Il 5 dicembre 1976, poco più di un anno dopo la morte di Franco e la caduta del regime, Ignacio Kortabarria e José Ángel Iribar – i capitani rispettivamente della Real Sociedad e dell’Athletic Club – entravano allo stadio Atocha di San Sebastián reggendo in mano una ikurriña. La bandiera basca era stata messa fuori legge ai tempi della dittatura, e sebbene la Spagna avesse appena intrapreso la transizione verso la democrazia, essa era ancora formalmente considerata fuori legge. La decisione di portarla in campo era stata presa di comune accordo dai giocatori delle due squadre, che ne avevano discusso appena prima del calcio d’inizio, ma i giocatori dell’Athletic si erano in realtà limitati a dare il loro assenso alla proposta fatta da quelli della Real, che avevano procurato la bandiera. La segretezza era necessaria per evitare qualsiasi tipo di opposizione o di censura, anch’essa formalmente in vigore nel paese – tanto che, nei giorni seguenti, praticamente nessun quotidiano diede risalto al gesto dei calciatori baschi.

Sebbene l’Athletic Club fosse la squadra più nota dei Paesi Baschi, e avesse sfiorato il titolo nazionale nel 1970 e vinto una Coppa del Re nel 1973, in quel momento era la Real Sociedad la potenza emergente nella regione. I Txuri-urdin (“biancoblu”, in euskara) avevano costruito una rosa eccellente a partire dal proprio settore giovanile, che in quel momento brillava grazie a giocatori come il portiere Luis Arconada, il centrocampista Jesús María Zamora, gli attaccanti Jesús María Satrústegui e Roberto López Ufarte, e ovviamente il già citato Kortabarria in difesa. Tra di essi figurava anche il terzino sinistro José Antonio de la Hoz Uranga, noto nazionalista basco e vero ideatore del derby dell’ikurriña: era stato lui a proporre di portare la bandiera in campo ai compagni, e sempre lui aveva procurato il vessillo, che teneva in casa propria. Uranga, però, non era un titolare della squadra allenata da José Antonio Irulegi, e non era stato selezionato per la partita contro l’Athletic, per cui consegnò l’ikurriña a Kortabarria, il quale accettò di buon grado e andò a parlarne con Iribar.

Ignacio – o Inaxio, nella grafia basca – Kortabarria Abarrategi aveva all’epoca 26 anni, ma era già ritenuto uno dei migliori difensori centrali in Spagna. Nato a Mondragón, cittadina al centro di un quadrangolo ideale tra Bilbao, San Sebastián, Vitoria e Pamplona, proveniva da una famiglia basca nazionalista del quartiere di Garagarza. Era probabilmente imparentato alla lontana con i Kortabarria che, durante la Guerra Civile, avevano fornato una compagnia affiliata all’esercito basco repubblicano: un suo quasi omonimo, Ignacio Cortabarria Larzanguren, nel 1947 aveva dovuto scappare nel paese basco francese dopo aver scagliato un bicchiere di vino contro un rintratto di Franco in un bar di Mondragón. Il difensore della Real Sociedad, che all’epoca non era ancora nato, non arrivò mai a tanto, e anzi per gran parte della sua carriera da giocatore delle sue idee politiche sapevano qualcosa solo famigliari, amici e qualche compagno, come appunto Uranga.

Tifoso fin da piccolo della Real Sociedad, a 17 anni entrò nel San Sebastián, la seconda squadra del club biancoblu, e rapidamente si affermò, fino a essere integrato, a partire dal 1971, nella squadra maggiore. Durante la sua seconda stagione in Liga, che fu quella in cui si rivelò al grande pubblico, il Mundo Deportivo gli chiese se gli sarebbe piaciuto essere convocato in Nazionale: “A chi non piacerebbe?” rispose, entusiasta. Quell’occasione tardò però ad arrivare: il ct László Kubala lo fece debuttare solo il 22 maggio 1976, pochi mesi prima del derby dell’ikurriña, in una partita dei quarti di finale degli Europei che la Spagna perse 2-0 a Monaco di Baviera. Dopo quell’esperienza, Kortabarria tornò in campo il 10 ottobre nella vittoria di Siviglia contro la Jugoslavia, poi di nuovo il 9 febbraio 1977, quando le Furie Rosse vinsero a Dublino, e ancora il 27 marzo, nel pareggio di Alicante contro l’Ungheria. Questa però fu la sua ultima presenza con la maglia della Spagna: in seguito, Kortabarria decise che non avrebbero più giocato in Nazionale.

