Il primo Mondiale per Club con la nuova formula si è concluso poche settimane fa, e ancora non si è capito se sia stato un successo o un flop. Dal punto di vista degli spettatori, sarebbe certamente superficiale dire che non è stato visto da nessuno: al netto di molte partite con stadi in gran parte vuoti, specialmente nella fase a gironi (il record negativo sono state le 3.400 presenze di Ulsan Hyundai-Mamelodi Sundowns del 17 giugno a Orlando), spesso gli stadi si sono rivelati pieni o quasi (nelle tre partite conclusive non si è mai scesi sotto i 70.000 spettatori, più di quelli presenti all’ultima finale di Champions League a Monaco di Baviera). Motivo per cui oggi il principale ostacolo a una seconda edizione del torneo non è tanto l’interesse relativo del pubblico, quanto la battaglia sindacale minacciata (e in parte già incominciata) dai calciatori.

La questione è nota da tempo. In un calendario già molto denso come quello attuale, il Mondiale per Club va a togliere altro riposo ai giocatori. Nel calcio contemporaneo si gioca sostanzialmente ogni tre giorni, specialmente tra i top player (quelli impegnati nelle competizioni internazionali con i loro club e le loro nazionali), a ritmi molto elevati, e facendo anche frequenti trasferimenti tra le varie sedi delle partite, spesso piuttosto distanti. Lo stress emotivo e fisico sta causando problemi di salute (soprattutto, ma non solo, per l’aumento degli infortuni), che nei casi più gravi possono anche pregiudicare la carriera di un calciatore. Al contempo le pause estive si stanno riducendo: una estate ogni quattro è occupata dalla Coppa del Mondo per nazionali, un’altra ancora può essere occupate dai tornei continentali (Europei e Copa América soprattutto, ma anche la Gold Cup, mentre Coppa d’Africa e Coppa d’Asia si svolgono di solito in inverno). Il nuovo Mondiale per Club è andato a occupare una terza estate, mentre circolano alcune ipotesi che il torneo possa essere reso biennale invece che quadriennale. In tutto questo, la vecchia formula della competizione non è stata abolita, ma ha ripreso la storica denominazione di Coppa Intercontinentale, continuando a svolgersi a fine anno.

Non stupisce allora che i calciatori non vedano di buon occhio la situazione attuale, e alcuni di loro non ne abbiano fatto segreto. La più importante voce critica è stata quella del centrocampista spagnolo Rodri, che in una conferenza stampa del settembre 2024 ha dichiarato che i giocatori sarebbero “vicini a uno sciopero”. Pubblicamente, pochi colleghi gli hanno dato man forte, anche se durante questo Mondiale per Club simili critiche sono state mosse anche dai giocatori del Barcellona Jules Koundé e Raphinha. Chi si sta muovendo in maniera più decisa è però il sindacato internazionale FIFPro, che ha presentato due azioni legali contro la FIFA, denunciando l’organizzazione unilaterale del Mondiale per Club. A giugno 2024 la sola FIFPro ha depositato una prima causa presso il Tribunale del Commercio di Bruxelles, mentre nell’ottobre successivo è stato presentato un reclamo formale alla Commissione europea, congiuntamente con European Leagues, l’associazione che riunisce i campionati professionistici europei.

Sebbene poco discussi e in gran parte dimenticati, gli scioperi dei calciatori sono stati una costante della storia del calcio. Le azioni portate avanti oggi da FIFPro mirano a scardinare gli equilibri decisionali del calcio globale, i cui vertici escludono sistematicamente i giocatori (che in questo sistema chiuso rappresentano la massa dei lavoratori) da ogni questione relativa al numero di partite da disputare, e quindi sostanzialmente dal tipo di impegno lavorativo a cui sono sottoposti. Questo avviene in un momento storico molto particolare, in cui la gestione della FIFA da parte di Gianni Infantino si segnala per un ulteriore accentramento dei poteri e sovvertimento delle pratiche democratiche dell’associazione. I Mondiali del 2030 e del 2034 sono stati assegnati, lo scorso dicembre, durante un Congresso da remoto in cui si votava per acclamazione, di fatto escludendo ogni possibile dibattito o contestazione. In più, Infantino sta consolidando il proprio potere attraverso legami strategici ed economici con paesi molto ricchi e politicamente autoritari (Qatar, Arabia Saudita, Stati Uniti, Marocco, Turchia), sfruttando questo peso economico per marginalizzare ancora di più il dissenso verso il suo operato.

