I ragazzi perduti dei Mondiali Under-17

La recente esplosione del calcio giovanile in tv è connaturata al fatto che vorremmo tutti essere dei talent scout, battere i campi meno noti dell’universo del pallone e scovare baby-fenomeni da segnalare, se non alle squadre di Serie A, almeno ad amici e colleghi. Negli ultimi mesi, abbiamo sentito parlare molto del Mondiale Under-20, e più di recente di quello Under-17, ma la verità è che, più che trampolino di lancio per i campioni del domani, questi tornei sono spesso un’occasione per mettere in mostra precoci meteore.

Come i campioni mancati dei Mondiali Under-20, i quindicenni che hanno incantato con le selezioni Under-17 hanno spesso finito per sparire dai radar, restando degli eterni bimbi sperduti di barrieana memoria. Non tutti sono diventati come Cesc Fàbregas, dominatore assoluto del torneo del 2003 perso dalla Spagna in finale col Brasile, o Toni Kroos, miglior giocatore nel terzo posto tedesco del 2007. Ecco alcune delle loro storie.

William César de Oliveira (Cina 1985)

wtfja1kmdjommftisyfa

Centrocampista offensivo, William fu il trascinatore del Brasile nel primo torneo di categoria, segnando cinque gol e portando la Seleção al terzo posto, dietro Nigeria e Germania. Pochi mesi dopo, il Vasco da Gama lo promosse in prima squadra, rendendolo un elemento importante nelle rotazioni del club che vinse il titolo brasiliano nel 1989. Purtroppo, però, William non ripeté mai le prestazioni dei Mondialino cinese, e a soli 26 anni lasciò il Vasco in cerca di una nuova sfida, ma finì per gironzolare senza successo tra Flamengo, Atlético Mineiro, Fluminense e altri club minori del paese. Neppure trentenne, la sua carriera era ormai quella di un giocatore di seconda o terza fascia; riuscì a concedersi giusto due esperienze all’estero, nel 1998 con l’América de Cali e nel 2002 con l’Alianza Lima.

In quel Mondiale giocò anche: MARCO ETCHEVERRY, probabilmente il più forte calciatore boliviano di sempre, a dispetto di una carriera passata soprattutto in Sudamerica e Stati Uniti.

Moussa Traoré (Canada 1987)

arton2074

Robusto centravanti della Costa D’Avorio, rivelazione del torneo con un terzo posto ottenuto superando l’Italia grazie proprio a una sua doppietta, Traoré esordì due anni dopo nel Rio Sport, guadagnandosi subito un ingaggio nel campionato francese con il Rennes. Le cose migliori, però, le farà nella Division 2 con l’Olympique Alès nei primi anni Novanta, rivelandosi un giocatore abbastanza importante, anche se in un club di basso profilo, giocando accanto a Sabri Lamouchi. Traoré, però, non è mai riuscito a sfondare ad alti livelli, e negli ultimi anni di carriera è finito a giocare prima coi sauditi dell’Al-Shabab e poi con i reunionesi dello Stade Tamponnaise.

In quel Mondiale giocò anche: GIANLUCA PESSOTTO, terzino ambidestro allora dei ragazzi del Milan, ma in seguito divenuto una bandiera della Juventus e un giocatore da 22 presenze nell’Italia.

Jim Will (Scozia 1989)

NINTCHDBPICT000513726781

La prima edizione europea si tenne in Scozia e la nazionale britannica sfiorò il titolo, arrendendosi clamorosamente ai calci di rigore in finale contro l’Arabia Saudita. A trascinare gli scozzesi era stato il portiere delle giovanili dell’Arsenal Jim Will, che concesse appena tre reti in tutto il torneo. I Gunners lo resero professionista due anni più tardi, ma senza mai farlo giocare; la sua prima partita ufficiale arrivò solo nel 1994 con il modesto club scozzese del Dumfermline, e dopo aver girato altre squadre locali si ritirò, per entrare in polizia.

In quel Mondiale giocò anche: LUÍS FIGO, ala destra portoghese che ha giocato poi con Sporting Lisbona, Barcellona, Real Madrid e Inter, vincitore del Pallone d’Oro nel 2000.

Nii Lamptey (Italia 1991)

Lamptey-1-840x401

Lamptey è senza dubbio il re delle meteore dei Mondiali Under-17: nel 1991 era la stella del Ghana, simbolo di una generazione di fenomeni che comprendeva anche Samuel Kouffour ed Emmanuel Duah. Per la sua tecnica e la capacità di vedere il gioco, all’epoca ci si scomodò addirittura a paragonarlo a Pelé, e dopo il torneo condusse il Ghana al bronzo olimpico di Barcellona, alla finale di Coppa d’Africa del 1992 e a quella del Mondiale Under-20 del 1993. Nel frattempo, la sua carriera era in piena ascesa, vedendolo passare dall’Anderlecht al PSV Eindhoven all’Aston Villa, ma a Birmingham, a soli 20 anni, qualcosa si ruppe e la sua favola si concluse lì: si ritrovò a girovagare tra piccoli club europei (qualche partita la giocò pure a Venezia, nel 1996), e infine nel 2001 prese la via della Cina, per poi tornare a chiudere la carriera in Ghana.

