Negli scorsi giorni molti sono rimasti sorpresi, principalmente in senso negativo, dalle parole di José Luis Chilavert sul caso di razzismo contro Vinícius Jr. durante Benfica-Real Madrid. Intervenuto in un programma dell’emittente argentina Radio Rivadavia, l’ex portiere paraguayano ha detto di “solidarizzare con Prestianni, perché Vinícius è il primo che insulta tutti” e che Kylian Mbappé, che si è schierato a sostegno del brasiliano, “cosa può dire? Parla di valori e tutto questo, e vive con un travestito: non è normale”. E poi: “Se sanzionano Prestianni danno l’idea che la comunità gay e lesbica sia l’esempio da seguire. Il calcio è uno sport in cui giocano uomini e in cui ci si dice di tutto. Da quando hanno messo i microfoni e le televisioni, il calcio si è effeminato”. Di nuovo, parlando di Vinícius: “L’insulto è arrivato da parte della scim… di Vinícius, che è di pelle nera”.

Quello di Chilavert è un vaneggiamento razzista e omofobo che raggiunge la sua apoteosi nel momento in cui si lascia quasi scappare, nei confronti di Vinícius, lo stesso insulto che il brasiliano dice di aver ricevuto da Prestianni (e che ha ricevuto molte volte in passato, in altri contesti). È inoltre un discorso infarcito di menzogne e disinformazione, come quando accusa l’attaccante del Real Madrid di essere stato il primo a insultare, o quando dice che Mbappé vive con “un travestito”. Il riferimento è al gossip secondo cui il francese avrebbe una relazione con la modella transgender Ines Rau: è una storia nata nel 2022 da alcuni paparazzi, che li avevano fotografati assieme, ma non è mai stata confermata e da allora, di questa vicenda, parlano solo estremisti di destra e transfobici per insultare Mbappé.

La maggior parte dei tifosi di calcio in Europa ricorda Chilavert solo per essere stato un iconico portiere tra gli anni Ottanta e Duemila. Particolarmente corpulento eppure eccezionalmente agile, ha legato la sua carriera soprattutto al Vélez Sarsfield negli anni Novanta, concedendosi anche due brevi esperienze in Europa con il Real Zaragoza e lo Strasburgo. Ha giocato due Mondiali con il Paraguay ed è stato uno dei migliori portieri della storia del calcio, anche grazie al suo stile inconfondibile e all’ottima abilità con i piedi, che ne hanno fatto un pioniere nel proprio ruolo. Tirava rigori e punizioni, e per questo è arrivato a stabilire il record di 62 gol segnati in carriera (primato poi superato da Rogério Ceni nel 2006).

Quando, però, si parla del José Luis Chilavert extra-campo – un argomento abbastanza di nicchia, per la verità – spunta spesso un video del 1998 in cui l’allenatore argentino César Luis Menotti afferma: “Quello che c’è da fare con Chilavert è portarlo nelle scuole, così che i bambini sappiano com’era l’uomo 40mila milioni di anni fa. È venuto prima Chilavert, poi la scimmia, poi l’essere umano”. Nel 2024, quando è stata annunciata la morte di Menotti, Chilavert commentò sul social media X dicendo: “Noi scimmie siamo ancora vive e non abbiamo figli drogati” (un riferimento a uno dei figli di Menotti, arrestato in Uruguay nel 1990 perché trovato in possesso di anfetamine). Questo per dire che il paraguayano non è mai stato un campione di intelligenza quanto lo era nel calcio, e neppure è mai brillato in fatto di coerenza. Nell’agosto del 2001 venne squalificato per tre partite per aver sputato in faccia a Robert Carlos durante una sfida col Brasile, e in seguito si giustificò dicendo che il difensore gli aveva rivolto un insulto razzista e lo aveva provocato.

Già all’epoca, Chilavert si stava preparando per un futuro in politica dopo l’addio al calcio. Nel corso della sua carriera aveva spesso parlato di attualità, denunciando la corruzione dei partiti in Paraguay e accusandoli della povertà del paese. In breve, era arrivato a promettere che un giorno si sarebbe messo pure lui in politica, e avrebbe sistemato le cose. Tuttavia, non aveva mai chiarito quali fossero le sue idee per il paese né era mai stato particolarmente preciso nelle sue denunce, che risultavano essere soprattutto delle vaghe lamentele populiste. Una volta ritiratosi, in verità, ha preferito dedicarsi a lungo al ruolo di commentatore televisivo, limitandosi ad alcuni sporadici interventi sull’attualità politica su Twitter. Questo fino alla vigilia di Natale del 2020, quando improvvisamente annunciò sui social che si sarebbe candidato alle presidenziali del 2023, usando come motto: “Orgoglioso di essere paraguayano: Chila Presidente!”.