Infantino assieme a trump e all'emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani
Infantino assieme a Trump e all’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al-Thani.

Al momento, dunque, FIFPro sembra essere l’unico soggetto, all’interno del sistema del calcio globale, che sta cercando di opporsi al dispotismo della FIFA di Infantino. E non stupisce che quest’ultimo sia arrivato ad applicare pratiche esplicitamente anti-sindacali per emarginare anche questa forma di opposizione. Il giorno prima della finale del Mondiale per Club, Infantino ha organizzato un meeting a New York per discutere del sovraffollamento dei calendari e dei rischi per la salute dei giocatori, ma ha accuratamente evitato di invitare sia i delegati di FIFPro sia quelli della PFA, il più importante sindacato nazionale dei calciatori al mondo, che rappresenta i giocatori di Inghilterra e Galles. All’incontro erano presenti figure di altri non meglio specificati sindacati del settore (“representatives of several player unions” riporta il comunicato della FIFA), ma la BBC ha scritto che molti dei dirigenti sindacali presenti nelle foto dell’incontro sono persone senza più incarichi ufficiali o legati ad associazioni espulse da FIFPro. Infantino ha detto che il meeting è servito a trovare un accordo (i cui dettagli non sono però stati divulgati) che stabilisce un minimo di 72 ore di riposo tra una partita e la successiva, e 21 giorni di vacanza dopo la fine della stagione.

In poche parole, la FIFA ha deciso di affrontare un’importante questione sui diritti dei lavoratori del calcio escludendo volutamente i principali sindacati di categoria, e asserendo di aver trovato un accordo (non è chiaro esattamente con chi) che è però al ribasso rispetto alle richieste di FIFPro, la quale vuole 28 giorni di riposo al termine della stagione, invece di 21. Tutto questo non può non essere descritto come un comportamento anti-sindacale da parte della FIFA, che rivendica un accordo sui diritti dei calciatori privo di qualsivoglia legittimità. Come con le ultime assegnazioni dei Mondiali, Infantino vuole dare l’idea che sia stata una decisione largamente condivisa, quando in realtà ha semplicemente impedito a chi voleva opporsi di poterlo fare. “Ciò che è stato presentato come una festa globale del calcio non è stato niente di più di una finzione inscenata dalla FIFA, guidata dal suo presidente, senza dialogo, senza sensibilità e senza rispetto per coloro che sostengono il gioco con i propri sforzi quotidiani.” ha sentenziato il presidente di FIFPro Sergio Marchi, all’indomani della finale del Mondiale per Club.

La mossa della FIFA ha chiaramente l’obiettivo di spaccare il fronte sindacale e indebolire FIFPro, andando a trattare singolarmente con alcune associazioni locali meno intrasigenti. Secondo The Athetic, all’incontro di New York sarebbero stati presenti i sindacati di Brasile, Spagna, Ucraina, Messico, Svizzera, Costa d’Avorio, Lettonia, Kazakistan e Kirghizistan. Alcune di queste associazioni non sono affiliate a FIFPro, ma altre sì, e tra queste pesa soprattutto la presenza dell’AFE spagnola, che rappresenta i giocatori di uno dei campionati più forti e strutturati al mondo, e di un movimento detentore del titolo europeo maschile. Mentre associazioni come l’italiana AIC si sono dette totalmente d’accordo con la posizione assunta da Marchi contro il Mondiale per Club, il comunicato del presidente dell’AFE David Aganzo approva in pieno le proposte fatte da Infantino a New York e non cita minimamente la discutibile assenza di FIFPro. Questi sono piccoli segnali che il fronte dei giocatori potrebbe rivelarsi tutt’altro che compatto, se si dovesse arrivare a una prova dei fatti, come ad esempio quella di un vero e proprio sciopero.

In generale, il calciatore professionista, specie se di primo piano – cioè colui che è maggiormente colpito dalle recenti decisioni della FIFA – è un soggetto politicamente poco impegnato, disabituato all’attivismo e, per questo, difficilmente incline a un’azione sindacale così ambiziosa. I vari scioperi che ci sono stati nella storia del calcio hanno sempre riguardato giocatori che percepivano stipendi relativamente bassi o godevano di molte limitazioni nei propri diritti di lavoratori (si pensi alla libertà di trasferimento, alla base del caso Bosman, che comunque fu l’azione di un singolo). Tutto questo rende molto più complicato per FIFPro pensare di poter avere realmente la forza per assestare un duro colpo all’organizzazione di Infantino. Anche perché quest’ultimo, nel frattempo, sembra aver portato dalla sua parte i club, fatto che potrebbe di conseguenza indebolire la protesta di European Leagues, la principale alleata di FIFPro nella causa legale contro la FIFA.

