6-0. È la peggior sconfitta della storia inglese. Per gli italiani, che sono campioni del mondo in carica, è una vittoria storica, che vendica il 2-3 subito a Wembley nel 1934. Ovviamente è tutta una fantasia: ad affrontarsi non sono state due nazionali, ma delle selezioni locali, da una parte un gruppo di soldati britannici e dall’altra dei ragazzi di Soverato, vicino Catanzaro. I soldati sono arrivati da qualche mese: nell’estate del 1943 hanno iniziato a bombardare la zona, per neutralizzare l’insidiosa batteria di contraerea locale, poi sono sbarcati e hanno occupato la città. La guerra si sta mettendo abbastanza bene, dopo l’8 settembre l’Italia ha abbandonato la Germania e si è ritirata dal conflitto. Soverato adesso è già nelle retrovie, e il calcio è il modo migliore per passare il tempo. In questa zona così remota del Sud Italia, i soldati alleati hanno trovato un ragazzo di 18 anni che gioca in porta e che sa parlare inglese, che ha fatto da tramite per organizzare la partita. Il suo nome è Gigi Peronace, e mentre la guerra si avvia verso la fine lui inizia a porre le basi per rivoluzionare il mondo del calcio.

Giocare tra i pali contro gli inglesi è una bella esperienza, così Peronace arriva nel 1944 a vestire la maglia della Reggina, ma lì capisce che il campo non fa per lui. La famiglia, benestante, vede per lui un altro futuro: l’Italia del futuro dovrà essere ricostruita, ci sarà bisogno di ingegneri. Così, a guerra finita, lo mandano a Torino a studiare al Politecnico, sottovalutando il fatto che il calcio lo troverà anche lassù. Nel 1948, quando la Juventus ingaggia Billy Chalmers in panchina, il club va alla ricerca di un interprete, e Peronace si candida subito: a 23 anni entra a lavorare nel club bianconero, e convince sicuramente di più rispetto al tecnico scozzese con cui è chiamato a lavorare. La società decide di confermarlo, anche perché il nuovo allenatore sarà un altro britannico, l’inglese Jesse Carver, e il giovane calabrese deve occuparsi di fare da interprete anche per lui. In campo la Juve conquista subito lo scudetto, ma è soprattutto fuori dal campo che Peronace si mette in mostra, stringendo un solido rapporto con Carver, che va al di là del semplice incarico di traduttore. I due parlano di tattica, analizzano i giocatori, ed è chiaro che il ragazzo di Soverato – che ormai all’ingegneria non ci pensa più – ne capisca di calcio come poche altre persone.

La storia di Carver in bianconero s’interrompe bruscamente nel 1951 dopo un dissidio con la dirigenza, ma il rapporto tra i due prosegue. Infatti, dopo aver tentato con poco successo il ritorno in patria per guidare il West Ham, l’allenatore torna a Torino, stavolta sulla panchina granata, e convince subito Peronace a fargli da interprete – ufficialmente – e da assistente – ufficiosamente. Il Torino di Novo è in crisi tecnica ed economica, dopo la tragedia di Superga, e l’esperienza di Carver s’interrompe molto presto. Qui le loro strade si dividono, e il ragazzo di Soverato decide di dare una svolta alla sua carriera: fa le valigie e vola in Inghilterra, approfittandone per studiare il calcio locale e vedersi un po’ di partite. Nel 1955, girando per gli stadi di Londra, si trova in quello del Charlton Athletic e vede giocare un attaccante sudafricano di origini italiane, Eddie Firmani, che subito lo colpisce. In men che non si dica assicura al club londinese che ci sono diverse squadre pronte a offrire una bella somma per Firmani, e una volta che ha l’ok alla cessione va a proporre il giocatore a varie società, fino a che la Sampdoria non acconsente a finalizzare l’offerta. La carriera del piccolo interprete calabrese è terminata: è iniziata quella del re del calciomercato.

