Una cosa che è cambiata drasticamente tra la prima e la seconda amministrazione Trump è il rapporto del Presidente con il calcio. Un tempo, era lo sport liberal incarnato da femministe, lesbiche e immigrati; oggi è un potente strumento organico alla propaganda MAGA, grazie alla sudditanza del capo della FIFA Infantino e agli imminenti Mondiali di calcio. Nell’estate del 2019, la squadra femminile degli Stati Uniti sfilava per le strade di New York tra una folla che urlava “Equal Pay!”, e alla fine Megan Rapinoe teneva un celebre discorso che celebrava tutti quei valori che Trump disprezzava. Oggi, la nazionale femminile ha perso molte delle sue leader politiche (sia Rapinoe che Alex Morgan si sono ritirate), e anche mediaticamente sta venendo superata da quella maschile, piena di (mezze) star internazionali che si espongono poco e, quando lo fanno, sembrano pendere dalla parte opposta rispetto alle colleghe.
Gli Stati Uniti sono in piena fase di “calcistizzazione”. Dopo oltre un secolo di difficoltà, il soccer sembra stare finalmente conquistando il pubblico americano. Un sondaggio pubblicato dall’Economist a inizio gennaio segnalava che oggi il calcio è il terzo sport più popolare nel paese, dopo aver superato il baseball (quello che un tempo era ritenuto lo sport americano per eccellenza). Durante la seconda Era Trump, gli USA ospitano le tre principali competizioni globali: il Mondiale per Club del 2025, il Mondiale per nazionali del 2026 e, nel 2028, il torneo di calcio dei Giochi Olimpici. L’apparato mediatico sta investendo da tempo sulla diffusione della cultura calcistica tra il pubblico, come dimostrano serie quali Ted Lasso e Welcome to Wrexham, ma anche il successo di CBS Sports Golazo. E Trump ha deciso di seguire questa tendenza, vincolando a sé Infantino ma anche attirando il sostegno più o meno esplicito di alcuni noti personaggi del settore.
Il soccer MAGA per eccellenza è Alexi Lalas, l’ex difensore capellone e ribelle di USA ’94, e in seguito buon giocatore col Padova in Serie A. Dagli anni Duemila ha cambiato completamente la propria immagine: capelli corti, giacca e cravatta da executive di Wall Street, vari incarichi dirigenziali di primo piano nel campionato MLS, e poi un ruolo da popolare opinionista tv. Nell’ottobre del 2024, Tom Dart raccontava sul Guardian la trasformazione di Lalas in principale portavoce della destra americana nel mondo del soccer, soprattutto attraverso la sua presenza sul social media X. Accanito sostenitore del governatore repubblicano della Florida Ron DeSantis (un antiabortista che vuole impedire l’insegnamento delle teorie antirazziste nelle scuole e stroncare le associazioni che contribuiscono a sostenere le spese mediche per chi non può permettersele), ha criticato la Nazionale femminile perché “troppo polarizzante”, e nell’estate del 2024 ha partecipato alla convention dei Repubblicani di Milwaukee in cui fu formalizzato il target Trump-Vance per le presidenziali.
Il ruolo di Lalas, un commentatore posato e molto elegante, è stato fondamentale per avvicinare il mondo MAGA al calcio, depurandolo della sua immagine di sinistra. Incidentalmente, un ruolo non da poco lo ha giocato anche il fracasso della Nazionale femminile ai Mondiali del 2023: l’eliminazione agli ottavi di finale, il peggior risultato di sempre, ha dato l’occasione a Trump per accusare l’ideologia woke di aver distrutto un’eccellenza sportiva americana. Si è creato quindi uno spazio, nel calcio statunitense, pronto a essere riempito con la squadra maschile come nuovo simbolo di successo in questo sport. Pensare di vincere un Mondiale è ovviamente fin troppo ottimistico, ma almeno eguagliare il miglior risultato del dopoguerra (i quarti di finale del 2002) sarebbe eccellente. Anche per questo, nell’estate del 2024, la Federcalcio non ha badato a spese per portare sulla panchina della Nazionale un allenatore di fama mondiale, l’argentino Mauricio Pochettino, che con i suoi 6 milioni di dollari all’anno è diventato il tecnico più pagato della storia del calcio USA.
