Il 16 marzo 2013, nei minuti finali della partita contro il PAE Veria, Giorgos Katidis segna una rete importantissima. È la sua seconda con la maglia dell’AEK Atene, ma soprattutto è quella che dà la vittoria al club giallo-nero: tre punti di cui l’AEK ha bisogno come dell’ossigeno, perché si trova a fondo classifica e rischia una storica retrocessione. Katidis ha da poco compiuto vent’anni, è un brillante trequartista arrivato l’estate prima dell’Aris Salonicco per 100.000 euro ed è ritenuto una delle più interessanti promesse del calcio greco: l’AEK fa grande affidamento su di lui, per i prossimi anni. Ma dopo aver segnato il gol, Katidis va sotto la sua curva – dove sta una delle tifoserie più radicalmente antifasciste d’Europa – e alza il braccio destro, facendo un saluto nazista.

In Grecia, su cose di questo genere non c’è molto da scherzare. Durante la guerra, il paese è stato occupato dalla Germania, che si è resa responsabile di decine di migliaia di morti, soprattutto per fame, ma anche per mezzo di azioni violente. Si stima che l’occupazione nazista abbia causato la morte di un numero compreso tra il 7% e l’11% dell’intera popolazione greca, mentre una quota tra l’82% e il 92% degli ebrei greci venne assassinata. Nonostante questo, negli ultimi anni l’estrema destra è tornata improvvisamente a crescere, figlia del disastro della crisi economica. Il partito Alba Dorata, apertamente neonazista, dopo anni di marginalità politica ha vissuto un’improvvisa ascesa, e alle elezioni del 2012 ha conquistato 21 seggi al parlamento, in virtù di oltre 440.000 voti ricevuti. La sua retorica è agghiacciante, ed è sostenuta con azioni violente contro gli immigrati e i gruppi politici di estrema sinistra.

Il gesto di Katidis fa discutere tutta la Grecia. La reazione degli Original 21, il principale gruppo ultras dell’AEK, è chiarissima: per lui non c’è più posto nel club, ed è meglio se non si fa più vedere. I politici democratici e i media condannano fermamente il gesto e chiedono sanzioni esemplari. L’allenatore, il tedesco Ewald Lienen, però lo difende: “È un ragazzino che non sa nulla di politica. Probabilmente ha visto qualcosa su internet o da qualche altra parte e l’ha rifatta senza sapere cosa significasse”. Le parole di Lienen hanno un peso da non sottovalutare: tecnico esperto e molto stimato in Grecia, ai tempi in cui giocava come centrocampista nel Borussia Mönchengladbach era soprannominato “Lenin” dai suoi tifosi, per via del suo attivismo di sinistra. Non lo si può dunque accusare di voler difendere un simpatizzante neonazista o di sottovalutare il peso di certe simbologie.

Katidis si scusa, dicendo inizialmente che non stava facendo un saluto nazista, ma che stava indicando un compagno di squadra, Michalis Pavlis, seduto in tribuna. “Non sono un fascista, e non avrei mai fatto quel gesto se avessi saputo cosa significa” scrive su Twitter. È una debole scusante, che non fa che peggiorare le cose. Già il giorno successivo la Federcalcio greca prende una posizione netta sull’episodio: Katidis viene bandito a vita dalle selezioni nazionali greche, a causa di quella che viene definita “una grave provocazione” che insulta “tutte le vittime delle brutalità naziste”. Domenica Katidis parla nuovamente, e questa volta si assume la piena responsabilità di quanto fatto: “Ciò che ho fatto è totalmente inaccettabile, e mi sento malissimo per le persone ferite dalla stupidità del mio gesto. Ho commesso un errore ed è giusto che l’unico a pagare sia io, l’AEK non è responsabile. Per questo ho deciso di autosospendermi dalla squadra, perché ho capito quanto ho offeso la storia del club. Inoltre, comprendo pienamente le ragioni della decisione presa dalla Federazione”.

Giorgos Katidis con la Grecia U19
Katidis nel 2012, con la Nazionale grecia U19, di cui è stato numero 10 e capitano, segnando 9 gol in 30 presenze. Quell’anno fu uno dei protagonisti dell’Europeo di categoria, in cui la Grecia raggiunse la finale.