L’intuizione di Gigi Peronace è semplice quanto geniale. I grandi campioni del calcio inglese sono sempre stati fuori dalla portata dei club del continente, a causa del maggior blasone delle società della First Division. Ma dopo la guerra l’Inghilterra si è finalmente aperta al calcio mondiale, ad esempio accettando di far partecipare la propria nazionale ai Mondiali. Le sconfitte contro Stati Uniti e Ungheria hanno messo in crisi l’ideale di supermazia degli inglesi nel calcio, creando un terreno favorevole al possibile trasferimento all’estero dei loro giocatori. Ad incentivare questa possibilità c’è anche il fatto che il sistema britannico è particolarmente restrittivo sui guadagani dei giocatori, a quali viene imposto un tetto d’ingaggio di 20 sterline a settimana. Che non è poco, ma neppure tantissimo, soprattutto per i giocatori più forti, che all’estero potrebbero ambire a cifre ben più alte. La Serie A, da questo punto di vista, è il luogo perfetto per attirarli: un paese soleggiato e ricco di bellezza, una democrazia nascente trascinata dal boom economico. Le società italiane possono pagare come poche altre in Europa, e Peronace è l’uomo perfetto che può collegare questi due mondi.

Gigi Peronace a Leeds accanto a John Charles, che sta per portare alla juventus.

Sempre nel 1955, va a seguire il Leeds, dove gioca un promettente centravanti gallese di cui gli aveva parlato proprio Carver: John Charles. Si tratta di uno di quei giocatori che lasciano immediatamente il segno, con lo stesso strapotere fisico e atletico di Nordahl, cioè la punta ideale per il calcio italiano. Peronace chiama la dirigenza della Juventus, di cui è da poco divenuto presidente il giovane Umberto Agnelli, e sventola l’affare: grazie ai suoi contatti nel Regno Unito, si propone lui stesso di condurre la trattativa, e Agnelli sceglie di fidarsi. Per prima cosa, l’audace calabrese va a parlare con il manager del Leeds, Raich Carter, ma si vede rispondere un secco “No”. Non demorde, e decide di adottare una tattica più “avvolgente”: inizia a frequentare la Railway Tavern di Beeston, un quartiere di Leeds, riuscendo a ingraziarsi il proprietario, Harold Williams, ex-attaccante dei Peacocks e connazionale e amico di Charles, ottenendo da lui un po’ di informazioni sul giocatore. Quindi, un bel giorno si presenta davanti alla casa del centravanti gallese, quando nell’abitazione è presente solo la moglie Peggy: le spiega chi è, dell’opportunità di lavoro a Torino, di quanto è bella l’Italia, e tutte quelle cose lì. L’assalto a Charles dura due anni, quando alla fine, nel 1957, il Leeds accetta: la Juventus paga 65.000 sterline per i diritti del giocatore, una cifra record per il calcio inglese, e offre a Charles un’auto Fiat, un appartamento a Torino e un bonus alla firma di 10.000 sterline, del tutto fuori scala rispetto ai ben più magri standard inglesi.

L’acquisto di Firmani è stato un antipasto, ma quello di Charles dimostra che le stelle del calcio britannico non sono più innarrivabili per i club italiani. Soprattutto, Peronace si mette in mostra come l’uomo con cui parlare se si vuole comprare un giocatore dal Regno Unito. Nel stesso anno in cui il bomber gallese approda alla Juventus, Peronace tratta anche l’approdo alla Roma dell’allenatore del Leyton Orient Alec Stock, che lo ha contattato personalmente per chiedergli se poteva trovargli una panchina in Italia, anche lui attirato dai soldi che girano nella Penisola. Contemporaneamente, tratta per conto del Vicenza l’acquisto del centrocampista del Tottenham Tony Marchi, vincendo le iniziali resistenze degli Spurs. Al suo ritorno in Italia, Peronace è ormai l’uomo del momento nel mondo del calcio, e il presidente della Lazio Leonardo Siliato gli vuole affidare la gestione esclusiva del calciomercato biancoceleste, promettendo di strutturare il club sul modello delle società inglesi. La rivista Il Calcio e il Ciclismo Illustrato spiega bene l’importanza della decisione di Peronace di accettare: “Una volta, il Peronace era un po’ un libero professionista in quel suo compito, e lavorava per varie squadre, ora lavora in esclusiva per la Lazio”.

