Sostenere il cielo ogni giorno

“Se io fossi Maradona, andrei in mondovisione per gridare a quelli della FIFA che sono loro i veri ladri.”

Manu Chao
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Elías Figueroa: il campione della dittatura cilena

“Sei un fascista! Sei un maledetto fascista!” gli urla qualcuno per strada. L’aria, in Cile, sta finalmente cambiando: dopo quindici anni di spietata dittatura, si terrà un referendum per la concessione di un nuovo mandato presidenziale ad Augusto Pinochet, e in tanti spingono per il No. Eppure, il mondo dello sport è piuttosto compatto per il sostegno al dittatore. “Come sportivo, come il vincente che sono stato per tutta la vita, voterò sicuramente Sì, perché voglio un paese vincente.” aveva detto pochi giorni fa. Parole che pesano come macigni: a pronunciarle è il più grande calciatore della storia cilena, Elías Ricardo Figueroa.

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Storia di un esodo: la Turchia

Quando, nell’estate del 1995, il Torino annunciò l’acquisto di Hakan Şükür, a molti parve una bizzarra scommessa: Şükür non aveva ancora 24 anni, ma veniva da alcune ottime stagioni nel Galatasaray. Ma il calcio turco restava un terreno inesplorato che stuzzicava poco gli scettici tifosi europei, nonostante le ottime prestazioni offerte negli anni appena precedenti dall’attaccante Kubilay Türkyilmaz con la maglia del Bologna. Però, si trattava pur sempre di un turco nato e cresciuto in un paese calcisticamente più sviluppato, la Svizzera; un po’ come Erdal Keser, buona punta del Borussia Dortmund degli anni Ottanta, che era cresciuto nel bacino della Ruhr e sarebbe stato il capostipite dei calciatori turco-tedeschi, di cui oggi fanno parte Mesut Özil e İlkay Gündoğan.

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La rivoluzione tradita

Inghilterra, fine anni Sessanta. La patria della palla lunga, calciata alta verso ali veloci o poderosi centravanti. Calcio verticale, che somma scontri fisici denunciando le sue comune origini con il rugby: calcio inglese, fresco campione del mondo. In questo mondo, Brian Clough è un misconosciuto eretico, un ex-centravanti classico e implacabile che a 29 anni ha dovuto ritirarsi per irrevocabile decisione di un legamento crociato, che ora sta sulla panchina di un club dei bassifondi della Second Division, il Derby County.

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Rivoluzionare la Germania

Il punto più basso di una storia è quello che precede la risalita e il lieto fine. Il punto più basso di Joachim Löw è la notte del Capodanno del 2003: per la prima volta nella sua vita, la passa da disoccupato. Era stato uno dei più promettenti allenatori della storia tedesca, ma in men che non si dica si era trovato nel dimenticato e, a 43 anni, non era del tutto sbagliato dire che il meglio, per lui, fosse ormai alle spalle.

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I dimenticati pionieri neri del calcio

Un campo da calcio, un pallone che rotola, ventidue giocatori. L’ala destra prende il pallone, semina i difensori, tira e batte il portiere. C’è solo un particolare: tutti questi nomi andrebbero messi al femminile, perché in campo ci sono delle donne, anche se siamo nel lontano 1896. È il Mrs. Graham XI, la prima squadra di calcio femminile della storia, fondata nel 1881 dalla scozzese Helen Graham Matthews. Ah no, c’è un altro particolare: la ragazza che gioca all’ala destra si chiama Emma Clarke, ha solo vent’anni ed è una calciatrice di grande talento, forse la più forte in Inghilterra e, quindi, nel mondo. Ed è nera.

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