Nello spiegare l’accaduto, Katidis conferma la versione del suo allenatore: ha visto un video su YouTube in cui delle persone facevano quel gesto per arringare una folla, che si esaltava, e aveva pensato che fosse bello poterlo ripetere. La sua versione è talmente stupida che potrebbe pure essere vera. Ribadisce di non essere un fascista o un razzista: “Ho un fratellastro di Porto Rico, tutta la mia famiglia proviene dal Mar Nero, e ho subito il razzismo nei modi peggiori”. Il centrocampista è nato e cresciuto a Salonicco, una grande città portuale del Nord-Est della Grecia, con una storica tradizione multiculturale, ma che è anche uno dei luoghi in cui Alba Dorata raccoglie i maggiori consensi, soffiando sul fuoco dei conflitti etnici. Il partito è accusato addirittura di essersi infiltrato nella polizia locale, mentre i suoi militanti si rendono spesso protagonisti di varie azioni, come le parate nazionaliste per ricordare Alessandro Magno o degli atti di vandalismo contro il memeriale della Shoah.

Le parole del giocatore, però, contano davvero poco. Il contesto in cui è avvenuto quel gesto lo rende di una gravità su cui nessuno può soprassedere. Non è solo la Grecia, ma il fatto che l’AEK è una società con una solida tradizione antifascista e antirazzista, che affonda le sue radici nella fondazione del club da parte dei rifugiati greci in fuga da Costantinopoli, a seguito della Guerra greco-turca. Katidis ha scelto il gesto peggiore da fare, le persone più sbagliate a cui rivolgerlo, e anche la data meno adatta: il giorno successivo, in Grecia si commemoravano i 70 anni dall’inizio delle deportazioni degli ebrei locali. L’AEK reagisce sospendendo il giocatore fino al termine della stagione e comminandogli la multa più alta prevista dallo statuto del club (50.000 euro). Il comunicato riporta che la sua permanenza in squadra verrà rivalutata in estate, dopo aver appurato se le sue azioni sono state dettate “dall’immaturità” o piuttosto deliberate. Le questioni sportive, però, si mettono di mezzo: alla fine del campionato, l’AEK viene clamorosamente retrocesso in seconda divisione, e a causa della sua grave situazione finanziaria arriva addirittura alla bancarotta, dovendo ripartire dalla terza serie. I giocatori, Katidis compreso, si ritrovano così senza contratto.

E qui la storia del giocatore ellenico prende una nuova piega, che finisce per fare discutere quasi quanto il saluto nazista di marzo. Sebbene emarginato dal calcio greco, a fine giugno Katidis riceve una sorprendente proposta d’ingaggio da una squadra della Serie B italiana, il Novara. I piemontesi hanno giocato in Serie A due stagioni prima, e dopo essere scivolati di nuovo in seconda divisione hanno subito sfiorato un ritorno nel massimo campionato italiano, per cui si candidano a essere una delle squadre di punta della Serie B 2013/14. L’amministratore delegato Massimo De Salvo definisce l’episodio di appena tre mesi prima un “gesto scioccamente inconsapevole e irrispettoso per milioni di persone, che per colpa di falsi ideali e di miti hanno sofferto e pagato con la vita”. Tuttavia, il dirigente italiano aggiunge che ora Katidis è “perfettamente conscio, finalmente, del significato e del dramma che quel gesto ha rappresentato: abbiamo pensato di dargli una seconda chance”. Qui termina forse il caso Katidis, e inizierebbe allora il caso Novara.