In quel Mondiale giocò anche: ALESSANDRO DEL PIERO, all’epoca promessa del Padova, e due anni dopo nuova stella della Juventus, dove avrebbe tolto il posto in squadra a Roberto Baggio; è stato uno dei più grandi attaccanti italiani della storia.

Daniel Addo (Giappone 1993)

84728973.o

Fu il Ghana a dominare il torneo negli anni Novanta, arrivando cinque volte consecutive tra le prime tre. Nel 1993, quando perse in finale con la Nigeria, rivelò al mondo il mediano Daniel Addo, giocatore molto fisico che fu subito addocchiato dal Bayer Leverkusen e portato in Germania, dove trascorse i dieci anni migliori della sua carriera. Purtroppo, giocò una sola stagione da titolare di un club, nel 1998-99 con il Fortuna Düsseldorf, in seconda divisione. Successivamente si spostò in Libano, in Macedonia e, nel 2007, nuovamente in Ghana, per chiudere una carriera mai veramente sbocciata.

In quel Mondiale giocò anche: FRANCESCO TOTTI, bandiera assoluta della Roma, con cui aveva esordito in Serie A l’anno precedente, e di cui ha rappresentato il giocatore più importante e amato della storia, oltre che uno dei migliori calciatori italiani di sempre.

Mohammed Al-Kathiri (Ecuador 1995)

Al Kathiri - Twitterjpg

Il sorprendente quarto posto dell’Oman portò in dote un nuovo nome nel panorama calcistico internazionale: miglior realizzatore e stella del torneo, Al-Kathiri era il primo calciatore arabo a raggiungere una certa notorietà fuori dalla propria regione d’origine. Tuttavia, non bastò a consentire a questo elegante centrocampista di costruirsi una carriera di una qualche rilevanza: passò praticamente tutta la sua vita all’Al-Nasr di Salalah, la principale città dell’Oman, senza riuscire mai nemmeno a trovare un ingaggio nei più ricchi campionati del Golfo.

In quel Mondiale giocò anche: ESTEBAN CAMBIASSO, mediano argentino divenuto celebre con le maglie di Real Madrid e Inter, della quale è stato un elemento cardine dal 2004 al 2014, soprattutto nella stagione del Triplete.

Sergio Santamaria González (Egitto 1997)

1295288618_extras_ladillos_2_0

Sergio ha fatto parte di una delle migliori canteras della storia del Barcellona, quella da cui uscirono Carles Puyol, Luis García e Xavi. Cresciuto al Malaga, il Barça lo aveva fatto suo appena sedicenne, e lo aveva reso una delle colonne della linea di centrocampo della squadra giovanile, ruolo che rivestiva anche nella Nazionale Under-17 terza ai Mondiali egiziani. Nel 2000, Van Gaal lo portò in prima squadra, ma trovò poco spazio e fu girato in prestito a Oviedo, Elche e Alavés; il Barcellona lo cedette all’Albacete nel 2005, e da lì iniziò la sua rapida discesa nelle serie minori spagnole, fino al ritiro a soli 31 anni.

In quel Mondiale giocò anche: RONALDINHO, attaccante brasiliano campione del mondo nel 2002, stella del Barcellona degli anni Duemila e tra i più spettacolari giocatori dell’epoca recente.

Landon Donovan (Nuova Zelanda 1999)

spotlight-v5-landon-donovan

Quello che Donovan ha rappresentato e ancora rappresenta per gli appassionati di calcio negli Stati Uniti è difficile da spiegare: centrocampista o attaccante molto poliedrico, ha dimostrato fin da subito una tecnica e una personalità rare nel suo paese, che gli hanno consentito di diventare un vero e proprio simbolo del soccer locale, a partire dal quarto posto dei Mondiali giovanili del 1999. Tuttavia, Donovan è rimasto sostanzialmente in quella dimensione, e fuori dagli USA è sempre stato visto più come un fenomeno di marketing che altro: dopo il torneo fu acquistato dal Bayer Leverkusen, dove fece bene con la Primavera, ma fu infine rimandato negli Stati Uniti, prima nel San José Earthquakes e poi nel Los Angeles Galaxy, a cui deve molta della sua fama (soprattutto grazie all’alleanza in campo con David Beckham). Ha anche fatto alcune “puntate” in Europa, prestiti che gli hanno consentito fugaci e poco utili apparizioni con il Bayern Monaco e l’Everton. La sensazione che fosse un calciatore sopravvalutato grazie a media e sponsor è sempre stata molto forte.

In quel Mondiale giocò anche: ADRIANO LEITE RIBEIRO, vincitore del torneo con il Brasile e due anni dopo passato dal Flamengo all’Inter, dove si è affermato come uno dei centravanti più forti e completi al mondo, nonostante una carriera entrata presto in declino a causa di problemi personali.

