Oltre i sette scudetti consecutivi

“Abbiamo superato la più grande Juventus di tutti i tempi.” – John Elkann

I cicli sono destinati a finire, prima o poi. È solo che quel prima o poi è abbastanza opinabile, come dimostra la Juventus, che continua a non dare segni di cedimento nella sua rotta verso quello che sarebbe l’ottavo titolo consecutivo. Nei grandi campionati europei, nessuna squadra era mai stata così dominante, per meriti suoi o demeriti altrui. Nell’attesa che gli avversari storici dei bianconeri riescano a svegliarsi dal loro torpore e a restituire un po’ di alternanza in vetta alla Serie A, possiamo pensare a quei pochi cicli più lunghi – per il momento – di quello attuale della Juve.

8: FC Basilea – Svizzera (2010 – 2017)

A otto campionati consecutivi vinti figurano club proveniente dai Caraibi, dall’Egitto, dal Bahrain, dalla Guinea Equatoriale, dall’Oceania e anche dalla vicina Svizzera: il record del Basilea è il più recente, iniziato un anno prima rispetto a quello della Juve e interrotto pochi mesi fa dalla vittoria dello Young Boys. Il ciclo del Basilea, però, era partito molto prima, nel 1999, con la ristrutturazione del club che portò in panchina Christian Gross, reduce da una terribile esperienza al Tottenham ma capace di diventare l’uomo simbolo di quella che è oggi la più forte squadra svizzera in circolazione: nel 2001 raggiunse la finale della Coppa Intertoto, nel 2002 conquistò il primo titolo nazionale dopo ventidue anni, e nel 2003 si qualificò per la fase finale della Champions League, secondo club svizzero della storia a riuscirci.

È abbastanza evidente che il ciclo del Basilea è legato all’abilità manageriale della dirigenza, simboleggiata dalla costruzione del St. Jakob Park, lo stadio aperto nel 2001. Se Gross, infatti, ha portato a casa sette campionati nei suoi dieci anni di militanza in panchina, la sua eredità è stata spartita tra diversi nomi (Thorsten Fink; Heiko Vogel, che era stato il vice di Fink; Murat Yakin, una delle stelle del Basilea di Gross; Paulo Sousa, ex-giocatore di Juventus e Inter, e poi allenatore della Fiorentina; e infine Urs Fischer), artefici tutti del record nazionale, a cui vanno aggiunte tre ottavi di finale di Champions League e una semifinale di Europa League. Il punto fermo è rimasta la struttura di una squadra moderna e organizzata, capace di valorizzare talenti locali, investire nel mercato estero (soprattutto quello argentino) e di rivelare al mondo una serie di giovani talenti: colonne di questi otto anni di successi sono stati il portiere Franco Costanzo, il difensore Philipp Degen, l’ala australiana Scott Chipperfield, e le punte Alexander Frei e Marco Streller. Ma se l’ascesa del Basilea, parallela a quella della nazionale svizzera, è stata possibile lo si deve soprattutto al suo straordinario fiuto nel selezionare i giovani: Yann Sommer, Aleksandr Dragovic, Valentin Stocker, Granit Xhaka, Xherdan Shaqiri, Breel Embolo e addirittura Mohammed Salah sono tutti passati da qui prima di essere catapultati nei principali campionati europei.

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Xherdan Shaqiri e Granit Xhaka in maglia Basilea, club nel quale hanno iniziato a giocare ancora bambini, prima di trasferirsi nel 2012: al Bayern Monaco Shaqiri, al Borussia Monchengladbach Xhaka.

9: Dinamo Kiev – Ucraina (1993 – 2001)

A quota nove campionati consecutivi figurano i pluricampioni d’Egitto dell’Al-Ahly (che detengono anche record minori di otto e sette titoli di fila) degli anni Cinquanta, il Celtic Glasgow degli anni Sessanta-Settanta e i Rangers Glasgow degli anni Novanta, e poi la Dinamo Kiev degli anni Novanta, che dominò il calcio ucraino nella fase successiva all’indipendenza dall’Urss. All’epoca, la Dinamo veniva dallo straordinario ventennio in panchina del Colonnello Valerij Lobanovskij, e una grave crisi societaria aveva messo a rischio la sopravvivenza del club, fino all’arrivo come presidente di Hryhoriy Surkis e come allenatore di Joszef Szabo.

