Il patriottismo spicciolo di Mancini

Torna di scena la Nazionale, e puntuale torna di scena anche la solita polemica sul poco spazio che i giocatori italiani trovano in serie A. Perfettamente complementare all’immortale polemica sugli oriundi, da cui poi si arriva sempre a parlare di quote azzurre e chiusura delle frontiere, la storia dell’abbondanza di stranieri nel nostro campionato è tema di discussione fin dalla fine degli anni Novanta, ma mai come oggi il clima politico nazionale sembra essere (malauguratamente) favorevole per la sua riproposizione (in barba a tutti i discorsi sugli evidenti risultati del multiculturalismo). Se c’è una novità rispetto al solito, è che stavolta a predicare dal pulpito è Roberto Mancini, in veste di nuovo ct della Nazionale.

Lo stesso Mancini che, durante l’epoca Conte, aveva dichiarato che l’Italia dovesse aprire le porte solo agli italiani e non anche agli stranieri naturalizzati: la polemica, allora, era scoppiata per la convocazione del brasiliano Eder, che pochi istanti prima aveva segnato il gol decisivo nella vittoria della Sampdoria sull’Inter del Mancio (meno di un anno dopo, Eder avrebbe raggiunto il tecnico marchigiano a Milano).

Cattura
Javier Zanetti, una luce nelle tenebre (l’articolo completo qui)

Ma che sia proprio Mancini a lamentarsi dei troppi stranieri in serie A è a dir poco sensazionale: non ci vuole una memoria d’eccezione per ricordarsi che la sua Inter (anzi, le sue Inter) venivano spesso criticate proprio per avere pochi giocatori italiani. Addirittura, la partita del record di 22 stranieri in campo contemporaneamente fu un Inter-Udinese dell’aprile 2016 con Mancini sulla panchina nerazzurra. Durante quel match, l’attuale ct azzurro schierò, facendoli subentrare nel secondo tempo, solo due italiani (ironia della sorte: il primo dei due a scendere in campo fu Eder), e l’Inter di quella stagione era la squadra con meno italiani in rosa di tutto il campionato. E già nel 2005, durante la sua prima esperienza in nerazzuro, Mancini aveva destato scalpore facendo scendere in campo la prima Inter senza italiani della storia, in un match di Champions League contro l’Artmedia Bratislava.

Che quella di Mancini sia la classica vicenda dell’allenatore di club che, una volta passato alla panchina della Nazionale, cambia idea su un sacco di cose? Forse, più semplicemente, il ct si è già perfettamente allineato con la pancia del Paese, con quel suo patriottismo stupido e propagandistico che viene poi smentito dai fatti e dalla convenienza. Infatti, già alle prime convocazioni del maggio scorso erano presenti ben due oriundi: Emerson Palmieri e Jorginho.

Le contraddizioni tra il dire e il fare sarebbero già una risposta sufficiente. Ma se proprio vogliamo argomentare, un prima domanda da porsi sarebbe: perché società e allenatori sceglierebbero deliberatamente di mandare in campo giocatori stranieri scarsi al posto di più bravi calciatori nostrani? Magari andrebbe presa in considerazione un’altra ipotesi: che la formazione dei giovani italiani, specialmente sotto il profilo caratteriale e non tecnico, è stata negli ultimi anni piuttosto deficitaria. È un fattore a cui si fa caso quasi mai, ma è evidente che nel resto d’Europa e in Sudamerica vengono cresciuti calciatori che fin dai vent’anni hanno un tasso tecnico ma soprattutto caratteriale molto forte (anche se poi, nella maggior parte dei casi, si perdono per strada).

totti
Buffon, Grosso, Cannavaro, Barzagli, Del Piero, Gattuso, Toni, Gilardino, Inzaghi, Zambrotta, Pirlo: nessuno di questi protagonisti del Mondiale 2006 è passato dal settore giovanile di uno dei principali club italiani.

Ma non c’è solo questo. Va considerato anche che, negli ultimi anni, i grandi club sembrerebbero aver deciso di investire sempre meno nella formazioni di giovani talenti; i quali sono capitati in squadre minori e hanno dovuto fare maggiore gavetta per emergere e arrivare a palcoscenici che garantissero una convocazione in azzurro. Della famosa Nazionale campione del mondo nel 2006, tanto per fare un esempio, solo sette giocatori su 23 erano cresciuti nella Primavera di club che avevano vinto almeno un campionato nel decennio precedente: la dimostrazione lampante di una generazione che i settori giovanili dei grandi club italiani si erano completamente persa. Non sarà che forse è questo il vero problema?

 

Fonti

AA VV, Il grido del Mancio: “Pochi italiani”. Ma fu l’antesignano di una squadra tutta straniera, SportMediaset

CURRÒ Enrico, Nazionale, Mancini lancia l’allarme: “Fate giocare gli italiani”, La Repubblica

FRAU Alessandro, Quella volta in cui Mancini disse: “No agli oriundi in nazionale”, AGI

 

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