Lunedì 22 settembre 1953 il portiere del palazzo posto tra la 47th e Pine Street, a West Philadelphia, entra nell’appartamento di un avvocato di nome Elmer Schroeder, 55 anni, che da un giorno non risponde alle telefonate dei suoi famigliari, e ne ritrova il cadevere. Perfettamente vestito, disteso su un letto in cui nessuno aveva dormito, con due evidenti contusioni sulla testa, un calzino infilato nella bocca, le mani legate dietro la schiena con la corda delle veneziane, i piedi legati all’altezza delle caviglie, un’altra corda attorno al collo, un asciugamano sul volto per tenerlo fermo. Giustiziato, picchiato con violenza sul corpo e sulla testa, presumibilmente con delle nocche di ferro. Anche se in questo momento non è molto irrilevante, vent’anni prima era stato presidente della United States Football Association, il primo nato negli Stati Uniti a rivestire questa carica.
Elmer Schroeder era nato a Philadelphia il 25 febbraio 1898, figlio unico di una coppia di immigrati tedeschi residenti a Fairhill, North Philadelphia. Alla fine del XIX secolo, questo quartiere popolare era noto soprattutto per la sua comunità di tedeschi cattolici, talmente numerosa che presto la limitrofa 10th Street era stata ribattezzata Germantown Avenue. In quegli anni era iniziata anche la costruzione di una chiesa cattolica attorno a cui riunire la comunità, che sarebbe poi stata la Saint Bonaventure, terminata nel 1907. Schroeder aveva studiato alla Northeast High School, per poi laurearsi in Legge alla Wharton e in seguito alla Penn’s Law School, presso la University of Pennsylvania. Come molti immigrati europei, era un appassionato di calcio, lo sport più praticato tra queste comunità: già nel 1917, quando studiava alla Penn, aveva iniziato a collaborare come dirigente con il Lighthouse Boys Club. In pochi anni, la piccola società venne riconosciuta come una tra le più vive e prolifiche del calcio giovanile statunitense.
Già nei primi anni Venti, Schroeder era riconosciuto come uno dei più più importanti dirigenti di calcio in Pennsylvania, e nel 1926 venne anche nominato vice-presidente della Federcalcio nazionale USFA. La sua fu un’ascesa rapida, ma che non sorprendeva nessuno, non solo per le sue capacità manageriali e la conoscenza del soccer, ma anche perché in quegli anni Philadelphia era il principale epicentro del calcio statunitense. Della squadra che per la prima volta prese parte ai Giochi Olimpici nel 1924, otto elementi su 17 erano originari di Philadelphia e dintorni, compresi gli attaccanti Sam Dalrymple e Harry Farrell, mentre viveva a Philly la stella della squadra Andy Straden, operaio scozzese che giocava con il Fleisher Yarn, il club della fabbrica Fleisher e una delle potenze calcistiche del paese. La carriera di Schroeder lo portò infine a venire nominato direttore tecnico della selezione olimpica per i Giochi di Amsterdam del 1928, quando aveva appena 30 anni d’età (anche se la spedizione era stata poco fortunata, uscendo al primo turno con un pesante 2-11 subito dalla fortissima Argentina).
Due anni dopo accompagnò la Nazionale come dirigente alla prima edizione dei Mondiali, quella del 1930, in cui gli Stati Uniti – in questo caso composti da professionisti, mentre ai Giochi Olimpici avevano potuto schierare solo dei dilettanti – raggiunsero le semifinali. Quel periodo fu l’apice, oggi in gran parte dimenticato, del calcio USA: negli anni Venti il soccer aveva preso piede nel paese, portando alla creazione di un campionato professionistico di grande popolarità. Il suo ruolo sempre più importante nella federazione lo convinse a lasciare l’incarico al Lighthouse Boys Club nel 1931, pur mantenendo la carica di presidente della Pennsylvania League, il campionato statale. Il 18 giugno 1932, Schroeder veniva eletto presidente della USFA: fondata nel 1913, la Federcalcio statunitense aveva avuto fino a quel momento otto presidenti, tutti immigrati britannici o irlandesi; Schroeder fu il primo con origini differenti e il primo a essere cittadino americano fin dalla sua nascita. Erano anni complicati, però: la federazione era ai ferri corti con l’American Soccer League, e la Grande Depressione stava iniziando a mettere in crisi il sistema professionistico del calcio statunitense.