Pochettino si sposa abbastanza bene con il tipo di sportivo dell’epoca MAGA: a differenza delle donne, di politica non ne parla praticamente mai, ma riesce comunque a far capire come la pensa. Al comando degli USA in un periodo di feroce criminalizzazione degli immigrati latinoamericani – come, in un certo senso, pure lui è – non ha mai affrontato il tema, ma nel dicembre 2025 ha trovato il tempo di ringraziare Trump per il supporto che sta dando a lui e alla squadra. Lo scorso gennaio ha criticato un suo giocatore, Tim Weah, che si era permesso di criticare l’elevato costo dei biglietti del Mondiale (dovuto alle nefaste decisioni di Infantino). Inoltre, si sa almeno da due anni, quando fu intervistato dal Telegraph, che è un sostenitore di Milei, Presidente argentino di estrema destra e principale alleato di Trump in Sudamerica.
Un altro grande fan di Trump è sicuramente Cristiano Ronaldo, che nel novembre 2025 ha chiesto e ottenuto un incontro faccia a faccia con il Presidente statunitense, ampiamente celebrato dalla Casa Bianca. Per Trump e la sua strategia di soccer-politics, avere l’appoggio pubblico della più grande star del calcio globale è fondamentale per accreditarsi come un simbolo per i tifosi di tutto il mondo e proseguire questa sua opera di egemonizzazione del calcio. Non stupisce che, adesso che il futuro di Ronaldo in Arabia Saudita sembra a rischio, alcune voci lo vogliano presto in MLS assieme a Messi. La propaganda MAGA è meno sensibile, al momento, verso i ben meno popolari calciatori statunitensi, anche se da tempo si discute della vicinanza ideologica al Presidente di Christian Pulisic, il più noto calciatore statunitense in attività. Nel novembre del 2024, dopo un gol segnato con la nazionale, l’attaccante del Milan era finito al centro di una polemica per aver celebrato facendo la cosiddetta ‘Trump dance’. Lui si era giustificato dicendo che non si trattava di un gesto politico ma di un trend online, però quando nel settembre del 2025 ha dedicato un ricordo su Instagram al propagandista di estrema destra Charlie Kirk, assassinato durante un incontro pubblico nello Utah, i sospetti si sono fatti più concreti.
Ci sono poi figure più di secondo piano che hanno fatto sentire più o meno esplicitamente il proprio sostegno all’agenda MAGA, a partire da Giuseppe Rossi, ex attaccante della Nazionale italiana ma nato in New Jersey e attualmente residente negli Stati Uniti. A fine gennaio hanno fatto discutere le sue polemiche su X contro alcuni noti politici democratici, come il governatore del Minnesota Tim Walz o quello della California Gavin Newsom, fino alla deputata Alexandria Ocasio-Cortez. Rossi ha poi cancellato tutto, scusandosi, ma già in passato aveva attaccato i Democratici che denunciavano le politiche razziste di Trump, oppure aveva condiviso i post di altri esponenti dell’ultradestra americana. In realtà, il calciatore MAGA più esplicito e radicale è Andrew Carleton, 25enne promessa mai mantenuta del soccer (29 presenze con le selezioni giovanili) e oggi ritirato: dopo l’omicidio di Alex Pretti, ha pubblicato un video sui social in cui si diceva “incazzato” con Trump “Perché non è abbastanza di destra”, difendendo l’operato dell’ICE a Minneapolis. Nel novembre 2024 supportava Pulisic per la ‘Trump dance’ e si lamentava del fatto che nessuno avesse mai criticato Rapinoe quando parlava di politica. Il 6 gennaio 2021, Carleton aveva pure partecipato all’insurrezione MAGA a Capitol Hill (o meglio, ci aveva provato, ma era arrivato tardi).
