Il gesto sbagliato alle persone sbagliate

Il 16 marzo 2013, nei minuti finali della partita contro il PAE Veria, Giorgos Katidis segna una rete importantissima. È la sua seconda con la maglia dell’AEK Atene, ma soprattutto è quella che dà la vittoria al club giallo-nero: tre punti di cui l’AEK ha bisogno come dell’ossigeno, perché si trova a fondo classifica e rischia una storica retrocessione. Katidis ha da poco compiuto vent’anni, è un brillante trequartista arrivato l’estate prima dell’Aris Salonicco per 100.000 euro ed è ritenuto una delle più interessanti promesse del calcio greco: l’AEK fa grande affidamento su di lui, per i prossimi anni. Ma dopo aver segnato il gol, Katidis va sotto la sua curva – dove sta una delle tifoserie più radicalmente antifasciste d’Europa – e alza il braccio destro, facendo un saluto nazista.

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Vicenza, AEK, Slavia: gli alfieri della ENIC nella Coppa delle Coppe 1997-98

3-1 era una vittoria che pochi si aspettavano, specialmente perché ottenuta in trasferta in Ucraina, e che apriva le porte al Vicenza dei quarti di finale della Coppa delle Coppe. Ma questa non è la storia di una favola italiana che sbarca in Europa, bensì di ciò che le stava dietro; perché, in quell’ottobre del 1997, alla UEFA correva un brivido imbarazzato lungo la schiena: nel successivo turno della torneo, ci sarebbero state tre squadre legate alla stessa proprietà. Inaspettatamente, iniziava così la storia delle multiproprietà del calcio.

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