Storia di un esodo: la Danimarca

La storia del calcio in Danimarca comincia con un giovane brillante matematico, un inglese che stava per salpare per il Brasile, e dei francesi che ritornavano oltre-Manica con la coda tra le gambe. Una piccola allegoria, per rompere il ghiaccio: i francesi sono quelli delle due differenti selezioni transalpine che la Nazionale danese aveva rocambolescamente regolato (9-0 e 17-1) nelle prime sfide delle Olimpiadi di Londra 1908, dove avrebbe conquistato una medaglia d’argento. L’inglese era Archie Williams, leggenda del Manchester City che qualche anno prima si era trasferito a Copenaghen e che, siccome le Olimpiadi si tenevano nel suo Paese natale, era stato ingaggiato come allenatore della Danimarca per l’occasione; tre anni dopo, avrebbe accettato la proposta del connazionale Oscar Cox di allenare il club che questi aveva appena fondato a Rio de Janeiro, il Fluminense. Il giovane brillante matematico era il centrocampista Harald Bohr, protagonista di quell’argento olimpico e in futuro scienziato di fama mondiale; suo fratello Niels, di ruolo portiere ma non presente in quella Nazionale, nel 1922 avrebbe vinto il Nobel per la fisica. Eppure, questa storia non parla di nessuno di loro.

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Storia di un esodo: l’Olanda

Anche se se ne parla molto di rado, la grande storia del calcio olandese non nasce con il totaalvoetbal degli anni Settanta, e nemmeno con la prima finale di Coppa dei Campioni raggiunta dall’Ajax nel 1969. In epoca di calcio decisamente non-totale, i Paesi Bassi erano già riusciti a ottenere alcuni importanti risultati internazionali, concentrati nei primi tre decenni del Novecento. Ma solo diverso tempo dopo i loro campioni si sarebbero riversati nei principali campionati europei.

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Storia di un esodo: la Turchia

Quando, nell’estate del 1995, il Torino annunciò l’acquisto di Hakan Şükür, a molti parve una bizzarra scommessa: Şükür non aveva ancora 24 anni, ma veniva da alcune ottime stagioni nel Galatasaray. Ma il calcio turco restava un terreno inesplorato che stuzzicava poco gli scettici tifosi europei, nonostante le ottime prestazioni offerte negli anni appena precedenti dall’attaccante Kubilay Türkyilmaz con la maglia del Bologna. Però, si trattava pur sempre di un turco nato e cresciuto in un paese calcisticamente più sviluppato, la Svizzera; un po’ come Erdal Keser, buona punta del Borussia Dortmund degli anni Ottanta, che era cresciuto nel bacino della Ruhr e sarebbe stato il capostipite dei calciatori turco-tedeschi, di cui oggi fanno parte Mesut Özil e İlkay Gündoğan.

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Storia di un esodo: la Svezia

È quasi superfluo stare a spiegare chi sia e cosa abbia rappresentato Zlatan Ibrahimović per il calcio svedese, al netto dei magri risultati che ha raccolto con la nazionale: indubbiamente, era dai tempi di Nils Liedholm che il paese non poteva vantare una stella internazionale del suo livello. Ma in che momento i calciatori svedesi sono diventati campioni da palcoscenico europeo, appetiti dai club più ricchi del continente? Storia di un esodo è un ciclo di articoli che raccontano proprio questo, ogni volta partendo da una nazione diversa.

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