La Copa América 2019 in 12 nomi

La Copa América è il torneo per nazionali più antico del mondo: basterebbe questo per comprenderne il fascino e l’importanza nella storia del calcio, ma aggiungiamoci pure che la maggior parte dei giocatori più tecnici e spettacolari in circolazione sono sudamericani, e avrete una chiara idea del perché valga la pena seguirlo. Quella del 2019 è la 46° edizione e si disputerà per la quinta volta in Brasile, nazione che non vince il torneo dal 2007 e nei succesivi tre tornei si è sempre fermata prima delle semifinali. La novità dell’anno sono le due squadre asiatiche invitate per completare la rosa delle partecipanti, in sostituzione delle nordamericane (solitamente Messico e Stati Uniti, che tre anni fa giunsero quarti), contemporaneamente impegnate nella Gold Cup. La Copa América prenderà il via il 14 giugno e durerà fino al 7 luglio.

Lionel Messi (Argentina)

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Sembra quasi superfluo dover dire chi sia la stella dell’Argentina, ma la verità è che fino a poco tempo fa la partecipazione del numero 10 del Barcellona era stata seriamente in dubbio: dopo l’ennesima delusione patita ai Mondiali del 2018, Messi aveva deciso di prendersi una pausa dalla nazionale, facendo pensare che ciò precludesse un ritiro dall’Albiceleste; invece, lo scorso marzo è tornato a disposizione. Quella di Messi con l’Argentina è una storia complicata: l’erede designato di Maradona, nonché uno dei più grandi calciatori della storia, ha vinto pochissimo in nazionale (un Mondiale Under-20 e l’oro olimpico del 2008), e si è spesso fermato a un passo dal successo, con quattro finali perse in carriera (una mondiale e tre continentali). A questo aggiungiamo che la stagione con il Barça, che a marzo pareva stellare, si è conclusa in maniera deludente: vittoria dello scudetto, ma cocente eliminazione in rimonta (l’ennesima) subita contro il Liverpool in semifinale di Champions League, e sconfitta clamorosa in finale di Coppa di Spagna contro il Valencia. Forse, una volta tanto, l’Argentina potrebbe diventare l’occasione per raddrizzare una stagione storta e ipotecare il prossimo Pallone d’Oro, trofeo che Messi ha già vinto cinque volte.

Marcelo Martins Moreno (Bolivia)

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La meno nota e la meno talentuosa tra le nazionali sudamericane, la Bolivia ha sempre vissuto all’ombra delle sue vicine e pure quest’anno non sembra avere possibilità di invertire la tendenza. L’occasione di fare almeno una discreta figura passa dai piedi di Marcelo Moreno, l’eclettico centravanti già visto all’opera con le maglie di Shaktar Donetsk, Werder Brema e Wigan, ma particolarmente amato dai tifosi brasiliani, dopo gli anni con Gremio e Cruzeiro. Dal 2015, Moreno raccoglie facili applausi sui campi cinesi, ma nonostante questo è ancora il giocatore più rappresentativo della sua nazionale.

David Neres (Brasile)

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Momento difficile, per il Brasile: la stella indiscussa Neymar si è infortunata a una settimana dall’inizio del torneo e anche i suoi “vice” non sono proprio al top (Firmino è campione d’Europa ma reduce da un infortunio, e in finale non ha brillato; Gabriel Jesus è stato meno determinante nel City rispetto a due stagioni fa; Coutinho ha inciso pochissimo al Barcellona e ora è dato tra i cedibili). In questa situazione, David Neres potrebbe essere la sorpresa dei verdeoro: ala ambidestra, e quindi destinato a rilevare sul campo il ruolo dell’assente Neymar, Neres è un attaccante rapido e tecnico, molto bravo negli inserimenti offensivi. Quest’anno si è rivelato con la maglia dell’Ajax, di cui è stato tra gli elementi più in vista dell’ultima Champions League. E chissà che, senza la sua ingombrante star, il Brasile non possa trovare equilibri di gioco e spogliatoio meno precari.