Kortabarria in una delle sole tre occasioni in cui ha indossato la maglia della Spagna.

Il motivo del suo ritiro dalla Spagna a soli 27 anni non fa mai spiegato ufficialmente, e non venne nemmeno approfondito molto dai media. Che di mezzo ci fossero le sue idee indipendentiste fu però chiaro a tutti fin da subito, ed è probabile che il rifiuto di tornare a giocare in Nazionale fu concordato in qualche modo con la RFEF: Kortabarria si impegnava a non motivare politicamente la sua decisione in pubblico, e la Federcalcio non avrebbe alimentato una polemica attorno al fatto. Negli anni successivi, mentre andava avanti a giocare a ottimi livelli con la Real Sociedad, il difensore basco non volle mai chiarire le ragioni che lo avevano indotto a lasciare la Spagna. Solo nel 2007, contattato da Daniel Gómez per il libro La patria del gol: Fútbol y política en el Estado español, diede qualche maggiore dettaglio, lasciando intendere che furono proprio le sue idee politiche a spingerlo a non vestire più la maglia rossa. “La squadra di tutti? Beh, alcuni di noi avevano altre squadre. Per me c’è sempre stata una sola Nazionale, una sola maglia” dichiarò, senza entrare nei dettagli, ma precisando che ai tempi di Franco, quando aveva giocato alcune partite con le selezioni giovanili spagnole, “uno doveva essere molto coraggioso per rifutarsi”.

L’idea di una selezione basca era ben radicata nella mente dei nazionalisti appassionati di calcio. Durante la Guerra Civile, il governo repubblicano aveva creato proprio una squadra basca all-star, approfittando del fatto che all’epoca i baschi rappresentavano l’ossatura della Spagna (erano 12 su 22 convocati ai Mondiali del 1934), che rappresentasse la causa della Repubblica in una tournée internazionale. Sotto il regime franchista, l’identità basca era stata repressa e così la selezione di Euzkadi era stata cancellata. Solo in due occasioni era stata fatta una piccola eccezione: nel 1966, per una partita che celebrava i 50 anni di storia del Real Unión Club di Irún; e poi nel 1971, per un’amichevole contro una selezione catalana in onore dell’arbitro bilbaino Juan Gardeazábal. Durante la transizione verso la democrazia, Euskadi era tornata a giocare sporadicamente, fino a che nel 1979 la squadra era stata ricostituita in maniera ufficiale. Kortabarria avrebbe vestito in due occasioni la maglia della selezione basca.

Il suo fu il primo storico rifiuto di un calciatore alla Spagna, e fece discutere solo in seguito, quando la questione basca iniziò a diventare sempre più centrale nel dibattito pubblico, soprattutto a causa degli attentati dell’ETA. Le tensioni indipendentiste durante la transizione democratica erano molto forti, e ogni volta che giocavano le Furie Rosse si faceva un gran parlare dei giocatori baschi e catalani, interrogandosi sul loro effettivo senso di appartenenza e sul fatto se si sarebbero messi rispettosamente sull’attenti mentre veniva suonata la Marcha Real. Quando la Spagna uscì al secondo turno dei Mondiali casalinghi del 1982, deludendo i suoi tifosi, la stampa conservatrice non tardò ad accusare per il fallimento i giocatori della Real Sociedad e dell’Athletic Bilbao, che ancora una volta rappresentavano la spina dorsale della selezione (9 su 22 convocati), sospettati di non impegnarsi abbastanza in quando non si sentivano davvero spagnoli.

