AEK Atene e antifascismo vanno di pari passo, con diverse simbologie e messaggi di sinistra che compaiono nella curva occupata dagli Original 21, la tifoseria più politicamente schierata di Grecia. Radici che affondano nella storia del paese, fin da quando la squadra del quartiere di Nea Filadelfia dominava il calcio nazionale, alla fine degli anni Trenta, grazie a campioni quali Tryfon Tzanetis e Kleanthis Maropoulos, figli di quei profughi dell’Asia Minore che rappresentavano il cuore dell’AEK delle origini. Una breve epoca d’oro, interrotta dall’invasione italiana, che spinse non pochi giocatori del club a passare dal campo di calcio a quello di battaglia, impegnandosi nella difesa dall’aggressione nazifascista. Spyros Kontoulis era uno di loro, uno di quelli a cui la guerra non diede la possibilità di tornare a giocare.
Kontoulis era nato nel 1915 a Izmir, in Anatolia, in tempi in cui moltissimi greci vivevano all’interno dei confini dell’Impero Ottomano. Ancora bambino, la sua famiglia era sfollata al Pireo in seguito alla guerra greco-turca, e lì aveva iniziato a giocare a calcio, entrando nelle fila dell’Amyna Kokkinia, una delle squadre della città portuale vicino ad Atene. Le sue prestazioni come centrocampista gli erano valse il trasferimento all’AEK nel 1935, finendo a giocare agli ordini di una leggenda del calcio ellenico, Kostas Negrepontis. Nato pure lui in Oriente, a Istanbul, Negrepontis era stato un celebre calciatore negli anni Dieci, vestendo anche la maglia del Fenerbahçe e poi giocando per alcuni anni in Francia, prima di trasferirsi in Grecia per accordarsi con l’allora neonato AEK Atene. In seguito era stato, a più riprese, sia allenatore del club giallonero che della selezione nazionale ellenica.
Negrepontis stava costruendo una squadra di grande caratura, fondata sull’inossidabile coppia d’attacco composta dai già citati Tzanetis e Maropoulos, ma in cui facevano bella mostra anche il cipriota Kostas Vasiliou, l’ateniese Kostas Christodoulou e altri figli di profughi anatolici come Giorgos Gasparis, in difesa, e Alekos Chatzistavridis, in attacco. Diventato parte integrante di quella formazione, Kontoulis fu uno dei protagonisti delle vittorie del campionato greco nel 1939 e nel 1940, oltre che della coppa nazionale nel 1939, superando squadre come l’Iraklis e il PAOK Salonicco. Avrebbe certamente potuto avere una carriera più lunga, se nell’ottobre del 1940 il suo paese non si fosse ritrovato invaso dall’Italia fascista, portando all’interruzione delle competizioni regolari.
La Grecia della seconda metà degli anni Trenta era formalmente una monarchia, anche se il potere era, nel concreto, nelle mani del dittatore Ioannis Metaxas (che, per quanto avesse ispirato il suo governo al Fascismo di Mussolini, aveva mantenuto con l’Italia rapporti molto tesi, in particolare dopo l’occupazione della vicina Albania, nel 1939). Il regime di Metaxas era stato voluto dal re Giorgio II per tenere a bada la crescente influenza comunista tra le masse popolari greche e, allo scoppio della guerra, il Partito Comunista Greco, il KKE, fu in prima linea nell’organizzare la resistenza contro gli italiani. Nell’aprile del 1941, l’intervento tedesco al fianco dell’Italia condusse rapidamente alla capitolazione delle truppe greche e alla successiva occupazione nazifascista. Alla quale, però, si contrapposero le truppe partigiane del Fronte di Liberazione Nazionale (EAM, nell’acronomico greco), organizzate proprio dal KKE.

Kontoulis aveva già deciso di unirsi all’esercito greco durante l’invasione, seguendo l’esempio di altri suoi compagni di squadra, molti dei quali aderivano alle fila dei comunisti. Chatzistavridis era passato dalla prima linea dell’AEK direttamente a quella del fronte, così come un altro giallonero, Kostas Valavanis, che era rimasto gravemente ferito da un colpo di mortaio sui monti dell’Albania, fronteggiando l’avanzata italiana. A Kontoulis era andata leggermente meglio, dato che le ferite che aveva riportato erano state meno serie, ma lo avevano comunque costretto ad allontanarsi dal fronte. Una volta guarito, i nazifascisti avevano però vinto la guerra e occupato il paese. Così, Kontoulis, già rientrato ad Atene, aveva ripreso a giocare a calcio, partecipando ad alcune competizioni non ufficiali. Doveva però essere rimasto in contatto con i partigiani comunisti, che nel frattempo presidiavano le montagne greche e che, di lì a poco, avrebbero costretto gli occupanti a trincerarsi nelle città.
