialmente per essere dimenticato. Ogni tanto, nelle vie attorno allo stadio Panamericano o al più piccolo Pedro Marrero, all’Avana, qualcuno tira un calcio a un pallone e improvvisa qualche passo di rumba.

 

Fonti

Cuba fue la revelación de Francia 1938, ESPN

DELA S.A., History of Cuba’s football (soccer) 1907-1938, The Antique Football

HODGES-RAMON Luca, The winds of cange in cuban football, These Football Times

NALTON James, Cuba’s football revolution, World Football Index

RUCKS Daniel, Historias de Mundial: Cuba histórico en Francia 1938, el Mundial al que no fuimos…, El Blog de Daniel Rucks

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