Nonostante le difficoltà, durante la sua presidenza Elmer Schroeder riuscì a promuovere alcune riforme e a far affiliare all’ASL un club di Philadelphia, il German Americans, la cui stella era l’attaccante della Nazionale Bert Patenaude e di cui lo stesso Schroeder era dirigente. Negli anni successivi, il German American sarebbe diventato una delle squadre più forti della lega, conquistando il campionato nel 1935 e una National Challenge Cup l’anno seguente, sebbene all’epoca fosse ancora formalmente un club dilettantistico. Nel 1934, Schroeder aveva assunto nuovamente il ruolo di direttore tecnico della Nazionale, in occasione dei Mondiali italiani, e mantenne la carica anche due anni dopo, quando accompagnò la squadra americana ai Giochi Olimpici di Berlino. Nel 1935, nel frattempo, aveva deciso di non ricandidarsi alla guida delle Federcalcio, ritenendo l’incarico troppo stressante, ma aveva in cambio ottenuto le nomine a commissario dell’ASL e a capo della sezione calcistica del Comitato olimpico statunitense. Negli anni successivi, la sua attività nel soccer continuò a svolgersi ai massimi livelli, come dimostra il fatto che fu presidente dell’ASL tra il 1939 e il 1942.
Sebbene il calcio non fosse certo lo sport più popolare tra gli americani, e anzi avesse perso perso molto appeal come conseguenza della crisi del 1929, Schroeder fu una figura fondamentale per mantenere in piedi il campionato nei difficili anni Trenta e Quaranta. Era un periodo in cui il campionato si era ridotto nei partecipanti, e in cui le squadre di Philadelphia emersero come le più competitive, con la grande rivalità che venne a crearsi tra i German Americans (dal 1941, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti contro la Germania, rinominati Philadelphia Americans) e i Philadelphia Nationals. Il ruolo vitale di Schroeder per sviluppare e poi difendere il calcio negli USA trovò la sua conferma quando nel 1944 gli venne intitolato il trofeo assegnato ai campioni nazionali. Nel 1951 la Philadelphia Old Timers Association inserì infine il suo nome nella neonata National Soccer Hall of Fame. Solo due anni dopo, Elmer Schroeder sarebbe stato brutalmente assassinato.
Inizialmente la polizia di Philadelphia tratta il suo omicidio come la conseguenza di una rapina, dato che il suo appartamento è stato messo a soqquadro. Il detective Bartholomew Gorman, però, si rende conto che qualcosa non torna: l’efferatezza del crimine lascia intendere che non si sia trattato di un omicidio occasionale, ma che possa esserci qualche motivazione più profonda. Elmer Schroeder era un uomo sulla cinquantina, benestante e di successo nel lavoro, e scapolo; non ci vuole molto per scoprire che frequentava alcuni locali equivoci. Quello che nessuno si sente di dire chiaramente, ma che tutti sanno, è che Schroeder fosse omosessuale. Nei mesi precedenti ha convissuto con un altro uomo, che la polizia rintraccia facilmente: il suo nome è James Clifford Beardsmore, ha 26 anni, e racconta di aver conosciuto la vittima a una festa la scorsa estate. In poco tempo, i due sono diventati abbastanza vicini, tanto che quando a luglio Schroeder si è ammalato Beardsmore si è trasferito da lui per accudirlo, pagando però una quota dell’affitto. Probabilmente la storia della malattia è una scusa, e i due semplicemente hanno avuto una relazione, ma il giovane uomo spiega di essere poi tornato a vivere a casa propria e di non aver più visto Schroeder dal 1° settembre.