Alexis Sanchez (Cile)

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Tra il 2014 e il 2016, il Cile ha vissuto un’epoca meravigliosa, che ha portato in dote due trofei continentali; nel frattempo, però, il ricambio generazionale non ha dato i frutti sperati, e incredibilmente i cileni hanno fallito la qualificazione a Russia 2018. Alexis Sanchez è uno dei simboli non solo del Cile, ma anche della delicata fase storica della sua nazionale: a trentadue anni, è ancora un attaccante dalle doti molto rare – veloce, eccezionale nel dribbling, nel passaggio e ovviamente nella conclusione a rete – ma che di recente ha fatto molta fatica a essere decisivo. Il passaggio, nel 2018, al Manchester United sembrava essere un’ottima scelta di carriera, trasferendosi dall’Arsenal a un club di maggiori potenzialità e che necessitava di un grande realizzatore. Invece, di gol se ne sono visti davvero pochissimi e, dopo l’approdo in panchina di Solskjaer, anche il minutaggio del cileno è andato diminuendo, con appena 27 partite e due reti nella stagione appena conclusa. Sanchez tornerà sé stesso con il Cile?

James Rodriguez (Colombia)

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Parlando di talenti smarriti, pochi fanno più rabbia di James Rodriguez: trequartista geniale e a tratti incontenibile con il Porto e il Monaco, è finito risucchiato dalla panchina del Real Madrid, perdendosi in un dedalo di fenomeni eccezionali; il trasferimento al Bayern Monaco doveva essere il grande rilancio di carriera, in una squadra che necessitava di ali veloci e tecniche come lui, a causa dell’avanzare dell’età di Ribery e Robben, e invece El Bandido ha finito per essere solamente uno dei rincalzi a disposizione dell’allenatore, e nemmeno il più convincente. Il Bayern difficilmente confermerà il prestito per la prossima stagione, e altrettanto difficilmente il Real vorrà investire su di lui: la Copa América diventa così, per il colombiano, l’occasione di dimostrare che è ancora in grado di fare la differenza in Europa e guadagnarsi, a ventisette anni, un nuovo contratto.

Luis Antonio Valencia (Ecuador)

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Arrivò al Manchester United nel 2009 dal Wigan, come sostituto di Cristiano Ronaldo: pur non condividendo certo lo stesso talento del portoghese, Valencia era un’ala destra molto dotata tecnicamente e con grandi mezzi atletici. In dieci anni, non è mai diventato una stella assoluta, ma ha dimostrato di essere un giocatore affidabile e sempre pronto a dare una mano alla squadra, imparando ad adattarsi anche ad altri ruoli, come la mezzala o, soprattutto, il terzino destro. Ha quasi trentaquattro anni, ormai,  e sebbene all’inizio di questa stagione gli sia stata assegnata la fascia di capitano dei Red Devils, l’ecuadoregno è sceso in campo in appena sei incontri. Ma in nazionale ha ancora un ruolo di primissimo piano, e possiamo essere certi che le sue prestazioni saranno fondamentali in questo torneo.

Gaku Shibasaki (Giappone)

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Alla sua seconda stagione in Europa, con la maglia del Getafe, l’ex-regista del Kashima Antlers ha confermato le sue doti di organizzatore di gioco e centocampista dinamico; quest’anno, inoltre, è stato una pedina fondamentale del Giappone che ha raggiunto la finale di Coppa d’Asia, segnalandosi per un gioco non certo spettacolare ma di sicuro ordinato ed efficace. Shibasaki ha ventisette anni e sta raggiungendo la piena maturità come calciatore giocando in uno dei campionati più competitivi del mondo, ben inserito negli schemi di José Bordelas, che hanno portato il club al quinto posto nella Liga. La sua presenza alla Copa América potrebbe servirgli per aggiungere un altro fondamentale tassello al suo bagaglio d’esperienze.

