Storia del tifo razzista a Verona

“Oggi gli ultras veronesi sono fra i più scalmanati d’Italia: tirano petardi persino sulle tribune e sui pompieri che stanno pronti a bordo campo con gli idranti aperti.” – Roberto Bianchin (1989)

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Non è tutto rose e fiori

Il primo campionato trasmesso per intero su Sky, gli spot in tv, il ritorno ai Mondiali: stiamo vivendo il miglior momento del calcio femminile italiano, è evidente. Sarebbe sbagliato, però, pensare che questi recenti progressi abbiano cancellato ogni problematica del movimento. Solo quattro anni fa, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Felice Belloli definiva le calciatrici “quattro lesbiche” e si scagliava contro l’ipotesi di aumentare i fondi al calcio femminile. Nel 2014, il presidente della FIGC – il massimo organo di governo del calcio italiano – Carlo Tavecchio sosteneva più diplomaticamente che bisognasse “dare una dignità anche sotto l’aspetto estetico” alle calciatrici. Aspetto estetico, capito?

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L’ipocrisia della Supercoppa a Jeddah (e di chi la critica)

La stampa nazionale l’ha descritta come una decisione storica, anche se non si tratta della prima volta che la Supercoppa Italiana si disputa all’estero (in effetti, è la nona): Juventus – Milan, il 16 gennaio 2019, vedrà l’esordio del calcio italiano – almeno a livello di partite ufficiali – in Arabia Saudita.

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Il razzismo che il calcio continua a tollerare

Kalidou Koulibaly ha sbagliato ad applaudire l’arbitro Mazzoleni. Ma quell’applauso ha un contesto ben chiaro, che non si limita ai cori razzisti che lo hanno accompagnato fin dal primo minuto, e che non sono bastati – in barba alle regole e alle promesse di Lega e Federcalcio – a provocare la sospensione di Inter-Napoli. Il contesto è quello di un paese in cui il razzismo è sempre stato tollerato, e oggi è addirittura al governo. Continua a leggere “Il razzismo che il calcio continua a tollerare”

Cosa succede al calcio sudamericano?

I club che vincono la Libertadores trovano sempre maggiori difficoltà a raggiungere la finale del Mondiale per Club, e le nazionali sudamericane non vincono il titolo iridato dal 2002, hanno fallito il Mondiale casalingo del 2014 e a Russia 2018 sono rimaste fuori dalle semifinali, eventualità verificatasi solo in altre occasioni, l’ultima nel 1982. La crisi del calcio sudamericano ormai è sotto gli occhi di tutti, e comprenderla non è affatto semplice.

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I padroni del calcio: Italo Allodi

La storia è quasi da film, quella di un signor nessuno che attraverso il duro lavoro arriva sulla vetta, e di fatto scrive le pagine del calcio italiano. Non “alcune delle più belle pagine”, ma proprio tutte. Nel 1955, Italo Allodi – 31 anni, originario di Asiago e reduce da una carriera da mediano di scarsissimo valore – è segretario generale del Mantova, semisconosciuto club della IV Serie: nel giro di pochi anni, le sue mani stringeranno quelle di alcuni dei più importanti calciatori al mondo, solleveranno i trofei più prestigiosi e plasmeranno uomini destinati a dominare il calcio italiano subito dopo il suo ritiro. Continua a leggere “I padroni del calcio: Italo Allodi”

Le donne nello sport sono solo tette e culi

Aprite un qualsiasi sito di un quotidiano sportivo. Troverete il calcio, com’è ovvio: la cronaca, l’analisi, le riflessioni, le fantastiose notizie del calciomercato; tutto sondato, ripassato, scandagliato in ogni suo minimo dettaglio, scavando ogni barlume di notizia fino alle sue radici. La stessa cosa, anche se in misura più contenuta, avviene con gli altri sport, che occupano le posizioni più basse della homepage. Ah sì, stiamo parlando di sport maschili. Perché, quando non ci sono di mezzo grandi eventi (tipo: la nazionale di volley femminile in finale ai Mondiali, o Sofia Goggia che vince l’oro nella discesa libera), lo sport femminile quasi non esiste. Lo sport femminile; perché le donne, sui siti dei quotidiani sportivi, non mancano mai. Continua a leggere “Le donne nello sport sono solo tette e culi”