Per il resto, nel calcio statunitense regna un gravoso silenzio. Nel 2020, il centrocampista della Nazionale Weston McKennie, all’epoca allo Schalke 04 e oggi alla Juventus, diceva chiaramente alla Bild che non sosteneva Trump e che non lo riteneva adatto a essere Presidente. Da allora, però, McKennie non è più tornato sull’argomento, e nell’estate del 2025 era tra i giocatori bianconeri schierati nello Studio Ovale per una bieca operazione di propaganda. Riluttante e imbarazzato, possiamo immaginare, ma in silenzio. Il suo allora compagno di squadra Tim Weah, dopo l’episodio, aveva detto che era stato “strano” e che non avevano avuto scelta se partecipare o meno: tutto qui, nulla di più. Nel 2017, Bruce Arena, il più noto e influente allenatore statunitense di sempre, condannava il travel ban di Trump parlando con il Washington Post, ma non si trovano sue dichiarazioni sui nuovi provvedimenti emessi dal governo nel corso del 2025.
Questa indifferenza stona con quello che si era visto meno di sei anni fa, quando diverse figure del calcio statunitense avevano condannato l’omicidio di George Floyd. Ma stonano anche in confronto agli altri principali sport americani, in cui non mancano le voci di dissenso verso l’operato del governo (si pensi a Steve Kerr e Doc Rivers, due dei più noti allenatori della NBA). L’ICE ha assassinato in pochi giorni due persone a Minneapolis, e i vari gruppi della tifoseria del Minnesota United hanno preso posizione contro la milizia, ma da parte dei giocatori del club le uniche due voci sull’argomento sono state quelle di due stranieri: l’argentino Joaquín Pereyra e il neozelandese Michael Boxall.
Dall’inizio del 2025 i tifosi della MLS denunciano i crimini dell’ICE e mettono in guardia i propri componenti sui rischi che corrono ad andare allo stadio: gli agenti sanno che il calcio è seguito soprattutto da latinoamericani, e possono sfruttare i raduni per le partite per effettuare degli arresti. Nonostante questo, sono rari i casi di club che hanno preso posizione in difesa dei propri tifosi, e la lega non solo non si esprime, ma addirittura continua a vietare l’esposizione di simboli e striscioni politici negli stadi. In questo contesto, lo scorso giugno un calciatore 19enne di Cincinnati con origini onduregne, Emerson Colindres, è stato arrestato e deportato dall’ICE senza alcun processo.
Il mondo del soccer è stato quindi direttamente preso di mira dalle politiche criminali di Trump, e il fatto che così pochi dei suoi esponenti ne vogliano parlare non può che sconcertare. “La situazione a Los Angeles non è normale e non possiamo fingere che lo sia” diceva nel giugno 2025 l’attaccante Jeremy Ebobisse, che però è un giocatore ben poco noto, con appena una presenza in Nazionale. Più rilevanti le parole di Tim Howard, ex portiere di Manchester United ed Everton con 121 presenze negli USA, che ha criticato duramente Pulisic per la vicenda della ‘Trump dance’. Per trovare una dichiarazione politica di Landon Donovan, una delle principali icone del calcio statunitense, bisogna però tornare a quando nel 2018 difese il multiculturalismo del calcio e disse di “non credere ai muri”. Infine, c’è sempre lei, Megan Rapinoe, ciò che resta della coscienza del soccer: “Stanno intimidendo e minacciando le persone per convincerle a non protestare e a non monitorare le loro azioni” ha detto durante il suo podcast A Touch More, esprimendo la propria vicinanza alla famiglia di Reneé Good e alla comunità di Minneapolis.
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