Accanto all’esperienza di una vecchia gloria del calcio sovietico come Anatolij Demjanenko e al talento assoluto del futuro terzino destro dell’Arsenal Oleh Luznyj, stavano crescendo piccoli talenti destinati a lasciare il segno: il centrocampista Andij Husin e Serhij Rebrov in attacco furono giocatori decisivi fin dal primo campionato, mentre il portiere Oleksandr Shovkovskij e soprattutto Andrij Shevchenko emersero pochi anni dopo, esplodendo quando Lobanovskij tornò alla guidà del club nel 1997, portando a Kiev gli ultimi cinque titoli del ciclo e raggiungendo anche i quarti di finale di Champions League nel 1998 e la semifinale l’anno successivo.

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Il 5 novembre 1997, la Dinamo Kiev di Lobanovskij vince 4-0 al Camp Nou di Barcellona in Champions League: tripletta di Shevchenko e gol finale di Rebrov.

10: Dynamo Berlino – Germania Est (1979 – 1988)

Quella che fu la squadra simbolo del calcio della Germania Est è oggi un piccolo club che milita nella quarta categoria tedesca, una delle più clamorose nobili decadute del calcio mondiale, con dieci titoli nazionali consecutivi conquistati e due quarti di Coppa dei Campioni, ottenuti sempre nello stesso periodo. Un’epoca d’oro coincisa con l’ultimo decennio di vita della Repubblica Democratica Tedesca, la guida tecnica di Jurgen Bogs e le carriere di calciatori leggendari dell’allora Germania comunista come l’estremo difensore Bodo Rudwailet, i centrocampisti Christian Backs, Norbert Tieloff e Frank Terletzki, il prolifico e sfortunato attaccante Hans-Jurgen Riediger (costretto a lasciare il calcio a soli 28 anni per un grave infortunio), Wolf-Rudiger Netz e Frank Pastor, oltre al “fuggitivo” Falko Gotz (che nel 1983, assieme a Dick Schlegel, disertò dopo un match di Coppa dei Campioni e si trasferì in Germania Ovest, al Bayer Leverkusen) e ad alcuni giovani che divennero stelle ad Ovest solo dopo la caduta del Muro, come l’ex-laziale Thomas Doll o il bomber Andreas Thom, che giocò con Leverkusen e Celtic.

Quello della Dynamo Berlino è però un record molto contestato: dal 1966 il club era finito sotto il controllo di Erich Mielke, Ministro della Sicurezza dello Stato e direttore della Stasi dal 1957 al 1989, che si adoperò per assicurare alla sua squadra il dominio nazionale, corrompendo arbitri e pilotando i trasferimenti dei calciatori più forti del Paese. Ancora oggi, la Federazione tedesca fatica a riconoscere i dieci titoli vinti dalla Dynamo nella vecchia Oberliga orientale.

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I giocatori della Dynamo Berlino festeggiano l’ennesimo campionato della DDR.

11: Dinamo Zagabria – Croazia (2006 – 2016)

Sarà il nome a dare una marcia in più, ma il club della capitale croata è la terza Dinamo in questa graduatoria. Da sempre una delle squadre principi del calcio jugoslavo, dall’indipendenza a oggi ha pian piano annichilito l’antica rivalità con lo Hajduk Spalato che, colpito da vari problemi economici, non ha saputo tenere testa al club della capitale, capace di vincere 19 titoli dal 1993 a oggi (se si considerano anche le partecipazioni alle coppe europee, nessuna squadra della ex-Jugoslavia è al suo livello). In verità, dietro al clamoroso successo almeno dell’ultimo decennio della Dinamo Zagabria c’è il suo presidente Zdravko Mamic, recentemente fuggito in Bosnia dopo la condanna per corruzione ed evasione fiscale: dal suo arrivo nel 2002, Mamic ha messo in piedi un sistema di stretti rapporti tra la Dinamo, la sua attività impenditoriale, la Federcalcio (di cui è divenuto vice-presidente) e la politica nazionale, arrivando anche a gestire i trasferimenti dei più importanti calciatori croati tramite suo figlio Mario, il più potente procuratore dei Balcani.

