Pablo Escobar Football Club

Per arrivare al campo da gioco, bisognava farsi trovare a Medellín. Lì arrivava un’auto blindata a recuperarti, di quelle coi finestrini scuri e robusti figuri armati alla guida. L’automobile attraversava la città diretta a sud, tagliando a metà il barrio di Envigado e iniziando a salire su per sentieri di montagna, fino a raggiungere una cima sovrastata da una villa bassa, affiancata da un campo da calcio recintato. Tutta la struttura era stracolma di guardie: arrivando lì, Diego Armando Maradona si domandò se non fosse stato arrestato da qualche corpo di polizia segreta colombiano. Gli spiegarono che il posto era davvero una prigione, costruita per una persona sola, la stessa che lo pagava per venire lì a giocare. Tutti chiamavano quell’eremo La Catedral.

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El Dorado, l’ascesa del calcio in Colombia

Il 30 maggio 1949, Dio si trasferì in Colombia. Sbarcava infatti a Bogotá Adolfo Alfredo Pedernera, detto El Maestro, semplicemente il più forte calciatore di tutto il Sudamerica. Nei dieci anni precedenti, era stato la stella della Máquina, la fortissima squadra del River Plate che aveva rivoluzionato il modo di giocare a calcio in Argentina, e aveva poi portato la Nazionale a vincere ben due titoli continentali. Questo finché l’Argentina aveva pensato di poterne fare a meno.

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Sogno al sapore di coca e caffé: Colombia 1986, il Mondiale mai giocato

“Colombia”. Il nome riecheggiò tra gli applausi poco convinti della sala: la FIFA aveva appena annunciato che, di lì a sedici anni, la Coppa del Mondo di calcio si sarebbe disputata in Colombia. Accadeva a Stoccolma, il 9 giugno 1974; quattro giorni più tardi, a Berlino Ovest, avrebbe preso il via il primo Mondiale tedesco della storia.

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