Quanto avvenuto in Grecia a marzo ha sollevato molte doverose critiche, ma anche diversi dubbi. Il giornalista greco Christos Michaelides, intervistato dalla BBC, spiega che il successo di Alba Dorata è grande tra i giovani che spesso sono attratti dal suo simbolismo, ma aggiunge che molti di questi ragazzi non sanno davvero cosa significhino queste espressioni. Parlando con il magazine People, Katidis ha confessato una sconcertante ignoranza storica: ha ammesso di non sapere chi fosse Adolf Hitler, e che per lui il 28 ottobre – una festa nazionale greca, in cui si ricorda il rifiuto del Primo Ministro Metaxas di lasciare entrare nel paese le truppe dell’Italia fascista – era “solo un giorno in cui non andavo a scuola”. C’è in gioco una questione che riguarda la memoria storica, e anche le nuove strategie politiche dell’estrema destra per guadagnare consensi facendosi passare per partiti “puliti”. Ma se ciò che è passato davvero nella testa di Katidis è destinato a restare un mistero, la decisione del Novara di ingaggiarlo a soli tre mesi dai fatti sa di puro e semplice opportunismo. Il greco è un giovane giocatore molto promettente, che teoricamente sarebbe fuori dalla portata di un club della Serie B, ma l’episodio che lo ha coinvolto lo ha reso un paria del calcio internazionale, e il fallimento dell’AEK lo ha lasciato senza un contratto: si tratta, dunque, di un affare incredibilmente vantaggioso.

Giorgos Katidis al Novara
La presentazione di Katidis con il Novara.

L’arrivo di Katidis in Italia non passa certamente inosservato. L’ANPI e la sezione italiana dell’associazione sportiva ebraica Maccabi protestano, e mettono in guardia da possibili casi di emulazione. Il deputato piemontese Fabio Lavagno, eletto nelle fila del partito Sinistra Ecologia e Libertà, presenta un’interrogazione al Ministro dello Sport Josefa Idem e a quello dell’Interno Angelino Alfano, chiedendo l’intervento della Lega di Serie B e della FIGC. Il quotidiano sportivo torinese Tuttosport dà la notizia del suo ingaggio definendolo “il Di Canio greco”, con evidente riferimento all’ex-attaccante della Lazio Paolo Di Canio, noto per le sue idee neofasciste e per aver fatto spesso il saluto fascista in campo. Un paragone che, in realtà, dovrebbe aprire un’amara riflessione: i ripetuti gesti di Di Canio, rivendicati come politicamente consapevoli dallo stesso giocatore, hanno ricevuto in Italia provvedimenti molto più blandi rispetto a quelli che hanno colpito Katidis in Grecia. In poche parole, in questa vicenda il calcio italiano non può proprio dare lezioni a nessuno.

Così le polemiche si stemperano, Katidis arriva a Novara e presto il suo recentissimo passato viene, se non dimenticato, senza dubbio ritenuto di scarsa rilevanza. A settembre, intervistato da La Stampa, il calciatore greco ribadirà comunque la sua versione, dicendo di non temere “di essere preso di mira dai tifosi delle altre squadre” (cosa che, comunque, non avverrà mai) e rivela che il suo sogno è di fare bene a Novara per poter un giorno tornare in Nazionale. In verità, però, Katidis passerà dal club piemontese praticamente inosservato: giocherà 9 partite impalpabili tra settembre e dicembre, poi sparirà dal campo, spesso anche dalla panchina, a causa di vari problemi fisici, salvo rientrare in campo per 5 minuti contro l’Empoli a maggio. Al termine della stagione, il Novara si ritroverà deludentemente quart’ultimo, retrocedendo in Lega Pro, e il centrocampista greco rescinderà il suo contratto. Tornerà in Grecia, raccogliendo una manciata di presenze e cambiando continuamente club, transitando anche dalla Finlandia e dalla Repubblica Ceca. Tutte le promesse che aveva portato con sé erano svanite quel giorno di marzo ad Atene, dopo quel gol che poteva cambiare la sua carriera e la stagione dell’AEK.

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Fonti

AEK bans Katidis for fascist salute, CNN

Novara, Katidis si scusa: “Il saluto nazista un errore. L’avevo visto su YouTube”, La Stampa

PARASKEVAS Chris, Controversial Katidis seeks refuge in Italy after ‘Nazi salute’, ESPN

SELLITTI Nicola, Dopo il saluto nazista il Novara lo promuove in B, Il Manifesto

Who, What, Why: Can you accidentally do a Nazi salute?, BBC News

Una risposta a “Il gesto sbagliato alle persone sbagliate”

  1. La farina del diavolo va tutta in crusca… quando si dice che gli dei del calcio avevano deciso!

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