Il passaggio da libero professionista a dirigente stabile non è semplice, e il club capitolino non ha grandi disponibilità economiche, infatti Peronace stenta a lasciare il segno. Questo è un mestiere che non fa per lui, che ha bisogno di pochi vincoli e di molta libertà d’azione. Così nel 1961 se ne torna in Inghilterra, e piazza altri quattro colpi incredibili: Joe Baker e Denis Law al Torino, Gerry Hitchens all’Inter, e Jimmy Greaves al Milan. L’acquisto di Baker è un colpo da vero predatore del calciomercato, perché Peronace scopre che l’attaccante ha chiesto all’Hibernian un aumento di stipendio che il club ha rifiutato, così si fionda su di lui e gli propone il passaggio in granata. La formazione piemontese sborsa 75.000 sterline per lui, che sarebbero un record se non fosse che, in concomitanza, il Torino strappa anche al Manchester City Law, uno dei più promettenti calciatori del Regno Unito, per ben 110.000 sterline. Hitchens passa dall’Aston Villa all’Inter per 85.000 sterline, ma l’acquisto di Greaves è ancora più roboante, perché per la prima volta un nazionale inglese lascia il paese per trasferirsi in Italia. Per il 21enne bomber del Chelsea, i rossoneri fanno un’offerta da 80.000 sterline ai Blues, e 140 sterline a settimana al giocatore, che riceve anche un bonus di 15.000 sterline.

Quello che un tempo era uno studente originario di una cittadina della Calabria adesso è divenuto qualcosa che ancora non esiste. Di fatto si comporta come un dirigente sportivo, ma non lavora per nessun club. È piuttosto un intermediario di calciomercato, che si fa pagare delle commissioni dalle società italiane per assicurare loro alcuni dei migliori giocatori del Regno Unito. Ma non cura solo gli interessi dei club, bensì anche quelli dei calciatori: assicura loro alti ingaggi, li aiuta a trovare casa e ad ambientarsi in Italia, e se le cose non vanno come sperato è sempre lui a trattare il loro ritorno in Inghilterra in un nuovo club. La sua fama cresce tanto in patria quanto a Londra, dove il suo stile aggressivo nel condurre le trattative attira l’attenzione dei media. Non a caso, diventa presto un amico molto intimo di Brian Glanville, il più stimato giornalista sportivo britannico di quest’epoca. Il suo stile è proprio quello che uno straniero si aspetterebbe da un gentiluomo italiano: Peronace veste bene, sempre con abiti firmati o cuciti su misura – completi di Cerruti e scarpe di Gucci, ricorderà Greaves nella sua autobiogrfia -, fuma sempre un grosso sigaro, discute di trattative a pranzo in ristoranti di lusso. È un grande affabulatore, non solo grazie alla sua parlantina ma anche per il modo di porsi: ti fa percepire che lui è l’inviato di gente che ha tanti soldi da spendere.

Peronace in piedi accanto a Jimmy Murphy e Matt Busby, mentre fa firmare a Denis Law (seduto) un contratto con il Manchester United, nel 1962.