Miguel Angel Almiron (Paraguay)

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Percorso insolito, quello di Almiron: cresciuto in una famiglia povera di Asunción, si è dedicato anima e corpo al calcio, esordendo giovanissimo nel Cerro Porteño e trasferendosi, ventunenne, agli argentini del Lanús; tuttavia, le buone prestazioni come trequartista non hanno attirato l’attenzione di nessun osservatore europeo, e Almiron ha preso la direzione degli Stati Uniti, accasandosi nel 2017 all’Atlanta United. È qui che è esploso, imponendosi fin da subito come il calciatore più determinante del torneo, vincendo un premio come matricola dell’anno e due come miglior giocatore della stagione, guadagnandosi la fiducia del tecnico del Newcastle Rafa Benitez, che a gennaio lo ha voluto portare in Premier League. L’inizio in Inghilterra è stato buono, considerando il periodo d’adattamento, ma un infortunio ad aprile ha posto anzitempo fine alla sua stagione: se avrà recuperato a dovere, potrà essere una preziosa arma a disposizione del ct Eduardo Berizzo.

Miguel Trauco (Perù)

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Terzino sinistro con spiccate caratteristiche offensive, Trauco ha avuto finora una carriera non all’altezza del suo talento, se consideriamo che, fino al 2017, aveva sempre e solo giocato in patria, e oggi è sotto contratto con i brasiliani del Flamengo. Il pubblico sudamericano lo conosce bene fin dal 2015, quando fu uno dei giocatori più interessanti nel terzo posto del Perù nella Copa América, che anticipò il bel Mondiale di tre anni dopo in Russia, dove la Blanquirroja è uscita al primo turno ma ben figurando con avversari di livello come Danimarca e Francia.

Almoez Ali (Qatar)

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Il miglior giocatore e la rivelazione assoluta dell’ultima Coppa d’Asia, Almoez Ali incarna l’ambizioso progetto calcistico qatariota: sudanese immigrato da bambino nel Golfo Persico, è cresciuto nell’Aspire Academy di Doha e ha fatto conoscenza con il calcio europeo nei club satelliti Eupen (in Belgio), LASK Linz (in Austria) e Cultural Leonesa (in Spagna), prima di fare ritorno in patria con l’Al-Duhail nel 2016. In tutto ciò, questo attaccante rapido e spietato sotto porta ha appena ventidue anni ed è il miglior talento che il Qatar abbia mai avuto: una buona prestazione nel torneo di Messi e Suarez potrebbe dargli ulteriore slancio per ottenere una chance nell’Europa che conta, affermandosi come uomo-simbolo dei prossimi Mondiali qatarioti.

Luis Suarez (Uruguay)

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Gli anni passano, ma l’Uruguay continua a sembrare la squadra più solida tra quelle sudamericane. Quest’anno, però, la Celeste si presenta alla Copa América – vinta l’ultima volta nel 2011 – con qualche dubbio in più del solito: a fronte della continua ascesa di Rodrigo Bentancur nelle gerarchie della Juventus, i senatori hanno stentato non poco nell’ultima stagione, con il calo di condizione del capitano Diego Godín e i continui infortuni del bomber Edinson Cavani. Gli occhi, allora, sono tutti puntati su Luis Suarez, uno dei giocatori più rognosi al mondo, per la sua capacità di portare il pressing sui difensori e trovare sempre gli spazi nelle retroguardie avversarie. Eppure, anche Suarez quest’anno ha mostrato i primi segni di difficoltà: ha messo a segno “solo” 25 reti in stagione, quasi tutte in campionato, ed è stato abbastanza impreciso e sottotono in Champions League, dove il suo Barcellona è uscito a sorpresa in semifinale.

Salomon Rondon (Venezuela)

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Classico centravanti da campionato inglese, alto e forte fisicamente, Rondon è una boa d’area di rigore e un bomber di razza, come confermano le sue statistiche: nelle ultime dieci stagioni – passate tra Spagna, Russia e Inghilterra – solo una volta non è andato in doppia cifra nei gol segnati; quest’anno, i suoi 10 gol in Premier League sono stati decisivi per la salvezza del Newcastle. In un torneo in cui brillano le mezze punte leggere e dai piedi di velluto, Rondon rappresenta quasi un caso unico che potrebbe creare più di qualche problema a difese più abituate all’impostazione che alla copertura.

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