Florent Sinama Pongolle (Trinidad & Tobago 2001)

CuU6C0vWcAAIC2J

È indiscutibile che il periodo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila sia stato il periodo della Francia: oltre al titolo mondiale e a quello europeo della squadra maggiore, nel 2001 i Bleus vincevano anche un titolo giovanile, che lasciava presagire un roseo futuro. La rapida punta Sinama Pongolle spiccava in una squadra di tante promesse non mantenute, come Meghni e Le Tallec, e a soli sedici anni otteneva un prestigioso contratto con il Liverpool. L’ambientazione al calcio inglese fu molto difficile e, dopo un paio di prestiti e un po’ di match da titolare senza mai convincere, venne ceduto al modesto Recreativo de Huelva, nel massimo campionato spagnolo, dove le sue medie realizzative crebbero considerevolmente e lo portarono all’Atlético Madrid, dove però si ripropose la stessa storia di Liverpool. A 28 anni, Sinama Pongolle uscì dal giro che conta, finì in Russia (Rostov), poi negli USA, in Svizzera e in Scozia, ma senza mai lasciare il segno, e nel 2016 andò a chiudere la carriera in Thailandia.

In quel Mondiale giocò anche: FERNANDO TORRES, uno dei centravanti simbolo della grande ascesa del calcio spagnolo, vincitore dei due Europei e del Mondiale (2008, 2010, 2012) e messosi in mostra soprattutto con le maglie di Atlético Madrid e Liverpool.

Anderson Luís de Abreu Oliveira (Perù 2005)

7gz6vg5sj4zmb55j73lfm52cv

Nonostante la netta sconfitta del Brasile in finale contro il Messico di Carlos Vela, fu un verdeoro a venire premiato come miglior giocatore del torneo: Anderson, regista che univa classe e atletismo, era un talento precoce, già da un anno tra i titolari del Grêmio e sotto osservazione da parte del Porto, che lo acquistò poi nel 2006. La sua esperienza in Europa fu a lungo positiva: in Portogallo si segnalò per essere uno dei migliori giocatori del campionato, e dopo una sola stagione Alex Ferguson lo volle al Manchester United, in cui si affermò presto come una valida alternativa in linea mediana. Però, quando nel 2013 il tecnico scozzese si ritirò, la carriera di Anderson entrò nella sua spirale discendente, venendo infine sfiduciato e messo in panchina, e quindi ceduto alla Fiorentina. Non riuscì più a ritrovarsi e, dopo una parentesi in Brasile, la scorsa estate si è ritirato giocando in un piccolo club turco, l’Adana Demirspor.

In quel Mondiale giocò anche: MARCELO, uno dei migliori terzini sinistri della sua epoca, nazionale brasiliano e titolare nel Real Madrid vincitore di quattro Champions League e altrettanti Mondiali per Club.

Sani Emmanuel (Nigeria 2009)

sani-emmanuel2

La Nigeria è il Brasile del Mondiale Under-17, la nazione più titolata in assoluto, ma c’è voluto fino al 2009 perché un suo giocatore riuscisse a essere premiato come MVP del torneo, nonostante la sconfitta in finale contro la Svizzera. Emmanuel, all’epoca, aveva appena lasciato l’Africa per la Svezia, firmando con il piccolo Bodens BK, ma un anno dopo sarebbe stato ingaggiato dalla Lazio assieme al connazionale Onazi. Il sogno s’è tramutato presto in un incubo, tra un procuratore che lo ha rubato ed è poi scappato e una società che trattava  giocatori in maniera non proprio ottimale, praticando il mobbing e obbligandoli a prestiti assurdi. Emmanuel è finito alla Salernitana, poi in seconda divisione svizzera, quindi in Israele, non ha mai trovato la serenità e ha visto il campo in pochissime occasioni. Di recente si è tornati a parlare di lui, dopo che Onazi si è offerto di pagarli le cure dell’ennesimo infortunio.

In quel Mondiale giocò anche: SON HEUNG-MIN, senza dubbio il più forte giocatore asiatico a aver mai calcato i campi europei, l’attaccante esterno del Tottenham è oggi uno dei migliori al mondo nel suo ruolo.

Julio Gómez (Messico 2011)

1539479213_857685_1539479480_noticia_normal

Giocando in posizione di trequartista e svariando su tutto il fronte offensivo, Julio Gómez fu decisivo – assieme ai compagni Giovani Casillas e Carlos Fierro – nel portare il Messico al suo secondo titolo mondiale Under-17. Il Pachuca, uno dei principali club del paese, ne deteneva il cartellino e decise subito di passarlo professionista, appena diciassettenne, ma in tre stagioni scese in campo meno di una decina di volte. Dal 2014, la sua è divenuta una vita perennemente in prestito, cambiando una squadra all’anno, e sempre scendendo di livello: l’ultima stagione, finora la migliore di sempre, l’ha disputata nel Loros UdeC, in seconda divisione. Ha ancora 25 anni, ma i tempi migliori sembrano essere già alle spalle.

In quel Mondiale giocò anche: RAHEEM STERLING, ala anglo-giamaicana, cresciuto nel Liverpool ma consacratosi al Manchester City come uno dei giocatori più determinanti al mondo, sotto la guida di Pep Guardiola.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...