Non tutti i giocatori che porta in Italia hanno il successo di John Charles, ma Peronace sa sempre come cadere in piedi: il clamoroso flop del suo pupillo Law, che lui considera come il più talentuoso giocatore che abbia mai trattato, viene riparato propiziandone l’anno seguente il trasferimento al Manchester United, dove finalmente l’attaccante scozzese potrà brillare, vincendo il Pallone d’Oro nel 1964. Nel frattempo, però, le cose iniziano a cambiare. La fuga dei grandi campioni verso l’Italia ha convinto la Football Association, nel 1961, ad abolire il tetto salariale, e acquistare giocatori dalla First Division diventa più complicato. Nel 1964, Peronace prova a portare in Italia Alan Gilzean del Dundee e Terry Venables del Chelsea, ma nessuno dei due accetta. La chiusura delle frontiere del 1966, che blocca l’arrivo di giocatori stranieri in Serie A, è il colpo di grazia definitivo. Peronace deve cambiare strategia, e così si deve trovare un incarico dirigenziale fisso, stavolta in seno alla FIGC. Ma non abbandona i suoi viaggi in Inghilterra, dove ormai ha una base nell’appartamento lussuoso che si è comprato a Twickenham.

È qui che, discutendo con Glanville e alcuni dirigenti sportivi, si lascia ispirare dall’idea di creare una nuova coppa europea destinata solo a squadre italiane e inglesi, una sorta di riedizione in grande stile delle partite che da ragazzo organizzava nella sua Soverato, durante la guerra. L’idea prende forma soprattutto in Inghilterra, per dare la possibilità allo Swindon Town di competere a livello internazionale: nel 1969, i Robins hanno vinto a sorpresa la Coppa di Lega, ma non possono competere nella Coppa delle Fiere poiché il regolamento della UEFA vieta la partecipazione alle squadre non di prima divisione, mentre lo Swindon Town sta addirittura in terza. Per questo motivo, muovendo i suoi contatti, Peronace riesce a mettere in piedi un torneo europeo in cui fare competere i biancorossi: è la Coppa Anglo-Italiana, che viene disputata per la prima volta nel 1970. Alla prima edizione partecipano sei inglesi e sei italiane, tra cui anche Juventus, Napoli, Roma e Lazio, ma ad imporsi è proprio lo Swindon Town.

In questo modo, Peronace tiene vivi i suoi contatti tra Italia e Inghilterra, fino a che nel 1980 finalmente i trasferimenti degli stranieri in Serie A vengono di nuovo permessi. Ed è lui, ovviamente, il primo a muoversi, chiudendo il colpo dell’estate: grazie alla sua mediazione, 23 anni dopo Charles, regala alla Juventus un’altra stella britannica, il campione irlandese dell’Arsenal Liam Brady. Sarà il suo ultimo segno indelebile nella storia del pallone: la mattina del 29 dicembre 1980, Gigi Peronace si accascia tra le braccia del ct Enzo Bearzot, assieme al quale sta preparando la nazionale per il Mundialito in Uruguay, e muore all’istante per un attacco cardiaco, all’età di 55 anni. Alla moglie e ai cinque figli sono rimasti una marea di debiti, frutto di uno standard di vita eccessivo, che Peronace non ha voluto cambiare neppure dopo il ridimensionamento della sua carriera di agente di calciomercato. Negli ultimi tempi aveva chiesto all’amico Glanville di sentire se qualche squadra, come il Manchester United, stesse cercando un direttore generale, ma nessuno era stato disponibile a dargli un lavoro. Ai debiti di Peronace, in ultimo, ci penserà un altro amico, l’ex-presidente della Roma Alvaro Marchini.

Foto di copertina: Gigi Peronace nel 1962, a colloquio con il manager dell’Arsenal Billy Wright e il nuovo giocatore Joe Baker, appena arrivato dal Torino.

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Fonti

BLISS Dominic, Football’s First Super Agent, Medium

FORMOSA Tony, ‘King John’ and ‘Angel with Dirty Face’, Malta Today

GLANVILLE Brian, The little Calabrian wheeler dealer who raised hell, The Times

Una replica a “L’anglo-italiano: una storia del calciomercato”

  1. Una parabola sorprendentemente simile a quella di Mino Raiola…

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