La Grecia era stata smembrata. Metaxas era stato deposto e sostituito con Georgios Tsolakoglu, un generale traditore che si era arreso ai nazifascisti e, in seguito, aveva firmato la resa nonostante il parere contrario di altri ufficiali. I territori della Macedonia e della Tracia occidentale erano stati trasferiti alla Bulgaria, che aveva partecipato all’aggressione alla Grecia insieme a italiani e tedeschi. Ma la Resistenza proseguiva sotto la direzione di Athanasios Klaras, un giornalista comunista che era stato precedentemente incarcerato sotto il regime di Metaxas, poi liberato e infine andato anche lui a combattere sul fronte albanese. L’occupazione nazifascista della Grecia fu segnata da crimini efferati: più di 50.000 persone vennero giustiziate, altre 60.000 deportate (per la quasi totalità ebrei), e circa 300.000 persone morirono, tra il 1941 e il 1942, a causa della carestia causata in particolar modo dalle requisizioni di cibo.
Militante comunista e partigiano, Kontoulis sopravvisse nascondendosi ad Atene fino all’aprile del 1944, quando venne infine identificato e arrestato dalle forze di occupazione mentre si stava recando a casa della madre, nel quartiere di Kokkinia, al Pireo. Lo presero una notte, mentre camminava per il parco Pedion Areos, e lo deportarono nel campo di concentramento di Chaidari, a nord-ovest di Atene. Lì, si ricongiunse col fratello Vassilis, anche lui partigiano comunista, e con Kostas Christodoulou, con cui aveva condiviso gli anni d’oro con la maglia dell’AEK e che a sua volta aveva combattuto nella Resistenza greca. Durante la prigionia, Christodoulou venne torturato dai nazisti, ma riuscì a sopravvivere; Vassilis Kontoulis, invece, fu tra i prigionieri che, presumibilmente nel maggio successivo, furono prelevati dal campo e giustiziati.
La stessa sorte toccò a Spyros Kontoulis a metà giugno del 1944. Assieme ad altri, venne caricato su un camion e condotto nella zona di Kaisariani, proseguendo verso sud-est fuori da Atene. Durante il tragitto, riuscì a saltare giù dal camion in corsa e darsi alla fuga, ma, debilitato dalla prigionia e con i postumi delle ferte di guerra, non riuscì ad andare lontano. Un soldato nazista lo vide fuggire, prese il mitra e gli sparò, uccidendolo. Non si sa che ne fu dei suoi resti, se furono recuperati per essere trasportati altrove o se furono lasciati lì, lungo la strada. La morte di quello che era stato uno dei migliori giocatori della sua generazione, e che in quel momento aveva appena 29 anni, sarebbe potuta restare uno dei tanti misteri della guerra, se ad assistervi non ci fosse stato un uomo che era stato un massaggiatore dell’AEK, e che poté in seguito portare la notizia alla famiglia del centrocampista.

Quella di Spyros Kontoulis è una storia a cui rimangono ancora tanti lati in ombra, in gran parte inghiottita dagli anni bui in cui si è svolta. Negli stessi giorni in cui l’ex calciatore dell’AEK veniva ucciso, una divisione delle Waffen-SS trucidava 228 persone innocenti nel villaggio di Distomo, in Beozia, come rappresaglia per un agguato partigiano. La guerra sarebbe terminata di lì a poco, però: nell’ottobre del 1944, la Germania si ritirava dalla Grecia, dopo aver perso un anno prima l’appoggio dell’Italia, in seguito alla caduta del Fascismo. Nel 1945 si sarebbe tornati anche a giocare a calcio, con la ripresa del campionato, che avrebbe infine incoronato come campione nazionale l’Aris Salonicco, capace di chiudere il girone finale davanti all’AEK.
La pace, però, era destinata a durare poco. Spaccata tra un nord in cui avevano prevalso i comunisti e un sud in cui le forze monarchiche, appoggiate dalla Gran Bretagna e dagli Stati Uniti, erano invece maggioritarie, la Grecia piombò nella guerra civile. Nell’estate del 1949, a conflitto terminato con la vittoria dell’esercito regolare, si contarono almeno 80.000 morti e quasi un milione di profughi.
La storia di Spyros Kontoulis rimase a lungo dimenticata. Solo di recente è stata recuperata dagli storici greci, che hanno iniziato ad approfondire il ruolo degli atleti nella Resistenza al nazifascismo. Nel 2019, Spyros Tsokas, professore di Storia presso l’Università della Tessaglia ed ex sindaco di Kaisariani per il KKE, ha raccontato la vicenda di Kontoulis e della sua famiglia nel romanzo Il grido del silenzio (inedito in Italia). Nel 2022, presso il nuovo stadio Agia Sophia dell’AEK Atene – che sorge al posto del vecchio Nikos Goumas, risalente al 1930 – è stata inaugurata una targa che lo ricorda.
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