Delle sue convinzioni politiche si continuava a sapere molto poco: Chilavert si limitava a parlare con toni molto aggressivi di lotta alla corruzione e di cambiamento, senza mai entrare nei dettagli. Che avesse le idee alquanto confuse era un sospetto comune: negli anni passati, parlando dei suoi punti di riferimento in politica, aveva citato i liberali José María Aznar e Mauricio Macri, che avevano guidato governi in Spagna e Argentina, e i conservatori Luis Alberto Lacalle Pou (in Uruguay) e Sebastián Piñera (che pochi anni dopo sarebbe stato accusato di autoritarismo in Cile). Aveva detto di apprezzare, però, anche Pepe Mujica, ex Presidente uruguayano di sinistra, e Jair Bolsonaro, Presidente del Brasile di estrema destra. Alcuni, in Paraguay, lo ritenevano vicino al Partido Colorado, una formazione di destra che ha governato il paese ininterrottamente dal 1948 (salvo una breve parentesi tra il 2008 e il 2013), compreso il periodo della dittatura fascista di Alfredo Stroessner. Insomma, non proprio un sintomo di rottura col passato.

“Mi preoccupano le correnti di sinistra che hanno vinto in Venezuela, Cile, Argentina, Perù” disse nel giugno del 2022, in un’intervista con El Colombiano, aggiungendo che paesi come l’Uruguay e il Brasile di Bolsonaro rappresentavano “una boccata d’aria fresca per la democrazia liberale”. A leggere quelle parole, in tanti avevano probabilmente ripensato al video di Menotti. Anche perché la verità era che la sinistra radicale, in Paraguay, è sempre stata molto debole e nel 2022 non c’era alcun sentore che le cose potessero cambiare di lì a poco. Il favorito dai sondaggi era Santiago Peña, economista liberale ed esponente del Partido Colorado, con idee piuttosto ostili ai matrimoni gay e all’aborto, nonché apertamente nostalgico del regime di Stroessner. La principale forza di opposizione era invece un’ampia coalizione guidata dal liberale Efraín Alegre, alla quale aderivano partiti conservatori moderati, centristi e socialdemocratici.

A dispetto dei suoi 57 anni, Chilavert aveva scelto di ribattezzare il suo movimento Partito della Gioventù, sottolineando che si trattava di una formazione chiaramente anti-sistema: “Siamo il vero cambio in questo paese, perché non siamo contaminati né abbiamo mai vissuto negli apparati statali” disse a Unión TV, sebbene avesse candidato al Senato l’ex viceministro dell’Agricoltura Ronald Dietze. In merito al suo programma politico, spiegava di essere fortemente contrario all’Agenda 2030, un programma di sviluppo sostenibile redatto dall’ONU nel 2015, e “al matrimonio egualitario e all’ideologia”. Più sul concreto, prometteva di costruire nuove scuole, ma senza entrare – nemmeno questa volta – nei dettagli. La verità è che il Partito della Gioventù era fieramente vuoto e populista: “La gente per strada spesso mi chiede qual è la nostra proposta. – spiegava Chilavert con orgoglio – Io rispondo sempre: ‘Se volete vivere in un ambiente corrotto, ostile e pieno d’impunità, allora votate i corrotti. Noi vi proponiamo un cambiamento’”.

José Luis Chilavert Presidente
Un manifesto elettorale di Chilavert: “Fermiamo la corruzione”: un gioco di parole sul suo passato da portiere e sul verbo ‘parar‘, che in spagnolo significa anche “parare”.

Chilavert parlava tanto di educazione, di rispetto, di famiglia e di buoni valori tradizionali; nel frattempo, era imputato in otto diversi casi legali, per lo più per l’accusa di diffamazione, e nell’aprile del 2023, poco prima delle elezioni, il suo avvocato Pedro Wilson Marinoni annunciava pubblicamente che non lo avrebbe più difeso. Il motivo? Chilavert aveva cercato di molestare sessualmente la moglie di Marinoni, che in quel momento era pure incinta. L’avvocato decise di presentare denuncia contro l’ex portiere del Paraguay, che replicò dicendo che quello di Marinoni era un tradimento, atto a sabotare la sua candidatura: “Non permetterò che la menzogna e la manipolazione politica prevalgano sulla verità” avvertiva.

I sondaggi elettorali davano il Partito della Gioventù tra il 2% e il 4%, un risultato che avrebbe significato ottenere alcuni seggi in parlamento. Invece, al voto del 30 aprile 2023, Chilavert raccolse poco più di 24.000 voti, pari a circa lo 0,8% dei consensi. Come previsto, Peña del Partido Colorado si era imposto con una netta maggioranza. Da allora, Chilavert non ha più parlato di una sua candidatura in politica. Il principale canale social del suo partito, quello di Facebook (a proposito di gioventù…), ha un solo post pubblicato dopo la data delle elezioni: un video di quattro ore di una clessidra stilizzata, con un solo like. In compenso, nel marzo del 2024 Chilavert ha commentato così il video delle lacrime di Vinícius Jr. in conferenza stampa, dopo aver subito l’ennesimo episodio razzista: “Pane e circo, il primo che insulta e attacca gli avversari è lui. La smetta di fare il frocio, il calcio è per gli uomini”.

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