La lotta di Steve Mokone

“Questo nostro tempo è solo un poco inquinato.”

Sipho Sepamla
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Abbiamo bisogno di un calcio socialmente consapevole

Il vecchio mantra della governance del calcio – quello per cui “calcio e politica devono restare separati” – non è mai stato così in crisi come in questo momento. Gli Europei e la Copa América dell’estate 2021 hanno dimostrato ancora una volta che questi discorsi non possono essere tenuti separati, e che il calcio ha grande bisogno che giocatori e giornalisti sviluppino una maggiore consapevolezza sociale.

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Giappone, 1968: calcio e rivolte

Per alcuni, il pareggio faceva comunque ben sperare: Australia – Giappone 2-2, doppietta del solito Kamamoto, e una buona prova in vista del torneo olimpico che si sarebbe disputato qualche mese dopo in Messico. Il calcio, in Giappone, stava crescendo, specialmente dopo l’exploit delle Olimpiadi casalinghe di quattro anni prima, quando era arrivata la clamorosa vittoria sull’Argentina, ma la verità è che il Paese aveva altri problemi a cui pensare. Il giorno dopo la partita, a Narita, poco a est di Tokyo, si erano verificati durissimi scontri tra studenti e polizia, e non erano i primi.

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Il conflitto israelo-palestinese e il calcio – Parte 2

Continua dalla prima parte

Il debutto, nel 1963, di Hassan Bastuni era un evento destinato a fare storia: non perché come calciatore fosse particolarmente promettente, ma perché era un arabo che vestiva la maglia di una nota squadra di prima divisione, il Maccabi Haifa. I primi decenni di vita dello Stato di Israele sono stati segnati, nonostante i conflitti con il mondo arabo, da vari tentativi di integrazione sostenuti dalla sinistra, al governo interrottamente dal 1948 grazie al partito Mapai, che dal 1968 si trasformerà nel Partito Laburista. E tra i primi deputati della Knesset eletti con Mapai negli anni Cinquanta c’era anche Rostam Bastuni, primo politico arabo-israeliano e zio di Hassan Bastuni.

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Il conflitto israelo-palestinese e il calcio – Parte 1

Nel 1972 la Nazionale di calcio non c’era: era la grande favorita delle qualificazioni – aveva vinto la Coppa d’Asia del 1964, preso parte al torneo olimpico del 1968 e ai Mondiali del 1970 – ma era stata clamorosamente eliminata ai calci di rigore dalla Thailandia. E i giocatori, col senno di poi, poterono dirsi felici di quel risultato: a quelle Olimpiadi, 11 loro colleghi di altre discipline furono uccisi da un gruppo di terroristi palestinesi. Nel settembre 1972, a Monaco di Baviera, il conflitto israelo-palestinese entrava violentemente nella storia dello sport internazionale.

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Storia di un esodo: l’Olanda

Anche se se ne parla molto di rado, la grande storia del calcio olandese non nasce con il totaalvoetbal degli anni Settanta, e nemmeno con la prima finale di Coppa dei Campioni raggiunta dall’Ajax nel 1969. In epoca di calcio decisamente non-totale, i Paesi Bassi erano già riusciti a ottenere alcuni importanti risultati internazionali, concentrati nei primi tre decenni del Novecento. Ma solo diverso tempo dopo i loro campioni si sarebbero riversati nei principali campionati europei.

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