Oltre a questo, però, la Dinamo Zagabria ha potuto costruire i suoi successi sportivi su di un settore giovanile organizzato per sfornare giocatori dalle spiccate doti tecniche e offensive. Cambiando allenatore della prima squdra quasi ogni anno, tra il 2006 e il 2016 la Dinamo ha consegnato al mondo del calcio Vedran Corluka, Tin Jedvaj, Sime Vrsaljko, Domagoj Vida, Dejan Lovren, Milan Badelj, Luka Modric, Mateo Kovacic, Marcelo Brozovic, Marko Pjaca, Andrej Kramaric e Mario Mandzukic, affiancandoli di volta in volta a vecchie glorie di ritorno, come Robert Kovac, Igor Biscan, Dario Simic, Josip Simunic e Jerko Leko. Basta fare un rapido confronto tra i talenti della Dinamo degli ultimi anni e la nazionale croata finalista a Russia 2018 per rendersi conto del peso che il club di Mamic ha avuto nell’esplosione calcistica del paese.

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Luka Modric è entrato nelle giovanili della Dinamo Zagabria a 17 anni, nel 2002, e ha fatto il suo esordio tre anni dopo, giocandovi fino al 2008, disputando in totale 128 partite ufficiali e segnando 32 gol.

12: BATE Borisov – Bielorussia (2006 – 2017)

Nello stesso periodo di dominio della Dinamo Zagabria, molto più a nord quello che un tempo era un club minore della Bielorussia ribaltava l’egemonia della Dinamo Minsk, raggiungendo anche la fase a gironi della Champions League nella stagione 2008 – 2009, prima bielorussa di sempre a riuscirci. E, al momento, il BATE è l’unico altro club, oltre alla Juventus, con il record ancora aperto.

Il ciclo è stato aperto dal coach Igor Kriushenko, ma l’ascesa del BATE nell’olimpo del calcio bielorusso si deve all’allenatore dei record Viktor Goncharenko, approdato sulla panchina del club a soli trent’anni nel 2007, dopo aver abbandonato il calcio giocato per un grave infortunio, e ci è rimasto fino al 2013, quando è passato al campionato russo. Goncharenko ha avuto il merito di organizzare una squadra ordinata e compatta, con alcuni punti fermi come Egor Filipenko in difesa, Sergey Krivets e l’ex-cagliaritano Mikhail Sivakov a centrocampo, e il capitano Vitaliy Rodionov in attacco. Concedendosi pochi cambi di stagione in stagione (tra quei pochi, vanno segnalati gli innesti di talento del regista portoghese Renan Bressan e di Aljaksandr Hleb, tornato nel 2012 dopo oltre dieci anni tra i top club europei), il BATE ha saputo costruire uno schema di successo nel segno della continuità sia in campo che fuori, dando ad esempio l’eredità di Goncharenko al suo vice Aljaksandr Ermakovic.

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Viktor Goncharenko, durante un allenamento del BATE Borisov. Dopo varie esperienze in squadre minori della lega russa, nel dicembre 2016 è approdato al CSKA Mosca, sostituendo Leonid Slutsky, che era in carica dal 2009.

13: Rosenborg BK – Norvegia (1992 – 2004)

Solo due club al mondo hanno conquistato tredici scudetti consecutivi, l’Al-Faysal in Giordania, tra il 1959 e il 1974 e con varie interruzioni del torneo, e i norvegesi del Rosenborg degli anni Novanta e dei primi Duemila. Alla fine degli anni Ottanta, la squadra di Trondheim passò per una fase di rifondazione che attirò un grosso numero di sponsorizzazioni, favorendo il ritorno in panchina di Nils Arne Eggen, che aveva già allenato il Rosenborg a più riprese negli anni Settanta: la sua permanenza quasi ininterrotta in panchina ha segnato la rinascita del club e il suo invidiabile record di titoli nazionali di fila, oltre a un quarto di finale di Champions League, ottenuto nella stagione 1996 – 1997 dopo aver eliminato il Milan.