Nel frattempo, nel gennaio del 1977 il governo aveva finalmente liberalizzato l’ikurriña, per la prima volta dai tempi della guerra civile, sulla scorta del derby del 5 dicembre precedente. Quell’atto aveva simbolicamente dato il via alla grande rinascita del calcio basco, che nella prima metà degli anni Ottanta raggiunse il suo apice. La Real Sociedad, capitanata da Kortabarria, conquistò il titolo nazionale nel 1981 e nel 1982, poi la Supercoppa nel 1983 e, nello stesso anno, raggiunse le semifinali della Coppa dei Campioni, per poi vincere anche una Coppa di Spagna nel 1987 e sfiorare nuovamente la conquista del campionato l’anno successivo. L’Athletic Club non fu da meno, diventando campione nazionale nel 1983 e nel 1984, facendo due finali della Coppa di Spagna (una vinta, nel 1984, e una persa, l’anno seguente) e vincendo pure la Supercoppa del 1985. Proprio nel 1985, a 35 anni d’età, Inaxio Kortabarria aveva appeso gli scarpini al chiodo, dopo un’intera carriera con quella che era stata la sua unica maglia, quella dell’Erreala.

Kortabarria ha reppresentato la Real Sociedad in 442 occasioni ufficiali, segnando 22 gol. A questi numeri si possono sommare quelli con il San Sebastián: 77 partite e 1 gol.

Anche dopo il ritiro dal calcio – a cui fece un fugace ritorno solo nella stagione 1995/96, allenando la seconda squadra della Real – Kortabarria continuò a essere impegnato in politica, lavorando anche in maniera più attiva e visibile nella sinistra indipendentista basca. Come ha ricordato Quique Peinado – che ha provato a intervistarlo in merito a quel suo rifiuto alla Nazionale, ricevendo però un diniego – nel 2012 l’ex capitano della Real Sociedad è stato uno dei promotori di una marcia di protesta per chiedere la liberazione di quattordici militanti dell’ETA detenuti in condizioni di salute precaria.

Per tornare là dove abbiamo iniziato, anche José Ángel Iribar, l’altro protagonista dello storico derby del 1976, si impegnò in politica ed ebbe una storia complicata con la selezione spagnola, ma stavolta non per sua scelta. Nel 1976 giocò la sua 49a partita come portiere della Spagna, ma non gli fu mai concesso di arrivare a 50, sebbene per altri tre anni fu uno dei migliori del paese nel suo ruolo: ai compagni di Nazionale fu detto che aveva avuto problemi in famiglia, quando saltò la prima convocazione; alla stampa, che si era infortunato a un dito della mano. In seguito, lui stesso smentì entrambe le versioni. Si sapeva che era un nazionalista basco: nel 1976 aveva prima firmato una lettera di amnistia per i militanti dell’ETA imprigionati dal regime, e poi c’era stato il fatto dell’ikurriña. Nel 1979, quasi giunto al ritiro, Iribar entrò pure nel Tavolo Nazionale di Herri Batasuna, il braccio politico dell’ETA. Probabilmente, nella Spagna della transizione democratica, gente come lui e Kortabarria non era fatta per vestire la maglia rossa.

Andò peggio a José Antonio de la Hoz Uranga, la riserva della Real Sociedad che aveva avuto l’idea di portare la bandiera basca in campo anche se illegale. Nel 1994 fu processato con l’accusa di aver fatto da mediatore, sette anni prima, tra l’ETA e la famiglia dell’imprenditore Andrés Gutiérrez Blanco, sequestrato dal gruppo terrorista e liberato dopo 47 giorni e dietro il pagamento di 190 milioni di pesetas. Uranga ricevette una condanna a otto anni, ma riuscì a evitare di finire in prigione portando avanti una lunga e faticosa battaglia legale, che si concluse nel gennaio del 2009 con l’approvazione di un indulto dal parte del governo Zapatero, per via del quale dovette scontare infine solo sei mesi in carcere.

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Fonti

LARA Miguel Ángel, El fútbol ‘legalizó’ la Ikurriña, Marca

LUQUE Xavier G., Futbolistas con ideología, La Vanguardia

-PEINADO Quique, Calciatori di sinistra, Isbn Edizioni

RELAÑO Alfredo, Iribar se quedó sin el partido número 50, El País

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