Sergio Marchi, presidente di FIFPro
Il presidente di FIFPro Sergio Marchi è stato un difensore di buon livello in Argentina e Messico, prima di guidare per 28 anni il sindacato dei calciatori argentino FAA. Da ragazzo era stato un oppositore politico della dittatura argentina.

Quando è stato annunciato, il Mondiale per Club aveva generato diversi malumori tra le società di calcio europee, ma queste lamentele sono state facilmente messe a tacere con l’elargizione di un montepremi complessivo da 1 miliardo di dollari (gentilmente concesso alla FIFA dall’Arabia Saudita, per tramite di DAZN). Negli scorsi giorni, ESPN ha rivelato che il Real Madrid e altri club sarebbero adesso addirittura in favore di un Mondiale per Club ogni due anni (ipotesi che per il momento perfino la FIFA riterrebbe irrealizzabile), attratti dai grandi guadagni che garantirebbe il torneo. Per fare due calcoli, vincendo la competizione il Chelsea ha incassato 105 milioni di euro in un mese, giocando 7 partite; dall’ultima Champions League, il PSG ha invece incassato 148 milioni di euro, ma nell’arco di oltre otto mesi e giocando in tutto 17 incontri. Significa, grossolanamente, 15 milioni a partita al Mondiale per Club contro meno di 9 milioni a partita in Champions League.

È probabile che FIFPro sia consapevole che uno scontro aperto con la FIFA sarebbe ad armi impari. Annunciare uno sciopero globale dei giocatori (o anche solo limitato ai massimi campionati europei e sudamericani) senza poi riuscire effettivamente a fermare le competizioni, avrebbe un contraccolpo molto negativo sull’intera battaglia sindacale, con il rischio di stroncarla. Inoltre farebbe affondare la già debole alleanza con European Leagues, dato che uno stop dei campionati danneggerebbe innanzitutto i club e, di conseguenza, le leghe professionistiche, mentre per la FIFA gli effetti sarebbero più limitati. Ecco perché si è deciso di agire per vie legali, portando la questione sui tavoli dell’Unione Europea, nella speranza di ottenere un pronunciamento a proprio favore senza dover affrontare un rischioso sciopero internazionale.

Tuttavia anche questa strada, per quanto cauta, apre a molte incognite. Se anche la UE dovesse dare ragione a FIFPro e alle leghe professionistiche, che effetti potrebbe avere una sua decisone su un’organizzazione internazionale come la FIFA, che peraltro ha sede in un paese extra-UE e che ha l’esplicito supporto del Presidente degli Stati Uniti? In che modo l’Unione potrebbe esprimere un parere vincolante per una competizione che molto probabilmente si svolgerà fuori dai suoi confini, coinvolgendo società con sede in Europa ma spesso di proprietà straniera? Su questi fili sottili si giocano i futuri equilibri politici del calcio.

Foto di copertina: Sergio Marchi e Gianni Infantino nel gennaio 2025, dopo la nomina del primo a presidente di FIFPro. Il dirigente sportivo svizzero si era detto felice della nomina di Marchi e di poter lavorare con lui per migliorare il calcio.

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Una replica a “FIFA vs FIFPro: la battaglia sindacale che potrebbe decidere i futuri equilibri del calcio”

  1. Un altro problema è che gli scioperi degli sportivi ricevono generalmente poca solidarietà: spesso (per quanto sia accaduto in passato, e sono comunque casi sporadici) neppure i tifosi sono disposti ad appoggiare una protesta che viene vista come “i capricci di qualche privilegiato”. Ad ogni modo, si segnala ancora una volta la natura estremamente miope del tardo capitalismo, che per proteggere guadagni certo ingenti, ma probabilmente di corto respiro, rischia che tutto il “giochino” che da da mangiare a parecchie persone si scassi.

    P.S.: la tua frase sui frequenti trasferimenti mi ha fatto pensare… chissà se esistono studi sull’impatto ambientale dello sport.

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