L’ex-presidente della USFA frequentava spesso un locale vicino a casa, dove era stato più volte visto in compagnia di uomini più giovani di lui. Pochi giorni prima di essere ucciso, è stato notato assieme a un ragazzo che la polizia identifica come Basil Kingsley Beck. Ha circa 20 anni, ed è un pregiudicato: a inizio settembre è evaso in maniera rocambolesca dalla prigione di Oswego, in Kansas, ha rubato un’auto e si è nascosto sotto falso nome a Philadelphia. Sembra che per mantenersi abbia iniziato a frequentare locali per omosessuali, barattando compagnia e prestazioni sessuali in cambio di qualche soldo, cibo, drink e un letto. All’inizio dell’aprile 1954, Beck viene infine arrestato a San Pablo, in California, e confessa di avere vissuto a Philadelphia, ma dichiara di non conoscere Schroeder e di non sapere nulla del suo omicidio. Viene condannato a 27 anni di prigione per l’evasione, ma il suo coinvolgimento nel caso avvenuto in Pennsylvania resta in secondo piano. A fine aprile le indagini si concentrano su un terzo uomo di nome Francis Ballem, che ha confessato di aver adescato e ucciso un omosessuale ad Upper Darby, a ovest di Philadelphia, smembrandone il corpo. La polizia sospetta che l’omicidio di Schroeder possa essere legato a una serie di delitti simili avvenuti in precedenza nella stessa area, le cui vittime erano tutti uomini gay: Ballem potrebbe essere il responsabile, ma interrogato a proposito sembra proprio non saperne nulla. Un altro buco nell’acqua.

Nel 1955 improvvisamente il caso si sblocca: un testimone rivela al FBI che l’assassino di Elmer Schroeder è un 22enne arruolato in Marina, Thomas C. Wetling Jr. Ha conosciuto l’avvocato in un locale, lo ha accompagnato a casa e lì i due hanno iniziato a litigare, probabilmente per via del compenso preteso dal marinaio, quindi il diverbio è degenerato e Wetling ha ucciso Schroeder. Quando viene interrogato dalla polizia di Philadelphia, i detective notano subito la sua forte somiglianza con Basil Beck, il primo sospettato per l’omicidio. Sembra finalmente la strada giusta, ma anche questa volta molte cose non tornano. Innanzitutto, la colpevolezza di Wetling si basa unicamente sulla testimonianza ricevuta dal FBI: l’ha fatta James Beardsmore, quando è stato arrestato con l’accusa di emissione di assegni falsi, probabilmente per salvarsi da una condanna. L’imputato nega di aver mai conosciuto Elmer Schroeder e dice di non aver mai raccontato a Beardsmore di averlo ucciso. Il 25 settembre 1957, quasi quattro anni esatti dopo i fatti, la giuria dichiara Wetling non colpevole.
Il giovane marinaio lascerà Philadelphia poco dopo l’assoluzione, abbandonando la moglie con due figli piccoli. Un anno dopo, nell’ottobre del 1958, verrà ucciso a Hollywood Hills, in California, da un uomo di nome Donald Britton, che era stato un testimone in suo favore nel caso Schroeder: Britton e Wetling convivevano e avevano aperto un’attività assieme; avrebbero litigato per ragioni di soldi, e Britton ha ucciso il socio con cinque colpi di pistola. Circa due anni più tardi, James Beardsmore verrà arrestato a Pittsburgh per una truffa sulle carte di credito. I giornali sottolineeranno il suo stile di vita di alto profilo: veste bene, beve liquoti costosi, dorme in hotel di lusso, evidentemente mantenendosi con delle truffe. Le indagini sulla morte di Elmer Schroeder saranno infine archiviate senza l’individuazione di un colpevole.
A oltre settant’anni di distanza, il caso Schroeder resta pieno di ombre e con poche luci. Con ogni probabilità, l’omicidio è avvenuto all’interno della comunità gay di Philadelphia, ma il movente rimane misterioso: si è trattato effettivamente di una questione economica o di un litigio tra amanti? Oppure la brutale scena del corpo legato presuppone un delitto di stampo omofobo, magari collegato a precedenti casi simili rimasti irrisolti? La storia della triste fine di Elmer Schroeder, che è stato uno dei nomi più importanti della storia del calcio statunitense, è ancora meno conosciuta di quella della sua entusiasmante vita: solo nel 2017, grazie a un accurato lavoro di archivio del giornalista Ed Farnsworth, è stato possibile ricostruire cosa accadde all’ex-presidente della USFA. In un calcio in cui ancora oggi la comunità omosessuale è marginalizzata, se non proprio resa invisibile, la vicenda di Schroeder ci ricorda che già un secolo fa un uomo gay poteva scrivere pagine cruciali della storia di questo sport. Se non si potrà mai fare luce sulla sua morte, la sua testimonianza di vita merita lo stesso di essere recuperata e raccontata.
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Fonti
–FARNSWORTH Ed, The life – and murder – of a U. S. Soccer president, The Philly Soccer Page
–WILSON Jonathan, The Curious Death of Elmer Schroeder, Wilson’s World (of football)


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