Benché provvisto di ottimi difensori (su tutti il centrale Bjorn Otto Bragstad, ma anche i terzini Stale Stensaas e Bjorn Kvarme, e più avanti André Bergdolmo), Eggen impostò un gioco votato alla manovra offensiva, finendo con l’esaltare prima di tutto le sue punte, come Steffen Iversen, futura punta del Tottenham, e soprattutto Harald Brattbakk, il giocatore simbolo del Rosenborg di quel periodo.

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La formazione del Rosenborg scesa in campo il 4 dicembre 1996 a Milano, che battè 2-1 il Milan; il primo gol porta la firma di Brattbakk, che nella foto è il primo in basso a sinistra, che guarda i compagni.

14: Lincoln Red Imps FC – Gibilterra (2003 – 2016)

Abbiamo intuito che è frequente, nell’Europa dell’Est, avere un’unica quadra a dominare il calcio locale, come lo Skonto Riga che tra il 1991 e il 2004 si è assicurato quattordici campionati lettoni. La stessa cosa ha fatto, in epoca più recente, il Lincoln di Gibilterra, protagonista di uno dei campionati più piccoli e sconosciuti del continente: appena 10 squadre.

Il dominio nazionale del Lincoln si deve soprattutto allo strapotere economico del club, almeno confrontato con i suoi rivali, che gli permette di assicurarsi i migliori giocatori della nazione e di gestire un prolifico settore giovanile, tanto da essere l’ossatura della nazionale di Gibilterra. Giocatori come Lee Casciaro, Brian Perez, Robert Guilling e Roy Chipolina hanno rappresentato i pilastri del Lincoln degli ultimi quindicini anni: un periodo in cui il calcio gibilterrano ha vissuto una grande crescita, grazie all’affiliazione alla Uefa del 2014 e la conseguente partecipazione ai turni preliminari di Champions League, dove nel 2016 il Lincoln ha sorpreso tutti battendo in casa 1-0 il Celtic Glasgow.

15: Tafea FC – Vanuatu (1994 – 2009)

Repubblica di Vanuatu, poco più di 12mila chilometri quadrati di terra disposti in un arcipelago del Pacifico Meridionale, a est dell’Australia; 258mila abitanti e un campionato di otto squadre di calcio, che si disputa dal 1994 ed è stato vinto in 15 occasioni su 23 dal Tafea, di cui due – a metà degli anni Novanta – mentre il paese era sull’orlo di una guerra civile.

Benché possa far sorridere parlare di calcio a Vanuatu, la selezione nazionale ha vissuto il suo miglior periodo proprio negli anni Duemila, durante la seconda fase del ciclo di vittorie del Tafea, raggiungendo in tre occasioni il quarto posto nella Coppa delle Nazioni Oceaniane. Tra i giocatori simbolo del Tafea degli anni d’oro vanno ricordati principalmente l’attaccanta Etienne Mermer, recordman di presenze in nazionale, e l’ala Moise Poida.

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Moise Poida affronta Zinedine Zidane, in una partita di tributo a Christian Karembeu nel 1998.

Fonti

CABRIO Pietro, Il calcio croato è la Dinamo Zagabria, L’Ultimo Uomo

CROSSLAND David, Dynamo Berlin: The soccer club ‘owned’ by the Stasi, CNN

CORDOLCINI Alec, Sir Alex Rosenborg, Rivista Undici

FERRO LUZZI Elisa, Rebrov e Sheva, Sheva e Rebrov: l’affascinante storia dei gemelli del gol, Il Posticipo

GUERRA Luca, Juventus Settebello: ma chi ha vinto più campionati di fila in Europa?, Fox Sport

PEGORARO Paolo, Miracolo a Gibilterra: Celtic battuto dal Lincoln in Champions League, Eurosport

PIKE Richard, Tactical Philosophy: Viktor Goncharenko, Outside of the Boot

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